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Monday, December 17, 2007 - ore 10:06 coca cola augura a tutti buon natale! bevete coca cola per essere cool! Danni alla salute In particolare, la Coca-Cola è stata accusata di provocare danni alla salute, anche perché, fra i suoi ingredienti, figurano la caffeina ed elevate quantità di zucchero. A causa delle forti dosi di caffeina e di zuccheri semplici (soprattutto caramello), è una bevanda eccitante e molto calorica. L’azienda si difende affermando che la quantità di zuccheri semplici che contiene il suo prodotto è paragonabile a quella di succhi di frutta o altre bevande estive. Nella versione senza zucchero, al suo posto viene usato come dolcificante l’aspartame, sostanza che, secondo certi studi, sarebbe potenzialmente tossica o cancerogena[3]. Inoltre, la miscela di acido fosforico e aspartame è da vari esperti [citazione necessaria] ritenuta fonte di effetti dannosi sul sistema nervoso. Va aggiunto che la Coca-Cola contiene acido fosforico in una concentrazione di 325 mg/litro, che secondo alcuni le conferisce caratteristica di corrosività, avendo un valore di pH (circa 2,4) compreso tra quello dell’acido gastrico (pH = 1,5) e quello dell’aceto (pH = 3,0); inoltre l’acido fosforico lega il calcio, il magnesio e lo zinco nell’intestino diminuendone così il loro assorbimento, in particolare si rischia un’eccessiva perdita di calcio in quanto vi è anche un’aumentata escrezione urinaria dovuta alle elevate dosi di zucchero presenti nella bevanda. Infine, va menzionato il sospetto che la bevanda possa creare effetti di dipendenza, dubbio che del resto la The Coca-Cola Company stessa non ha mai contribuito a sciogliere, avendo sempre mantenuto lo stretto riserbo sull’elenco degli ingredienti, appellandosi al diritto di protezione del segreto industriale, anche se le richieste pervenutele non hanno riguardato i processi industriali e la composizione percentuale[citazione necessaria]. Tra le motivazioni addotte dell’azienda quella che gli ingredienti sono già - per legge - presenti in etichetta. Quello che invece non è reso pubblico - del momento che la legge non lo richiede - è l’esatta composizione delle sostanze aromatizzanti, che vengono invece comprese sotto la generica indicazione di legge di aromi naturali. Di recente, nel Regno Unito, la Coca-Cola è stata oggetto di denuncia per il supposto contributo all’assunzione di cattive abitudini alimentari nei bambini[citazione necessaria]. L’azienda ha ribattuto che non può essere fatto carico alle aziende alimentari, bensì alla famiglia il controllo dell’igiene alimentare e delle quantità assunte di un alimento. Lattine contaminate con piombo? Nel maggio 2006 lo stato della California ha accusato la Coca cola di aver importato dal Messico e distribuito per almeno quattro anni bottiglie con alto contenuto di piombo nella vernice delle etichette. L’azienda ha respinto le accuse, a differenza della Pepsi che ad un’accusa analoga risalente ad alcune settimane prima preferì pagare una multa da 2,25 milioni di dollari e ritirare dal mercato le confezioni sospettate. Igiene nei processi produttivi La corporation è stata altresì accusata di non osservare standard produttivi adeguati alla salvaguardia della salute dei consumatori e dei lavoratori. In particolar modo in India la Coca-Cola ha subito numerosi boicottaggi e proteste a causa della condizione degli stabilimenti locali, ritenuta scarsamente igienica, ed alla presunta inosservanza della tutela dell’ambiente. [citazione necessaria] Antisindacalismo e violazione dei diritti umani Colombia Nel 2003, in Colombia, il sindacato SINALTRAINAL (il sindacato dei lavoratori delle industrie alimentari) depositò presso il Tribunale di Atlanta[citazione necessaria] la richiesta per l’incriminazione ufficiale della Coca Cola e della Panamco, l’azienda di imbottigliamento della bevanda, accusate di crimini di lesa umanità in quanto mandanti delle azioni repressive (decine di morti e di sindacalisti rapiti e torturati) svolte da gruppi paramilitari mercenari nei confronti del sindacato e dei lavoratori. Sempre nel 2003 la Corte Federale di Atlanta decise l’ammissibilità del procedimento penale per la violazione dei diritti umani - commessi da forze paramilitari a nome delle imprese imbottigliatrici della Coca Cola colombiana, (Panamerican Beverages Inc.). Nel gennaio del 2004, la "New York City Fact-Finding Delegation on Coca-Cola in Colombia" (vedi [1] e [2]) provò quanto asserito dai lavoratori. Nel luglio del 2004, la United Steelworkers of America e l’International Labor Rights Fund portarono innanzi alla Corte degli Stati Uniti una causa contro la Coca-Cola e taluni imbottigliatori colombiani per aver "assunto, o comunque diretto forze di sicurezza di tipo paramilitare". La compagnia, ancora una volta, negò.[citazione necessaria] Il 3 agosto 2006, come denunciò Luis Javier Correa Suarez, presidente del SinalTrainal, alcuni uomini in uniforme, identificatisi come membri della Polizia Giudiziaria (SIJIN) entrarono nella sede sindacale di Bogotà, eseguendo una perquisizione motivata dalla necessita di "garantire l’ordine pubblico" in vista alla imminente presa dei poteri ufficiale del Presidente Vélez.