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Wednesday, November 21, 2007 - ore 18:55
L’uomo e le gerarchie che dominano la natura
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Circola da tempo una strana idea: che la natura sia egualitaria e sia invece l’uomo a creare le differenze sociali, di classe e di potere. Che i cani siano tutti cani allo stesso modo e lo stesso per i gatti, i pinguini, i piccioni, i pesci. Ma non è così. Nella natura vi sono inesorabili gerarchie, dominati e subordinati. Fra i piccioni, il simbolo stesso della mitezza e della pace, la gerarchia è segnalata dall’ordine di beccata. Prima becca il maschio dominante, poi tutti gli altri in ordine di rango. E ci sono individui e gruppi dominanti dovunque, a partire dai pesci fino agli animali superiori e ai primati, con gli individui inferiori tenuti a distanza e discriminati nel cibo e nel sesso. Il sistema di disuguaglianze è la base stessa della concezione di Darwin della selezione naturale. Ogni individuo compete con gli altri per il rango sociale che dà diritto al maggiore e migliore cibo, al maggiore e migliore sesso, quindi alla maggior possibilità di sopravvivere e di riprodursi. Sono solo i vincenti che sopravvivono, gli altri non ce la fanno e scompaiono dalla faccia della terra.
Tutti questi comportamenti continuano anche nell’uomo. I grandi conquistatori, pensiamo a Gengis Khan o a Tamerlano, si sono impadroniti delle ricchezze dei vinti, li hanno uccisi o ridotti in schiavitù, si sono presi le loro donne con cui hanno procreato figli. Ma quello che in natura è un fatto immodificabile, nella specie umana è stato contrastato. Fin dall’antichità sono sorte religioni e filosofie che hanno condannato la violenza e la sopraffazione, che hanno giudicato negativamente l’ostentazione della ricchezza, il sopruso e l’arroganza. Che hanno sostenuto che tutti gli uomini sono uguali, ed elogiato l’altruismo e la generosità. Certo, anche oggi le persone più ricche e potenti hanno gli alloggi più lussuosi, gli yacht più grandi e le donne più belle. Ma non sono loro a riprodursi di più. La selezione naturale descritta da Darwin funziona al contrario: hanno più figli i poveri, oppure i cristiani, gli ebrei, i musulmani osservanti.
E anche nel campo sociale ed economico è un brutto segno quando la differenza fra i ricchi e i poveri cresce. Quando pochi guadagnano milioni di euro all’anno e tutti gli altri devono vivere con mille euro al mese o anche meno. Vuol dire che non c’è espansione economica, che non c’è creatività, energia, volontà di fare. Vuol dire che la vanità revale sul merito, e troppi si sono rinchiusi nel proprio egoismo.di
Francesco Alberoni
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