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Wednesday, December 05, 2007 - ore 11:47
Storia della follia moderna
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nel presente, varcate le soglie del duemila, che a detta di molte “vaticinations inutiles” sarebbe dovuto essere l’anno della fine del mondo, un demone, seppur di seconda classe, sguazza come un porco nel fango, in questo mondo di falsità, rancori e vizi.
La corruzione regnava sovrana, all’interno dell’amministrazione comunale, e non mi fu difficile percepire il dolciastro odore dell’insoddisfazione misto alla sfrontatezza che dona il denaro, perciò mi recai nei locali del comune, per poter designare ancora una volta, quello che sarebbe diventato il mio “involucro” (a me piace definire in questo modo, i corpi che indosso) per compiere l’ennesima nefandezza…
La mia attenzione cadde su una conversazione che Daniele, l’assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici, stava intrattenendo con un proprietario di una ditta vincitrice di una gara d’appalto del comune, a proposito degli strani movimenti filigranati che la scelta di quella ditta in particolare aveva creato. Il tono della conversazione era pacato e tendeva allo scherzoso, evidentemente i due erano sicuri di non essere ascoltati da nessuno che fosse all’oscuro del loro segreto. Si, quell’ometto e i suoi poteri all’interno del consiglio comunale facevano al caso mio, avevo trovato la mia nuova veste…
In quei giorni era arrivata all’attenzione del consiglio l’insana richiesta, da parte di uno dei tanti “scemi del villaggio”, di una superstrada che collegasse la città all’autostrada del sole, distante “solamente” duecento chilometri. In un’altra città, una proposta del genere non sarebbe neanche stata presa in considerazione, se non per farci quattro risate sopra, ma con un’amministrazione che aveva eliminato tutti i parcheggi riservati ai disabili per sostituirli con quelli a pagamento, tutto sarebbe stato possibile.
Per cui, al momento della ridicola votazione riguardante quest’ennesima combine, l’unanimità approvò.
Dopo questa scelta, però, sorgevano dei problemi logistici: uno dei tralicci del cavalcavia su cui sarebbe stata fatta passare la superstrada, sarebbe sorto proprio in mezzo ad un incrocio, era possibile collocarlo in una nuova locazione, ma sarebbe occorso un altro progetto, altri soldi, e… non era il caso.
La soluzione del problema venne osservando lo stradario di quella zona, era possibile deviare il traffico ad un altro incrocio, più grande, che avrebbe potuto sostenere il nuovo flusso di veicoli, tramite l’istallazione di una rotatoria. Tuttavia il traffico avrebbe subito un grosso fastidio per i lavori che sarebbero stati effettuati per la grande aiuola circolare: un quadrivio di strade a doppia carreggiata si sarebbe trasformato, in quell’incrocio, in un’unica striscia di automobili.
Il tempo passava e la rabbia montava nell’animo degli automobilisti, erano nervosi appena usciti di casa, sapendo che sarebbero incappati per l’ennesima volta in quell’ingorgo: è difficile da credere, ma lo stress che i motori delle macchine subiscono in un incolonnamento, è percepito anche dagli esseri umani, che accumulano sempre, fino a esplodere in tutta la loro cattiveria.
Ci si avvicinava alle feste e quella che iniziava, era l’ultima settimana prima dei vari cenoni, dei regali e dell’ipocrisia consumistica natalizia. Era un lunedì di quelli da evitare, piovigginava e tirava vento, perciò la maggioranza dei veicoli calcava i nastri d’asfalto, sbiancati ai bordi, dalla rugiada mattutina. Quella mattina sembrava non finire mai, era l’occasione propizia per aggiungere dell’altro sangue al mio otre.
Una macchina che circolava pur avendo gli pneumatici completamente privi di battistrada faceva al caso mio, dunque: una manovra sbagliata, perdita d’aderenza e la vita di Antonio, laureando in scienze politiche di venticinque anni e sassofonista da cinque, si spezza come un’ancia sotto il morso di un cane… Molti scesero a constatare il sinistro e più probabilmente a curiosare, rimanendo, chi più chi meno, stravolti dalla macchia di sangue che si allargava sotto la vettura. Fra queste persone c’era Hans, camionista olandese stanchissimo che aveva percorso, guidando tutta la notte, la distanza che separa la Terra dalla Luna. Bastò poco: un ignaro imbecille che non aveva capito la gravità della situazione si attaccò al clacson, generando un concerto che pareva eseguito dalle trombe del giudizio. Una scintilla, al camionista serviva solo quella: m’impossessai di lui quel tanto che bastava per fargli riconoscere il responsabile tra quella miriade di elefanti di lamiera, poi mi svestii di lui e assistetti alla scena. Hans andò verso il suo camion, aprì la cassetta dei ferri tra gli assi del rimorchio e ne tirò fuori una chiave inglese misura 32, la stessa che quella notte aveva usato per fissare un bullone della motrice che gli aveva fatto perdere un’ora, nel freddo delle pianure immote dal gelo. Si avvicinò alla macchina del cretino cacofonico e dopo aver rotto il vetro del finestrino del guidatore, lo tirò fuori dal mezzo strappando i suoi abiti sui vetri in frantumi, lo depose sull’asfalto e lo percosse con l’attrezzo, fino a generare una pozza di sangue e brandelli di cervello ossa e pelle che faceva passare in secondo piano quella che era stata causata dall’incidente, in preda a una frenesia che si poteva riscontrare solo in uno sciame di calabroni disturbati da un insetticida.
L’uomo, come è noto, è un animale tra i peggiori: quando sente l’odore del sangue reagisce come qualsiasi predatore del mondo faunistico, i suoi attributi vitali vengono esaltati dall’adrenalina. Niente più sonno, dolore o diversità di idee: in quel momento tutti gli automobilisti diventarono un corpo solo, smarrito, impaurito e con una forza da spaventare anche il metallo.
Qualche decina di metri indietro, rispetto al luogo del massacro, tra le macchine imbottigliate c’era anche una mercedes nera, una macchina molto costosa, che in aggiunta, possedeva anche dei finestrini oscurati e un autista al comando, era la macchina che generalmente veniva utilizzata dall’assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica, che affacciatosi dal finestrino posteriore per capire cosa stesse succedendo, fece l’errore più grosso della sua misera e corrotta vita. La folla, che gli dava le spalle, si girò verso di lui idrofobica e nello stesso momento, come richiamati da una voce misteriosa… ah ah ah!
In un momento l’uomo realizzò cosa stava succedendo e fece per uscire dallo sportello, ma la vicinanza della sua vettura ad un’altra, impediva la manovra… La folla si dispose attorno al veicolo come un nugolo di formiche che si avvicina ad una preda morente, cento braccia distrussero i vetri e un rivolo di sudore scese dalla fronte dell’uomo…
Si è sempre contenti, quando ci si diverte a compiere in maniera tanto buona il proprio lavoro, non c’è che dire, questo è uno di quelli che preferisco…
R! & T#
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