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AMON
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CITTA': Naxos
COSA COMBINO: Non è da questo che si giudica una persona!
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MERAVIGLIE
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E' una notte di luna piena. A prezzo di indicibili dolori avviene la trasformazione, le mie braccia diventano ali, e così tutto il resto; passo dal finestrino del bagno e mi ritrovo aquila a volare nel cielo.
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giovedì 15 gennaio 2004
ore 09:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Aziz...
No, non è di qui; lo si diceva subito vedendolo, aveva lo sguardo allucinato e perso forse è malato si aggiungeva poi, invece era sanissimo: era Aziz, il poeta. Un quaderno sotto la camicia era la cosa a lui più cara: c'erano le sue poesie. Una me l'hai letta e diceva: "Ti hanno rubato le braccia e gli occhi; ti hanno rubato il tamburo e tagliato le tasche e nel buio per incanto hai cominciato a cantare". Parlavi del tuo paese lontano e chi ti conosceva era felice di scambiare alcune parole. Le sue erano arabe, giusto non di qui! Un caffè con lui era un rito, non era la "tazzulilla" di Napoli ne l'espresso da consumare e via, era un caffè lento condito da sorrisi e sguardi profondi. Era Aziz, la nostalgia, il profugo fuggito ai fondamentalisti. Era Aziz, poeta di poesia dell'altro mondo, poeta di suoni ora che le parole sono straniere: suoni che ricercano la cadenza in una mischia di pensieri. I cavalieri arabi sono lontani come la sua casa. Roma, Genova, Torino sono luoghi di un cammino ininterotto, storie nomadi dopo l'Islam. Lo stesso passaggio tra le tribù in luoghi deserti, storie nomadi prima dell'Islam. Ciao Aziz se fuggirò anch'io sarò come te. Clandestino, nomade porterò un quaderno bianco su cui scriverò i nomi delle persone che incontrerò, dei tanti luoghi, delle tante tribù; Intanto ho scritto il tuo nome: da te sono arrivato con la tua fatica e la tua poesia. Grazie Aziz.
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giovedì 11 dicembre 2003
ore 09:39 (categoria:
"Riflessioni")
Soltanto un fantasma volteggia attorno al nostro passato e spiega se stesso con la vita che ha gia' vissuto. Tu non sei quale in precedenza hai deciso di fare, ma quale oggi scegli di fare.
Quanto vali non può essere verificato dagli altri, vali perche' tu lo dici, tu lo senti, se tieni troppo conto dell'altrui stima per sapere quanto vali, quella e', appunto, una stima altrui. Non esistono norme, leggi o consuetudini universalmente valide ... Nemmeno questa lo è.
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giovedì 4 dicembre 2003
ore 10:41 (categoria:
"Pensieri")
Un immagine lontana, non ti ascolto più, non ti cerco più, mi rimane soltanto il profumo della tua pelle , nostalgia del nostro tempo… baci rubati alla nostra solitudine…… amore vissuto in un sogno……. appena un istante fa……
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venerdì 21 novembre 2003
ore 13:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Una storia
Oggi voglio raccontarvi la storia di un amore nato per caso e morto per scelta, un amore profondo e senza aspettative, consapevole di esistere ma di dover soccombere. Nell' immaginario collettivo del popolo dei bambini innamorati di papà e mamma, la vita che li aspettava era fatta di principi, principesse e carrozze alate, regni dorati e amori travolgenti. Successe così che un giorno qualunque, di un mese qualunque in un posto qualunque, due anime e due cuori per una sorta di scherzo del destino si incrociarono e intrecciarono le loro vite, legandole con sentimenti e dolori di un immane dolcezza. Erano due vite caotiche, prese dalle loro inesorabili abitudini, chiuse nel loro cerchio di amici e nemici, attenti all'evolversi della vita che scivolava via liscia, senza colpi di scena, senza entusiasmi e senza aspettative che avrebbero minato l'equilibrio di un modo di esistere piatto e monotono. L'uno parlava la lingua dell'odio e l'altro quella dell'amore. Il primo viveva ammirando il sole, l'altro la luna. Un giorno dopo l'altro le loro mani così lontane, cominciarono ad avvicinarsi fino a prendersi e a non staccarsi più. Ogni giorno sulla margherita si posava un'ape diversa e ogni giorno quell'ape versava il suo miele in un alveo diverso. Capitò così, per caso che alla fermata di uno dei tanti treni, dei bellissimi occhi piedi di vita incontrarono degli altri occhi pieni del loro vuoto usuale. Fu un caso, o forse solo quello che gli uomini chiamano destino se quelle vite così diverse si incrociarono, e fu la storia a fare divenire quelle due persone così diverse, un'unica cosa e un'unica voce. Così, come quando accade che due