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Rutz82, 25 anni
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S. Latouche - La scommessa della decrescita

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Ho visto il terrorismo e stragi rosse e stragi nere aeroplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni.
Ho visto gladiatori sorridere in diretta e i pestaggi dei nazisti della nuova destra ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze e anarchici distratti cadere giù dalle finestre

STO ASCOLTANDO

nulla

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

con i miei vestiti

ORA VORREI TANTO...

essere libero di viaggiare, conoscere, ballare, fare

STO STUDIANDO...

estimo forestale

OGGI IL MIO UMORE E'...

ottimista ma stretto

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Come in alcuni paesi la vita scorra così lentamente ... mentre da noi si viaggia alla velocità del suono. Eppure da entrambi il tramonto arriva lo stesso... solo che gli altri se lo godono sempre.
2) quelli che prendono tutto in qanto non sanno cosa vogliono ...
3) L'incomprensibile mentalità chiusa e/o ottusa e/o semplicemente strana di certe persone!
4) una delle persone che non sopporti che ti copia in tutto e per tutto
5) METTERSI COMODI A SUONARE LA PROPRIA BATTERIA EEE...AMORE??SONO ARRIVATA, ANDIAMO A FARE SHOPPING???
6) ADORMENTARMI E NON SVEGLIARMI MAI PIU'
7) dover andare a far spesa nei centri commerciali poco prima di Natale...

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
3) svegliarsi accanto alla persona che si ama
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) l'autoironia...fa sempre bene!!
6) rimanere bambini nel cuore! sapersi stupire, avere un sorriso luminoso e due occhi cha parlano di tenerezza!
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SONDAGGIO: IL FILM CHE NON PUÒ MANCARE SOTTO LE FESTE


Qual’’è il film che sotto le feste non può assolutamente mancare sul vostro schermo?

Parenti serpenti
Miracolo sulla 32^ strada e simili
Nightmare before Christmas
Un cinepanettone vanzinesco
The family man
Alien Vs Predator

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Thursday, November 22, 2007 - ore 14:08


stampate e leggete con calma - prima parte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La copertura televisiva delle Olimpiadi di Pechino rischia di essere la più grande operazione di propaganda della storia a favore di un regime totalitario. Un regime che ha forse superato tutti gli altri per numero di uomini e donne uccisi, sicuramente per il numero di persone private della libertà.

Un’operazione di propaganda che non sarà pagata da quel regime, ma – attraverso la pubblicità inserita nelle trasmissioni televisive - dai consumatori e dalle aziende di tutto il mondo, attratti gli uni e le altre dalla spettacolarità dell’evento. In Italia, a questo denaro si aggiungerà anche quello proveniente dal canone televisivo.

Molti affermano che in realtà le Olimpiadi avranno un effetto positivo sulla società e sullo stato cinese, inducendo le autorità a concedere maggiori diritti e maggiore libertà, avendo addosso gli occhi del mondo.

Il precedente di Berlino 1936
Per capire quel che può accadere è utile ricordare il significativo precedente delle Olimpiadi di Berlino del 1936, quando il regime nazionalsocialista toccò i vertici del prestigio internazionale, dando di sé un’immagine di efficienza, gagliardia e persino di accoglienza per atleti tecnici e visitatori di tutti i paesi e di tutte le etnie. Eppure i Giochi erano stati assegnati alla capitale tedesca quando Hitler era ben lontano da salire al potere, ma quando venne convinto del grande potenziale propagandistico dell’evento non trascurò nulla per sfruttarlo.

Accanto a stanziamenti virtualmente illimitati che permisero di costruire lo stadio olimpico di Berlino da centomila posti e altri 150 edifici, i migliori talenti organizzativi e artistici del Reich furono impiegati per ottenere il massimo risultato. Dall’architetto personale di Hitler, il futuro ministro degli armamenti Albert Speer, al ministro della propaganda Joseph Göbbels, che seguì personalmente le installazioni tecniche per la comunicazione, a molti altri.

Ma la grande intuizione del dittatore e dei suoi uomini fu quella dell’importanza dei mezzi di comunicazione di massa, di cui ci fu uno spiegamento senza precedenti, benché l’edizione precedente fosse stata celebrata a Los Angeles, a un passo da Hollywood, allora come oggi capitale del cinema. Per la prima volta la copertura radiofonica fu pressoché totale: con 41 nazioni partecipanti, ci furono trasmissioni in 28 lingue, grazie a venti furgoni e trecento microfoni messi a disposizione dei media stranieri.

