1) Sicapunk con la maglietta di Neffa! 2) Sicapunk che ascolta i POOH
MERAVIGLIE
1) il gin lemon 2) atmosfera ovattata post-balla 3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato... 4) gli stranimali 5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam 6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig) 7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere? 8) lo stroh-rum di momo!!!!
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Friday, November 30, 2007 - ore 11:59
m.n.f.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Me ne frego di chi legge perché scrocca banda al lavoro. Me ne frego di chi legge perché non ha un cazzo da fare. Me ne frego dei commenti compiacenti per stringersi le mani riconoscendosi per etichetta. Me ne frego di finire nella carrellata di foto della fabbrica dei mostri. Me ne frego di far l’uomo sandwich per il primo filantropo del cazzo. Me ne frego delle bambinate di chi non sa gestire le situazioni e ne crea dapprima una tragedia greca, poi un divertimento, poi un motivo di eremitaggio. Me ne frego della sacra vittima, del suo vociare simile alla montagna de La Storia Infinita e del suo eterno lamento, se lo ficchi nel culo. Me ne frego del prete che va sui giornali e non ha i coglioni di lasciar parlare le persone dal suo micro pulpito autogestito: mi fai cagare. Me ne frego del contatore delle visite, fosse di carta potrei arrotolarlo. Me ne frego degli esperimenti sociologici in questo sito: avete capito tutto. Me ne frego pure del blog: senza rss e permalink serve a ben poco. Me ne frego della mafiosetta alcolizzata. Me ne frego delle vostre emoticon in msn, ho messo adium apposta per chi non ha un cazzo da dire nemmeno con le parole. Me ne frego degli improvvisatori di serate: state colando a picco. Me ne frego degli invidiosi: vi state creando terra bruciata intorno da soli. Me ne frego del mio fegato, parla troppo ogni giorno, ed è anche merito tuo, forse. Me ne frego dei giudizi: ognuno porta acqua al suo mulino, chi più velatamente, chi con meno attenzione. Me ne frego di chi ha trenta secondi da perdere per scrivermi stronzate, forse ho imparato a valutarti. Me ne frego di chi ha sempre la soluzione in tasca. Tienila lì, magari un giorno ti ci soffi il naso. Me ne frego del silenzio dei lettori. Me ne frego degli ’ospiti’. Me ne frego di chi parla, parla, parla e non sa un cazzo. Me ne frego di chi sparla, perché quello che sto facendo, forse, lo so solo io. Me ne frego di chi ha paura anche se dici "bu". Me ne frego ormai delle attese telefoniche. Me ne frego.
Me ne frega di me, però.
CIRANO - FRANCESCO GUCCINI
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto ! Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria ma non avete scorza ; godetevi il successo, godete finché dura ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli ? L’arrivismo ? All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti ; venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatti del qualunquismo un arte ; coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto assurdo bel paese. Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato ; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz’ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore ; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d’essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo ma sono triste perché Rossana è bella, siamo così diversi ; a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.
Venite gente vuota, facciamola finita : voi preti che vendete a tutti un’altra vita ; se c’è come voi dite un Dio nell’infinito guardatevi nel cuore, l’avete già tradito e voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali ; tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada ma in questa vita oggi non trovo più la strada, non voglio rassegnarmi ad essere cattivo tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo ; dev’esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole ; ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché ormai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.