Potrà sembrare strano. Sono qui per parlarvi di un messaggio, di un sms. Un messaggio strano. Strano: non abitudinale, stra-ordinario. Infatti, quella sera, quando gli scrissi:
“Don Marco, io voglio entrare in seminario” Dio aveva già messo le mani avanti sul progetto titolato Enrico.
Una chiamata che mi è arrivata nella semplicità di un Dio, così umile che i suoi disegni ai nostri occhi sembrano cartacce. Chissà quante volte si presenta, ma noi, incapaci di riconoscere in quel mendicante il Signore, Lo evitiamo senza neanche uno sguardo. Ci ho messo tanto a vederlo. Con la mia mente complicata, per mostrarsi deve fare le cose in grande. Guarda oggi: un Vangelo messo lì apposta di una Maria, la stessa Maria di Nazareth che poco tempo prima aveva detto il suo eccomi, che va da Elisabetta, sua grande amica, per annunciarle il frutto del suo grembo. Che gioia per Elisabetta, che gioia questa notizia.


Una gioia che traspare anche tra noi, nel vostro sorriso, stupore, pensieri, lacrime. Tanti piccoli volti che porterò con me, che mi daranno sempre la forza di andare avanti. E dietro questi volti si nasconde un Dio Bambino che mi accoglie con tenerezza, con semplicità. La mia è stata
una chiamata semplice, tra campi-scuola e messe, sguardi e silenzi, lacrime e sorrisi, fatiche e gioie. Un
eccomi costruito in mesi e mesi di pensieri, con i miei occhi che capivano e non capivano nel suo mare di semplicità complicata. Sì:
semplicità complicata. Una semplicità che ci appare così scontata da arrivare a essere quasi impossibile da riconoscere. Una semplicità che mi ha commosso, che mi ha dato la forza di prendere le mie poche cose e partire. La forza che mi ha permesso di prendere la mia croce, rinnegare me stesso e seguirLo.
Che fatica? No, che felicità! Che gioia! Una gioia come l’atmosfera familiare che regna nel
Seminario Minore di Rubano . Un piccolo orto dove coltivare il tuo sogno. Coltivare, non creare! Per quello c’è tempo. Un Seminario come una piccola oasi di pace dove verificare la tua vocazione. Perché io sono convinto, ora. Nella maturità acquisita nei miei quindici anni, ormai sedici, ho imparato a non dare niente per certo - tranne la Sua presenza e il Suo amore -. Così questa mia nuova avventura forse un giorno sarà un trampolino, forse no, ma di sicuro un tesoro me lo porto a casa. Un tesoro da custodire, se mai dovessi capire che questa è solo un’infatuazione temporanea, per arricchirmi nel futuro. La partenza però, la voglio fare in quarta, in prima classe, come dice lo strano strumento che Lui mi ha mandato per presentarsi. Voglio mettermi in gioco per volare un giorno.
Non volerò? Il rigore l’avrò calciato. Un giorno vedremo se la rete si è gonfiata.
Io voglio entrare in Seminario, voglio coltivare il mio sogno, voglio essere strumento di Dio. C’è chi dice che l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re, se guardassero nel giardino del Re, forse qualche seme lo potrebbero trovare.