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mercoledì 8 marzo 2006 - ore 13:00 Roger McGuinn 3° Parte. Equipaggiamento Per lo scarso materiale bibliografico e fotografico rintracciabile riguardante i Byrds, è stato assai difficile trovare notizie attendibili per descrivere dettagliatamente l’equipaggiamento appartenuto a Roger McGuinn e le sue interviste rilasciate nel corso degli anni con qualche contraddizione non hanno contribuito a fare del tutto chiarezza su questo tema. In una delle tante egli dichiarò di avere avuto, oltre ad un banjo, una Gibson 12 corde acustica che gli fu regalata da Bobby Darin, sulla quale Roger installò un pick up. (Bobby Darin era il cantante di “Splish Splash” una canzoncina che si sentiva spesso al bar da “Arnold’s sul telefilm “Happy Days” di Fonzie). Subito dopo aver visto il film dei Beatles “A Hard Day’s Night”, permutò il banjo e la chitarra per acquistare una nuova Rickenbacker 360/12 a 2 pick up, “maplego” (termine usato dalla casa per definire la finitura in legno naturale). La chitarra veniva collegata ad enormi amplificatori con testata e cassa del tipo “Fender” mod. “Showman”. Una leggenda però dice che la mitica 12 corde di “Mr. Tambourine Man” e gli fu rubata nell’agosto del 65 durante una disastrosa tournee in Inghilterra e quindi ne acquistò immediatamente un’altra sulla quale attuò una notevole modifica. Egli inserì un terzo pick up centrale, modificando anche i circuiti aggiungendo un “Vox treble-booster” sotto il battipenna della chitarra. Infatti, come si vede dalla foto, i selettori e i potenziometri sono dislocati diversamente. Il libro di Richard Smith, “The History of Rickenbacker Guitars”, invece, narra che la modifica fu fatta dalla fabbrica madre nel febbraio del 66 proprio alla sua Rickenbacker originale introducendo la sigla 370/12 dove il numero 7 determinava la chitarra a tre pick up. (Ritengo questa la versione più esatta in quanto la prefazione del libro è curata dallo stesso Roger McGuinn e da George Harrison.) Tuttavia, una delle idiozie più grosse sparate da McGuinn è stata quella di dichiarare in un’intervista (vera o falsa?) di aver montato il terzo pick up solamente per migliorare l’estetica della chitarra dopo aver visto la Rickenbacker 325 di Lennon che ne montava tre. Inoltre, disse che in realtà il terzo pick up non lo usava quasi mai perché prediligeva quello installato vicino al ponte che aveva un suono più chiaro. La nozione tecnica è vera ma la notizia è falsa poiché il caratteristico suono del pick up centrale in combinazione a quello del ponte o del manico, si può sentire benissimo in numerosi assolo dal terzo album in poi e tanto per citare alcuni brani, “Mr. Spaceman”, “5D” , “John Riley”, “Wild Mountains Thyme” etc. Sempre il libro di Smith narra che McGuinn nel 1970, avesse delle altre Rickenbacker nella fattispecie una 325, una 370 e una stranissima 341/12. Verso la metà degli anni 80 la casa madre immette sul mercato ad edizione limitata (solo 1000 esemplari) la “Rickenbacker 370/12 Roger McGuinn Signature” con il battipenna firmato da Roger McGuinn con un piccolo compressore già installato all’interno della chitarra secondo le indicazioni di McGuinn. ![]() Ne ho visto alcuni esemplari che avevano prezzi proibitivi. Se il prossimo anno arriva McGuinn al “Soave Guitar Festival” diventerà “Signature” anche la mia… Altre chitarre usate da Roger sono le Martin acustiche tra cui la famosa “Martin 12-string mod. D12-42RM”, la “Martin HD-7 ( a 7 corde) ![]() e una Rickenbacker acustica 12 corde mod. “Laramie” che avevo intenzione di acquistare anch’io fino a quando non mi hanno detto che costava quanto un mini- appartamento…. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 6 marzo 2006 - ore 12:46 Beat Shop Acustic Jam Live! Venerdì 10 marzo al "ST. JOHN PUB" (P.le S. Giovanni PD). LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 1 marzo 2006 - ore 12:59 RogerMcGuinn parte 2° Roger McGuinn. Discografia Byrds e solista. Indubbiamente gli album migliori dei Byrds, come già detto nel “famoso” blog del 4 ottobre, sono i primi quattro, ovvero, “Mr. Tambourine Man”, “Turn! Turn! Turn!”, “Fifth Dimension” e “Younger Than Yesterday”. Almeno su questi ci sono le “schitarrate migliori”… Da notare come il suono della chitarra di McGuinn cambi in diverse circostanze a partire dal terzo album, “Fifth Dimension”, per via di una radicale modifica effettuata alla sua Rickenbacker, cosa che vedremo nella parte che riguarda l’equipaggiamento. ![]() Dal 5° album in su, cominciano ad avvicendarsi nei Byrds, musicisti della scuola del Country di Nashville, come i già citati Gram Parson, autore della bellissima “Hictory Wind” contenuta nel 6° album “Sweetheart Of The Rodeo” e il chitarrista “bluegrass” Clarence White, che ideò un apparecchiatura denominata “string B bender” che applicò alla sua Telecaster che serviva a simulare l’effetto di una “steel guitar”. Da lì a poco anche il bassista Hillman e Gram Parson se ne vanno per fondare il gruppo ”Flyng Burritos Brothers” e quindi a McGuinn non resta altro che rifondare i Byrds con White alla chitarra, Parsons (Gene) alla batteria e Skip Battin al basso. Ne scaturì una serie di album uno più brutto dell’altro toccando veramente il fondo in più di qualche circostanza, vedi "Dr Byrds & Mr. Hide" (già il titolo la dice lunga), "Byrdmaniax" e l’ultimo "Farther Along". Tutti album accuratamente da evitare... Tuttavia a me non dispiace qualche pezzo di "Ballad Of Easy Rider" (colonna sonora del film) e del doppio "Untitled" mezzo live e mezzo da studio. Attenzione, in questi album non è la Rickenbacker di Roger in grande evidenza bensì l’ottima Telecaster di White. Gli album sono comunque pessimi. L’era Byrds termina proprio con una “reunion” nel 1972 di tutti i membri originali della band, della quale ne scaturì un tiepido album, che contiene una canzone fantastica di Gene Clark “Full Cyrcle Song” e una bellissima cover di Neil Young “Hello Cowgirl In The Sand”. Da qui McGuinn produce una discografia ricca ma nello stesso tempo qualitativamente bassa. Gli album da parte mia da salvare li ho recensiti qualche tempo fa e sono “Peace On You” e quello del gran ritorno della Rickenbacker 12 corde, “Back From Rio”. Per tutti gli altri album,“Thunderbyrd “ o “Born To Rock & Roll”, tanto per citarne qualcuno, mi dispiace affermare che dopo l’ascolto di due tracce di ognuno e bene toglierli e riporli nella propria custodia tanto per non ripetere quanto detto sugli ultimi album dei Byrds... ![]() Tuttavia nel 2000 Roger realizza un interessante album “Treasures From The Folk Den” che contiene 18 canzoni folk cantate in duetto con altri artisti del genere e cioè Joan Baez, Pete Seeger, Judy Collins e qualche altro. Un ritorno alle radici. Nel 2004 pubblica un album “fantasma” dal titolo “Limited Edition”, del quale non sono riuscito a reperire e contiene il brano di Harrison “If I Needed Someone”. Di questo album è possibile scaricare 20 secondi di ogni pezzo dal suo sito web. Fine 2° parte COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 26 febbraio 2006 - ore 10:44 Roger McGuinn Parte 1° Già avevo parlato dei Byrds e Roger McGuinn nel blog del 21 ottobre 2005 Link e dopo George Harrison il secondo chitarrista preso in considerazione più dettagliatamente è proprio il leader dei Byrds, uno dei miei preferiti in assoluto. Storia e tecnica. Il nome “McGuinn” (Jim, in arte Roger) è più di tutti associato alla Rickenbacker 12 corde che ha determinato il “Jingle Jangle” sound dei Byrds. Se George Harrison è stato il primo chitarrista ad usare la Rickenbacker 12 corde, Roger McGuinn l’ha fatta sua più di ogni altro al mondo. Con questo innovativo strumento, Roger scoprì la chiave giusta per arrangiare le canzoni di Bob Dylan alla maniera dei Beatles. Roger e George con la mitica Rickenbacker. Egli però ha saputo fare molto di più e cioè, applicare la difficile tecnica del banjo