Per la prima volta vi furono trasmissioni televisive. Settanta ore di gara furono trasmesse in diretta dalle poste tedesche in alcune decine di sale dislocate in Berlino e Potsdam.
Con la televisione ancora allo stato sperimentale, era il cinema il mezzo di comunicazione di massa più spettacolare e più ricco di suggestione e fu qui che gli organizzatori superarono se stessi.

Hitler personalmente individuò la persona giusta in Leni Riefenstahl, già attrice di successo, diventata regista a trent’anni. Dopo un film di carattere più ordinario, aveva conquistato la fiducia del dittatore, prima per Der Sieg des Glaubens (La vittoria della fede, si intende la fede nazionalsocialista) sulla presa di potere dei nazisti, poi con Tag des Freiheit! Unsere Wehrmacht! (Giorno della libertà! Le nostre forze armate!) e soprattutto Triumph des Willens, un’esaltazione mistico estetica del popolo tedesco, del suo Führer e del suo partito-stato, che ricevette la medaglia d’oro come miglior documentario a Venezia nel 1935 e lo stesso riconoscimento anche alla Exposition Internationale des Art set des Techiniques di Parigi nel 1937. Il Comitato Internazionale Olimpico non ebbe difficoltà a commissionarle l’incarico di fare un film sui giochi di Berlino.

La Riefenstahl, con a disposizione i migliori operatori e mezzi illimitati, girò oltre quattrocentomila metri di pellicola, da cui trarrà i seimila metri del film Olympia, diviso in due parti: Olympia I Fest der Völker e Olympia II Fest der Schönheit (La festa dei popoli e La festa della bellezza). Furono introdotte nuove tecniche di ripresa, quelle subacquee, inquadrature dall’alto e dal basso o con la macchina da presa su un binario per seguire le gare di velocità, che in seguito tutti adopereranno. Il film si avvalse anche della novità inventata dagli organizzatori di far arrivare la fiamma olimpica, introdotta nel 1932, da Olimpia, con una staffetta di tremila tedofori. Cosa che diede lo spunto a un prologo che tracciava la continuità della civiltà e della bellezza dalla Grecia antica alla moderna ed efficiente Germania di Hitler. Non stupirono i premi ricevuti, tra cui il Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1937 e il premio speciale del Comitato Internazionale Olimpico nel 1939.

Con una tale preparazione, i giochi di Berlino furono un successo sotto ogni profilo. Come era nelle speranze dei più ottimisti vi fu un’attenuazione (di pura facciata) delle politiche anti-giudaiche del regime e nelle settimane precedenti l’inaugurazione scomparvero le scritte contro gli ebrei. Val la pena di ricordare che il grande giornalista e storico americano William L. Shirer fu minacciato di espulsione per aver segnalato l’occasionalità del fatto. Le autorità tedesche promisero anche di non discriminare gli atleti ebrei, né quelli appartenenti alle squadre straniere, né quelli nella rappresentativa tedesca. Per gli stranieri la promessa fu mantenuta (e vinsero, per loro merito, parecchie medaglie), mentre per gli ebrei tedeschi fu una beffa. Questi erano ormai da anni esclusi da quasi tutte le possibilità di allenarsi e relegati, nella migliore delle ipotesi, in impianti sportivi di second’ordine. Ma, a beneficio dell’immagine, ai giochi invernali di Garmisch fu consentita la partecipazione di un giocatore di hockey ebreo, mentre fu annunciata la presenza di due ebree ai giochi estivi, di cui una aveva, peraltro, un genitore ariano.

La stampa tedesca ricevette istruzioni su diversi dettagli: non sottolineare il fatto che gli atleti afroamericani erano “negri”, ma trattarli “con rispetto come americani”, non menzionare il fatto che due atlete tedesche non sono ariane, e così via. Lo stesso Hitler si sforzò di dare un’immagine di sé pacifica e amorevole, moltiplicando le occasioni in cui riceveva sorridente mazzi di fiori da bambini e bambine o li prendeva in braccio. Rilasciò dichiarazioni certamente più commoventi che sincere come questa: “La battaglia sportiva e cavalleresca risveglia le migliori caratteristiche umane. Non separa, ma unisce i combattenti nella comprensione e nel rispetto. Essa aiuta anche a collegare i paesi nello spirito di pace. Ecco perché la fiamma olimpica non morirà mai.”

