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Saturday, January 12, 2008 - ore 00:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


io lo so che scrivo sempre cose tristi

ma cosa si può scrivere quando dalla mattina alla sera ti attacchi all’ansa e aspetti i morti della giornata
e piano piano ti rendi conto che il tuo lavoro ha qualcosa di mostruoso, di contro-natura, di alienante.

quando tra un incidente un omicidio uno sciopero un vaccino e una bestialità di Galan ti capita lì,fredda, macinata dalle agenzie come tutto il resto la storia di due signori anziani
che una mattina prendono la macchina e decidono di andare a morire nel fiume,insieme,per la paura che presto uno abbandoni l’altro, lei non può camminare, e così lui la prende in braccio e scendono così in acqua..e quando in lui prevale l’istinto di sopravvivenza e la trascina a riva lei se n’é già andata. Lui si salva. Si amavano da cinquant’anni. Ora immagina l’inferno di quest’uomo. E’ perfino accusato di omicidio.

Ci penso da giorni non riesco a smettere di pensarci.

Vedo facce tristi.

Vedo personaggi del mio film, ce ne sono così tanti in giro ultimamente.

Stasera, per esempio. La signora nella cucina del pub, col suo grembiule e il suo berrettino, che aspetta sotto i neon la prossima ordinazione mentre alle sue spalle frigge l’olio e ha uno sguardo perso così triste e così dignitoso.

La signora delle pulizie che passa negli uffici dove lavoro.
Ha degli occhi azzurri taglienti.
Non é italiana. Non può andare dal dottore per ora.
Mi sono curata da sola ha detto.
Ha un contegno a metà tra la rabbia e la sofferenza.
C’era un coltello per terra,residuo di festeggiamenti natalizi credo, vicino al mio angolo di scrivania, stamattina. Ho pensato..qualcuno lo tirerà su..o lo tirerò su dopo. E quando é arrivata lei e si é chinata a raccoglierlo irritata, mi sono così pentita..così pentita di non aver raccolto quel cazzo di coltello, che non mi costava niente. Avrei voluto sprofondare.

E avrei tanto, tanto altro da dire..






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