
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Saturday, January 05, 2008 - ore 09:03
Collezionismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Voglio ora parlare di una delle mie due collezioni (le uniche che ho cominciato e che mi hanno permesso di perseverare anche con una scarsa quantità di oggetti collezionati), cioè quella collegata direttamente ai miei viaggi. Premetto che il mio animo
kitsch si esprime al meglio nelle collezioni, e ve lo motivo con le palline che se le scuoti fanno la neve sui monumenti. Cosa c’è di più kitsch di quelle piccole sfere di vetro con la base lavorata e il nome della città in rilievo, con i monumenti stilizzati e mezzi storti che arrancano precariamente nella tormenta? Beh, io le colleziono.
I miei genitori non amano viaggiare, non mi hanno mai spronata a farlo né mi hanno incitata quando me ne capitava l’occasione, anzi. Sono dei sedentari veneti all’antica. Antica con il mondo piatto e mostri con venti teste oltre lo stretto di Gibilterra che inghiottono i navigatori insolenti.
Io invece avevo questo pallino, grazie al cielo non mi è mai passato, e ho cominciato nel 2003 – meglio tardi che mai. E con il primo viaggio è arrivata la prima pallina col Big Ben. Io e la Arianna nella fredda Londra in giro per mercatini e negozi, in quel momento così triste, così disperato. Ed è arrivata la prima pallina. È stato un caso, dovevamo portarne una in dono alla mamma di un amico, ma lei la voleva grande. Io mi sono innamorata di quella in miniatura, è stato amore a prima vista.
È che quando inizi non finiresti più, di viaggiare intendo. Quando vedi che con un aereo in poche ore puoi essere dove vuoi, risparmi per andarci appena puoi, ovunque. E fu la volta di Roma, con i miei angeli custodi nell’aprile 2004, finalmente Roma e la pallina col Colosseo. E poi a settembre dello stesso anno
New York City, la mia grande mela dentro una pallina con la neve.
E toccò alla Tour Eiffel, di finire in una boccia di vetro, nel settembre dell’anno dopo, e poi toccò alla culla del rinascimento, quella incantevole Firenze che ho amato al primo sguardo, e l’estate successiva alla sorprendente Berlino. Poi a S. Francesco, ad Assisi, che adesso si staglia imponente sullo scaffale di mezzo, accanto alle altre palline. La collezione si è fermata causa terza tappa newyorkese, ma posso sopportarlo, credo.
Le mie palline, i miei viaggi. Se ne stanno lì, sulla mia libreria, davanti al mio orgoglioso muro di libri. Se ne stanno lì, con la neve a terra. E valgono più delle fotografie. Senza prendere aerei, treni, senza fare benzina, senza spendere una lira.
Ho fatto pochi viaggi? Sì, è vero. Ma che soddisfazione essermeli pagati tutti da sola, non aver chiesto niente a nessuno, no, tutto io, tutti miei. Guadagno poco perchè sono ancora una studentessa cazzona, ma quello che guadagno è tutto per volare, via, lontanissima. E mi guardo e riguardo le mie palline, che mi ricordano viaggi e lavori, impegni e vittorie. Sono viaggi tutti miei. Sudati, dopo aver lavorato sodo giorno e notte mentre tutti gli altri andavano al mare. Dopo aver sacrificato uscite, amici, vacanze in spiaggia a prendere il sole che a me, personalmente, lasciano ancora poco. Non fanno per me. E non sono vacanze da pallina con la neve. Il loro turno arriverà, fra qualche anno. Io voglio volare e passeggiare cercando nei piccoli negozi i miei piccoli monumenti nella neve.

E quella che si vede nella foto accanto alla mia collezione di palline è lei, è
Yellow Pecora. È proprio lei. Me l’ha comprata Luca in una libreria, tanti anni fa. È un libretto per bambini, la pecora gialla cerca un posto in cui dormire. È bellissima. Bella quanto una pallina di neve.
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