Salmo: dal greco psalmos, voce correlata a psallo: cantare, suonare uno strumento. Un salmo è quindi un canto umano rivolto a Dio, una preghiera, una supplica, un ringraziamento, accompagnato dalla cetra e dal suono soave della gioia. Una festa, un banchetto aperto a tutti, con la ricetta delle vivande perfette per un pranzo divino. Classificare, sinonimo di generalizzare: dalla lingua del futuro foolish: stolto, sciocco.
Nella scienza, la stessa scienza che definisce la religione come una spiegazione primitiva dei fenomeni naturali, visti come la manifestazione di una divinità, ogni elemento conserva le caratteristiche principali dell’insieme cui appartiene.
La scienza moderna (non la sapienza moderna!) vastissima, così definita dagli stessi scienziati, e “strafottente” inizia a vacillare di fronte a una piccola Scrittura, a un piccolo salmo fuori dal coro.
Il
salmo 119 è uno dei più belli e complessi salmi della Bibbia. Negli otto versi delle sue ventidue strofe, una per ogni lettera dell’alfabeto ebraico, sono nascosti gli altrettanti termini della legge: testimonianza, precetto, volontà, comando, promessa, parola, giudizio, via. Otto parole che da sole riescono a tenere salda una comunità grande come quella di Davide. Un salmo con innumerevoli segreti. Le sue bellezze sono celate sotto una veste che si fa più leggera, per farci solo intravedere le infinite curve che Dio ha disegnato nel suo libro. Curve strette e larghe, inversioni e imbocchi, partenze e arrivi.
Ma questa, allora, che curva è? La scienza vuole classificare, perché ha la necessità di catalogare ciò che “conosce”. L’uomo stolto pensa a definire. Il saggio, invece, pensa e basta. Questa è una curva difficile, studiata apposta per l’allenamento dei piloti più talentuosi. Una curva di montagna, tra sassi e terra, all’ombra di una cima che copre il sole. Una curva difficile. Difficile e basta. Questa è una curva difficile perché non si passa al primo colpo. È un tratto di strada dove Dio fa l’Allenatore esigente che chiede tanto dai suoi allievi. Un Allenatore tuttavia sicuro di avere poi la sua soddisfazione nel vedere in gara, una gara tra l’altro indetta da Lui, la vittoria strameritata di tutti i suoi pupilli. Dio ci chiede tanto. Ma è così buono che non è capace di starsene con le mani in mano: dice, semplificandoci pure la preghiera già in prima persona:
”A chi ti insulta darai una risposta, perché avrai fiducia nella mia parola. Non togliere mai dalla tua bocca la parola vera, perché confiderai nei miei giudizi.[…] Davanti ai re parlerai della tua alleanza senza temere la vergogna”. Lui ci dà i problemi da risolvere ma, rendendosi conto della difficoltà della dimostrazione, allega uno schema da seguire per arrivare senza intoppi a dare la tesi. Una tesi che ci sudiamo, fatta di polvere, di cadute, di tentativi falliti e di non tentativi, con il freno all’ultimo per il timore di trovarsi ancora sulla polvere. Una tesi che, però, non arriva mai.
Noi non abbiamo capito, Dio ci ha sorpresi tutti. Di nuovo. La curva non si supera. Dopo la curva non c’è niente. La tesi da dare è la dimostrazione stessa, anzi, i tentativi di dimostrazione! Lui vuole mandarci tra la polvere. Per capire la sua grandezza dobbiamo riempirci di fango, dobbiamo lasciare tutto, dobbiamo rinnegare noi stessi. Dobbiamo scendere, salendo sulla croce! Sulla nostra croce!
“Perché i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi” (Mc 10,31).
Gli uomini “che sanno” le prendono per puttanate: lo conferma la scienza sperimentale moderna! Il non esperimento non dà verità alle ipotesi.
Cara scienza rinuncia. Dio è più grande. L’uomo è solo uomo. Dio è Dio che si è fatto anche uomo. Non è proprio lo stesso. E poi, come dici te, se non è vero dimostralo!