L’operazione di immagine ebbe un tale successo che nella sfilata della cerimonia di inaugurazione, non solo gli atleti della Germania, comprese le due ebree, e dei diversi paesi a regime fascista, a cominciare dall’Italia, salutarono il Führer con il braccio teso, ma fecero lo stesso anche gran parte degli atleti francesi, canadesi e britannici, in quello che più tardi definirono “il saluto olimpico”. Il pubblico, per mezzo di drappi colorati opportunamente distribuiti, fece comparire fra il giubilo generale la scritta “Wir gehoeren dir” (Noi apparteniamo a te), rivolta naturalmente al raggiante dittatore.
Persino l’episodio in cui Hitler si sarebbe rifiutato di stringere la mano al plurimedagliato afroamericano Jesse Owens è una fabbricazione postuma. In realtà, il leader nazista non strinse la mano ad alcun olimpionico neanche il primo giorno delle competizioni di atletica leggera, in cui non c’era il “pericolo” di vincitori con la pelle scura. Owens stesso raccontò di aver incontrato per caso da una certa distanza, il giorno del suo trionfo, il dittatore, circondato dalla sua cerchia, e che questi lo salutò con la mano sorridendo, saluto al quale il campione rispose. Poco prima il saltatore in lungo tedesco Lutz Lang, perfetto modello di atleta “ariano” bello, biondo e dagli occhi cerulei, sconfitto con onore da Owens, gli aveva tributato calorose congratulazioni tra gli applausi del pubblico.

La verità è che tutto funzionò bene. I giochi furono per Hitler e il suo regime un successo enorme, riconosciuto dai media di tutto il mondo. Gli atleti di casa stravinsero nel medagliere surclassando persino la superpotenza sportiva americana con 89 medaglie contro 56. E in tutto il mondo l’interesse e l’entusiasmo furono immensi, e probabilmente rimasero insuperati fino alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Lo stesso dittatore rimase entusiasta al punto che l’anno dopo confidò a Albert Speer il suo proposito di fare di Berlino, dopo i giochi del 1940 ormai attribuiti a Tokyo, la sede permanente delle Olimpiadi.

Il prestigio acquisito da Hitler in tale occasione fu straordinario. L’autorevolezza politica e personale guadagnata la spese con oculatezza negli anni successivi – in particolare nella conferenza di Monaco del 1938 - in cui ottenne la condiscendenza di tanti paesi nei confronti delle sue pretese territoriali. Grazie a queste, stipulato il patto di non aggressione e spartizione con l’Unione Sovietica di Stalin, poté scatenare la Seconda Guerra Mondiale da posizioni di forza.

