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![]() Morgana, 28 anni spritzina di Romdo CHE FACCIO? Regina del Caos, Mietitrice di anime Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Dati, Numeri... HO VISTO Per l’ennesima volta i Nine Inch Nails e Trent Reznor STO ASCOLTANDO NINE INCH NAILS ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() <script src="http://www.google-analytics.com/urchin.js" type="text/javascript"> </script> <script type="text/javascript"> _uacct = "UA-3203722-1"; urchinTracker(); </script> ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Tuesday, May 11, 2004 - ore 12:02 Alchimia (premetto ke questo testo l'ho trovato in un sito e gli ho dato solo una veloce letta, mica voglia di mettermi a spiegare tutta l'alchimia: è un casino!!! )L'Egitto può essere considerato la culla dell'alchimia, in quanto il popolo egiziano, con la sua civiltà più che millenaria, aveva creato condizioni adatte per il suo sviluppo. Prima del diffondersi del cristianesimo, né in Grecia né a Roma si era sviluppata una vera ricerca alchimistica; tuttavia la fisica aristotelica cresciuta in Grecia trasmise alla scuola alessandrina l'idea della trasmutazione di un elemento in un altro, e quindi la casta sacerdotale in Egitto possedeva, in segreto, la conoscenza delle pratiche metallurgiche. Alchimia egiziana, inoltre, praticava la scienza peripatetica con un tono mistico-speculativo in conseguenza della crescente richiesta di metalli nobili, in particolare dell'oro, dovuta all'incremento degli scambi commerciali, all'aumento della popolazione e alla diminuzione di produttività di miniere aurifere. Infine gli egiziani avanzarono ipotesi circa la trasmutazione dei metalli vili in metalli nobili; tra le più accreditate ricordiamo quella secondo la quale è sufficiente avvicinare una piccola quantità di oro ad una più abbondante di rame perché l'influenza degli dei innesti e porti a termine il processo di trasformazione in oro. E' da questa unione di metallurgia, pratiche magiche e astronomiche che gli alchimisti ricavano la conoscenza di sette elementi, tutti in relazione con i pianeti dell'attuale sistema solare; sette era anche il numero sacro tramandato da Pitagora. L'esperienza aveva anche insegnato che distillando il mercurio, adoperato in diversi modi, si otteneva come residuo qualche regolo (unità di misura) di oro o argento; quindi gli alchimisti greco-egiziani pensavano che il mercurio si trasformasse in metalli nobili o che esso non era altro che argento liquido che doveva diventare solido. Dall'aggiunta di diversi minerali al rame si ottenevano leghe simili all'argento e all'oro; ed ecco sorgere il problema della preparazione dei metalli nobili, anziché quello della trasmutazione. La difasis e la trifasis, che la tradizione greca tramandava, servivano quindi alla duplicazione e triplicazione dei metalli nobili. Nei primi secoli il cristianesimo si oppose alla pratica alchimistica, al punto da considerarla opera del diavolo, ma poi finì per tollerarla. L'alchimia non è però una raccolta di ricette per operare la trasmutazione di metalli vili in nobili e neanche la preparazione in aumento di questi ultimi metalli. In generale le esperienze vengono descritte con un linguaggio ermetico, intelligibile solo a pochi iniziati, tratto dalla misteriosofia di origine greco-orientale. Gli alchimisti di questo periodo consideravano il mercurio, lo zolfo e l'arsenico i costituenti dei metalli, e venivano impiegati mediante procedimentichiamati cautosis e lentosis per produrre a scopo di frode leghe simili all'argento e l'oro. E' grazie agli alchimisti greco-egiziani che viene migliorato il processo di purificazione dei metalli nobili da quelli vili: per queste operazioni vengono usati il mercurio e il piombo. Infine è grazie agli alchimisti egiziani che si è arrivati alla scoperta del sale ammoniaco. Queste conoscenze furono poi trasmesse agli arabi che gli attribuirono il nome di “alchimia”, da al, Dio e kîmyiâ, pietra filosofale. L’alchimista, all’interno del suo laboratorio, imita infatti la natura, realizzando in piccolo, cioè “microcosmicamente”, ciò che la potenza creatrice ha prodotto nell'universo. In seguito, gli alchimisti ellenici, che fondavano la loro teoria della natura sul pensiero di Aristotele, riconobbero come base del mondo naturale una prima materia caotica, prodotto della fusione dei quattro elementi fondamentali: fuoco, aria, acqua, terra. Secondo Aristotele, infatti, i quattro elementi si distinguono per alcune specifiche qualità fondamentali: il fluido, o umido, il secco, il caldo, il freddo. Ciascun elemento possiede solo due di queste qualità, mentre le altre due qualità assenti rappresentano i contrari che non possono essere accoppiati. Ne deriva che le quattro possibili combinazioni delle qualità appaiate sono: caldo e secco (fuoco); caldo e fluido (aria); freddo e fluido (acqua); freddo e secco (terra). In ciascun elemento una qualità predomina sull’altra (nella terra il secco, nell’acqua il freddo, nell’aria il fluido, nel fuoco il calore). La trasmutazione risulta quindi un’ovvia conseguenza di questa teoria, dato che ogni elemento può essere trasformato in un altro attraverso la qualità che hanno in comune. L’alchimia tende dunque a una conoscenza globale dell’universo, subordinando i suoi risultati all’esistenza e all’azione di forze energetiche e spirituali extraumane. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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