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Thursday, December 27, 2007 - ore 17:24


AMANTI
(categoria: " Poesia ")




Al centro della meridiana
prendo fra le dita
le tue labbra di clessidra
e gonfio il pallone
floscio del tuo viso
sinche’ si libra in aria
e senza lanciare un grido
sfarfalla inerte al vento.

Rimbalza sulla sabbia solare,
si sfracella vessillo dei mortali
nel tragico duello
lanciando un urlo
che fa rotolare sul guscio infranto
del mio occhio
cerchi d’acqua a perdifiato.

Il tuo sguardo
piange isole d’oro
lungo la rotta ignota
dei nostri corpi.

Ti spoglio,
petalo per petalo,
al lume di una torcia di ghiaccio
che scioglie i tuoi occhi,
piu` azzurri dei miei;
a galla, nella palude
di pelle trapunta di baci,
sulla tenera carne dell’ostrica.

Giro l’occhio all’insu`,
e lo appunto alla tempesta
delle nostre ombre
sulla volta del globo,
esili strisce di stelle
per tenebre di cristalli
precipiti su uno specchio di bolle.

Mi rannicchio
dentro il palmo della tua mano,
in un taglio del crepaccio
dove scroscia schiuma feconda
di te, e urlano a perdifiato
le tue unghie acuminate.

Ora il tuo stelo, rattrappito, piange
rugiada calda; e col dito levato
mi indichi le ombre ferme,
acciambellate sul lampadario.
E il tuo sguardo,
che mi ha guidato
incontro al sole
come un volo di gabbiani,
ora lo perdo,
mi pare per sempre,
in un vento di luce,
violento e accecante,
non faro ma specchio;
in un punto dentro di te
che non vedo, ma sento,
un buco nero in cui precipito
senz’avere neppure la forza
di vederlo riflesso o ingrandito,
ma soltanto capovolta e sbiadita;
come se vivessi in un binocolo,
tra una lente e l’altra,
tra due lacrime uguali.

Da te
non ho avuto
neppure il tempo di un sorriso;
eppure e` bastato per capire
quanto devo ancora camminare,
quanto lontano e` cio` che cerco,
e quanto nascosto da tutto il resto;
quanto io sono vivo.

E finalmente
mi prenderai per mano,
lungo il piu` esile dei raggi,
perche’ questo era forse
il nostro destino,
di camminare
dove nessun altro
vedrebbe neppure
il cammino.

P. S.





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