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.. senza dimenticare Grace Papaia.


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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Monday, November 26, 2007 - ore 08:57


Listismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ah. Se c’è una cosa che io so fare proprio bene, ma davvero davvero bene, sono le liste. Potrei fare una lista ovunque e per qualsiasi motivo, scopo, meta, fine, causa. Io amo fare liste.
Liste della spesa, delle cose da fare, per i regali di compleanno, presenti e assenti. Chi viene alla cena, cosa manca nel frigo, quanti impegni ho in settimana, quali sms devo trascrivere, a che punto sono col ripasso, quali libri ho letto nell’ultimo mese. Cosa voglio per natale e cosa voglio regalare a natale, che testi mi mancano e che testi possiedo per la tesi - controllo incrociato per valutare il reale stato della situazione. Faccio liste nei quaderni, su fogli trovati in cucina, sui manuali di grammatica, su post-it e blocnotes, su carta intestata di Tiziano e su pagine stampate. Potessi, le farei anche sulla carta igienica.
A NY spesso passeggiavo da sola, in attesa che il mio amore uscisse da lavoro. Camminavo come non si cammina da nessun’altra parte, con la testa in alto, in basso, in alto, in basso. Altalenante, per guardare un cielo coperto dai palazzi, e per guardarmi dagli avanzi delle cene canine. Non serve avere una meta, a NY, tanto dove devi arrivare sta sicuro che ci arrivi. NY ti indica la strada, la meta ti si presenta davanti agli occhi e te ne rendi conto quando sei già in metropolitana e sai che sei salito, senza saperlo, per andare da Barnes&Noble.
B&N ha più sedi a Manhattan, ma la mia preferita è quella in mattoni rossi che sta su Union Square. Non è la più grande, non è la più elegante. Ma è la mia preferita, con le bow windows sulla strada, lo Starbucks interno, e la gente seduta per terra in mezzo a queste migliaia di scaffali stracolmi di libri. E legge. La gente legge lì per terra. Si entra, si sceglie un libro, ci si va a prendere un caffè, e ci si siede a leggere dove c’è posto. E se non c’è posto ci si siede per terra. E poi se si vuole si compra il libro, e se no si torna a casa, e il giorno dopo si ricomincia.
Gironzolavo fra un piano e l’altro, trasognata. Il primo sogno si era appena infranto, ma ero piena di buoni propositi per il giorno seguente. Cercavo di decidermi, cosa fare, dove andare, cosa dire, con chi parlare.
E come NY ti porta esattamente dove desideri andare, B&N ti porta esattamente al libro che, senza saperlo, stavi cercando. Era su un piano adiacente alle scale mobili, accatastato assieme ad altri. Se ne stava lì immobile, ad aspettarmi.
To-do-list. Cosa le tue liste dicono di te. Che persona sei, come gestisci te stesso, la tua vita e i tuoi affari in relazione a come, perchè e quando scrivi una lista.
L’avrei comprato. Era il libro che riassumeva le mie perversioni, le mie ossessioni, le mie fissazioni. L’ordine patologico con cui catalogo le cose che mi stanno a cuore. Salvo poi perdere la lista nel caos primordiale in cui lascio ogni cosa, non solo ciò che mi sta a cuore.
Dovevo comprarlo. Sono uscita con un senso di incompletezza dentro, e non sapevo cos’era. Oggi, riguardando le foto di quest’anno e degli anni scorsi, ho visto la mia faccia soddisfatta davanti al palazzo di mattoni rossi, e ho pensato al mio libro delle liste.



Vorrà dire che tornerò a NY a prenderlo.


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