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john fante, ’la strada per los angeles’: che noia, ma quando la smetto con questi libri, non ne ho letti a sufficienza? è che l’ho visto all’iperpellicano e non c’era altro di accettabile.

HO VISTO

ombre dal passato: dimenticabile. a parte la giappo fantasma che pacey di dowson creek si portava sulle spalle...

STO ASCOLTANDO

la lavatrice

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non pervenuto

ORA VORREI TANTO...

fare qualcosa di buono. per me.

STO STUDIANDO...

la situazione.

OGGI IL MIO UMORE E'...

rassegnato

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Sicapunk con la maglietta di Neffa!
2) quando mi alzo il sabato mattina e apro la finestra di casa, annuso il profumo della primavera, sento i cinguettii, poi guardo piu' in basso la macchina parcheggiata in diagonale e sopra l'aiuola e mi piglia un colpo e mi vien da dire " vara che bomba che gavevo ieri sera!!!"
3) accorgersi che d'un tratto è finita la birra
4) Restare senza benzina

MERAVIGLIE


1) Alzarsi la mattina e realizzare in una frazione di secondo tutto ciò che si ha combinato la sera precedente, e invece di vergognarsi si sorride.
2) la bocca che mi si riempie di saliva quando vedo l'oggetto dei miei desideri -e non è la venere gommosa-





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Wednesday, November 28, 2007 - ore 18:54


Dillo. Con un getto di vomito, ma dillo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Se questa era una prova generale, devo dire che sento odore di fallimento (e di vomito). E’ piuttosto la prova che, ovunque tu decida di andare, il tuo morbo te lo porti dietro... mica resta a casa ad aspettare che torni, lui. E poi salta fuori all’improvviso, magari in forma di getto di vomito che pian piano inonda la superficie del tavolaccio di legno, fino a lambire i gomiti dei presenti. Ovviamente entusiasti. E questo era il primo messaggio, quello implicito. Fortuna che il panino con la mortazza l’avevi digerito: era tutto vino, bianco. Poi c’è la gita fuori, a bagnare un po’ l’asfalto seduta sul gradino, mezza franata sulla povera vale. E poi c’è Dante, il sommo poeta e salvatore che, con la sola imposizione delle mani, ti resuscita dal coma etilico. Presa da un un attacco di vita e di gratitudine, risorgi e abbracci il taumaturgo in pantaloni rossi attillati che biascica felice allungando le mani miracolose sulle tue chiappe. Finalmente un’anima affine, ti senti momentaneamente riconciliata col mondo: sei la sua beatrice. Ma invece il mondo è quello dentro, quello su cui hai vomitato. Allora non contenta della performance umidiccia, inizi a esplicitare il messaggio con tutta la cattiveria che di solito ti manca: io vi detesto e vi ho vomitati per calcolo. E ridatemi le mie amiche, che non sono venuta qua per vedere voi. A quel punto hai fatto quel che dovevi e ti rassegni a pagare il conto. Per il disturbo.

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