"NON CERCARE UNA REGOLA,
PER GUARIRE QUELL’ANIMA,
ORA LASCIATI VIVERE...
CON ME"Renato ZeroQueste pagine rappresentano più il
desiderio di un
cambiamento che altro...anzi, direi la
volontà di vedere attuato tale
cambiamento.
Voglio che qualcuno ti travolga,
voglio che tu leviti,
voglio che tu canti con rapimento
e danzi come un derviscio.
Abbi una felicità delirante
o almeno non respingerla.
Lo so che ti suona smielato,
ma l’amore è passione, ossessione,
qualcuno senza cui non vivi,
io ti dico: buttati a capofitto,
trova qualcuno da amare alla follia
e che ti ami alla stessa maniera.
Come trovarlo?
Beh, dimentica il cervello
e ascolta il tuo cuore.
Io non sento il tuo cuore.
Perchè la verità , tesoro,
è che non ha senso vivere
se manca questo.
Fare il viaggio
e non innamorarsi profondamente
beh, equivale a non vivere.
Ma devi tentare,
perchè se non hai tentato,
non hai mai vissuto.
comenasceunafarfalla
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martedì 20 febbraio 2007 - ore 16:19
...e visto che è martedì grasso...
(categoria: " Fotografia e arte.. ")

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PERMALINK
martedì 20 febbraio 2007 - ore 14:49
weekend bellissimo!
(categoria: " Fotografia e arte.. ")










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PERMALINK
giovedì 15 febbraio 2007 - ore 23:44
Ho paura
(categoria: " Vita Quotidiana ")
per lei e con lei,
ma lei non lo saprà
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PERMALINK
mercoledì 14 febbraio 2007 - ore 19:34
appunti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...avere due soluzioni piacevoli...
continua.
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PERMALINK
domenica 11 febbraio 2007 - ore 13:20
Cucina emotiva?
(categoria: " Ricette ")
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domenica 11 febbraio 2007 - ore 12:37
Perchè farsi ibernare?
(categoria: " Pensieri ")
Quanto alla fine e al finire credo che ognuno sia libero di interpretare ciascun termine e forma verbale come meglio crede ma penso che morte e morire non siano lontani dall`esserne ritenuti i più immediati sinonimi. Almeno secondo l’accezione comune per cui si pensa allo smettere di esistere, di essere, di esserci.
L’avvocato Vitto Claut è senza dubbio di questa opinione e un mese fa ha firmato un contratto con l’Alcor Life Extension Foundation di Scottsdale, in Arizona, il più importante centro di criogenesi del mondo, per essere ibernato dopo la morte.
È il primo italiano a farlo, e l’unico finora. Ed è talmente entusiasta, che è già proiettato nella fase successiva del progetto: creare anche in Italia un istituto per l’«estensione della vita», tre parole magiche che riecheggiano in decine di romanzi e film.
Vedendolo in tv, sereno e quasi inconsapevole, ai limiti del fantascientifico, di cui parla con assoluta innocenza, avrei voluto fargli tante domande che esulano completamente da quelle somministrategli dal conduttore di turno; non ho alcuna curiosità tecnica sul come e quando o in che tempi verrà ibernato, non ho nemmeno pensato per un attimo all’importanza delle azioni che potrà compiere, a suo dire, una volta che verrà risvegliato e, a dire il vero, non sono affatto incuriosita dai motivi che lo hanno spinto a questa scelta. Piuttosto, forse banalmente, di primo acchitto avrei esternato questa semplice meraviglia: “Chi troverà di quelli che ama e ha amato quando si sveglierà? Chi ci sarà con lei a condividere questo momento?” La risposta è pressoché ovvia e forse è per questo che mi stupisce oltremodo, ossia mi stupisce la volontà di affrontare questo nuovo esperimento in completa e totale solitudine, e, di più, lo scegliere di vivere in un mondo sconosciuto senza alcuna faccia conosciuta vicino. Ma potrebbe forse apparire un dettaglio secondario.
Rinnovo invece la mia convinzione sul suo esserne inconsapevole. Totalmente. Troppo preso a dirsi il primo, troppo determinato nell’affermare il suo convincimento di amare davvero la vita a tal punto da voler vivere anche solo un giorno più di quanto il destino gli abbia concesso.
