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Allanoon
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storie fantastiche di un mago terrestre
Genesi
Le mie prigioni
..e venne chiamata due cuori..
La regina degli Straken
Il Tiranno
L’enigma del solitario
HO VISTO
Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti.. Gli uomini sorgono e cadono come grano invernale, ma questi nomi non periranno mai. si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli, si dica che ho vissuto al tempo di Achille.
e...
STO ASCOLTANDO
Beethoven...Op27,n°2 my way the end Margherita Hotel California Op.n2 Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
oggi mi vesto di te... e ti spoglio!
ORA VORREI TANTO...
..un pensiero profondo..molto più profondo...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
...come un supereroe non conclude nulla, mai nulla!!!..
OGGI IL MIO UMORE E'...
..da Capitano Dan.. e strano..
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

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Come fare a esternare la miglior parte di noi, cercando di comunicare i nostri sentimenti, le nostre paure, i nostri desideri se in realtà dentro di noi coviamo un profondo scetticismo verso il prossimo o una disillusione tale da credere che tutto sia perduto? Così, acquisisce un senso la frase:"..AIUTO!!...no, tu no.."
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venerdì 1 luglio 2005
ore 00:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XLV I)
Catturare
Il raptus che mi colse al momento dell'agguato fu un qualcosa di indescrivibile. Rabbia e sgomento cedettero il passo alla frustrazione, al delirio, all'ira. E tutto si eclissò. In sette giorni fu creato il mondo e in una sola ora l'uomo lo maledisse. Catturato com'era dalla sua attenzione emotivamente egocentrica
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giovedì 30 giugno 2005
ore 19:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XLV seconda parte)
..che l’acqua era calda, che le mie braccia, fradice, non erano intorpidite. Nessun segno di pelle d’oca, nessun irrigidimento epidermico da freddo. L’acqua mi bagnava gran parte del corpo e non me ne accorgevo. E mi piaceva. Quasi per gioco, trasportato dalla mia indole “strana”, come soggetto ad una sorta di legge del contrappasso, iniziai a camminare sotto la pioggia. Senza meta, senza pensieri, mi muovevo su e giù, lungo il viale d’ingresso, senza che la mia mente avesse l’ombra di una qualsiasi preoccupazione.
Passa mio padre alla finestra. Guarda fuori. Mi eclisso dietro la siepe. Mi svesto di ciabatte e calzini. Forse per ripicca, forse rapito da un gesto di sfida contro di lui o contro me stesso.
Ripresi a camminare, sempre più bagnato, sempre più estraneo alla realtà. Eravamo solo io e la pioggia. L’acqua e io.
Inizia a piovere più forte. Un lamento sordido e inquietante fa capolino alle mie orecchie. Un suono di tamburi, proveniente da lontano, greve e costante. Il mio passo lentamente si trasforma in un qualcosa che ha un ritmo proprio, il mio corpo si alza e si inclina seguendo cadenze scoordinate, slegate dal movimento che prendono le gambe. Le mie braccia si ergono e si ripiegano casualmente. Scendo quasi inconsapevolmente la rampa che da accesso al garage nel seminterrato e mi trovo a muovermi nel piano antistante lo stesso.
Piove ancora più forte.
Il ritmo di tamburi si afferma sempre più deciso in un crescendo rossiniano. Ora è un suono chiaro, libero, una musica solenne, da cerimonia religiosa, ridondante e coinvolgente. Col mio incedere disegno in senso antiorario dei cerchi concentrici. Il mio passo non è più casuale, segue un rituale di magia, con movenze precise e prestabilite. Dall’esterno, dal cerchio più grande, i piedi avanzano, ancora un po’ timorosi del proprio fato, come se solo sfiorassero l’acqua che li separa dal selciato. Le gambe assecondano il loro movimento piegandomi verso dietro, per permettere più leggerezza all’appoggio del piede. Il corpo segue il ritmo delle gambe inarcando la schiena verso l’alto come in una preghiera di devozione. Le braccia si tendono verso l’alto, volgendo i palmi al cielo e curvando leggermente i gomiti verso l’esterno, in una posa di benvenuto. L’acqua ricopre il novanta per cento del mio corpo. E’ bello, è dolce, è rilassante. Mi sento bene. Mi sento voluto bene.
Inizia a piovere incessantemente.