Ben pochi si accorsero di quanto fallace fosse la facciata gentile mostrata dal regime. La notizia che due giorni dopo la chiusura dei giochi il capitano Wolfgang Fürstner, capo del villaggio olimpico, si era ucciso perché congedato dall’esercito in quanto di discendenza ebraica, naufragò nell’eco del successo dell’evento sportivo. Un episodio che fu solo la ripresa dell’ordinaria amministrazione del regime, proteso agli obiettivi che aveva da sempre dichiarato: cancellare gli ebrei dall’Europa e ottenere con qualsiasi mezzo quel dominio sulle altre nazioni che la superiorità della “razza” germanico-nordica asseritamente meritava. Pechino 2008: speranze di aperturaAvendo bene in mente l’inquietante memoria del 1936, occorre esaminare ciò che si prepara per i molti spettatori e soprattutto per i milioni di telespettatori nel 2008. A differenza di quanto accadde a Hitler, che salì al potere quando da due anni Berlino aveva ottenuto l’assegnazione delle Olimpiadi, il regime cinese, al potere ormai da 58 anni, ha potuto pazientemente pianificare tutto il processo, con precise ed evidenti finalità.Come negli anni Trenta, c’è chi si aspetta un influsso positivo sul regime, e certamente questa speranza ha avuto il suo peso nel voto decisivo avvenuto nel 2001, quando è stata scelta la via del dialogo e dell’apertura. Riforme di facciata Valutando i risultati prodotti fino ad oggi, non si può essere soddisfatti. La maggior parte delle organizzazioni che si occupano di diritti umani ritengono che la loro violazione in Cina sia in realtà aumentata negli ultimi anni. Human Rights Watch nel suo ultimo rapporto afferma che “nel 2006 la situazione si è significativamente deteriorata” e che “la crescente inquietudine sociale ha incontrato controlli più stretti sulla stampa, internet, università, avvocati e organizzazioni non governative”. Sono state sì introdotte norme di maggiore garanzia, ma si tratta più che altro di operazioni di facciata che non trovano applicazione pratica, finendo semplicemente per rendere le violazioni meno visibili e dunque meno rimediabili. Ad esempio, per quanto riguarda la vastissima applicazione della pena di morte (forse cinquemila, forse diecimila esecuzioni all’anno: le modalità sono tali che non vi sono cifre attendibili), è stato recentemente introdotto il diritto di appello a un tribunale diverso da quello che ha già decretato la condanna, cosa che è atroce non fosse possibile in precedenza. In realtà, la maggior parte delle esecuzioni avviene nelle campagne dette "colpisci duro", forme di propaganda e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che, anziché avvenire attraverso materiale illustrativo o inserzioni televisive, vengono fatte a suon di condanne a morte. Se la campagna è contro la corruzione, è necessario che ogni provincia o ogni distretto esibisca il suo adeguato numero di esecuzioni per questo reato, attuate con metodo brutale e sommario, con processi che di fatto non sono neanche tali. Le poche garanzie per l’imputato sussistono solo al di fuori di queste feroci campagne. Di conseguenza il loro ampliamento resta un fatto poco più che formale. Un tragico esempio è la proibizione di giustiziare donne incinte, che, in alcuni casi segnalati, si risolve in una esecuzione preceduta da un aborto forzato, anche nelle ultime settimane di gravidanza.Similmente, il maggior ruolo concesso “alle organizzazioni dei lavoratori” negli stabilimenti, apparentemente un fatto positivo, essendo vietati tutti i sindacati salvo quello del partito comunista, significa in realtà un accresciuto e capillare controllo governativo nei luoghi di lavoro e sugli individui.Il passato: vittime dimenticate Ricordare l’ampiezza e l’atrocità della violazione dei diritti umani in Cina è impresa difficilissima. Dalla salita al potere del partito comunista nel 1949 si calcolano almeno 40 milioni di vittime del regime. Il 7 ottobre 1950 inizia l’invasione del Tibet che comporterà almeno seicentomila morti, la distruzione di seimila monasteri e templi, e il tentativo di rendere minoritaria e marginale l’etnia tibetana sottoponendola a uno spietato controllo delle nascite e trasferendo nella regione, milioni di cinesi. La Cina ha pesanti responsabilità in altre tragiche vicende come la guerra di Corea, con i suoi tre milioni di morti, e negli ulteriori milioni di vittime della guerra in Vietnam, della guerra civile in Cambogia e del susseguente regime comunista criminale di Pol Pot. Oggi: violazione dei diritti umani intrinseca al regimeMa, anche limitandoci ad analizzare la situazione attuale, il quadro è inquietante per le sue dimensioni e per quanto la violazione dei diritti umani sia sistematica e intrinseca al regime. Human Rights Watch nota che “i vari livelli di controllo su chi è critico, protesta o si impegna attivamente nella società civile sono tali da rendere meno necessari i veri e propri arresti, che attraggono un’indesiderata attenzione internazionale”. Amnesty International afferma che “le autorità continuano a usare accuse per generici reati contro la sicurezza nazionale per perseguire e imprigionare attivisti, avvocati, firmatari di petizioni e difensori dei diritti