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Sunday, November 25, 2007 - ore 15:52
del Disimpegno
(categoria: " Riflessioni ")
Questa riflessione mi è ispirata da una recente conversazione con un amico. I rapporti umani di quasiasi tipo( escludo solo quelli ultra formali formali tipo : datore di lavoro/dipendente, schiavo/padrone..per intenderci ) possono essere gestiti e considerati come "contratti"? Che valore ha mettere le mani avanti, decidere di mettere dei paletti o delle regole...instaurare degli accordi? Anche con la migliore buona volontà e buona fede?
Ha senso spendere tempo a definire una sorta di contratto data la meravigliosa e assoluta mutevolezza del nostro animo, dei nostri pensieri, ecc.?
Se per esempio con un collega decidiamo che faremo il nostro lavoro in modo indipendente e che non ci devono essere richieste reciproche di aiuto, o di collaborazione ( esempio estremo ) posso io far valere questo accordo nel momento in cui invece, contro le regole stabilite, l’aiuto mi viene chiesto? Io non ho nessun dubbio...delle regole me ne frego, e faccio quello che posso per aiutare.
Razionalmente possiamo applicare alla relazione con un altro essere umano tutti i principi e le regole che vogliamo...Ma tutti sappiamo che i principi sono una cosa e la pratica è un’altra.
Sì, perchè la pratica tiene conto di bisogni e debolezze o più semplicemente sentimenti dei quali i principi se ne sbattono.
Tanto che l’applicazione dei principi passa molto spesso per un’auto coercizione, per una forzata abolizione di pragmatisimi che nei rapporti umani ( almeno quelli a cui si attribuisce un certo valore ) sarebbe sempre bene limitare.
Spesso l’applicazione o il tentativo di applicazione di rigidi principi ai rapporti umani è un modo per mascherare il disimpegno..oppure in modo ortogonalmente opposto è il tentativo di disimpegnarsi..per non affondare, per non farsi del male, per mantenere il controllo...
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