E adesso chi li rimborsa tutti i giornalisti? L’appuntamento era per il 2 dicembre in quella Monterosso salita così velocemente alla ribalta da far pensare che, con altrettanta velocità, sarebbe capitolata nell’anonimato. Annunciato più di 100 giorni fa, gonfiato dalla presunta e ingombrante presenza di Emmanuel Milingo (forse ancora in lotta alla frontiera per problemi di passaporti revocati), annunciato come la sfida titanica per antonomasia che avrebbe fatto crollare la chiesa (da qualcuno in tempi passati scelta liberamente)…la sua epigrafe è stato uno scarno annuncio giornalistico: il fidanzamento “è rimandato perché, adesso, ho troppe cose da fare” (Il Corriere del Veneto, 2.11.2007).
Una sinteticità scioccante!



Sconcertante perchè, cercando tracce dell’uomo nella vita quotidiana, vado scoprendo che per Amore si fa di tutto: si cancellano impegni e si prolungano scadenze, si firmano contratti e dimissioni. Si spostano uffici, piani di lavoro e segretarie. Si viaggia, ci si riposa, si suda. Ci s’arrabbia, ci s’intestardisce, si lotta. Ci s’inventa lavori, si raddoppiano le passioni, si trasformano gli hobby. E’ incredibile la potenza dell’Amore. Invece qui l’amore sembra non scandire sospiri di vita! Partito nel bel mezzo d’agosto rendendo relativo
l’Amore per eccellenza (che in quanto assoluto non accetta d’essere relativo a nessuno – ma nemmeno ti rende relativo a nessuno), anche l’altro
amore divenne relativo. Relativo alla sindrome dell’ "ospite fisso" presentatagli dallo
star system mediatico. Calato il sipario su un convegno-dibattito più o meno riuscito, rimane la tristezza di vedere un confratello smarrito tra riflettori che si stanno spegnendo, applausi scolorati, sorrisi che si spengono. Rimane tenera nella sua onesta concretezza l’annotazione mossagli da
don Vinicio Albanesi nella puntata di
Matrix: il fatto che non tutti i sacerdoti rimangano fedeli al celibato non è motivo valido per scolorarne la sua millenaria idealità. Ma se non era il celibato era la pedofilia, l’abuso edilizio del Seminario Minore di Tencarola, la cattiva condotta morale di altri confratelli, la richiesta di TFR alla sua chiesa, le lettere-monologo scritte al vescovo, la stesura di un instant book fatto passare per novello
Decamerone! L’importante era sparare, magari invocando San
Lorenzo Milani, profeta della disobbedienza: ma basta salire a Barbiana per rendersi conto della portata della
castronata elaborata. Ci pensiamo tutti elefanti: poi un giorno scopriamo che la savana è più grande di noi.
U. Folena, commentando l’assurda vicenda che ha gettato alla ribalta la parrocchia di Este, scrisse su
Avvenire:
“Il peccato di Alberto non è la lussuria, ma la superbia. Ed è ben peggio”. Ecco perché a don Paolino che gli suggerisce: “Lascia stare il coro, per ora; siediti tra i fedeli e lasciamo passare la buriana”, Alberto non può dar retta”.
Ma nemmeno il mio confratello poteva dar retta al Vescovo!
Monterosso non diventerà mai Barbiana. Il motivo è semplice: non è perché un legno sta nell’acqua che impara a nuotare.