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Saturday, November 24, 2007 - ore 14:57


10 RAGIONI PER INZIARE A SUONARE E 1000 PER SMETTERE - parte sesta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vita di gruppo

Quanto dolorosamente detto nella parte 1, dovrebbe riuscire a far passare la voglia di suonare in un gruppo a chiunque. Ma c’è ben altro che bolle in pentola…
E allora via carissimi amici, in una carrellata di situazioni definibili “critiche” che richiedono elaboratissime routine di “problem solving” e che rischiano di mandare in pappa il cervello dei più. Ancora una volta ci scuserete se tralasceremo alcuni aspetti e situazioni che magari a voi sembrano fondamentali, ma visto che il tempo è quello che è (poco), e che la paga è quella che è (zero), fossimo in voi non è che staremmo proprio a rompere le balle…
Armatevi dunque di camomilla e valeriana: si comincia!

6 - Il Nome Del Gruppo

E’ la risposta che tutti sono chiamati a dover fornire all’angosciante domanda: “Chi siamo?” La scelta è drammatica, e si può imporre in diversi momenti. A volte il nome è la prima cosa che si stabilisce, altre volte passano dei mesi e ancora nessuno sa come cazzo si chiama il gruppo o teme di esternarlo a terzi. Questo perché i nomi molte volte sono altisonanti, mentre il gruppo è ancora (e magari sarà sempre) una ciofeca.
Classico è il caso in cui uno ti fa a testa alta: “Abbiamo messo su un gruppo di roba dura”. Poi, quando gli chiedi qual è il nome della neo nata band, quello abbassa lo sguardo e biascica un nome in inglese (o al massimo in latino) del tipo “Relentless”, “Destroyer”, “Blasting Power” o cagate del genere che tradotte suonano tipo “Implacabili”, “Distruttori”, “Potenza distruttiva”.
Insomma gruppi che te li immagineresti cattivi e nerboruti, con seghe elettriche al posto delle chitarre. Ma sono 4 ragazzetti che suonano nella saletta della chiesa (cfr. sezione Sala prove). Ma tutto questo è inevitabile.
La scelta del monicker1 si trasforma poi in tragedia allorquando si scopre che quel nome (trovato con tanta fatica e diffusosi tra i condomini della zona circostante) esiste già, ed appartiene inequivocabilmente ad un gruppo che suona da anni, se non da decenni. E allora lì le reazioni sono molteplici.
Tra le più diffuse come non citare:
• Approccio stoico: non ci si perde d’animo e rimette in moto il processo di generazione delle idee.
• Approccio molletta ai coglioni: ci si sente defraudati del “proprio” parto dell’ingegno (cazzo, non è giusto…non sapevo mica che esistesse quel gruppo…in fondo è come se lo avessi creato io) e ce se ne lagna per i restanti mesi dell’anno con chiunque capiti a tiro.
• Approccio creativo-distorsivo: machiavellicamente si inseriscono alcune lettere (di solito una ”h” o una “k”) per modificare leggermente il nome originario…e così i “Casa e Chiesa” diventano i “Kasa e Kiesa”, oppure, alla toscana, “Hasa e Hiesa”.
Quanto alle modalità di generazione delle idee, la tecnica più diffusa è quella di un vero e proprio brainstorming: tutti insieme a sfornare nomi a ruota libera. E badate bene che in ogni gruppetto c’è sempre almeno un giullare che propone deliberatamente soltanto soluzioni del menga, palesemente impresentabili (cfr. parte sui batteristi). Ed è un dato di fatto che alla lunga questo urta parecchio i nervi.
Ma anche questo è inevitabile.
La scelta del nome porta con sé altre sciagurate conseguenze che si riverberano nella società: infatti se il gruppo ci crede davvero, ecco che comincerà a sfornare una serie di gadget personalizzati (che per parecchio tempo, almeno finché non cominciano i concerti, nessuno comprerà) la cui gamma va dalla maglietta al cappellino, passando per l’adesivo e la spillina.
E se si decide solo poi di cambiare nome per qualche motivo? Altro terremoto.
Abbiamo detto che “nessuno” le comprerà, ma non è esatto. Supponiamo che i componenti del gruppo siano 5 e che ognuno abbia 2 elementi del nucleo familiare che non avversino la loro attività musicale. Qualcuno di queste 10 persone, verosimilmente, acquisterà l’acquistabile per sostenere i neofiti…ed è così che si spiega perché non è impossibile vedere una vecchietta con la spilla o la maglietta dei “Destroyer” o dei “Blasting Power”.
1Espressione usata per indicare il nome del gruppo musicale.


