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Friday, December 07, 2007 - ore 00:10


Collaborazione con Il Padova
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"All’incrocio tra Ponte Milvio e la Gerusalemme Celeste"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 7 dicembre 2007, pag. 6

Nuvole all’orizzonte e profumo di pioggia rammentano al viandante che è preferibile rimandare la partenza. Per i palati fini, basta fiutare l’aria, posare gli occhi sulla rugiada, tradurre la voce del gallo. Della natura. Di se stessi. Ci s’incammina se abbiamo presupposti probabili per riuscite fortunate: la convinzione sembra non importare. Tutto relativo alle perturbazioni. Meterologiche, culturali, sentimentali. Partenza per una scalata, per un viaggio, per una scampagnata. Per una scelta di vita.




Tanti ragionano così. Troppi ragionano così. C’è un rifugio, però, – non annoverato dal CAI - in cui più le perturbazioni minacciano, più sembra crescere la voglia di partire. Rifugio – il Seminario Maggiore di Padova – in cui s’allenano atleti strani: purosangue qualcuno lo è, ma apparentemente sono incapaci di cogliere l’attimo giusto per scattare. Eppure a scuola apprendono – con fatica – come leggere i “segni dei tempi”. Tommaso (nella foto) è uno di questi. Nei muscoli abita una storia che non affonda nell’ovvietà, nel “pane che manca”, nella sicurezza di un clergyma che faccia da contraccettivo al mondo. E’ storia giovane: sogno e follia, fatica di giovinezza e profumo di sapienza, stupore di Dio e passione per l’uomo. Domani firmerà una delle ultime rifiniture davanti al suo Vescovo. Poi sarà avventura pura sui pascoli di Dio.
A pensarla da escursionista, il momento per partire non è dei migliori. Ad essere “esperti del settore” è deleterio scommettere su di lui, su uno sprovveduto. Se lo incontrassero a Ponte Milvio, lucchetto in mano, a scarabocchiare graffiti - “sei la mia toporagna”, “panzerottina mia”, “tigrotta e tigrino fanno una coppia felicemente felina” - forse firmerebbe più credenziali. Magari troverebbe agenti fiduciosi. Ma sembra non capirci ragione: e allora…che vada! Che diventi pure prete, ma che sia un prete bello: per guardare in faccia le persone. Per accostarle. Per incrociarle. Che sia un prete innamorato: del suo Dio. Della sua gente. Della sua scelta! Non brillerà: perché oggi un prete vero non può brillare! Ma almeno non dovrà mettersi occhiali finti per camminare nel mondo…
Un giorno una nonna disse con orgoglio: “mio nipote diventa prete!” Una sua comare, vestita di ignoranza post-moderna, rispose convinta: “Piuttosto che si droghi…”.
Gli “straordinari”. Ovvero: il contratto lavorativo di Dio!


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