all’abitazione… I controlli sono diventati più stringenti contro coloro che criticano le politiche ufficiali… Hou Wenzhuo, direttrice dell’Istitituto non governativo per l’Esercizio dei Diritti è stata sottoposta a vari abusi tra cui lo sfratto dalla sua abitazione e dal suo ufficio, oltre alla detenzione arbitaria” finché è fuggita dalla Cina nello scorso ottobre.Chen Guangcheng, un attivista legale cieco che ha denunciato abusi nelle campagne di “pianificazione familiare”, è stato condannato nello scorso agosto a quattro anni di reclusione “per aver ostruito il traffico”.Gao Zhisheng, avvocato attivista dei diritti umani, è stato arrestato in ottobre con l’accusa di aver messo in pericolo la sicurezza dello stato e aver incitato alla sovversione. Da allora neppure i suoi avvocati hanno potuto visitarlo. Tra i mezzi di coercizione impiegati vi sono pressioni amministrative e professionali, restrizioni sugli spostamenti, intercettazioni della corrispondenza, delle telefonate e della posta elettronica, intimidazioni da parte della polizia, anche con agenti in abiti civili, arresti domiciliari non ufficiali, trasferimenti in residenze gestite dalla polizia che in realtà sono prigioni. Nel 2006 la Cina è entrata nel nuovo Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Nella sua dichiarazione di candidatura, il governo ha affermato di “rispettare i diritti umani e sostenere il ruolo delle Nazioni Unite nel promuoverli. Tuttavia, anche in questa occasione, ha sempre cercato di evitare controlli internazionali in nome del principio di “non ingerenza negli affari interni”, trovando la collaborazione di Iran, Zimbabwe e altri paesi che hanno orientamenti analoghi. Nell’agosto dell’anno scorso il Comitato delle Nazioni Unite contro le Discriminazioni verso le Donne, ha messo sotto accusa la Cina perché non include le discriminazioni tra uomini e donne in quelle proibite dalla legge, nonostante precedenti raccomandazioni in tal senso.Molte riforme annunciate si sono fermate prima dell’approvazione, come la proposta di una legge per eliminare arbitrii e abusi a danni del diritto di proprietà, quella per introdurre garanzie giudiziarie nell’imposizione di programmi di “rieducazione attraverso il lavoro”, un sistema di detenzione “amministrativa” con lavoro fozato con il quale centinaia di migliaia di persone vengono detenute senza alcun processo o facoltà di difendersi per periodi fino a quattro anni. Il 19 giugno 2006, un praticante del Falun Gong, Bu Dongwei ha subito una “assegnazione” di due anni e mezzo a un programma di “rieducazione attraverso il lavoro” per “resistenza all’applicazione della legge nazionale e disturbo all’ordine sociale”. Questo perché la polizia aveva trovato in casa sua del materiale stampato di Falun Gong. Anche l’ipotesi di una legge per affidare alla Corte Suprema la revisione di tutte le sentenze di condanna a morte, con l’intento ufficioso di “limitarle” a non più di diecimila all’anno, è rimasta senza seguito.Resta invece il fatto che le esecuzioni sono la principale fonte di organi per trapianto in Cina. Fonti governative affermano che forniscono il 99 per cento degli organi “donati”. Una recente norma impone che gli organi possono essere espiantati e reimpiantati solo con il consenso del “donatore”. Tuttavia, la totale assenza di garanzia durante la detenzione rende impossibile l’espressione di un consenso libero e informato. La mancanza di notizie su tempi e luoghi delle esecuzioni esclude altresì l’espressione del consenso o del rifiuto da parte dei familiari. Vengono persino riportate notizie di predazione di organi, con conseguente morte, nei confronti di prigionieri non condannati alla pena capitale. Il South Morning China Post del 1° aprile 2006 riporta la testimonianza di un medico: "Una volta che il tribunale ha dato l’autorizzazione, i medici possono andare sul campo. Aspettano in un furgone sterile e raccolgono l’organo subito dopo l’esecuzione. È uno choc morale e mentale per molti chirurghi, perché spesso i prigionieri non muoiono subito dopo il colpo di pistola, ma bisogna agire immediatamente perché gli organi abbiano i necessari requisiti di freschezza. In qualche misura, i medici sono parte dell’esecuzione."Intanto, nel marzo 2006 il governo ha imposto agli avvocati che rappresentano chi protesta per espropri di terreni, sfratti, danni ambientali e diritti dei lavoratori, di seguire le indicazioni delle autorità locali, cioè la causa e la controparte della maggiora parte delle proteste.Violazioni della libertà di espressionePiù in generale, la libertà di espressione è fortemente limitata in tutti i settori, da internet ai giornali, dalla radio al cinema. Amnesty International segnala, tra i numerosi casi simili, quello del giornalista Shi Tao, condannato a dieci anni di reclusione per rivelazione di segreti di Stato, perché aveva pubblicato su internet le istruzioni del partito comunista ai giornalisti per come trattare l’anniversario della repressione di piazza Tien An Men.
Centinaia di internet forum vengono chiusi ogni anno e tutto il contenuto in rete è controllato sulla base di filtri che includono ben diecimila parole “critiche”.

