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Tuesday, November 27, 2007 - ore 16:49
Inno alla nave delle muse
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Doni di Lieo nellauree tazze
Coronato dalloro, o naviganti,
Adorando, e libateli dallalta
Poppa in onor della palmosa Delo,
Ospizio di Latona, isola cara
Al divino Timbrèo, cara alla madre
Delle Nereidi, e al forte Enosigèo.
Non ferverà per voi lira del flutto
Dalle Cicladi chiuso ardue di sassi,
Né dentro al nembo suo terrà la notte
Laure seconde, e lorïente guida
Delle spiate nubi. Udrà le preci
Febo; dai gioghi altissimi di Cinto
Lieti dulivi e di vocali lauri,
Al vostro corso le cerulee vie
Spianerà tutte, e agevoli alle antenne
Devote manderà gli Eolii venti.
Però che locchio del figliuol di Giove,
Lieto fa ciò che mira: Apollo salva
Chi Delo onora. O stanza dellerrante
Latona! Invan la Dea liti e montagne
Dolorando cercò: fuggìanla i fiumi
E contendeano a correre col vento.
Ove più poserai dal grave fianco
Lo peso tuo? né avrà culle e lavacri
DellOlimpio la prole, o dolorosa?
Ma la nuotante per lIcario fonte
Isola, a venti e allacque obbedïente,
Lei ricettò, sebben in ciel si stesse
La minaccia di Giuno alla vedetta.
Amor di Febo e de Celesti è Delo.
Immota, veneranda ed immortale,
Ricca fra tutte quante isole siede
E le sorelle a lei fanno corona.
I doni di Lieo nellauree tazze
Dalloro inghirlandate o naviganti
Adorando; e libateli dallalta
Poppa in onor della palmosa Delo.
Tale cantando Alceo strinse di grato
Ozio i Tritoni, e i condottieri infidi
Della nave che gìa pel grande Egeo
Italia e le Tirrene acque cercando
Onde posar nella toscana terra
Le Muse che fuggìen larabo insulto
E le spade e la fiamma ed il tripudio
De nuovi numi, e del novello impero;
Come piacque alleterna onnipotenza
Di quella calva che non posa mai
Di vendicar sul capo de Comneni
Le vittorie di Roma, ed i tributi
DAsia, e di Costantin gli Dei mutati.
Salìa dellAthos nella somma vetta
Il duca, e quindi il flutto ampio guardava
E lisole guardava e il continente
Però che si chinava allorizzonte
Diana liberal di tutta luce.
Gli suonavano intorno il brando e larme
Sfolgoranti fra lombre, e giù dallelmo
Gli percuoteva in fulva onda le spalle
La giuba de corsier presi in battaglia;
Negro cimiero ondeggiavagli, e il negro
Paludamento si portavan laure.
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