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Monday, December 03, 2007 - ore 07:41


Strategie di cielo
(categoria: " Riflessioni ")


I^ DOMENICA D’AVVENTO
"Tutto bene, grazie!" Ma smettila, per favore...

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo".
(Vangelo di Matteo 24,37-44)

di don Marco Pozza

“Tutto bene, grazie!”. In realtà a casa è un disastro: urla, piatti che volano, stoviglie trasformate in kalashnikov, corna che sbocciano come funghi. “Tutto bene, grazie!”. Veramente a Montecitorio è un disastro: tangenti, privilegi, balle narrate al vento, promesse, bugie, pagliacciate. “Tutto bene, grazie!”. In verità nella mia chiesa c’è un po’ di caos: il vangelo sembra essere “in ristampa”, non si nomina più Cristo (Papa a parte), la Madonna non affascina, il diavolo non esiste. La gente non crede più! “Tutto bene, grazie!”. In realtà la scuola è artigianato: il professore telefona, lo studente rulla un cannone, la bidella fotocopia i compiti, il preside acquista kg. “Tutto bene, grazie!”. In realtà al Gruppo della parrocchia si mormora, si fa i lavativi, si scredita il lavoro altrui, si ringrazia se il prete lascia russare la camerata.
“Tutto bene, grazie!”. In realtà…è proprio tutto bene?


“Buon anno, mia chiesa”! Dovremmo scambiarcelo oggi quest’augurio! Già, perché oggi inizia l’Avvento: tempo d’attesa. Attesa: di cosa? Del Signore che nasce. Ma – siamo sinceri - non solo! Per lo studente è attesa delle vacanze; per l’operaio attesa della tredicesima, per la nonna attesa di una visita, per l’albergatore attesa del “tutto esaurito”, per il prete attesa delle buste natalizie, per la politica attesa di barattare una messa per un pugno di voti. Comunque sia, s’attende. Si attende! Sempre e solo attesa! Si attende un treno, un autobus, un taxi. Lo sbocciare di una gemma, l’esplosione di un fiore, il maturare di una mela. Un amore, un bacio, la nascita di un figlio. A scuola s’attende: l’alunno il voto, il maestro la risposta, l’autista la campanella. Si attende a casa: il marito la moglie, la moglie il marito, la mamma e il papà il figlio. L’attesa ingozza tutto: il mondo, la politica, lo sport. La fede… Si: anche qui c’è attesa! L’uomo attende Dio! Anche Dio attende l’uomo! Ricordi? L’uomo: era un pugno di polvere. Dio ci accompagnò dentro la vita: affiorò un’opera d’arte voluta per sfidare i millenni. Pugno di polvere ambita dal Creatore. Assurdo: Dio cerca l’uomo! L’infinito cammina per braccare il finito, la Perfezione sulle tracce del peccato, l’Immenso ad incrociare il perduto. Solo Lassù riescono queste umane contraddizioni! Assurdo, ma c’è qualcosa di più assurdo: l’uomo sembra non accorgersi che Dio lo sta cercando.
Il Vangelo ti oggi spoglia tutti: “Nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non s’accorsero di nulla finchè venne il diluvio e inghiottì tutti”. Elegantissimo Dio: non c’accusa di cattiveria, di frodi fiscali, di malvagità: almeno ci sentiremmo potenti! No, ci sveste ancora di più: ci rinfaccia la distrazione. La sbadataggine, la svagatezza, la dissipazione. L’incoscienza, l’imprevidenza, la sventatezza. Come a dire: “siete incapaci di leggere la vostra storia!”. Noi?! Ma cosa dici, Cristo? Non facciamo niente di male. Tutto normale tutto regolare, tutto rosa. Mangiamo, beviamo, ci accoppiamo. Qualche volta esplodiamo. Firmiamo grossi affari: d’amore, si sesso, di successo. Combiniamo appuntamenti: di festa, di morte, di mondanità. Trasformiamo gli assassini in status symbol: ma è solo una provocazione. Organizziamo vacanze, moltiplichiamo i partiti, blocchiamo le città. Leggiamo giornali, stampiamo riviste. Sappiano tutto di oroscopi, cartomanzie e pendolini vari. Dai: qualche enciclica la compriamo pure! Meglio di così…


