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Friday, December 14, 2007 - ore 14:41


Collaborazione con Il Padova
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Ci guadagno... un paio d’occhiali"

UNA PRECISAZIONE
Pietro Milan anagraficamente per me è un signor nessuno. Stando ai dati ufficiali della Diocesi di Padova l’incarico che riveste è di “cooperatore festivo nella parrocchia di Murelle”. Stando al carattere sacerdotale, però, è un mio confratello.
Dopo aver letto il suo pezzo su Il Mattino di Padova di oggi, penso che il "burn out" può colpire anche oltre i 60 anni. Il suo pensiero ne è la dimostrazione lapalissiana.
Non spreco parole a commento delle sue affermazioni: dogmi autorevoli di un ambasciatore ucraino - caldeo – maronita nella città di Padova. Se vuol capire gli basta la mazzata di un lettore che la Difesa del Popolo pubblica nell’edizione di domenica. Penso solo che se avesse avuto un rettore come il mio, a 60 anni non passeggerebbe di certo nella nebbia autunnale di pensieri ingialliti... E coglierebbe il valore della provocazione e dell’ironia nell’ambito linguistico!
In Italia c’è libertà di pensiero e libertà di masochismo: don Pietro Milan le ha centrare entrambe. Contemporaneamente, tra l’altro: bingo!

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 14 dicembre 2007, pag. 6

Dopo più di 100 giorni, stasera trovo il coraggio di ringraziarti, carissimo Sante, fratello in Cristo. E’ un grazie sincero e motivato, emozionato e posato, amaro e dolcissimo. Perché – nonostante l’almanacco di balle che hai srotolato a giornalisti pendenti dalle tue labbra – hai evocato dentro di me sogni giganteschi. Te ne sono debitore!
Grazie perché m’hai rammentato che sono un uomo! Che a volte, la sera, mi sento solo, triste, sfiduciato. Dove busso? Conosco anch’io l’emozione di avvertire qualcuno/a che mi dice: “Ti voglio bene, don Marco!”, che mi regala un abbraccio, una carezza. Che mi dischiude la porta di casa sua. Che abbevera la mia umanità! Grazie perché m’hai dimostrato, magari non sapendolo, che la verginità è ancora profezia in un mondo sessualmente malato. All’uomo che vado incrociando ho imparato a non nascondere la meraviglia altissima e la fatica sudata della verginità: voglio che m’aiuti, che non m’annoveri tra eroi senz’affetti, freddo, arido d’umanità. Grazie perché stasera me ne andrò a letto e come ogni sera guarderò – al pari di Marcellino pane e vino - il mio Cristo aggiungendo un altro giorno di fedeltà. Domani sarò prete? Non so! Dovrò conquistarlo a denti stretti. Non posso assicurarlo perché, per fortuna, non mi sono abituato alla Bellezza. Grazie perché mi hai fatto inginocchiare di fronte alla trasparenza di due ragazze che ho scelto come “sorelle”: quante volte i loro occhi mi guardano, ma mi lasciano libero. Quante volte le loro mani mi abbracciano, ma non mi trattengono. Quante volte il loro amore mi avvolge, ma non mi chiude. I suoi profeti Dio non li abbandona! Grazie perché stasera le parole giovani di un papa ultra-ottantenne (non ultra – scomuniKato) hanno sapore di pane appena sfornato: “Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno”. La fedeltà: ovvero la versione moderna dell’alleanza racchiusa in versi di Storia Sacra. Generosità in risveglio, stupore e invenzione instancabili. Eterno spirito di riforma, di superamento. Di folle attaccamento!



Ma più di tutto grazie che mi hai fatto risparmiare soldi: quei soldi che, imitandoti, avrei dovuto sborsare per acquistare finti occhiali come stampella per uno sguardo triste.
Ho guadagnato anch’io grazie al tuo business!


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