Il ritmo di tamburi è all’apice del proprio roboare. La solennità ha ceduto il posto alla magnificenza, all’onnipotenza. Procedo verso i cerchi intermedi. Il mio passo si fa più pesante. I piedi cioccano sull’acqua entrando sicuri nell’elemento rapiti dal loro stesso incedere. Le gambe si raddrizzano in preparazione al cambio di tema durante la cerimonia, al cambio di ritmo. Il corpo torna in posizione eretta. Le braccia si aprono parallele al suolo, di lato, sempre con i palmi rivolti verso l’alto, in posizione di ancor più attesa per la venuta di qualcosa, per l’arrivo di qualcuno di grande, qualcuno di veramente grande. L’acqua mi avvolge in un manto fluido e mutevole, in continua trasformazione, ma consistente e familiare al tempo stesso. Mi sento l’amore. Mi sento amato.
Piove a dirotto.
Mi accorgo che l’incessante ritmo di tamburi è ora accompagnato da un altro suono, più indistinto. Sento un vociferare di sottofondo. Un ululato perpetuo, grave e accattivante. Voci di uomini e di semidei. S’alza il vento. Ora il mio passo è prepotente. I piedi battono il suolo. Aprono le acque sottostanti e si uniscono al porfido da esse celato. Invasi dalle stesse vene, solcati dagli stessi solchi, scolpiti dalla stessa pietra, i piedi e il porfido sono un tutt’uno. All’unisono reagiscono le gambe che flettono in avanti, con armonia, in coordinazione con i piedi, ad enfatizzarne l’unione con il suolo. Il corpo si precipita in avanti, mi avvicina al pavimento d’acqua, ne sente il mutarsi, il muoversi in tutte le direzioni. La sente avvilupparmi. Le braccia, con le mani fortissimamente strette a pugno, si chiudono al corpo e, con i gomiti piegati, sembrano battere l’aria del vento che mi circonda. La pioggia incede, il vento incede, io incedo. Inalo aria, espiro acqua. Respiro aria, rigetto acqua. L’acqua è l’aria. L’aria è acqua. Io ne sono l’unione. Aria e acqua, acqua e aria. Io ne formo un tutt’uno.
Poi, d’improvviso, il fuoco!
Il cielo è luminescente, è immenso. Il fragore dei tamburi è accentuato dall’urlo degli uomini, dal grido dei semidei. A costoro si aggiungono ora demoni e dei. Un rombo assordante. Un secondo e poi un terzo. Il fuoco incontra la terra. L’eterno scontro tra bene e male. Io sono acqua. Io sono aria. Io sono terra. Dai piedi sono diventato terra e ora tramite la terra sono diventato fuoco. Sono stato acqua. Sono stato aria. Sono stato terra. Sono tutt’ora fuoco. Lo scontro è acceso. Déi e demoni danno vita ad una battaglia epicale. Tutti affrontano tutti in una sorta di caos primordiale. V’è un senso di ubiquità eterno. La pioggia è un tutt’uno con l’aria, il vento percuote le vecchie piante che traggono la loro forza dal suolo, il fuoco assorda e colpisce la terra che, per tutta risposta, non da alcun segno di cedimento. Anzi! Si ancora ancor più in me. Si radica ancor più su di me. È sicura di sé. Tutti sono sicuri di sé. Tutti siamo sicuri di noi. Fino al termine. Fino alla fine. Tutti assieme. Fino a quando non iniziano a contarsi le vittime.
L’ululato dei semidei diventa lamento. Mentre si allontana, vinto e sconsolato, lascia dietro di sé solo una minaccia di vendetta. Ritornerà. Il vento è il primo a cedere.
Gli dei e i demoni, i più potenti, s’allontanano mentre ancora si scontrano, tra reciproche promesse di sfide di morte e si ritorcono verso altri suoli. Il fuoco è battuto.
La terra senza fuoco non è più così sicura. L’acqua la ricopre interamente. Si fa silenziosa e s’acquieta. È sempre li, in attesa del prossimo scontro. Si fa paziente.
I tamburi s’allontanano in toni cupi e sempre più spenti dalla distanza via via crescente. Anche essi proclamano nuove battaglie. La pioggia si fa latente, sparuta, sporadica fino ad esaurire completamente le proprie rimostranze.
Io rimango li. Guardo il cielo, guardo l’acqua, guardo l’aria, guardo la terra. Lentamente torno in me.
La legge del contrappasso di cui parlavo prima s’è compiuta. Mi guardo. Indosso dei pantaloncini neri come guerrieri, tesi e aderenti al corpo per via dell’acqua, come un agguato via via più imminente. Porto una maglietta con disegnato un enorme volto di pellerossa che ride. È un simbolo. Uno stemma di una famosa squadra di baseball. Gli Indians di Cleveland. Mi guardo e rido. È stata un’ora di fuoco, un’ora d’aria, un’ora di acqua, un’ora di terra.
La danza dei piccoli indiani è terminata.