Si ha notizia di specifica di quattro persone, Li Jianqiang, Ren Ziyuan, Guo Qizhen e Li Yuanlong, condannate rispettivamente a dodici, dieci, quattro e due anni di reclusione per il contenuto di loro testi diffusi su internet.
Anche i giornalisti e gli organi di informazione stranieri sono soggetti a pericoli e limitazioni. Le agenzie straniere non possono fornire le loro notizie direttamente a organi di informazione cinesi, ma solo attraverso il filtro dell’agenzia ufficiale cinese.

Violazioni dei diritti dei lavoratoriLe violazioni dei diritti dei lavoratori sono pesanti e diffuse, a cominciare dal diritto ad organizzarsi in associazioni sindacali, trattare contratti collettivi, avere una paga minima. La Federazione Cinese dei Sindacati è l’unica associazione di lavoratori consentita, parte integrante dello Stato e del Partito Comunista, da cui proviene gran parte dei suoi rappresentanti a tempo pieno, mentre coloro che provengono dalle file dei lavoratori sono una minoranza. La Federazione tende più a controllare che a difendere i lavoratori. Per questo, nonostante la repressione, sorgono spesso associazioni clandestine. Chi vi partecipa è spesso imprigionato con l’accusa di “sovvertimento del potere dello Stato” e “minaccia alla sicurezza nazionale”, cui seguono processi dall’esito scontato. La ong Labor Rights Now pubblica un articolo che allude al clima “olimpico”, intitolato “La Cina vince la medaglia d’oro nella repressione dei lavoratori”. In esso il presidente dell’organizzazione dice: “Centinaia di lavoratori sono imprigionati in Cina per aver esercitato diritti altrove riconosciuti. Speravamo che tutti, o almeno alcuni di loro sarebbero stati rilasciati come segno della volontà della Cina di migliorare la propria posizione nel rispetto dei diritti umani e del lavoro. Al contrario, il governo cinese ha ostentato le sue violazioni.” La generalizzata mancanza di diritti e garanzie e lo stretto collegamento spesso esistente tra autorità locali, sindacati e chi trae vantaggio dallo sfruttamento dei lavoratori porta ad estremi spesso riportati ma raramente denunciati, come il licenziamento dei lavoratori infortunati o malati, il mancato pagamento degli straordinari, il licenziamento di coloro che hanno buoni contratti per riassumerli a paghe inferiori, il mancato pagamento dei contributi previdenziali, discriminazioni nei confronti delle donne, sfruttamento del lavoro dei bambini. Poi l’immenso fenomeno dell’impiego di detenuti per attività produttive che arriva ad estremi inumani con conseguenze a volte fatali. Tutto questo costituisce, peraltro, concorrenza sleale verso le aziende di altri paesi, come il nostro, che sono perciò spinte a peggiorare il trattamento dei propri dipendenti, o a chiudere, o a trasferire la produzione in Cina.Mancanza di libertà religiosaAnche la libertà religiosa è gravemente limitata, poiché ogni gruppo religioso e suoi luoghi di culto devono ottenere l’iscrizione all’apposito registro, iscrizione che può essere negata. Chi non è iscritto è automaticamente illegale. Chi è registrato è soggetto a ogni genere di limitazioni, controlli e intromissioni sugli atti interni e, all’occorrenza, può comunque essere accusato di vari reati, come esercizio di impresa abusiva, o uno dei reati generici contro la sicurezza dello Stato. Tra le chiese cristiane, il governo ne riconosce una cattolica e una protestante, dette patriottiche, che possono tenere pubblicamente i loro riti e culti, purché escludano giovani e bambini. Subiscono inoltre imposizioni dottrinarie. Ad esempio è proibito professare l’idea che Gesù tornerà sulla Terra, o che lo Spirito Santo sia portatore di doni particolari ai credenti. Sono anche vietati alcuni passi biblici, come quello della creazione. Per questo, in alcuni casi, i predicatori devono ottenere l’approvazione preventiva a ciò che diranno durante le funzioni. Ciò che accade nella realtà delle chiese ufficiali è che l’effetto combinato delle leggi e delle intimidazioni fanno sì che Gesù Cristo non sia presentato come il Salvatore e il Redentore, ma piuttosto come un filosofo, e pertanto messo sullo stesso piano di Confucio. Questo fondamentale snaturamento del cristianesimo è ciò che spingerebbe così tanti cinesi ad evitare queste organizzazioni ed affrontare i gravi rischi di riunirsi clandestinamente. Tutti i gruppi religiosi non