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Sunday, November 25, 2007 - ore 18:56


Cose notevoli
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’altro dì andai al Candiani a questa presentazione. Il Gazzettino dice così:

Non si può non provare simpatia per lui. Sarà anche un ladro, o per lo meno lo è stato, ha conosciuto galera e collezionato condanne. Però sui principi non transige. Perché è cresciuto nei patronati, «per un po’ di pane e marmellata andavimo in ciesa e fesevimo i fioreti». E lì ha imparato educazione e rispetto. E non si li ha mai dimenticati, anche se ha rubato qualcosa come 700-800 quintali di oro, e preso, per restituire dopo aver ricevuto un congruo riscatto, quadri di Picasso, Canaletto e Tiepolo. È stato lui, Vincenzo Pipino "il re dei ladri", il grande protagonista di ieri pomeriggio all’auditorium del Candiani. Pantaloni arancioni e maglione verde pisello, un personaggio davvero raro.

Un incontro strepitoso. Un auditorium pieno come quando si fa cabaret. Eppure si parlava di un libro: "Mala Tempora" del giornalista Maurizio Dianese. E non è un libro di barzellette. Ripercorre la malavita a Nordest, dal leggendario Kociss, ai ladri gentil uomini di Venezia, fino alla svolta degli anni Ottanta con la banda di Felice Maniero. «Uomini efferati e spietati che hanno portato droga in ogni condominio e in ogni androne» ricorda Gianfranco Bettin, all’epoca sequestrato, minacciato e poi per anni scortato dalla polizia. «Un libro molto bello, un romanzo affascinante scritto da un giornalista bravo del quale apprezzo l’indipendenza» per il sindaco Massimo Cacciari. Ebbene sì, perché ieri al Candiani c’erano il giornalista Maurizio Dianese, il sindaco Massimo Cacciari, Gianfranco Bettin e Vincenzo Pipino. Un mix formidabile. Oltre ai ragazzi dello spritz letterario che hanno letto pagine importanti di "Mala Tempora". A partire dall’impareggiabile evasione di Felice Maniero dal carcere Due Palazzi di Padova. Si è parlato di cose serie, certo, ma si è anche riso. Con i racconti di Pipino, espulso in prima elementare, cresciuto nei patronati, famoso per essere riuscito a svuotare gioiellerie e palazzi patrizi in pieno giorno e nel cuore di Venezia. «El gioieliere andava a bere un birin e trovava el negozio vodo. Non gavemo mai ridoto nessun in miseria, assavimo sempre qualcosa» racconta Pipino. Ma parla anche del rapporto «ciao, ciao» con le forze dell’ordine. Che significa rispetto delle regole non scritte. Poi c’è la svolta, quella degli anni Ottanta. Quando c’è il controllo della criminalità da parte della banda di Felice Maniero, dalle rapine alla droga. Ma questo è il passato. «Ora è un’altra storia - dice Dianese - è la stagione delle bande di stranieri, non ci sono regole. Torturano e uccidono anche per quattro soldi». In una società individualista «eliminare il crimine è responsabilità di tutti - per Cacciari - si fa con politiche sociali e culturali a partire dalle scuole». Ma Dianese ha ancora due cosine da dire e ci tiene a farlo prima che il pubblico se ne vada: «Il libro è un tributo alla squadra mobile di quei tempi e a chi per un errore giudiziario è stato condannato». Parla di Antonio Palmosi, capo della squadra mobile, che ha tarpato le ali a "faccia d’angelo" e il grazie è stata una condanna.


Effettivamente la presentazione meritava. Ieri ho iniziato il libro, e bisogna dire che è davvero appassionante. Ma adesso devo cercare quello di Pipino (ma come si fa a chiamarsi come un hobbit??)

Comunque Mestre mi piace di più ogni volta che ci vado. Adesso ho anche scoperto che ha una specie di fiumiciattolo che scorre in centro città, o perlomeno sopra piazza Ferretto. Insomma, una sorpresa continua!

Devo essere l’unica pazza a cui piace Mestre, e che ha il coraggio di ammetterlo.



Per una che vive a Venezia credo sia piuttosto grave.

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