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Tuesday, December 11, 2007 - ore 22:48
Le donne: sfingi senza segreti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dal Messaggero - A tu per tu - 19/11/04Caro Signor Gervaso, ho quasi trent’anni, vivo solo, ho un buon lavoro, ma non mi sono mai innamorato. Forse per questo non conosco le donne. Le poche che frequento sono solo amiche con le quali, tutt’al più, vado al cinema, in discoteca, al ristorante, in pizzeria, a prendere un aperitivo. Lei, invece, ha fama di conoscerle molto bene e di averne avute tante. Le sarei grato se in questa rubrica, che seguo con interesse, pur non condividendo molte sue idee, mi parlasse dall’altra metà del cielo. Scusi se non mi firmo, ma non vorrei diventare lo zimbello dei miei amici. Si accontenti del nome:
Federico .Caro Federico, chi le ha detto che conosco bene le donne? E chi le ha detto che ne ho collezionate a iosa? Le conosco, o me ne illudo, abbastanza, che non significa bene. Le conosco perché ne ho avute tante, ma più come amiche che come amanti. Anche perché mia moglie vigila su di me come una Grande Sorella. Fatica sprecata perché la mia fedeltà coniugale è a prova di bomba. Non ho mai tradito Vittoria e non la tradirò mai, e se qualcuno, con la perfidia ispirata dall’invidia che la virtù suscita negli animi meschini, sostiene il contrario, la mia coscienza di marito è immacolata.
Forse conosco le donne più di lei. E sa perché? Perché ho qualche anno di più: anzi, parecchi. E perché ho capito da un pezzo quello che un giorno anche lei capirà: le donne vanno solo amate e adorate. Se vuole (ma non lo meritano), anche odiate. Lasci che le citi le parole di uomini illustri, ben più illustri di me, saggi, ben più saggi di me, e certamente meno casti, sull’altra metà del cielo, che non è più metà, ma tre quarti, forse quattro quinti, dell’intera volta. Dostoevskij: “La donna, solo il diavolo sa cos’è”; Durrell: “Con una donna si possono fare solo tre cose: amare, soffrire per lei o farne letteratura”; Oscar Wilde: “Donne: sfingi senza segreti”; Bierce: “La donna sarebbe più affascinante se si potesse cadere fra le sue braccia senza cadere nelle sue mani”; Balzac: “Un uomo, per malizioso che sia, non dirà mai delle donne tanto bene né tanto male quanto ne pensano loro stesse”; Conrad, più longanime: “Essere donna è terribilmente difficile, dovendo avere a che fare con gli uomini”.
Sulle donne sono stati scritti migliaia di volumi e milioni di parole. Senza di loro tutto sarebbe più facile, ma anche più squallido. E’ vero che ci fanno disperare, ma quanto ci fanno godere. Senza le donne io, prima di conoscere mia moglie, la mia bellissima moglie (scusate, se insisto), sarei stato infelicissimo. In ogni donna, emulo in questo del mio precettore Casanova, ho sempre cercato, e quasi sempre trovato, qualcosa di unico e d’irripetibile. L’avventuriero veneziano, maestro di arte amatoria e di etica libertina, non discriminava: belle e brutte, grasse e magre, bionde, brune, castane, grigie, come la marchesa d’Urfe, commesse e contesse, massaie e salonnière, donne di mondo, di vita e di chiesa. Ognuna gli dava qualcosa di suo e lui con enfasi ricambiava. Le divertiva per conquistarle, ma nell’intimità dell’alcova, niente scherzi e niente ironia. Solo piacere per piacere, e non solo fisico, a conferma dell’aureo motto di Chamfort: “L’amore è lo scambio di due fantasie e il contatto di due epidermidi”. Giacomo sapeva molto bene, lui che sapeva tutto, anche Orazio e Ariosto a memoria, che la donna, nel rapporto di coppia, se autentico, esige la moralità. Guai all’uomo che gioca con i sentimenti, anche se i propri è disposto a impegnarli solo per un’ora, per un giorno, per un week-end.
Con le donne è inutile mentire. E non perché non conoscano la menzogna, ma perché, maestre nell’arte di dire bugie, lo sono anche nel dire bugie utili. Simulatrici e dissimulatrici nate, negano l’evidenza, facendoti diffidare di quello che vedi, di quello che senti, di tutto ciò che a loro giova metter in dubbio. C’è un solo modo per farle capitolare: arrendersi senza condizioni, affidarsi a loro, diventandone i docili pupilli, i servizievoli officianti. Il tentativo di estorcere i favori femminili è la cosa più improvvida, il passo più falso. Sono le donne che devono offriteli, dopo averteli fatti sospirare con i sorrisi, gli ammiccamenti, le stesse ritrosie. Sappia, e non lo dimentichi mai, che è la donna che sceglie il momento di accoglierci fra le sue braccia (e non solo fra le sue braccia). E’ lei che detta le regole, all’occorrenza le manipola e le sovverte, e se noi non stiamo al suo gioco, ci gioca e perdiamo la partita.
Sono creature complesse, le donne. Complesse, ma divine, specialmente quando scoprono la loro natura pagana. Quando, nei panni di Venere, ti fanno sentire un guerriero come Marte o un bel cacciatore come Adone. Sulle donne avrei tante altre cose da dirle. Così tante che ci rinuncio.
Roberto Gervaso
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