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Thursday, November 22, 2007 - ore 15:30
Per i feticisti dell’informazione inutile
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ora, la situazione: c’è qualcuno che può dire io so usare internet? vuol dire qualcosa? capita di leggere tra i requisiti di candidati a posizioni di lavoro che si richiede l’uso di internet e dell’e-mail. Arrivo a immaginare che usare l’e-mail significhi saper allegare un file e non il suo collegamento, saper non allegare un file di 15 mega, rispondere alla persona giusta senza scegliere rispondi a tutti e possedere la nozione di cc (già il ccn è per gli esperti nell’uso dell’e-mail). Ma usare internet? Io dico che significa saper trovare e non: scrivere un indirizzo sulla barra o sapere che se il cursore è a forma di mano, allora non si deve doppio-cliccare. Così sarebbe più facile navigare che mandare un’e-mail, ma non lo è. Usare internet significa fare un complesso lavoro di sintesi prima di scrivere qualsiasi cosa, soprattutto se si ha davanti la disarmante bianca homepage di google. L’atto della ricerca presuppone dunque un trasparente movimento mentale: la scelta delle parole chiave. Provate a cercare informazioni sul fratello di van gogh, theo, di cui narra il film di Altman del 1989. Limitatevi a scriverne su gugle nome e cognome (Theo Vang Gogh) e vi troverete a sapere tutto sull’omonimo regista dei giorni nostri (non più). Allora scrivete Theo Van Gogh movie: peggio, più movie-related d’un regista cosa c’è? è necessario allora individuare un’etichetta ad hoc, siete fortunati: con un brother ve la cavate. Alla terza, dunque: le faremo sapere.
Poi, il trend: se non ricordo male, voi di quel film avevate trovato un frame, un singolo fotogramma su un sito olandese, vero? E allora perché non siete andate su analog gugle? Lì non c’è bisogno di taggare, si fa con quello che si ha: voglio quella canzone che fa così; ma quest’attrice qui chi è? Bene, canticchiate il motivetto che state cercando, proprio così come lo ricordate e sentitevi fortunati; o fate l’upload di quella foto e saprete dove ha recitato la bionda, un po’ come con le impronte digitali. Prendete csi: mi dite che senso avrebbe un algoritmo di ricerca che, per dirvi di chi sono le impronte trovate sull’attizzatoio in biblioteca, vuole da voi qualche parola chiave (maschio, adulto, maggiordomo)? E invece no, si contenta delle impronte stesse, in modo analogico; il che significa che non perde informazioni rispetto alla realtà, perché la riproduce così com’è (ossia, analogamente). L’analog gugle non si limita ai delinquenti, ma in ogni campo sa capire cosa cercate senza che un po’ lo aiutiate voi stessi; anche perché, cari sergey e larry, ma se vi dico che il suo brother è un painter olandese, ma chi altri dovrebbe essere: gertruy vermeer?
Mi piace avere difetti. un difetto su cui indulgiamo con un certo entusiasmo è dire: te l’avevo detto! Solo che per competere correttamente bisogna davvero averlo detto prima.
Maaaaaa molllliiiee....quanto manca al primo di dicembre?
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