a questa chitarra ovvero, se George Harrison suonava la 12 corde come una normale 6, McGuinn usava e usa tutt’ora i “fingerpicks” (plettri per dito) arpeggiando la chitarra come fosse un banjo. Già la cosa risulta difficile da fare in un banjo a 4 corde, figuriamoci su una chitarra che ne ha 12 ! Ma vediamo questi particolari accessori: i “fingerpicks” (vedi foto) comunemente detti “plettri per dito” o “unghiette”, non sono altro che dei particolari dispositivi che non fanno altro che sostituire le unghie vere e proprie e sono indicati per tecnica dell’arpeggio . Ne esistono di vari materiali che possono essere di osso, di plastica o di acciaio. Quest’ultimi sono quelli più usati da Roger. Egli li usava nel modo che si vede in foto e cioè, due infilate rispettivamente nel medio e nell’anulare servivano per arpeggiare le corde più acute, mentre tra il pollice e l’indice egli stringeva un plettro per battere le note più gravi. Questa tecnica applicata alla chitarra 12 corde risulta assai difficile e i risultati ottenuti le prime volte dal sottoscritto furono assai disastrosi per il continuo incepparsi dei “fingerpicks” tra le corde o tra loro stessi. Come in tutte le cose, però, un continuo e costante esercizio dà l’opportunità di ottenere dei buoni risultati come ho potuto constatare personalmente e vi assicuro che l’effetto è assai affascinante. Oltre al banjo, Roger sperimentava questa tecnica già con la chitarra acustica 12 corde quando con David Crosby e Gene Clark andavano in giro per i locali di Los Angeles a suonare musica folk con il nome di “The Minstrel”. Tra il loro repertorio folk però, c’erano anche molte canzoni dei Beatles dei quali erano assoluti fautori. ![]() I Byrds. Roger McGuinn è stato assieme a Gene Clark e David Crosby il fondatore dei Byrds. Egli ne era il leader indiscusso poiché ne era il proprietario assoluto del sound, degli arrangiamenti e quindi si può dire che lui li ha fondati, lui li ha identificati, idoleggiati e lui li ha distrutti. Tutte le “opere” dei vari Clark , Crosby o Hillmann, venivano sistematicamente arrangiate e prodotte da Roger e dalla sua Rickenbacker 12 corde. Anche le canzoni di Dylan subirono lo stesso trattamento, e nessuno mi toglierà dalla testa che, senza il “megafono” Byrds, molte delle sue canzoni resterebbero ancora oggi nel più profondo anonimato. Una su tutte, Mr Tambourine Man, l’hit d’esordio del gruppo che finì spedito primo in classifica cosa che Dylan non riuscì mai a fare con un singolo almeno fino al 1971. Il pezzo è il prototipo del Jingle Jangle chitarristico che resterà per lungo tempo il marchio di fabbrica del gruppo. Peccato che a suonarlo nel singolo fu solo lui e per volere della CBS, gli altri strumenti furono suonati da validi session men: Leon Russel alle tastiere, Jerry Cole alla chitarra ritmica, Larry Knechtel al basso, Hal Blane alla batteria. David Crosby si limitò a cantare la linea melodica assieme a McGuinn,e Gene Clark fu relegato al tamburello. Gli altri due Byrds vale a dire Michael Clark e il bassista Chriss Hillmann rimasero sconsolatamente a guardare. Nel 1966 dopo il trionfo del secondo album “Turn! Turn! Turn!”emergono i primi screzi con Gene Clark, autore della maggior parte dei pezzi originali, cosa che McGuinn non sapeva fare. L’anno dopo, l’inevitabile defezione da parte di Crosby segnò la fine di questo gruppo. Solo il deleterio eccesso di narcisismo di McGuinn lo indusse a continuare l’avventura con il nome Byrds, con continui avvicendamenti di seppur validi strumentisti, con risultati pressoché disastrosi sebbene nel gruppo sia passata gente come Gram Parson e Clarence White. Fine 1° parte LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK sabato 25 febbraio 2006 - ore 20:52 Tanti Auguri George! ![]() LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 23 febbraio 2006 - ore 12:49 Big Beat... On Air...! ![]() Simpatica e divertente la trasmissione andata in onda ieri alle 22:00 per “DiRadio” che ci ha visto protagonisti come gruppo di supporto ai tre “dinosauri” padovani del beat degli anni 60, ovvero, Franco dei Delfini, Lele dei Royals e Franco Serena dei Ragazzi dei Capelli Verdi, un super trio denominato il "Big Beat". Ben coordinati dall’ottimo DJ Maurizio Calzavara, i tre hanno risposto a cuore aperto e con una punta di nostalgia amarcord, a tutte le domande incalzanti di quest’ultimo che a tratti sembrava informato sui loro eventi più di loro stessi… Le interviste venivano alternate dalle loro canzoni più significative suonate e cantate rigorosamente dal vivo con i Beat Shop da supporto strumentale e soprattutto tecnico. Infatti, il tutto passava attraverso il mitico mixer dei Beat Shop collegato direttamente via cavo alla consolle della radio non proprio attrezzata per questo genere di trasmissioni poiché eravamo in otto compressi in una piccola stanzetta di due metri per tre con strumenti , microfoni etc. Questo, però, non ha guastato quello che era lo spirito della trasmissione, anzi, una volta ben configurato il tutto, abbiamo trascorso due ore di puro divertimento deliziati dagli aneddoti prodotti dai tre personaggi che hanno parlato del difficile inserimento del fenomeno “beat”, in un’Italia benpensante, le loro incisioni, l’incontro con altri artisti famosi come Patty Pravo, Bobby Solo, Guccini etc., le scorribande nei locali più prestigiosi d’Italia. Una vera chicca per gli appassionati del genere. Noi invece abbiamo avuto il nostro momento di gloria all’inizio omaggiando il grande George Harrison con Here Comes The Sun, mentre Norwegian Wood e Nowhere Man sono stati gli altri due pezzi che abbiamo scelto per l’occasione. Riuscitissima, quindi, questa bella esperienza, tutt’al più che il DJ Maurizio vorrebbe ripetere nel mese di giugno e quindi… dal più giovane al più vecchio…tutti orecchio all’apparecchio!!! dove ho sentito questa frase?… Alcuni momenti della trasmissione. Doc. Gino DJ Maurizio Doc. Gino & Bicio Adriano Tiziano Lele dei Royal & Tiziano Due suggestive foto dal vetro della regia. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK mercoledì 22 febbraio 2006 - ore 13:06 Dal più giovane al più vecchio.... ... tutti orecchio all’apparecchio!!! Questo è uno slogan storico del mitico DJ del passato Giancarlo Guardabassi, quando nei primi anni 70 presentava per Radio Rai la trasmissione "Dischi Caldi". Ebbene, lo slogan torna utile per il fatto che siamo stati invitati da "DIRADIO", (88.700 MHZ) per suonare in diretta una quindicina di pezzi come gruppo di supporto al "Big Beat" , ovvero, tre personaggi padovani del Beat Italiano degli anni 60 meglio conosciuti come Lele Zambon dei Royals, Franco Capovilla dei Delfini e Franco Serena dei Ragazzi Dei Capelli Verdi. Nell’occasione proporremo anche noi come Beat Shop due o tre pezzi in versione acustica. Occhio... anzi.. orecchio alla Radio questa sera perchè questi tre personaggi saranno intervistati e parleranno del loro glorioso passato, dalle scorribande del Piper nel 1966 al Bacchiglione Beat dei giorni nostri. La trasmissione comincerà verso le ore 22:00. Per saperne di più: LINK Come Beat Shop, abbiamo avuto un’esperienza analoga nel 1993, quando fummo avvistati dal noto DJ Alvaro Gradella che ci invitò per ben due volte a suonare in diretta per Radio Abano Network. Ricordo che fu divertente e... ci sentimmo come i Beatles alla BBC ! ... ![]() LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 21 febbraio 2006 - ore 12:58 ... e la Rickenbacker??? Ho provveduto a spedire una e-mail, con una punta di polemica, all’organizzatore del “Soave Guitar Festival” quel Pierpaolo Adda ex batterista dei “Kings” uno dei tanti gruppi beat diventato relativamente famoso per aver ripreso una famosa cover di Bob Dylan, “Blow In The Wind” tradotta in italiano con il titolo, “Una Risposta” e per essere stato il gruppo di supporto del cantante Dino. È stato praticamente ignorato il 75° anniversario della “Rickenbacker