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Friday, January 11, 2008 - ore 23:24
hi hi hi.. E LA MIA!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
- Ducati Sport Classic 1000 -
....."Tempo fa un irriducibile lambrettista mi disse che noi motociclisti non diventiamo mai grandi, perché se uno è davvero maturo, allora è vecchio e non può essere o rimanere motociclista. Perciò mi esortò a preservare il mio amore per le due ruote stando attento a non crescere troppo, perché quando la ragione prevale sui sentimenti... Non finì la frase, ma detta da un ottantenne l’ammonimento sottinteso era chiaro.
Tuttavia, non l’ascoltai: in quel periodo avevo infatti deciso di vendere la mia supersportiva da 280 km/h perché, preso atto che quando l’accendevo spegnevo la... testa, m’ero reso conto che per sopravvivere alla mia passione dovevo togliermi di torno quel mostro. Una decisione sofferta ma assennata, dunque, alla quale ne seguirono altre simili che mi convinsero che, perlomeno in campo motociclistico, dopo averne viste e provate tante, avevo imparato a riflettere per poi (eventualmente) agire, anziché agire e poi (eventualmente) riflettere come un romantico ragazzino.
Infatti un paio dì mesi fa mi sono innamorato d’una nuova moto come un quattordicenne al suo primo cinquantino, decidendo subito che doveva assolutamente essere mia. Senza riflettere e guardandomi bene dal farlo. E al diavolo le conseguenze, dovute a talune particolarità tecniche (giusto per non dire difetti) che obiettivamente non la rendono, per così dire, fruibilissima.
In effetti, già dopo i primi km (anzi, metri...) mi sono reso conto che avevo agito d’impulso e che se avessi riflettuto un po’, ascoltato i saggi consigli di assennati amici e dato retta alla ragione, anziché all’istinto, quella moto non l’avrei comprata. D’altra parte errare è umano e sbagliando s’impara: l’importate è non perseverare - che notoriamente diabolicus est - e stare attento in futuro, mi dissi.
Senonche, oggi, a freddo mi dico tutt’altro e:cioè che sono rutt’altro (appunto) che pentito d’aver fatto quell’errore che infatti non giudico tale, per il semplice, disarmante e perfino “logico” motivo che ‘sta moto, pur col suo incorreggibile caratteraccio, continua a farmi sognare più di quando... sognavo d’averla.
E questo non tanto perché ho scoperto che possiede anche diversi lati positivi, quanto perché è incredibilmente, maledettamente bella, intendendo con ciò non un’artificiale, studiata e perciò effimera armonia di forme, grafiche e accessori (tipo custom imbellettata, tanto per capirci), bensì una prorompente “sensualità” dovuta al fatto che il suo essenziale, disadorno design è figlio della funzione, che a sua volta è quella - sommamente eccitante - di regalare a chi la cavalchi trenta minuti d’adrenalina purissima.
Mezz’ora di vecchio e sano (oltre ché dichiaratamente fine a se stesso) piacere di guida da “single”, essendo rigorosamente monoposto. Poi, dopo quei 1.800 secondi, bisogna scendere e riposarsi, data la sua scomodità indescrivibile, per non dire indecente.
Ma pure questo difetto è un suo... pregio: mentre la guardi riprendendo fiato, continua a... togliertelo coi suoi guizzanti “muscoli” messi in evidenza da un “vestito” ridotto al minimo indispensabile, senza orpelli né fronzoli, come un centometrista pronto allo scatto, Così, quel diavolo di moto, oltre ad aver ricoperto col suo caldo giallo l’algida e grigia sensazione d’essere “arrivato”, mi ha dimostrato che il vecchio e “immaturo” lambrettista non aveva avuto torto, nel dirmi ciò che oggi è lo slogan d’una nota Casa (guarda caso) motoristica: il cuore ha sempre ragione. Bella scoperta, direte voi.
Beh, sono totalmente d’accordo: sarà pure scomoda e selvatica, ma, diavolo, quanto a bellezza e nudità…."
Tratto da un recente articolo di "Motociclismo"
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