Alcune altre semplici meraviglie. Amare la vita non significa forse godersela appieno? Non equivale a carpere il famoso diem? Essere proiettati troppo in avanti, temo sia il modo migliore per contraddire il motto latino.
Inoltre, sfidare il destino è un atto davvero intelligente? È essere più furbi di lui? È avere vinto?
Sarebbe troppo facile spostare il discorso sul piano morale e di fede, sarebbe troppo facile identificare nel destino Dio o una qualsiasi Intelligenza Superiore e mi esimo volutamente dal farlo per poter compiere un ragionamento che definisco e reputo neutro e neutrale.
Penso al destino come a ciò che abbiamo tra le mani, come a ciò che noi stessi tessiamo con le nostre azioni e le nostre decisioni (anche quelle più discutibili, come in questo caso), quindi mi pongo su un piano assolutamente razionale ed equidistante tanto da Dio, quanto da ogni reminiscenza greca, o comunque classica, di Ananke e di titanica fallimentare Hybris.
E mi concentro, per opposizione, semplicemente sull’etimologia di una delle parole che, a quanto pare, più temiamo. Finire è anche, anzi, primariamente è: portare a compimento, completare, rendere completo ciò che non lo è e anche, certo, giungere al termine.
Il traguardo può essere tanto una vittoria quanto una sconfitta, il maratoneta, l’atleta, il ciclista o motociclista, e qualsiasi altro campione lo superi, è arrivato. Che poi lo faccia con le lacrime agli occhi per la soddisfazione o la delusione è altro, il punto è che ha concluso la corsa e sta per trarne le conseguenze, sta per esultare dei sacrifici, sta per recriminarsi lo scarso impegno, sta per rammaricarsi delle condizioni non favorevoli, ma sta tagliando quel traguardo e in quel traguardo sta concludendo l’allenamento che è stato preclusivo e finalizzato unicamente a quel momento.
Potrebbe anche stare per arrivare al traguardo e, soddisfatto per una vittoria, ma anche deluso per una sconfitta, essere desideroso di riprovarci, questo è umano e possibile, certamente.
Però ogni gara è unica e il podio calcato alla prossima occasione non avrà mai e non potrà mai avere lo stesso sapore di un premio conquistato o non conquistato in precedenza.
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sabato 10 febbraio 2007 - ore 15:32
Se non l’avete visto...
(categoria: " Cinema ")
I sogni son desideri...di felicità!Beatrix Potter rischiava di rimanere solo un nome senza volto, nome certo illustre, legato a personaggi di fantasia tra i più dolci e conosciuti dai bambini. Circa un centinaio d’anni or sono, Miss Beatrix Potter era una donna inglese che aveva passato i trent’anni e alla quale la madre si era stancata di presentare inutilmente gli uomini del mondo nobile. A Beatrix non interessavano affatto, preferiva sedere nella sua stanza, acquerelli alla mano, e disegnare conigli, anatre e topolini. Questo finché non conobbe l’uomo che vide in quei disegni un’arte e lottò per pubblicarli. A lui, l’editore Norman Warne, Beatrix avrebbe promesso volentieri il suo amore, se non ci si fosse messo di mezzo il destino. Il film tratta in maniera molto profonda di questo amore per un uomo molto più grande di lei, racconta del suo lottare per una vita indipendente, anche nel momento in cui sarebbe dovuta essere una moglie conformista per mantenere un posto nella società. Il film delinea insomma il ritratto di una donna che nuotò contro corrente. I genitori, tradizionalisti e vittoriani, non trovarono le storie di animali con relativi disegni fatti dalla loro figlia adolescente qualcosa di straordinario e fecero di tutto per tenere segreta la storia con un uomo maturo, scoraggiandola e cercando di convincerla ad intraprendere una relazione più "accettabile".
Ma vincono l’indipendenza e la testardaggine della giovane donna, vincono i sentimenti, anche quelli più tristi, ma autentici, vincono le idee nuove e il coraggio di renderle reali. Vince il senso del bello, l’amore per l’arte e per la vita, per una semplicità di affetti e di sogni che è invidiabile e ammirabile.Miss Potter è la biografia per immagini della donna che s’impose sul mercato dei libri per bambini con personaggi oggi arcinoti; una donna che, dietro l’apparenza delicata e la pressione di una famiglia conservatrice, dimostrò di possedere un’anima libera e un’invidiabile determinazione.