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I COMMENTI (6)
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giovedì 30 giugno 2005
ore 16:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
chi è MR 400???o Miss 400?...umff che curioso che sono..
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giovedì 30 giugno 2005
ore 15:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XLV...continua)
..Fino ad ora non mi ero accorto che l'acqua era calda...
wait 1 minuts...meglio scrivere prima in un blocco note...una stellina me docet
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giovedì 30 giugno 2005
ore 10:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XLV)
Preludio di vita all'alba dell'estate
Ore 20e50 circa. Siamo in salotto a guardare la Tv. L'aria è carica di afa che ci trasmette sensazioni di stanchezza, di voglia di far niente. Tutto tace. S'alza il vento. Non è impetuoso, ma ci avvisa di un cambiamento del tempo. All'improvviso un rumore metallico,netto, deciso, di qualcosa di consistente che batte sul rame che copre le travi di legno di casa mia.Prima uno sporadico tichettio, poi sempre più costante. Non è pioggia, non può esser pioggia. Ci affacciamo alla finestra che dà in patio. E vediamo. Grandine!Corro fuori, in giardino e mi assicuro che i micini stiano bene, siano protetti. So che non lo sono, so bene che dove si trovano si bagneranno da capo a coda. Con un ombrello, una torcia e una cesta vado in loro soccorso. Uno ad uno li soccorro, li prendo per il coppino e li trasferisco nella cesta, tenuta al riparo dall'ombrello. La grandine diventa pioggia. Inizio a bagnarmi. Manca un micino. L'agitazione per l'immediato soccorso nn mi dava modo di vedere bene dove fosse. Mamma gatto se ne accorge, e lo va a cercare. La seguo. Lei lo trova e io lo proto in salvo. Mentre attraverso il viale con la cesta dei mici sotto la mia ala (panza..!) protettrice mi bagno sempre di più. Ma i mici son all'asciutto, e non me ne rendo ancora conto. Ancora non realizzavo cosa sarebbe successo poi, di cosa sarei stato preda in seguito. Manca ancora Mamma gatto, che nn trovando più i suoi pargoli, è rimasta dove si trovavano i piccoli precedentemente. Sotto la pioggia. La chiamo, la cerco e nonostante il nubifragio lei sente il miagolio dei suoi bimbi e si fa coraggio. Sotto il diluvio raggiunge i piccoli. Salvi tutti. Fine della storia?Nemmeno per sogno. E' qui che inizia. Da qui divento un'altra persona. Fino ad ora non mi ero accorto che l'acqua..
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I COMMENTI (1)
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mercoledì 29 giugno 2005
ore 23:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XLV)
NOOOOOOOOOO ARGGGGGGGGG
avevo appena composto il mio miglior scritto...faccio per cliccare invia..e e ..e.. mi si scollega internet e perdo tutto..impossibile trovare la pagina richiesta... è tutto quello che rimane.. sob sob..
ma lo rintraccerò tra i meandri delle mie connessioni..parola per parola..
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mercoledì 29 giugno 2005
ore 22:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XLIV)
LA DANZA DELLA PIOGGIA
Eéh uh mé pà..uh me paà, umehtè umehté umehtè pà catayò umethèpa catayò memet ehpà catayo umethe uh methe pa cumayo cumajo..umehtè paà catayo
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mercoledì 29 giugno 2005
ore 19:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XLIII)
Solcata ho fronte, occhi incavati intenti, crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto, labbro tumido acceso, e tersi denti, capo chino, bel collo, e largo petto;
giuste membra; vestir semplice eletto; ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti; sobrio, umano, leal, prodigo, schietto; avverso al mondo, avversi a me gli eventi: 8
talor di lingua, e spesso di man prode; mesto i più giorni e solo, ognor pensoso, pronto, iracondo, inquïeto, tenace: 11
di vizi ricco e di virtù, do lode alla ragion, ma corro ove al cor piace: morte sol mi darà fama e riposo.
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mercoledì 29 giugno 2005
ore 19:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Inutile dire che mi sento frustrato...
..ma fa parte del gioco, credo..
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I COMMENTI (1)
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mercoledì 29 giugno 2005
ore 17:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ritorno al futuro (parte VI)
Sconcerto
Come tommorow. Finita!La tesi è pronta...le tavole son pronte..la mia parte è pronta!..non ce la facevo più...anche se ammetto mi mancava l'intensità di un lavoro svolto con il cuore. Mi ci vuole più spesso...altre persone da aiutare?son più che disponibile.. E pensare a me, no eh?meglio di no, la reazione nn sarebbe gradita..ora!qlc tempo fa si..ora c'è altro a cui pensare..bacio!
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