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Friday, December 21, 2007 - ore 00:07


Buon compleanno, sacerdote di Cristo!
(categoria: " Riflessioni ")


APPUNTAMENTO A SACRA FAMIGLIA
Questa sera ore 19.00


CON I PIEDI PER TERRA
"Nè angelo, nè animale: semplicemente uomo"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 21 dicembre 2007, pag. 6

Lo bramavano così a lungo che l’Omero poeta lo tradusse in versi da celare nello scorrere dei millenni. Era sogno che abitava l’antichità poter un giorno abbracciare gli dei scesi in terra a trovare l’uomo viandante di confine in confine. Poi un Dio si fece uomo, e il sogno divenne realtà. Oltre che carne. Ma non bastò.



L’uomo, affetto della sindrome polverosa di Babele, s’interrogò sulla modalità d’afferrare l’orizzonte. Si sentì potentissimo: costruì e demolì imperi, muri e ideologie. Camminò: direzione cielo! Passeggiando nello spazio, poggiando piedi sulla Luna, piantando bandiere sulla cima dell’Everest. Corse: abbassò limiti cronometrici, s’ingegnò maratone d’allenamento, volle diventare il Filippide dell’abisso tra il mondo e Dio. Si scoprì poeta, cantautore e inventore: brevetti formidabili, spartiti melodiosi, trame di canti vestiti di meraviglioso intuito. Disegnò confini, allargò gli spazi, studiò costellazioni e atomi, analizzò pollini di fiori e fronde di querce imponenti. Dominatore assoluto dell’Universo. Di se stesso. Del pensiero! Tutto il mondo sotto di Lui. Camminò finchè riuscì. Poi s’arrampicò, s’aggrappò, saltò, tentò l’impossibile ma di sembianze angeliche nessuna traccia tra le sue rughe. Allora ne invertì il senso: camminò, scese, s’inabissò, fece leva sul suo lato umano. Scavò e distrusse. Uccise! Ma non si scorse frammento di animalesco viso dietro le ciglia. Né angelo, né animale: rimase uomo. Tra la stalla e il cielo! E non potendo cambiare natura, s’accontentò di cambiar sesso: ma la vetta non per questo conquistò.
“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Ci pensò Dio a correggergli la direzione. Mandò il Figlio suo, Parola per ringiovanire le parole. 60 km di lunghezza e 30 di larghezza: spazio necessario per viaggiare da Betlemme al Golgota sconfinando in Samaria. Poca geografia per stravolgente novità: si può divenire Dio e nello stesso tempo restare uomo! Lo stampò all’uomo nei muscoli del cuore: in passato lo incise su pietra. Reperita iuvant – ripeteva il padre falegname tra un legno da piallare e una panca da verniciare. Era Dio: s’innamorò dell’uomo al punto da svuotare se stesso per rivestirsi di umani servizi. Scese e incontrò l’uomo. Il viaggio non finisce: è sceso per tornare lassù con l’uomo. Allora sarà vittoria assoluta.
Buon Natale, città di Padova!


APPUNTAMENTO A SACRA FAMIGLIA
Questa sera ore 19.00

"Stavolta per il compleanno non ha badato a spese: che classe, signori! "
”Zaccheo, scendi in fretta!” era il titolo della Lectio Divina che ho costruito con i ragazzi di Sacra Famiglia il 16 marzo 2007. Il cerchio si apre.
Introducendo la lectio, ho spiegato loro che il cerchio è figura geometrica. Perfezione. Armonia. Ma il cerchio, quando t’accerchiano, è prigione, paura, tremolìo. E loro mi guardavano attoniti. Stefano, Francesca, Flavia, Carolina: non erano semplici nomi. Erano punti di un cerchio che si andava formando da tempo.
Cerchio. Cerchi. Punti di un cerchio. Punti segnati con una ferita. Con una lacrima. Con un sorriso. Quando parlavo di cerchio...vedevo che s’adagiava uno sguardo triste. A settembre il cerchio non divenne quadrato. Anche se volevo si chiudesse prima d’andarmene: io il grano non so aspettare che cresca. Tirerei volentieri il seme per accorciare i tempi d’attesa. Rimase cerchio da chiudere.
Ma era ovvio - anche se i geometri della tradizione non volevano vedere - che Qualcuno si stava avvicinando.
Per cercare. Per parlare. Per mostrarci che Lui c’era.
Rimase un cerchio da chiudere...! Per sempre?


