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Wednesday, December 12, 2007 - ore 18:55


stracci...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



C’è un posto nella mia mente, un luogo che conosco solo io… intimo, privato, indecifrato.
Faccio una fatica incredibile a raggiungerlo, come la morte che si prova dopo un orgasmo.
Per due-tre minuti riesco a stare lì, elegantemente nobile, anche con la mia goffezza, la mia debolezza, i miei difetti.
Accarezzo tutto ciò che voglio, senza esitare, senza respirare male o avere affanno.
Ho le mie poesie da dedicare, le mie lacrime da consolare, la mia donna da amare.
In così poco tempo è giorno e notte insieme, passano tutte le stagioni e anche se non sono adatto più a me stesso, c’è Lei che non smette di adorarmi.
Non ho molti vestiti ma il fuoco e il vino non mancano.
Mi distendo… e le gambe poggiano sulla sabbia bianca e fine e il busto con la testa invece sprofondano nella marmellata più profumata e modellante.
Nei secondi successivi sono contemporaneamente in una macchina lanciata a folle velocità, in un torneo di scherma sopraffine, protagonista del mio film preferito, mano nella mano nel deserto, sulle rive di un tetro lago, al posto di una candela in un candelabro a molti bracci, dentro una bolla di sapone, sul cornicione di un palazzo, sul bordo di un vulcano, sul bordo di una vagina, dentro una clessidra.
Quest’ultima viene rovesciata da una grande mano e io scivolo…
Mi gratto l’occhio destro con vigore, rischio di scorticarlo.
Cosa cerco? Quello che non avrò mai.
Mi faccio largo tra schiere fitte di uomini che si masturbano addosso a me… sono finiti quei tre minuti… è così palese.
Arrivo ad un mercato… senza chiedere nulla mi vengono offerti, ad ogni passo, computer rotti, uno stetoscopio, mappe geografiche, amuleti, spilli, un guinzaglio, un pendolo, due piume, una divinità in statuetta, una piccola mano di terracotta, una lampadina, fiori secchi, una maniglia, tre bicchierini sporchi, scarpe piccolissime.
Dapprima rifiuto tutto con garbo, poi mi prende la collera per la troppa insistenza e pressione.
Prendo a ceffoni chiunque.
In quel nuovo posto ho sempre più tempo, perché ogni orologio che trovo torna indietro sempre di mezzora.
Inizio a camminare all’indietro, come il procedere delle cose.
Regredisco con gli anni, divento bambino; senza cambiare il cervello.
Ed è infernale.




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