persone mai viste, mai conosciute e mai sentite prima, cominciano a sentirsi l'uno parte dell'altra, magari per un insolito modo di nascere dal web, i nostri due amici cominciarono a innamorarsi delle loro profonde diversità e dei loro insuperabili difetti. E' difficile incontrare al mondo una parte di te che sentivi ti mancava, quella parte a cui non devi dire nulla che già non sappia prima ancora di sentirtelo dire, quella parte che quando manca ti fa star male e ti fa rimanere senza fiato. Parola dopo parola il muro della loro diffidenza cominciò a sgretolarsi e finirono per raccontarsi in una notte la loro esistenza. Un aereo dopo l'altro i loro visi continuavano a salutarsi, lasciarsi per poi riprendersi, solcati da pianti senza lacrime, portando con se valigie mai fatte e mai disfatte. Un amore che nasce grande non può che vivere e morire velocemente, consumato dalla voglia di viverlo il piu' a fondo possibile. Non importa che per l'altro si possa essere capaci di uccidere, che senza l'altro si possa pensare di voler chiudere gli occhi, ciò che conta e' mettersi in gioco e rischiare. E il rischio loro sapevano bene cosa fosse. Lo sapevano quando si incontravano clandestinamente, nel tempo che divide la fine del giorno e l'inizio della notte, in un tempo senza tempo, e senza spazio, lontano dalla realtà e mai vicino all'irreale. Erano reali i loro corpi uniti dalle loro menti, erano reali il bisogno e i l desiderio di essere vicini, di dividere quell'attimo del loro destino. A volte però, la storia ci insegna, l'amore non basta a sedare l'odio e la rabbia, che nascono nascosti nel cuore di ogni uomo e sono alimentati dalle paure e dalle incertezze. E quando l'odio viene a galla, e le parole escono incrinate e rabbiose, l'amore ne esce ferito e abbattuto, sconfitto dall'unica parola che potrebbe distruggerlo, piano piano, come un morbo che si insidia nello stomaco e per debellarlo altro non resta che tagliare pezzo per pezzo l'intestino. E' assurdo pensare di togliere a chi si ama l'unica cosa che gli da la vita, giusto per non lasciarlo morire, ed e' assurdo sapere che un amore nato per caso debba morire per scelta, l'unica scelta che si possa prendere per non veder morire la persona che si ama, annegata dall'odio verso una vita che non si vuole vivere. Ogni giorno viviamo e ogni giorno moriamo di un amore che odiamo, consapevoli di quanto la nostra gioia e il nostro dolore siano vicini. Questa e' la storia di un amore comune, l'amore per la vita e quello per la morte, vicini e uniti dalla paura di esistere, e di essere in questo mondo di felici patetiche infelicità, capaci di rischiare e dire :io vivo perché amo.
Fiammadelsud
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lunedì 17 novembre 2003
ore 10:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
L'hai mai conosciuta?
Io ho cenato parecchie volte con lei, spesso e' stato piacevole, altre volte non sapevo cosa dirle. Una volta l'ho vista che accarezzava una foglia secca sull'asfalto di un sentiero desolato. Un'altra volta rincorreva i miei sospiri e afferrandoli strappava loro qualche ricordo. Ci sono sere in cui vola a bassa quota nel rosso dei tramonti più belli, tra le decorazioni indecise di luci e ombre del crepuscolo muto, che zittisce sempre anche me, inondandomi di quiete e di quell'incanto segreto che lei sapeva ravvivare con maestria, riempiendo la mia sensibilità di proposte nuove, di note rasserenanti e di nostalgiche raffigurazioni immortali che pretendono continuamente il primato tra i miei pensieri confusi. Ci sono volte in cui mi ha visto mentre piangevo ricordando il mio amore perduto. Ci sono mattine in cui mi fa rabbia perché spesso non è invitata, eppure si presenta con le prime voci del giorno. In alcuni momenti però l'ho amata più di ogni altra cosa. Mi ha visto ridere in una stanza vuota, cammina spesso al mio fianco aggrappata alle mie spalle evitando così di curvarle troppo per qualche idea un po' più mesta, passeggia molto con me mentre per strada la folla mi spinge, corre, mi calpesta i piedi. Ieri poi l'ho intravista mentre in tv si parlava di legami amorosi. Credo che molte volte abbia provato pena per me. Una volta credimi, l'ho vista seduta coraggiosamente su un petalo di rosa mentre soffiava nel vento le parole che non si possono dire, ma che alitavano l'atmosfera con le frasi che chiunque nasconde e che io in particolare reprimo ordinatamente sotto sorrisi tranquilli. Conosce tutti i miei sogni, le ho bisbigliato tutte le mie ambizioni, riesce a vestirsi di colori ogni volta diversi, lei è nel silenzio di un pianoforte che nessuno usa più, nell'indifferenza di chi finge di ascoltare la vita mentre in verità perisce di insoddisfazioni. Adora ascoltare le canzoni stonate dei barboni e le bestemmie degli