Ci sarebbero i piatti da lavare: avete mangiato tutti! “Mamma, un attimo, per favore?”. Ci sono i compiti da fare. “Un attimo,mamma!”. La tavola: non son mica la vostra filippina, ragazzi! Chi la prepara? “Io, mamma. Ma aspetta un attimo”. Siamo tutti stanchi, stasera. Andate voi all’incontro in parrocchia. “Si, papà, aspetta un attimo, però”. La smetti di fare il cretino, per favore? “Si, esattamente fra un attimo”. E’ ora che cresci, mio Dio, sei sempre un bambino viziato. “Hai ragione, nonna. Fra un attimo cresco”. Il postino suona per la quinta volta. “Un attimo, per favore, cos’è questa fretta…”. Lo scuolabus attende da tredici minuti. Tu, calmi calmo, con la Nutella sulla punta del naso, guardi l’autista nervoso. “Un attimo, signor autista. Ho dimenticato lo zaino”.
Un attimo. Due attimi. Tre attimi. Ma quando ti deciderai? “Fra un attimo: promesso!”
Domenica scorsa stava nel deserto tutto indaffarato: maniche rimboccate, profezie appassionate, gola intristita ma feroce. Un leone strapazzato da un sogno dis-umano:
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. Era una supplica. Forse un favore, un urlo innamorato. Dopo 7 giorni e un pugno di richiami, quelle dichiarazioni presentano un conto esigente: biglietto di sola andata dal deserto alla prigione. Voce scomoda non poteva nutrire pretese di abitazioni più comode: i cani randagi di Dio, vecchie anticaglie slegate nel deserto della storia, ruggiscono, sbraitano, svegliano. Disturbano. La pagano quaggiù!
Isaia - vecchio ammansitore di cuori conosciuto e temuto nelle pagine del Primo Testamento - domenica scorsa sembrava ubriaco. Ad ascoltarlo ci guadagnavi confusione: lupi che dimorano con gli agnelli, pantere e capretti sdraiati assieme, leone e buoi a spartirsi la paglia. Lattanti a trastullarsi su busche di serpenti velenosi. Strane coppie sotto il cielo della Scrittura Sacra.
Ma il
Battista era voce, era passione. Era amico dell’
Uomo che stava compiendo le ultime rifiniture nel silenzio di Nazareth. Passione che oggi, rinchiuso dietro le sbarre, intenerisce. T’incanta per la sua grandezza! Pensa: poteva screditare Gesù (lo aspettavano da millenni invano), aveva l’occasione di rigirare la sorte a suo favore, poteva avvalersi di quel fascino – viaggiante tra sogni, pane e furore - che esercitava sul cuore della gente che lo seguiva, poteva… poteva! Poteva tutto: alla fine è rimasto l’affetto di un amico innamorato. Invece di mettere in crisi Cristo mette in crisi se stesso. Ma tu pensa: l’ha sognato, l’ha sentito vibrare nella casa della madre Elisabetta, l’ha predetto. Per lui ha giocato vita e reputazione, sogni e sonni, amicizie e amori. C’ha rimesso la testa. Adesso il momento è tremendo: credere a se stesso o fidarsi di quest’Amico che sembra “trovare traffico”? Aveva investito anni splendidi nella sua vita per raccontare di un Messia potente, di un personaggio forte, di un uomo radicale, deciso, severo… ma Lui stava deludendo le attese. All’incrocio della storia son attimi di terrore: Giovanni e Gesù sembrano non capirsi, sembra venir meno la loro divina complicità, sembra invecchiare il loro miraggio. O è stata sbagliata l’attesa, o Gesù non era Colui che attendevano. Insomma…in evangeliche parole:
“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”.
Fossi stato io non avrei formulato quella domanda. Non avrei rischiato. Perché alzarsi se possiamo dormire ancora un po’? Giovanni ha fretta. Scalpita. E’ stanco, innamorato, deciso. Vuole un segno, una sicurezza, una certezza. I patriarchi ne avevano spito l’arrivo sin dai secoli remoti: ma non ebbero la gioia di vederlo. I profeti ne avevano disegnato il volto, ma i loro occhi non ebbero conferma della fisionomia. I poveri, ogni primo mattino, sussultavano: ma lo inseguirono sempre nei sogni. Lottando con la fame. I pastori aspettavano, i padri additavano lo scorrere delle stelle, le ragazze interpretavano al chiar di luna le vecchie profezie. Tutti gli occhi verso di lui. Delusi per un ritardo millenario, stanchi di stare sull’orizzonte. Nervosi per improvvisi tremolii. Insomma, il Battista ha ragione. Meglio: si fa carico – lui che i peli ce li ha solo nel vestito e non nella lingua – di un’attesa angosciante:
“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Perché, sai, se dobbiamo aspettarne un altro…ci mettiamo il cuore in pace.
Domanda rischiosa, un
boomerang, come quello che usano i bambini nei loro giochi primaverili. Se quello risponde
“si”, l’uomo è spiazzato. Perché noi siamo così: aspettiamo sempre un’altra occasione. Spostiamo gli appuntamenti. I piatti li laviamo domani mattina. I compiti li facciamo tra un’ora. Dopo i trent’anni decideremo cosa far nella vita. La prossima volta c’impegneremo di più. Sempre un attimo in più chiediamo. Il politico s’impegnerà nella prossima legislatura. La mamma nella prossima giornata. Lo studente il prossimo semestre. Il camionista nel prossimo sciopero. Il prete l’anno prossimo. Il contadino il prossimo autunno. La maestra l’anno prossimo. Il marito la notte prossima. Il magistrato la prossima udienza. E quest’uomo, che per trent’anni ha pensato – inventato – riflettuto, spiazza l’uomo. Spiazza il Battista. Mette in crisi uomini, bestie e animali. Non dice:
“sono io”. Magari! Dice ma non dice. Svela ma incuriosisce. Conosce l’arte della seduzione meglio di Maddalena, creatura conquistata da quegli occhi celesti. Rassicura ma spaventa.
“Riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona novella”. Come a dire:
“vedete voi…”. E mentre se ne vanno, direzione prigione, l’Uomo di Nazareth ricama l’elogio di quel carcerato. Ne esalta l’umile grandezza:
“che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Un uomo avvolto in morbide vesti?” E questi, tra timore, tremore e riconoscenza sembrano balbettare. Abitano attimi di silenzio.
“Cosa siete andati a vedere? Un profeta? Si, vi dico, anche più di un profeta!" Riconoscimento più bello Scrittura Sacra non tramanda: Gesù di Nazareth, sulla scia dei vecchi profeti, raccoglie il mantello dell’amico Battista e lo esalta perché più che alla forma ha guardato alla sostanza. All’ossequio esteriore ha preferito l’umiltà. Alla diplomazia la semplicità. Agli incensi le mani sporche. Agli inchini un cervello pensante. Al silenzio meschino una testa decapitata.
Signori, questa è Amicizia verticale: uno prepara, l’altro raccoglie. Guardandosi!
Ci sposeremo l’anno prossimo. C’impegneremo dopo Natale. Risparmieremo morta la Befana. I piatti? Domani mattina li laveremo. La maestra l’ascolteremo il semestre prossimo. La conversione è momentaneamente rimandata: ma solo per un attimo. Domani, mamma, promesso: farò il bravo. Ma oggi proprio non me la sento.
Domani, tutto domani. E se non è domani è fra un attimo. Un secondo dopo. Un istante in più: tanto per cambiare.
“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”: capite perché non possiamo rischiare di fare questa domanda oggi?
E se rispondesse
affermativamente…
GOD BLESS YOU!