riconosciuti possono essere soggetti all’arbitrio dell’autorità locale. Lo stesso vale per membri di chiese riconosciute che si riuniscano anche privatamente per parlare degli argomenti proibiti. Alcune testimonianze rivelano che durante le campagne “colpisci duro” contro il crimine organizzato, vengano perseguiti anche gruppi religiosi. Dopo l’assegnazione delle Olimpiadi a Pechino, sono state riconosciute altre due chiese, come gesto di apertura. In compenso, anche con questo pretesto, sono aumentate le repressioni contro le cosiddette house churches, che hanno un numero imprecisato di aderenti, stimato comunque in parecchi milioni. Freedom House, una ong fondata nel 1941 da Eleanor Roosevelt a difesa dei diritti umani, stima che la Cina sia il paese che tiene imprigionati il maggior numero di cristiani a causa della loro fede. Giudaismo e Indusimo sono proibiti. C’è poi un particolare accanimento contro la Falun Dafa, consosciuta anche come Falun Gong, un’antica pratica volta a migliorare il corpo e la mente comprendente alcuni movimenti lenti ed armoniosi, meditazione e lo studio dei principi universali di Verità, Benevolenza e Tolleranza. Pur risalendo alla Cina preistorica, ha avuto una particolare diffusione negli anni ’90, incontrando ben presto una repressione strisciante. Per questo, il 25 Aprile del 1999, più di diecimila praticanti hanno tenuto un raduno pacifico a Pechino nella zona degli edifici governativi, Zhongnanhai. Alcuni partecipanti presentarono il loro caso al presidente Zhu Rongji. Al termine, i praticanti ritornarono tranquillamente alle loro case. Nonostante l’ordine in cui si è svolta la manifestazione, le autorità si sono allarmate per la rapidità con cui tante persone si erano organizzate e perché era la prima volta dai fatti di piazza Tienanmen nel 1989 che tante persone si riunivano per fare appello al governo. Partì così una reazione rapida e brutale. La notte del 19 Luglio 1999, la polizia trascinò in prigione centinaia di praticanti. Solo il giorno dopo la Falun Dafa fu ufficialmente dichiarata una pratica illegale. I media e le ambasciate iniziarono una campagna di informazione contro il gruppo. Da allora, migliaia di praticanti sono stati incarcerati, fermati per interrogatori, torturati e assegnati ai programmi di "rieducazione". Chi è sospettato di esercitare questa pratica, oltre a correre altri rischi, spesso perde il lavoro, abitazione e assistenza. Milioni di libri e cassette della Falun Dafa sono state bruciate e distrutte pubblicamente, l’accesso ai suoi siti Internet è bloccato. Chi rivelava percosse o abusi subiti in carcere, veniva nuovamente arrestato ed imprigionato per “violazione di segreti di Stato”. Centinaia di praticanti sono stati internati a fornza in ospedali psichiatrici o comunque sottoposti all’assunzione di forti dosi di psicofarmaci e droghe psicotrope che causano gravi danni fisici e psichici. Esponenti della Falun Dafa riportano 2959 casi documentati di seguaci torturati a morte durante la detenzione e vantano che nessuno avrebbe reagito con la violenza agli arresti e ai maltrattamenti. Anche i mussulmani sono soggetti a molestie, arresti e intromissioni, specialmente gli Uiguri dello Xinjiang, spesso accusati di separatismo e terrorismo. Il governo cinese non manca di esercitare la sua influenza sui paesi vicini per perseguire Uiguri riparati nei paesi vicini, come il Kazakhstan. Rebiya Kadeer, già candidata al Premio Nobel, difensore dei diritti degli Uiguri, è stata dichiarata terrorista ed è riparata negli Stati Uniti nel marzo 2005, dove ha continuato le sue campagne di informazione. Probabilmente per questo due dei suoi figli sono sotto processo per evasione fiscale. Lo scrittore Nurmuhemmet Yasin è stato condannato a dieci anni di reclusione in un processo a porte chiuse nel febberaio 2006 per aver pubblicato una breve storia intitolata Piccione selvaggio, che narra di un piccione che si suicida in cattività. I giudici hanno ritenuto che si trattasse di una denuncia della situazione degli Uiguri in Cina. Tibet
Il Tibet, a 57 anni dall’invasione cinese, è soggetto a forme particolari di repressione. Professare il buddismo porta facilmente all’accusa di separatismo e di conseguenza all’imprigionamento. Nel giugno 2006 il monaco Namkha Gyaltsen è stato condannato otto anni di reclusione per “attività indipendentiste”.