La regia è di Chris Noonan, sceneggiatore di musical, già uso a trattare con gli animali sullo schermo dopo l’esordio con Babe. La ribalta, invece, è tutta di Renèe Zellweger, attrice texana da tempo adottata dal Regno Unito, che non lesina sulla mimica facciale, al punto che talvolta pare quasi non controllarla. Le fa da spalla Ewan McGregor, perfettamente nella parte.
L’icona della letteratura inglese per l’infanzia si affaccia sulla scena cinematografica negli stessi giorni in cui spopola un altro personaggio reale che ha vissuto una vita fantastica e che la racconta nella sua ricerca verso la felicità.
E’ indicativo, a mio avviso, che siano storie vere a far sognare, anzi, meglio, a far credere sul serio che quando si ha una passione, crederci con determinazione è già essere in cammino per vederla concretizzarsi.
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sabato 10 febbraio 2007 - ore 10:25
Continuo a ragionarci su...
(categoria: " Riflessioni ")
...non ho voglia di innamorarmi perdutamente, no, affatto!
Non voglio, appunto, perdermi, non voglio perdere me stessa, i miei tempi, i miei spazi, mi infastidisce solo l’idea di condividere il mio tempo con qualcuno in tal modo. E non è vero che è da pazzi! io sono convinta che i rapporti, di ogni genere, portino ad assuefazione ed è una cosa che non tollero e a cui non intendo cedere.
E’ solo una Weltanschauung diversa dal senso comune...però è la mia e ne vado fiera perchè sono coerente con quanto affermo.
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venerdì 9 febbraio 2007 - ore 18:29
Ho partorito!
(categoria: " Riflessioni ")
Forse non è nemmeno una questione di amore o non amore...
è più che altro l’avere compreso come poco tollero, o, almeno, non tollero troppo a lungo, la compagnia.
Questo poi, portato al campo sentimenti, oltre al ciniscmo che mi è stato procurato, si trasforma in: non mi va di averti accanto perchè lo sento come una limitazione dei miei spazi.
Se mai incontrerò chi sarà capace di farmi sentire davvero libera e non "invasa" in ciò che più sento mio, in questo caso il mio tempo in senso lato, sarò ben lieta di ricredermi.
Solo che non credo ci sia tale persona perchè credo che i meccanismi di un rapporto siano poi i medesimi e l’assuefazione è una cosa che non concepisco.
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sabato 3 febbraio 2007 - ore 17:07
---cAmBiErò e cambIerA’
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Sette e tre
La radiosveglia blatera
Mi alzo con la sindrome
Da crisi d’inutilità
E voglia di far ordine
Infilo il bagno
Sette e sei
Divento consapevole
Che tutto il nuovo che vorrei
E’ dentro che ce l’ho / Cambierò
Tutto qui /L’importante è crederci
Metto in stop / certe mie personali paranoie e
Volterò pagina / E imparando anche a dire di no
Cambierò
E mentre esco affiora in me
Il bisogno di un’altra aria
Lasciare questa casa che
Ha in se troppa memoria
Ritagli d’infelicità e mentre conto i miei errori
Che fino a poco tempo fa sembravano soltanto amori
Eterni per un pò
Cambierò / Ho un’idea
Ti saluto e vado via e se sbaglierò
Fatti miei / Tanto non si cambia mai
Spaccherò / I muri e guai
A chi vuol convincermi che non si può / Cambierò
E sarà bello aprirsi come un lucchetto
Chiusa io non ci sto / un’altra prospettiva quasi
l’opposto / cosa aspetto non so
Cambierò / Niente ma /Anzi sto cambiando già
Sarò io / Tutto qui / L’importante è crederci
Ora so / Che è così / Che ulteriori rinvii non mi dò
io Cambierò / Cambierò /Non c’è tempo ormai
Spaccherò i muri e poi
Imparerò a dire no
Giovedì otto e sei
Io una strada ce l’ho/ Cambierò
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