infami, chiacchierava molte volte con mia nonna che era solita ripeterle sempre le stesse frasi, le solite memorie, ma lei è fatta così e non si stancava mai di ascoltare pazientemente mia nonna quando per l'ennesima volta parlava del marito scomparso. E' la carezza desiderata da un cane abbandonato che aspetta spaventato un po' di conforto, mentre nei suoi occhi già si vede l'abbandono. E' in quell'azzurro dei pomeriggi di primavera mentre gli altri si abbracciano, si baciano, lei sostiene chi non è toccato da nessuno. Ha abbattuto tutti quelli che non avevano via di scampo, è stata l'unica capace di dire addio a molti suoi amici che dopo poco decidevano di suicidarsi. Non ha mai giudicato le coscienze sporche che si lamentavano nel buio. Sa riconoscere sempre cosa dicono i miei occhi, spesso l'ho nominata, anche involontariamente, e non si è fatta negare mai, è stata sempre al mio fianco soprattutto in quelle notti in cui faceva caldo e la vedevo raggiungermi saltellando da quei prati illuminati dalla fervida fantasia della mia indistruttibile speranza e dalla luna, campi velati di rugiada sui quali esibivo le mie dolcissime glorie ormai inconcretizzabili e distanti dallo sguardo della realtà, erano le stesse notti in cui io pensavo troppo, fissando emozionato il tremolio dei miei rimpianti e delle stelle, lei era lì, e adesso mi detta le parole che sto scrivendo, mi tiene compagnia, vorrebbe aiutarmi ma non sa che già fa tanto solo guardando mentre gioco con questa penna...
è la solitudine.
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martedì 11 novembre 2003
ore 18:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Se ci fosse un uomo un uomo nuovo e forte forte nel guardare sorridente la sua oscura realtà del presente.
Se ci fosse un uomo forte di una tendenza senza nome se non quella di umana elevazione forte come una vita che é in attesa di una rinascita improvvisa. Se ci fosse un uomo generoso e forte forte nel gestire ciò che ha intorno senza intaccare il suo equilibrio interno forte nell'odiare l'arroganza di chi esibisce una falsa coscienza forte nel custodire con impegno la parte più viva del suo sogno se ci fosse un uomo.
Questo nostro mondo ormai è impazzito e diventa sempre più volgare popolato da un assurdo mito che è il potere.
Questo nostro mondo è avido e incapace sempre in corsa e sempre più infelice popolato da un bisogno estremo e da una smania vuota che sarebbe vita
se ci fosse un uomo...
Allora si potrebbe immaginare un umanesimo nuovo con la speranza di veder morire questo nostro medioevo.
Col desiderio che in una terra sconosciuta ci sia di nuovo l'uomo al centro della vita.
Allora si potrebbe immaginare un neo rinascimento un individuo tutto da inventare in continuo movimento.
Con la certezza che in un futuro non lontano al centro della vita ci sia di nuovo l'uomo.
Un uomo affascinato da uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da corpi e da anime gioiose che sanno entrare di slancio nel cuore delle cose.
Popolato di fervore e di gente innamorata ma che crede all'amore come una cosa concreta.
Popolato da un uomo che ha scelto il suo cammino senza gesti clamorosi per sentirsi qualcuno.
Popolato da chi vive senza alcuna ipocrisia col rispetto di se stesso e della propria pulizia.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da un uomo talmente vero che non ha la presunzione di abbracciare il mondo intero.
Popolato da chi crede nell' individualismo ma combatte con forza qualsiasi forma di egoismo.
Popolato da chi odia il potere e i suoi eccessi ma che apprezza un potere esercitato su se stessi.
Popolato da chi ignora il passato e il futuro e che inizia la sua storia dal punto zero
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da chi é certo che la donna e l'uomo siano il grande motore del cammino umano.
Popolato da un bisogno che diventa l'espressione di un gran senso religioso ma non di religione.
Popolato da chi crede in una fede sconosciuta dov'é la morte che scompare quando appare la vita.
Popolato da un uomo cui non basta il crocefisso ma che cerca di trovare un Dio dentro se stesso.
G.G.
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martedì 11 novembre 2003
ore 18:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Benvenuti visitatori... se ne avete voglia lasciate pure traccia del vostro passaggio!
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martedì 11 novembre 2003
ore 18:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Eccomi qui... e chi sarai mai? uscito da un pensiero fantasioso di una mente ancora più fantasiosa... eppure sembrava più semplice... invece no... è tutto il giorno che ci lavoro... ancora un'ora e poi... ecco... questo non è che l'inizio!
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