Tutto il mondo ha potuto vedere le immagini del 30 settembre scorso, quando la Polizia Popolare Cinese ha aperto il fuoco su un gruppo di una quarantina di tibetani che cercavano di passare in Nepal attraversando neve profonda ad alta quota. Il filmato mostra i poliziotti prendere la mira con calma, da lontano, sul gruppo che andava pacificamente e lentamente in altra direzione. Prima che il filmato fosse reso pubblico, l’agenzia di informazioni ufficiale cinese Xinhua aveva affermato che i militari erano stati costretti a sparare per difendersi.

Pena di morte: tante esecuzioni poche garanzie L’amplissima applicazione della pena di morte non è stata, come detto, realmente limitata dalle recenti norme, apparentemente garantiste. Poiché i numeri - generalmente ritenuti aggirarsi, o più probabilmente superare, le diecimila esecuzioni l’anno - sono ritenuti segreto di stato, vale la pena di sottolineare l’arbitrarietà e l’approssimazione delle condanne, che si accompagnano ad un vasto e incontrollato uso della tortura per estorcere confessioni. La possibilità per l’imputato di incontrare i familiari e il suo difensore è oggetto di imprevedibili e pesanti limitazioni, i processi sono spesso a porte chiuse. Ciò nonostante, trapelano alcuni casi di ingiustizia così palese da dover essere riconosciuta addirittura dai tribunali che l’ hanno commessa. Nie Shubin, un agricoltore del Nord, fu giustiziato nel 1995 per lo stupro e l’omicidio di una donna del suo villaggio, delitto che aveva confessato dopo essere stato sottoposto a tortura. In seguito, un uomo detenuto in relazione a un altro delitto confessò proprio quel crimine descrivendolo nel dettaglio. Le autorità giudiziarie hanno riconosciuto l’errore invitando la famiglia a chiedere un risarcimento.
She Xianglin e Teng Xingshan, ebbero due casi simili a distanza di vari anni, rispettivamente nel 1994 e nel 1987, cosa che indica quanto comuni possano essere questi episodi. Accusati dell’assassinio delle proprie mogli, confessarono, ma in seguito affermarono ripetutamente di essere innocenti e di aver confessato perché sottoposti a torture. Nell’aprile e nel giugno 2005 entrambe le presunte vittime riapparvero vive e in buona salute. Entrambi i mariti erano stati condannati a morte. Ma She aveva avuto la sentenza commutata in 15 anni di reclusione e così, dopo undici anni di prigione, fu liberato e compensato con dieci dollari per ogni giorno. Teng invece era stato ucciso con un colpo alla nuca nel 1989.

Si tengono ancora i processi popolari, che suscitarono l’ammirazione di tanti intellettuali occidentali ai tempi di Mao Zedong. In una sorta di manifestazione di massa, il cosiddetto processo si svolge davanti e per opera di migliaia di persone urlanti in stadi o piazze. La sentenza è quasi invariabilmente quella di morte. I condannati vengono allora portati per le strade mentre la gente li insulta e talora tenta di colpirli, fino a un campo dove vengono uccisi con un colpo di pistola. Alcuni di questi eventi vengono trasmessi dalla televisione locale. Nelle campagne “colpisci duro” persino il cosiddetto processo è sostituito dalle urla della gente per le strade, specialmente per le reclusioni “amministrative”.



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