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coerenza, 1 anni spritzino di . CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona! Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Friday, December 14, 2007 - ore 21:48 questi immigrati! Gli immigrati ci rubano il lavoro, non facciamoli entrare! Fuga dei cervelli: In Italia tanti vincoli e poca meritocrazia Considerazioni del prof. Giordano sul Nobel a Mario Capecchi L’assegnazione del premio Nobel per la Medicina all’italo americano Mario Capecchi ha aperto un nuovo dibattito, sui media, relativamente al tema della fuga dei cervelli dal nostro Paese. [...] Ciò detto, vale la pena soffermarsi sul vero nodo della ricerca in Italia. Una premessa: è fuor di dubbio che un ricercatore non debba necessariamente lavorare in Italia e che spesso molti ricercatori hanno una vita divisa in più patrie. Si tratta di un bagaglio formativo fondamentale. E magari qualcuno si stabilisce all’estero solo perché ha trovato moglie e famiglia. Ma non bisogna confondere la presenza di ricercatori italiani all’estero per scelte formative e familiari con il fenomeno che vede decine e decine di valenti scienziati, in ogni campo del sapere, andare all’estero per scelte dettate da difficoltà scientifiche ambientali al solo fine di realizzare un proprio progetto professionale, una propria idea, ovvero per esprimere il proprio sapere scientifico mortificato in Patria. Chi per questo decide di vivere all’estero e raggiunge poi notevoli eccellenze ed alte creativita’ rappresenta il vero e proprio fenomeno della fuga dei cervelli. Chi crede fortemente nelle proprie idee e non si lascia abbattere dalla mortificazione e demotivazione di un sistema non meritocratico e perverso emigra . Chi è ostacolato da difficoltà di varia natura burocratica-amministrativa emigra. E’ mia radicata convinzione che la scelta di un ricercatore di andare via dal suo paese e’ sostanzialmente differente da chi sceglie di andare all’estero per lavorare in altri campi. Penso a un manager, a un calciatore. In questi casi la scelta è quasi sempre di natura economica. Il vero ricercatore, invece, va all’estero per realizzare una sua idea, un suo sogno, per raggiungere un obbiettivo che per le avverse condizioni del proprio Paese non gli sono possibili. Ormai si contano a migliaia i ricercatori italiani che vanno all’estero, nelle grandi capitali della ricerca e si affermano in tutti i campi in cui si cimentano.Nella medicina poi i ricercatori italiani sono ambìti per la loro preparazione di base, per la serietà, per la loro dedizione ed anche per il desiderio di emergere e vincere in un ambiente così tanto stimolante e competitivo. Riuscire a sviluppare nel giro di quattro/cinque anni un proprio programma indipendente di ricerca, dirigere programmi importanti in compagnie biotecnologiche, in accademie, in istituti di ricerca. E poi ordinare del materiale biologico per un esperimento e averlo in quarantotto ore ed anche meno sono tutte opportunità che, purtroppo, nel nostro Paese ancora mancano per l’ assoluta insensibilita’ di coloro che amministrano la cosa pubblica, e che sono, tuttavia, anche alla base dell’emigrazione di cervelli. Non che siano tutte rose e fiori: agli inizi gli americani non pagano affatto a peso d’oro un ricercatore che proviene dall’estero. Lì lo mettono a dura prova e a volte sottopagano, persino. L’investimento diventa invece cospicuo. In Italia manca ancora una volontà politica unitaria per fare della ricerca una delle prinicipali risorse e ricchezze del Paese. Manca la capacità istituzionale di guardare lontano. La ricerca non porta voti.I privati devono essere stimolati a investire. Ma il primo investimento dev’essere soprattutto pubblico. La ricerca deve diventare un prioritario interesse nazionale. Lo Stato ha il dovere di trovare e creare le risorse per sostenere e tutelare l’attività di migliaia di giovani che ha formato - spesso in modo eccezionale - in tanti anni scolastici. Giammai investire su ricercatori nella fase finale della loro carriera. La maggior parte del lavoro creativo avviene tra i venti e i quarant’anni. E’ su questa fascia di pensatori e di sperimentatori che bisogna indirizzare le risorse finanziarie. Bisogna creare competizione, vigilare con maggiore attenzione la destinazione delle già attuali e scarse risorse, che devono essere date con criteri esclusivamente meritocratici e sulla base di progetti con tre caratteristiche: originalità, qualità e potenzialità di sviluppo. Ed infine, attenzione alle scelte di coloro che devono essere chiamati a giudicare: che non siano da correnti politiche e/o consorterie lobbiche dominanti. Redazione MolecularLab.it (30/11/2007) articolo COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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