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Sunday, January 06, 2008 - ore 12:53
Padovismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il primo viaggio dell’anno nuovo è stato a Padova, che uno dice
miiiiii addirittura Padova, e invece sì, Padova.
Sono una stoica irreprensibile impavida
donna emancipata. Io ho una macchina con le gomme più lisce delle scarpe che compri nei negozi a basso costo, quelle che scivoli perfino sugli zerbini da quanto sono lisce. Ecco, proprio così. E proprio così sono partita, da sola, con questa macchina di burro, senza luce interna, senza autoradio e con l’i-pod a un orecchio (io, non la macchina) perchè l’altro orecchio mi serviva per prestare attenzione alla strada, giustamente. Pioggia sottile e rompicoglioni, nebbia che non si vedeva a 10 metri, freddo che batteva duro. Un’ora di strada al primo giro, un’ora e qualcosa al secondo, in tutto un centinaio di km: la
Noalese a 60 quasi costanti non l’aveva mai fatta nessuno, che vergogna. Ma chi va piano va sano e va lontano, e con orgoglio e senza rassegnarmi al primo errore di navigazione sono arrivata diciamo senza problemi. Il problema reale non era il mio, ma quello dei gestori e dipendenti del locale, nei confronti dei quali vi risparmio una lunga riga di insulti, in onore di una serata che non voglio rovinare nei ricordi. Quindi mi trattengo, incompetenti e incapaci che non siete altro. E la
tessera sapete dove ve la potete mettere?

Una sfortunata deviazione di percorso, una telefonata impanicata, alcuni sms di dramma interiore, ma poi il sereno, il City Hall e la
fila e il foglietto per la tessera. E fu così che la Shaula arrivò al
concerto dei Freeway e si divertì un casino.
Ho scoperto che a vedermi in foto e a leggermi sul blog do l’impressione di una voce diversa. Più seria, più sensuale, più profonda, più donna. Invece, alle orecchie degli attoniti astanti, io
squittisco come uno scoiattolino. Credo addirittura mi abbiano inconfessatamente definita fastidiosa. Sì beh, non sono la Callas, e mi sento costretta a confermare che più di qualcuno mi ha fatto notare l’irritante tonalità a cui riesco ad arrivare se sotto pressione, o in ambienti affollati e confusionari. Ah, e poi folletto è stata un’altra definizione, ma non credo dipendesse dalle stelle alle orecchie. Quelle mi sarebbero valse per lo meno una dedica canora, ad esempio
Jem, visti gli orecchini. Solo che il mio ormai
ex amico Zilvio, che mi aveva promesso una dedica canora se fossi davvero venuta a Padova da sola, e che mi aveva promesso una birra per ammortizzare la spesa dell’inutile maledetta carta per entrare al City Hall… Ma non voglio parlare del mio
ex amico Zilvio.
Voglio parlare di un sacco di
donne che hanno reso la mia serata incantevole.
La dolcissima Vale che ho incontrato appena scesa dalla macchina e che mi ha scortata attraverso il fantastico mondo delle code agli ingressi (e il coraggioso moroso Andrea che ci ha salvati dalla perdizione e dalla malattia mentale).
copyright ValevallyLa Caterina, che mi ha iniziata all’abbordaggio di giovani ed ambigui camerieri con le parole magiche
Birra e Pipì (strettamente collegate in diversi ambiti dello scibile umano).
La Francesca Beatrix, che ho atteso invano per due ore e che tentava in tutti i modi di sopravvivere all’angusto atrio presidiato da un vecchio imbecille che faceva le tessere, ma che poi è entrata così pallinosa da essere ancora più
Sex And The City di come me la immaginavo.
copyright BeatrixE la mini Elila, cantante d’eccezione, che ha comprato
Harry Potter a mezzanotte sfidando le ire di genitori lobotomizzati da piccoli figli diabolici.
copyright Beatrix
copyright Elila
copyright ElilaE poi due uomini astuti, temerari e
birrafondai, che mi hanno offerto da bere con arguzia, perché andava fatta giustizia, e giustizia fu. City Hall svegliati fuori.
Bella serata, anzi bellissima serata. Ora che ho capito quali sono le uscite giuste, andata e ritorno, posso farlo più spesso. Non troppo, perché non vorrei che ci si abituasse alla mia presenza e poi il mio arrivo fosse sotto tono perché scontato. No. Ma voglio venirci più spesso in qualità di donna emancipata che guida nella nebbia. Come mi sento figa, oggi.
E ho appena riascoltato la mia voce registrata ieri sera, mentre guidavo, ascoltavo
Brad Paisley, mi puntavo il cellulare alla bocca e cantavo. Cantavo che ragazzi era una figata. Con una voce, sono costretta ad ammettere, parecchio fastidiosa.
Vi aspetto tutti a Treviso, che avanzate da bere, e anche un paio di cicche, e io avanzo un viaggio.
Dai che sono buona e ti ho anche messo i grassetti come piace a te.
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