TRENO IN TRANSITO
"Carrozze di prima classe in testa al treno"

di don Marco Pozza

Son partito con la faccia da bambino. Un pugno di cose tra le mie piccole mani: fantasia, birbanteria e passione. Tanta passione. E grinta! La grinta scesa direttamente dal Dna di mia mamma e la passione appresa alla scuola di papà.
Che non fossi solo è bastato poco per capirlo: Dio nei miei confronti è sempre stato di una tenerezza elegantissima. Per non parlare di sua madre, Maria di Nazareth.
Porte socchiuse ad aspettarmi, sorrisi pronti ad aprirsi, mani profumate di disponibilità. Diventato prete, scoprii che Dio c’era: nel profumo della mia terra natìa, negli sguardi dei miei ragazzi, nello stupore di affetti encomiabili. C’era il 15 gennaio 2005 tra la mia gente di Calvene, ma in quel mattino tutto invernale Dio aveva un volto faticoso da abbracciare. Stefano è stata l’orma più pesante che Dio ha messo finora nel mio cammino. Di sacerdote e di uomo. Ho sempre avvertito i suoi passi: e quando senti dei passi… germogliano attese, tremolii nel cuore, brividi sulla pelle.
Per 1000 giorni ho corso. Tantissimo: apparentemente ovunque, ma nel cuore Lui la direzione me l’ha additata. E ora, nella confusione di Roma, se ne sta nascosto dietro le sembianze di un Prete Gigantesco che mi tratta come un padre che ha a cuore la crescita del suo bambino. Ho supplicato i miei ragazzi di non essere sordi ai passi di Dio. Erano tremendamente sotto gli occhi d tutti: la storia di Carolina e Flavia, di Stefano e Francesca. Ma anche il silenzio di Colere, la fatica dell’ultima estate. Sempre: fino all’ultima messa.
Ma in cuor mio nutrivo un sogno che mi strapazzava l’anima. E per questo sogno ho sempre pregato: “Signore, mostrati davanti a questi ragazzi con un segno di quelli che sai mettere solo Tu. Stupiscili”. L’ho pregato per 1000 giorni, ho offerto la solitudine straziante di troppe sere in cui ero abbandonato a me stesso, volevo che mostrasse ai miei ragazzi che la preghiera sposta le montagne, che Lui c’è. Che la fede è vita, passione, stupore!
Nulla.




E io ho rifatto la valigia a settembre con questo sogno sbiadito. Dopo tre mesi di “nuova vita”, ho scoperto due cose inenarrabili.
- Dio mi ha portato nel deserto per parlare al mio cuore, perché mi voleva tutto per Lui un po’ di tempo: a pregare, ad inginocchiarmi, a scendere nell’abisso dell’anima, a scrutare il suo Mistero. Si: Cristo chiede attenzioni come ogni grande Amore.
- Poi, alla fine di novembre, in una sera nebbiosa, scesi all’aereoporto Marco Polo di Venezia. Era quasi mezzanotte. Intravedo un volto che m’aspetta. Mentre m’avvicino… squilla il cellulare.
Un messaggio:
“Don Marco, io …”. Dentro di me è partita un’ovazione da stadio! Ho guardato il cielo e ho pianto. Dentro le lacrime c’era un messaggio: ”Signore, sei fantastico. Sapevo che non mi avresti tradito”.
Prima di scappar-mi, il mio Dio (sempre più figo) si raccomandò che la sera del 21 dicembre 2007 non prendessi impegni: m’avrebbe aspettato a Sacra Famiglia.
L’ho guardato come per ricordargli la fatica di tornare lì. Lui si voltò e mi disse: "T’aspetto dove una sera hai aperto un cerchio. Ero dietro di Te: dobbiamo chiuderlo, figlio mio!"
Ho pensato: la sera del mio compleanno, a Sacra Famiglia, un cerchio...
Chissà da quanto ci lavorava quest’Uomo!


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