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Friday, January 04, 2008 - ore 08:35


Collaborazione con Il Padova - Il Mattino di Padova
(categoria: " Pensieri ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Tre amici costretti a vivere in diaspora!

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 4 gennaio 2008, pag. 6

Tre amici avvicinati da un destino: essere preti per conto di un Dio terribilmente singolare. Nella sua pretenziosa attrattiva. L’età è giovane: il più vecchio annovera 30 primavere. Il sogno è d’alta quota: restare leali con Dio in eterno. La donna che condividiamo alla sera è sbalorditiva perché non rende nessuno dei tre dubbioso delle sue attenzioni: Maria di Nazareth. Siamo tre ragazzi della Padova fortunata che ogni mattina s’accorgono d’essere “impresari di Dio” in un cantiere provocatoriamente all’avanguardia: l’animo dell’uomo. Sappiamo d’essere piccoli scalatori ai piedi di una grande vetta: la santità. Ma non perché la montagna è alta decidiamo d’abbassarla. Anzi: l’impossibile c’affascina, c’intriga, ci violenta nella nostra occasionale malinconia.


Siamo giovani e per questo a volte siamo “snobbati” dai grandi. Giovani che magari fanno innervosire: perchè non vogliamo più saperne di un cristianesimo dell’abitudine. Sentiamo, con gli auricolari della preghiera, che dei discorsi, delle parole, delle elucubrazioni il mondo è stanco: però quand’avverte la presenza di un testimone sa ancora fermarsi, ascoltare e lasciarsi emozionare. Questo cristianesimo dell’innamoramento ci strapazza il cuore!
Viviamo in diaspora: uno a Padova, uno a Roma, uno a Frosinone. Ma quando c’incontriamo dal vivo o per telefono, su Skype o su Msn, per e-mail o sui nostri blog non ce lo nascondiamo che la nostra “ditta” attraversa un momento d’inflazione. Però non ci spariamo perché abbiamo appreso molto bene alla scuola di un docente - che parlava in ebraico del suo Dio usando il cuore - che “concentrazione per riduzione” è operazione di pertinenza tutta biblica: il popolo si concentra sempre più riducendosi. Ma nonostante tutto il Regno di Dio cresce nel cuore dell’uomo, il lievito fa fermentare la pasta, la semente nascosta nel terreno sta germogliando. Siamo preti di Santa Romana Chiesa: pertanto siamo al corrente che oggi, all’interno della Chiesa (universale e particolare) si dicono molte parole, si scrivono molti documenti. Li ascoltiamo, li leggiamo. Ma non ci dimentichiamo che la nostra legge essenziale è il Vangelo. Leggiamo e gustiamo il Vangelo: ecco la nostra mattutina missione. Lo snoccioliamo come sta e giace, nudo e crudo.
Un Dio che ci fa imbestialire ma anche innamorare perché anche quest’anno, la notte di Capodanno, mentre ci trovava inginocchiati, ci rassicurava che essere minoritari non significa essere insignificanti.
Tutt’altro!


SULLA VIA DI EMMAUS
"Una metafisica sciocchezza dagli effetti collaterali!"

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, venerdì 4 gennaio 2008, pag. 16

Barbados, Seychelle, Sharm El-Sheik, Cortina d’Ampezzo: luoghi esotici, montagne innevate, profumo di spiagge lontane. M’arresto sulla biglietteria di Passo Vezzena e contemplo: m’impressiona la gente che scappa impaurita per lo scorrere del tempo. Volti intenti a comprare skipass, facce tristi condannate al divertimento, briciole di mondo alla disperata ricerca di una scheggia di felicità. Vedo gente che si sforza di sorridere. Viaggiare, assaporare terre lontane, ubriacarsi di spensieratezza: è felicità? Non è automatico! La Società Autostrade tace, ma tantissime altre famiglie sono in viaggio in questi giorni. Ma al posto delle spiagge trovano una Finanziaria assassina, al posto d’abbronzature e spensieratezze colpisce la loro composta dignità, al posto della frenesia ti regalano l’occasione di pensare l’essenziale nella vita.



Radio Birikina, sugli impianti, manda in onda un approfondimento sulla morte di Benazir Bhutto, leader Pakistana, ammazzata da un folle kamikaze. L’ennesimo! Una signora, mia occasionale coinquilina nella seggiovia, borbotta tra sè: “Cosa ci rovinano le vacanze con queste notizie!”. Ha ragione, nella sua follia, quella signora: quello che frena il divertimento deve sparire. Salvo rendersi conto che si può buttare a mare la storia, ma negarla non ci è concesso. L’ 11 settembre 2001 la festa è finita a New York: il rombo del World Trade Center dichiara conclusa la sagra. Ma era distante l’America. Così 911 giorni dopo, l’11 marzo 2004, la festa finisce anche in Europa: Madrid paga il prezzo di duecento morti e più bombe esplose contemporaneamente. Ora tocca al Pakistan, che è l’equivalente di un fiammifero gettato in un pagliaio: il 27 dicembre 2007, probabilmente, la festa è finita pure lì con la morte di una donna-simbolo. Il giorno seguente l’11 settembre americano Peter Scholl-Latour, giornalista esperto in questioni islamiche, scrisse: “Questa è la fine della maledetta società del divertimento. La fantasia che il mondo e gli uomini siano buoni è finalmente stata accantonata”.
Finalmente o purtroppo la festa è finita. Rimane una domanda: che cosa offriamo agli esseri umani oltre alle vetrine strapiene? Se regalassimo occhi nuovi per leggere la storia, forse ce ne guadagneremmo. Perché l’attentato in Pakistan è l’ennesimo piccolo fiasco. La storia non crolla improvvisamente: se n’accorgerebbero tutti. Si sta sgretolando con una sorta di piccoli fiaschi e insuccessi che quasi nessuno nota, mentre si pensa a mangiare bene, a pochi soldi e tanti saldi, ad avere bei vestiti, sci nuovi e creme solari che offuschino vecchie rughe. Finchè tutto scompare. Il filosofo Max Scheler definisce una “metafisica sciocchezza” credere che l’uomo possa fare tutto da solo e non abbia bisogno di Dio! Troppi la pensano così…
Partecipo all’Eucaristia il 1 gennaio in una chiesa dell’Altopiano: strapiena. D’attenzione, va dimostrato. Il sacerdote, funzionario perfetto di Santa Romana Chiesa, conclude la messa in modo perfettamente ortodosso (mancava solo il latino): “La messa è finita. Andate in pace”. Che occasione persa.
Visto il termometro inquieto del mondo sarebbe stato più azzeccato dire: “La pace è finita. Andate a messa!”.
Ma forse avrebbe rischiato la carriera episcopale!


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