Guitar”! Per chi non lo sapesse il signor Adolph Rickenbacker (nella foto, il mio guru) è stato uno dei pionieri della chitarra elettrica. La sua invenzione, la “Fryng Pan” (letteralmente “padella per friggere" per la forma che aveva dato alla chitarra) è stata una delle primissime, se non la prima chitarra elettrica con il sistema a magnete e il nostro Pierpaolo Adda ha ignorato inesorabilmente questo avvenimento Niente male per una manifestazione internazionale della chitarra… Sono curioso di sapere cosa mi risponde. Basta guardare la locandina di quest’anno e quella degli anni passati per capire quali sono le chitarre prese più in considerazione dal “Soave Guitar Festival”… ![]() UPDATE: HO GIA’ RICEVUTO UNA RISPOSTA CHE MI SENTO DI PUBBLICARE AGGIUNGENDO CHE NON BISOGNA MAI GIUDICARE TROPPO PRESTO LE PERSONE. MI SERVIRA’ DA LEZIONE PER LA PROSSIMA VOLTA. ECCO LA SU MAIL DI RISPOSTA. SI COMMENTA DA SOLA. Caro Tiziano, nonostante quello che tu pensi, ti assicuro che invece so perfettamente che nel ’31 è stata fondata quella società detta Ro-Pat-In, seme della futura Electro, e della definitiva Rickenbacker. Forse ti è sfuggito quel numero di Guitar Club di qualche anno fa in cui fu pubblicato il mio factory tour di questa azienda, con relativa intervista a John Hall, il proprietario. Tra l’altro sono uno dei pochi veri appassionati estimatori di queste chitarre, che, tra l’altro, hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del suono dei Beatles. Detto questo, credo sarebbe però più corretto porre la data d’inizio al ’32, perché solo in quell’anno la loro azienda passò dalla carta all’officina, quando fu avviata la produzione dei primi esemplari della loro famosa lap-steel. Il 2007 sarà un anno in cui tutto questo verrà sicuramente ricordato, anche se non so ancora quanta festa si potrà fare a questa grande marca. Il problema più grosso, quando si parla di Rickenbacker, è che innanzitutto gli esemplari eventualmente disponibili per una eventuale esposizione monografica (che mi piacerebbe moltissimo realizzare) sono praticamente inesistenti nel giro dei collezionisti che io conosco. Da parte mia, giusto per farti capire quanto l’argomento mi interessi, sto invece da tempo cercando di realizzare una situazione che convincere Roger McGuinn a rendersi disponibile per una presenza al festival. Questo è il mio atteggiamento verso questa marca, che amo molto, pur se so che il mio amore è assai poco condiviso tra i fan delle sei corde, e non solo, a partire dalla Rickenbacker stessa, che non mi sembra molto impegnata nella celebrazione di un evento di così grande significato, a prescindere da dove si voglia porre la data del suo inizio. Se conosci qualcuno in possesso di strumenti originali degli anni d’oro, e desideroso di collaborare con me nella realizzazione di una mostra tematica, ti sarò molto grato se me lo farai conoscere. Ti aspetto a Soave! Ciao, Pierpaolo LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK martedì 21 febbraio 2006 - ore 10:06 Thanks!!! so much! Ritengo sia d’obbligo pubblicare questa mail che mi è arrivata di recente, che mi ha fatto molto piacere e soprattutto mi ha dato molta soddisfazione per il lavoro che ho svolto sulla rubrica di George Harrison.. Ringrazio l’amico che me l’ha spedita. So che è spesso presente ai nostri concerti e fa anche parte del popolo di “Spritz” ma per ovvi motivi non rivelerò il suo nick. Grazie ancora. Questa è la mail: Devo fare i complimenti all’ideatore della rubrica del 16/02/06 dedicata a George per la sequenza di informazioni così ben descritte e dettagliate che non immaginavo neppure. A uno come me che ama la musica dei Beatles (musica che ritengo magica, ...fuori concorso e non paragonabile a nessun’altra) ritengo sia stato reso un gradito omaggio all’immagine ed alla figura così sensibile e pulita del caro George. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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