Cosa c’entrano un gruppo di venti pedofili della Florida con un musical sulla Shoah? Apparentemente nulla, tranne le diverse modalità che ha l’uomo moderno nel confrontarsi con i suoi abissi.
Nella capitale tropicale Miami, venti persone scarcerate da piccoli reati di violenza privata verso minori sono costretti dalla pubblica autorità a vivere sotto un ponte. Il motivo? Una legge proibisce loro di risiedere in un luogo che stia a meno di 800 metri da parchi, scuole, fermate dell’autobus. Il che, data la conformazione della città, restringe il campo ad un solo ponto: letti di cartone sotto il Julia Tuttle bridge che porta al di là della baia.
Dall’altra parte dell’Atlantico, a Madrid, sta per andare in scena uno dei tanti musical che ultimamente stanno facendo impazzire i botteghini. Solo che questa volta il tema non sono gli ormonali adolescenti americani o tagli di capelli per donne sovrappeso: stavolta in scena ci va "Il diario di Anna Frank". "E’ anche questo un modo per ricordare", fa sapere il regista della pièce. Ma sembra non bastare per le molte associazioni che sono già saltate in piedi denunciando quella che a loro sembra una banalizzazione di una tragedia immane.
Da una parte si porta alla ribalta per ricordare, dall’altra si esclude per dimenticare. In entrambi i modi, eccedendo. Ma quel che conta non è che a questo mondo qualcuno ecceda, ma piuttosto che tutto il resto del globo non sappia reagirvi con la giusta saggezza. Nonostante il fatto che questi temi - stragi, pedofilia - siano sfortunatamente eterni nei millenni, ancora non sappiamo come trattarli. Toccare il nervo scoperto del tabù, ancora oggi, richiede obbligatoriamente un’etica dose di sdegno.

P.S. Mi domandavo: ma se uno di questi "pedofili" di Miami fosse stato arrestato per essere stato trovato a letto con un diciassettenne consenziente? Quest’uomo meriterebbe la nostra solidarietà? I giudici che lo avrebbero condannato sarebbero tacciati di omofobia? O sarebbe comunque giusto etichettare quest’uomo come "pedofilo" e farlo vivere sotto un ponte? Quanto sottile è il confine fra condanna sociale e difesa dalle discriminazioni?