[citazione necessaria] India In India, nel 1970, la Coca-Cola fu bandita poiché si rifiutava di rendere pubblica la lista degli ingredienti della propria bevanda. La messa al bando proseguì fino al 1993. Successivamente, in seguito ad uno studio condotto dal Center for Science and the Environment (CSE) (laboratorio scientifico independente a Nuova Delhi), che rivelò la presenza in Coca-Cola e Pepsi di residui di pericolosi pesticidi in concentrazioni fino a trenta volte maggiori dei limiti stabiliti dalle norme indiane ed europee, il 7 dicembre 2004, la Suprema Corte dell’India impose alle multinazionali l’obbigo di apporre su tutte le confezioni un’etichetta recante l’attestazione di pericolo per i consumatori[4]. L’imbottigliamento, poi, parrebbe essere avvenuto in condizioni di igiene non ottimali, come il ritrovamento di una lucertola morta all’interno di una bottiglia ancora non stappata. Forme di impoverimento della riserva d’acqua locale a causa del predatorio utilizzo di questa da parte della Coca-Cola Company hanno inoltre messo in serio pericolo intere comunità del Paese asiatico: gli stabilimenti della Coca-Cola di Kerala sono stati indicati come responsabili di un drastico declino, sia della quantità che della qualità, dell’acqua disponibile, prelevando 1,5 milioni di litri d’acqua al giorno[5]. Di fronte alle proteste degli abitanti dei villaggi per un’improvvisa scarsità quantitativa e qualitativa dell’acqua (numerose analisi ne evidenziarono l’inquinamento e la non potabilità[citazione necessaria]), nel 2003, la High Court di Kerala stabilì che la Coca-Cola venisse assimilata, dal punto di vista del limite prelievo idrico, ad una proprietà terriera di 34 acri (140.000 m²), e che pertanto il suo consumo d’acqua non dovesse superare il limite pervisto per tale fascia[6]. La Coca-Cola si appellò rimettendo in discussione la decisione. Italia Dall’ordinanza del GIP Paola Belsito del 21 settembre 2006 (a seguito della quale sono stati eseguiti 21 arresti [7] [8]) si rileva che a partire dal 2000 la filiale italiana della Coca-Cola avrebbe fatto riferimento a una società di investigazione di Firenze (la Polis d’Istinto) per far pedinare e controllare un proprio dirigente. La società di investigazione si serve di un ex-agente del Sisde, Marco Bernardini, per raccogliere informazioni anche mediante forze dell’ordine deviate e accesso illecito a banche dati riservate per conoscere la situazione bancaria e immobiliare del proprio dirigente, dei suoi famigliari e anche dei suoi vicini di casa. Con informazioni raccolte e/o inventate viene così creato un dossier (poi sequestrato dalla magistratura nel corso delle varie perquisizioni) con false accuse di pedofilia, sembrerebbe per fiaccare la resistenza psicologica del dirigente e facilitarne l’allontanamento. Il caso viene alla ribalta in quanto collegato allo Scandalo Telecom-Sismi del 2006 sulle intercettazioni e diventa oggetto della trasmissione Report del 25 marzo 2007 su Rai 3 [9] [10] [11]. "Il dossier porta il numero di pratica Z0032300 della Polis d’Istinto, per la quale la Coca Cola avrebbe pagato 133 milioni di Lire, configurandosi quindi come un gravissimo episodio di sorveglianza illegale e intimidazione familiare finalizzato al discredito della vittima" come ricorda in una sua ordinanza del 2007 il GIP. Le indagini sono tutt’ora in corso e si prevede che l’udienza preliminare non si possa tenere prima del 2008. Guatemala, Filippine, Zimbabwe, Stati Uniti Nel corso degli anni ottanta, anche il Guatemala fu teatro della misteriosa uccisione di impiegati della Coca-Cola iscritti ai sindacati. Forze mercenarie paramilitari occuparono con la violenza una delle fabbriche e dopo varie pressioni da parte di numerose organizzazioni internazionali, il conflitto giunse al termine quando la The Coca-Cola Company nominò gestore una nuova ditta, che portò avanti la linea dell’accordo con i sindacati.[citazione necessaria] Sebbene meno pubblicizzati, altri attriti tra le associazioni sindacali e la Coca-Cola Company sono avvenuti in altre parti del mondo, come ad esempio nelle Filippine, nello Zimbabwe, e perfino negli Stati Uniti. Nel 2002, anche un azionista della Coca-Cola Company, la Christian Brothers, presentò agli altri azionisti una risoluzione che invitava la Coca-Cola ad adottare un codice etico di condotta che regolasse le attività di assunzione e produttive. La risoluzione venne però respinta, nonostante il pressoché unanime appoggio delle associazioni sindacali di tutti i Paesi appena menzionati.[citazione necessaria] Campagne di boicottaggio Nel 2003, il SinalTrainal colombiano decise di avviare una campagna mondiale di boicottaggio ("Stop Killer Coke") a cui aderirono, tra gli altri, numerose associazioni universitarie, sindacali e politiche irlandesi, decidendo di mettere al bando, all’interno delle varie strutture, i prodotti della Coca-Cola Company. L’esempio irlandese fece proseliti nel mondo: nel Regno Unito, in USA, in Italia, in Francia, in Canada, e non solo.[citazione necessaria] Attività di pressione sul potere politico e sui media [modifica] Secondo la "Guida al consumo critico", Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Editrice Missionaria Italiana, il gruppo fa parte delle aziende che finanziano i partiti USA, investendo a tal fine un milione di dollari nel 2002, destinati per il 36% al partito democratico e per il restante 64% al partito repubblicano. Messaggi subliminali Dopo la guerra al terrorismo messa in atto dagli USA, nei Paesi arabi nacque una polemica secondo la quale nel logo Coca-Cola vi fossero dei messaggi subliminali contro l’Islam; veniva affermato che se il logo veniva letta allo specchio con un semplice adattamento dei caratteri si leggeva la scritta in arabo No all’Islam, No alla Mecca.[citazione necessaria] da wikipedia, con tutte le fonti COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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