“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno” - raccomanda Paolo di Tarso -. Motivo? “Perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti”. Hai presente le coperte che la mamma strappa con veemenza perchè è da mezz’ora che ti dice: “Micino, alzati. La colazione è pronta. L’autobus parte”? E’ proprio il gesto della Scrittura di oggi: svegliati, ragazzo! Ma svegliati anche tu, mamma e papà. Nonno e nonna. Prete e giardiniere. Svegliati: perché anche al tempo di Noè facevano così. E l’acqua s’avvicinava! Facevano così e il mare cresceva. Facevano così e i fiumi si cancellavano, Le montagne scomparivano. Facevano così e l’umanità affogò! Affogò perché distratta… Ma oggi il Maestro di Nazareth affonda ancora: “Due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata”. Nel campo? Alla mola? Come dire: a scuola, alla lavatrice, in officina, sui fornelli. Cioè: nella vita quotidiana! Quella vita che tu pensi inutile, vana, faticosa, schifosa, insulsa. E’ preziosa per Dio. Così preziosa che è il suo “laboratorio”. Sono in due nel campo: uno preso, l’altro lasciato! Benedetto XVI ha scritto ieri nella sua seconda enciclica: “il Giudizio Finale di Dio non sarà quello dell’iconografia minacciosa e lugubre, ma nemmeno un colpo di spugna che cancella tutto”. Uno sarà preso e l’altro lasciato – ammonisce il Vangelo di oggi. Perché? “Esso – continua il Santo Padre - chiamerà in causa le responsabilità di ciascuno”. Mi piace questo Dio, pur spaventandomi un pochino! Un Dio che fruga nel mucchio. E nel mucchio, sceglie. Valuta. Esamina. Distingue. Pensa. Riflette. Usa misericordia…e applica la giustizia!


Cosa fare? Spararsi in anticipo, fuggire sui monti con i Testimoni di Geova, lasciarsi andare? Oppure mandare a quel paese Dio, Scritture e Profeti compresi? Cosa fare, miseria!? Semplice: sta attento! Smettila di distrarti e di farti fregare! Prova a pensare che certe azioni non sono poi così insignificanti: un bacio, una scritta, una carezza, una firma. Che certi appuntamenti possono ri-girarti la vita: verso il bello, verso il brutto, verso l’amarezza, verso la gioia. Che la vita si può vivere diversamente. Che questo tempo lo posso vivere diversamente. Che se metto un assassino come testimonial incentivo a diventare assassini per far carriera. Che se un ministro di giustizia toglie la giustizia non è più credibile nella giustizia. Che se una chiesa si scolora nel mondo, dell’arca di Noè dimostra di non aver capito un fico secco. Sta’ attento perché quando scrivi sui jeans, sui quaderni, sugli zaini o sulle pietre di Ponte Milvio: “Vivi questo giorno come se fosse l’ultimo, amore” scrivi una castronata! Perché questo giorno è l’ultimo: questo non tornerà più. Questa messa è l’ultima. Quest’azione è unica. Questo gesto. Questo momento. Questa occasione. Tutto è unico: sta attento! Che se passa…non ritorna! Però se una cosa è unica è inimitabile. Insostituibile. Meravigliosa.
Pensa te: l’uomo, per Dio, è unico! Unico: da venirlo a cercare. Qui in terra oggi inizia l’Avvento: l’uomo attende il ritorno di Dio. Lassù in cielo oggi inizia l’Avvento: Dio attende il ritorno dell’uomo!


Autobus 64, altezza di Largo Argentina. Roma centro. Sono ascoltatore esterrefatto di una conversazione profondissima: “Si, io sto qui, tu dove sei? Ah, e dopo dove vai? Si, forse vengo anch’io, ma tu ci sei? Si, domani io sto qua, tu vai via o stai qua?... Se vado via chiama che ti raggiungo. Se no ti chiamo io per dirti che non vengo e che è inutile che mi chiami. Beh, magari ti telefono se decido che torno, se no se decidi che torni chiami tu”.
Proprio come ai tempi di Noè. “Tutto bene, grazie”! Ma… è proprio tutto bene?

GOD BLESS YOU!


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