7 - La Sala Prove

E qui arrivano veramente le note dolenti. L’esigenza di trovare un buco dove molestarsi l’un l’altro i canali auditivi è talmente imprescindibile, che neanche le soluzioni più disperate rimangono intentate.
Certo, i più fortunati hanno una casa in campagna o la trovano in affitto a poco prezzo, oppure hanno il classico zio che ne metterebbe una a disposizione. Altri, un po’ meno fortunati, si devono appoggiare ai locali della propria circoscrizione o (peggio ancora!) a quello della parrocchia. I più dileggiati dalla sorte arrivano a tentare l’impossibile: ci si piazza nel proprio garage e si fa una prova lampo, prima che arrivino i tutori dell’ordine dotati dei manganelli del caso.
Ognuna delle soluzioni sopraccitate ha vantaggi e svantaggi. Analizziamoli con riferimento alle singole fattispecie riportate:
A. Qualcuno del gruppo ha la casa in campagna.
o Vantaggi: Si può suonare liberamente, tanto non si da fastidio a nessuno; di solito non si paga l’affitto ( di solito ).
o Svantaggi: Se il possessore dell’abitato se ne va dal gruppo, allora addio sala prove; se il possessore non coincide con la figura del batterista, ci sono buone probabilità che quest’ultimo tenti un’occupazione lenta e progressiva delle mura, in quanto il suo strumento vi è inesorabilmente collocato dentro 24 ore su 24. (“Non posso mica smontare tutte le volte la batteria! E come faccio a esercitarmi senza batteria a casa? Voi chitarristi parlate bene, ma io devo per forza venire in sala prove, capitemi”).
B. Si trova una casa in campagna da affittare.
o Vantaggi: Vedi sopra, tranne che per l’affitto.
o Svantaggi: L’affitto genera esigenza di liquidità, l’esigenza di liquida genera vere e proprie cordate finanziarie: ecco che per diminuire le quote pro-capite si tenderà a dividere la sala con altri gruppi. Questo a sua volta implicherà bisogno di coordinamento interno, cosa che spesso è quasi impossibile da raggiungere. (“Possiamo scambiare il nostro giorno col vostro che il bassista oggi ha l’emicrania?”;”Voi non pulite mai”; “Eh no, io voglio suonare con la mia batteria, ma a te non te a presto perché sei un macellaio”; “L’ampli per chitarra? Te lo presterei ma è molto delicato…sai, le valvole…).
Inoltre si acuiscono le possibilità che si presenti l’assillante problema dell’occupazione graduale e inesorabile del batterista che si insedia tra le mura e impedisce agli altri di sfruttare la struttura per interessi extramusicali. (“Avrei una fighetta tra le mani…a che ora stacchi?”…. “Eh guarda oggi devo fare tutti i rulli che non ho fatto ieri…se potessi studierei a casa, ma sai, la batteria non è una chitarra…).
C. Lo zio di qualcuno ha una casa in campagna.
o Vantaggi: vedi ipotesi A
o Svantaggi: vedi sempre ipotesi A, ma qui si innesta un altro rischio meno raro di quanto possa sembrare: lo zio è un (ex?) musicista che si tramuta nel supervisore artistico del gruppo. (“Ci vuole un sound più anni ’70…avete presente i Deep o i Led? Si insomma roba verace e con l’anima…perché non fate qualche cover degli Eagles? Ve la porto io qualche cassettina…”).
D. Locali messi a disposizione dal comune o dalla parrocchia.
o Vantaggi: Non si paga, almeno solitamente. Se si è fortunati si potrebbe davvero trovare la manna dal cielo, risultando come unici beneficiari di quell’immobile. Ma chi dà, di solito chiede…(vedi sotto).
o Svantaggi: Il comune e/o il clero prima o poi verranno a riscuotere il proprio esoso tributo. (“Ci sarebbe una festa per gli anziani del quartiere…Vorremmo che suonaste qualche canzone popolare per rallegrarci un po’, magari soltanto un’oretta, così, tanto per far vedere che la stanza viene usata bene e che i frutti derivanti sono appannaggio della comunità intera”).
E. Prove lampo nel proprio garage (altresì dette prove mordi e fuggi o hit and run).
o Vantaggi : Non si paga l’affitto.
o Svantaggi : Ce ne sono una miriade. Tua madre si incazza. Tuo padre si incazza. Il condominio si incazza. La polizia non gliene fregherebbe una ceppa ma visto che tutti si incazzano deve intervenire. Quindi bisogna fare in fretta: un 3 o 4 pezzi e poi si smonta velocissimi, si carica la strumentazione in macchina (per far sparire le evidenze ed evitare deleteri sequestri), ci si ritira nell’entroterra evitando di farsi vivi a casa per un po’.
Last but not the least, non va sottovalutata la rottura di palle derivante dall’impossibilità di lasciare tutto l’armamentario nel garage suddetto. Soluzione estremamente sconsigliata dunque, solo per casi disperati.
Ma non finisce qua. C’è chi trova per miracolo una stanza di 2 metri cubi e pretende di suonarci in cinque. (“Allora raga…la batteria in mezzo, gli ampli per chitarra teneteli a poco che li mettiamo uno sopra l’altro, quello per basso dietro la porta, il cantante fuori dalla stanza che tanto il senso della canzone lo capisce lo stesso”. “Ma cazzarola, così sbattiamo in continuazione!”. “E tu stai leggermente piegato sulle ginocchia quando fai la ritmica, poi magari quando fai l’assolo ti alzi e si abbassa lui…”).
Oppure, soluzione diametralmente opposta, ci si ritrova a suonare in un capannone industriale sconfinato col soffitto di 10 metri dove una scoreggina sembra un temporale per il rimbombo.
Terribile, angosciante, per qualcuno insostenibile. Ma il dato di fatto resta: la sala prove serve . Trovata quella si può andare avanti…



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