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Monday, November 26, 2007 - ore 16:09
...senza parole
(categoria: " Vita Quotidiana ")
In questi giorni si parla di legalità, di immigrati che commettono delitti, di universitarie che muoiono uccise in circostanze oscure probabilmente per mano di chi pochi istanti prima stava consumando un festino (mmm, visto il numero di partecipanti che aumenta di ora in ora, direi più che festino una vera e propria orgia) a base di sesso, droga, alcool, e chi più ne ha più ne metta....Insomma, non proprio un bel periodo.
Se non che, che succede? Capita che compri un giornale, o apri la tv su un qualsiasi tg, e leggi una notizia che non capita tutti i giorni di leggere. Un sindaco, non diciamo di che partito è ne di dov’è, anche se è il segreto di Pulcinella

, dopo stucchevoli e vergognose frasi e dichiarazioni in stretto politichese da parte di personaggi che non cito per non incorrere in volgarità gratuite (ma due li voglio dire, Amato e Veltroni

), decide di lasciar perdere ogni tipo di demagogia e passa ai fatti, attuando una misura di regolamentazione dell’immigrazione nel proprio Comune basata unicamente sulla dichiarazione di una risibile remunerazione annuale di 5.000 euri annui. Niente razza, niente religione, niente cultura: un dato oggettivo, peraltro costituzionalissimo (ma l’Italia non è una Repubblica fondata sul lavoro?mah...), che interviene tra l’altro su un punto, quello lavorativo, che è, o dovrebbe essere, uno dei punti cardine di quello che è un detersivo con cui da anni si sciacquano demagogicamente la bocca politici e politichetti soprattutto (e mi dispiace dirlo) di certa sinistra pseudo-garantista e invece alla perenne miserevole ricerca di voti (non perché di sinistra...solo perché miserevoli e basta): l’INTEGRAZIONE. Che poi, 5.000euri annui!!!Annui!!! Io facendo l’allenatore di under 16 e lavorando in una casa editrice quattro giorni al mese prendevo di più!!!
E invece che succede? Succede che compri un giornale, il cui nome inizia per "M" e finisce per "attino di Padova", che, all’interno di una malcelata (e vergognosa) campagna ostile al detto sindaco, riporta che la magistratura (BOCCA TASI) ha aperto un fascicolo di indagine per usurpazione dei poteri di sindaco. Come se non bastasse, si scatena il solito plebiscito di paladini del nulla rivendicando "diritti, tolleranza e integrazione", e sciorinando la solita sequela di luoghi comuni da Nobel per la pace, primo tra tutti un sindaco diventato famoso per aver costruito muri in giro per i quartieri della sua città e che adesso evidentemente deve andare in cerca di riguadagnare consensi presso l’elettorato della sinistra radicale (e anche qua, BOCCA TASI). Il fatto curioso (più che curioso, inquietante) è che sempre sullo stesso giornale, in un trafiletto, si legge la testimonianza di un marocchino 49enne, cittadino italiano da 31, lavoratore contribuente, che ha intenzione di scrivere a Napolitano (n’altro de bon...) per rinunciare alla cittadinanza italiana, dato che lui, lavoratore in regola, non fa altro che pagare tasse, mentre i suoi fratelli nullafacenti e nullatenenti vivono in appartamenti pubblici e ricevono un sussidio dallo Stato.
Miei cari...
MA VI RENDETE CONTO? Questo per riflettere qual è il clima culturale in cui viviamo, senza aggiungere altri commenti (anche perché avrete già capito come la penso...).
Ma non è mica finita qua. Perché, sullo stesso giornale, giri pagina e leggi dell’altro caso che sta tenendo banco in questi giorno, ossia l’omicidio di Perugia. Fatto esecrabile, vicenda realmente squallida, che però rappresenta uno squarcio su quella che è la realtà di molta gioventù d’oggi, di molta gioventù Erasmus in particolare e soprattutto di un messaggio culturale deviante, proposto e veicolato dai media, spacciato per una (anche qua) demagogica e qualunquista rivendicazione di presunte libertà personali, e invece bieca esaltazione dell’edonismo più sfrenato. Un messaggio per cui se non trasgredisci sei uno sfigato, che nessuno può dirti cosa devi fare, che le regole non servono a niente, che sessodrogaeroccherrol sono quasi una tappa obbligata per affermare la propria indipendenza e voglia di libertà: tanto, chissenefrega, si vive una volta sola, per una volta che succede, poi se va male c’è l’aborto...Una cultura che non è cultura di vita, ma una cultura di autodistruzione, una cultura di morte. E va tutto bene, tutti a commentare lanciando strali contro il bacchettonismo pseudo-cattolico, salvo poi svegliarsi tutto d’un tratto quando ci scappa il morto, o quando magari dei tredicenni finiscono in galera per spaccio a scuola: e allora di nuovo ci si straccia le vesti, si lanciano editti contro gli automobilisti ubriachi, i ragazzini che si fanno le canne, e si scopre d’un tratto che il sesso libero e promiscuo è pratica molto in voga soprattutto tra gli universitari in trasferta. E allora via a simposi di psicologi, psichiatri, con il Crepet di turno (di nuovo, BOCCA TASI) a riempirsi la bocca di sentenze e a insegnarci come si fa a vivere. E via, per due o tre giorni, per poi dimenticarsi tutto e ricominciare non appena ci scappa di nuovo il morto. Perugia è testimonianza di una realtà molto più vicina di quel che si pensa, e sbaglia chi pensa sia una storia in cui siano coinvolti dei maniaci, sadici e cose di questo tipo (ho sentito parlare, appena successo il fatto, di omicidio rituale

). E’ semplicemente un "festino" più estremo di altri finito male. Molto male. E il fatto che i protagonisti siano figure del tutto ordinarie ci deve dire che non si tratta di una tragedia capitata a persone malate, ma tutt’altro, ossia di una fatalità successa a delle persone assolutamente normali, con una vita del tutto normale, ma semplicemente portatrici di uno stile di vita che, se l’avessero raccontato in giro un mese fa, cioè prima dell’accaduto, sarebbero passate per delle persone brillanti che conducono una vita "piena di stimoli". E allora, più che cercare l’assassino, forse sarebbe il caso di fare un passo indietro e riflettere su cosa vuol dire vita e cosa vuol dire libertà.
Credo di dire cose banali, che chiunque in questi giorni sottoscriverebbe (tra un paio di mesi, a caso sgonfiato, non ne sono così sicuro...). Bene, sul "Mattino" dicevo, giro la pagina e leggo un articolo sulla presentazione del libro di una pubblicitaria di successo trentaseienne che racconta della storia, molto simile alla sua, di una studentessa in Erasmus e del suo soggiorno all’estero, passato tra canne, sesso promiscuo, una relazione con uomo sposato del posto e, ci si augura, anche esami, il tutto chiosato come "un percorso iniziatico, una tappa imprescindibile per trovare la propria indipendenza e dare un senso alla propria vita".
Eh sì. Sono proprio uno sfigato.
Orate fratres
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