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Tuesday, November 27, 2007 - ore 20:20


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(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ingrid curava molto attentamente ogni piccolo dettaglio al’interno della propria stanza. Osservava scrupolosamente che le lenzuola del suo misero letto ad una piazza fossero piegate in modo da formare figure geometriche come rettangoli,soprattutto. Lo specchio del bagno doveva essere sempre pulito, la tavoletta del w.c. sempre abbassata, i suoi disegni ragruppati in mucchietti perfettamente ordinati per giorno,mese,anno,umore. Non aveva nessuno: doveva aver avuto un marito in tempi lontani, ma non ricordava più quando.
La dedizione con la quale esercitava quest’attività le valse l’apellativo di "pazza", che la accompagnava ovunque andasse; non che andasse lontano comunque, anche se avrebbe voluto farlo.
Quel giorno di Novembre, mentre l’aria fuori dalla finestra tamburellava sul vetro della stanza di Ingrid con fare minaccioso,quasi volesse prepotentemente invitarla ad uscire, la donna si accorse che le vene del suo braccio non seguivano un percorso regolare. Inizialmente si sforzò di non fissarle, ma accidenti erano troppo imperfette, non era tollerabile una simile cosa.
Chiuse gli occhi,e nella sua mente si visualizzarono immagini di vene perfette,di sangue palesemente rosso, mentre appena li riapriva anche il suo sangue sembrava sporco. Ingrid odiava lo sporco, ma non sè stessa. Fino a quel momento. Sentiva che il suo cuore aumentava di secondo in secondo le pulsazioni, che quella sensazione non le era nuova, sebbene non riuscisse ancora ad associarla a nulla. Il cuore si calmò, e Ingrid respirò regolarmente. Si alzò, pensò che sciacquarsi il volto l’avrebbe aiutata; quando giunse davanti allo specchio lanciò un urlo che avrebbe potuto squarciare le pareti se solo avesse potuto. Il naso, la bocca, gli occhi, le orecchie, tutto le appariva deformato, il colore della pelle, da bianco latte era mutato in un nero profondo come il disagio che era riuscita a ricacciare nel fondo del suo cuore. Dietro di sè vedeva la stanza assumere i contorni dell’anticamera dell’inferno, e lì nulla le sembrava perfetto, anzi tutto quel rumore, quello sporco, era no per lei troppo; sarebbe impazzita.
Capì solo allora che la causa di tutto erano le sue vene imperfette, perciò prese il crocifisso dal muro e lo gettò contro lo specchio, che si ruppe in mille pezzi. Ne raccolse uno e osservò un’ultima volta le sue vene: troppo imperfette, era intollerabile.
Recise con un colpo secco le vene e si lasciò morire dissanguata mentre la radio passava un pezzo di Cat Stevens "...uh baby baby...it’s a wild world..."
Nessuno capì che Ingrid era malata.Neppure i medici e le infermiere della clinica psichiatrica criminale che l’avevano in cura.
Ingrid Svesson, anni 35, una condanna a 30 anni per omicidio volontario dei due figlioletti di 3 e 5 anni, causa l’eccessivo grado di "sporcizia" che lasciavano in casa( ma l’avvocato difensore riuscì a far passare la tesi della presenza demoniaca, forse azzeccandoci, chi lo sa...), moriva a causa del suo male, della sua incapacità di pulire il mondo dalla sua sporcizia, di renderlo geometrico come avrebbe voluto lei...

MATTIA TASOVAC

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