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HO VISTO



STO ASCOLTANDO



ABBIGLIAMENTO del GIORNO

ALLA FIERA DELL’EST
Branduardi


Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il toro
che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il macellaio
che uccise il toro
che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E l’ Angelo della Morte
sul macellaio
che uccise il toro
che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E infine il Signore
sull’Angelo della Morte
sul macellaio
che uccise il toro
che bevve l’acqua
che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.
Alla Fiera dell’Est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.


ORA VORREI TANTO...

Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
ed ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno
Mi diranno "Che bel fior!".

E’ questo il fiore del partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E’ questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!






STO STUDIANDO...

curiosa per vivere...

UN MEDICO
Fabrizio De Andrè


Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore.

E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l’uomo
e vennero in tanti e si chiamavano "gente"
ciliegi malati in ogni stagione.

E i colleghi d’accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare.

E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell’identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.

E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l’etichetta diceva: elisir di giovinezza.

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione.


OGGI IL MIO UMORE E'...

DECERVELLAMENTO
Vinicio Caposella



Per molto tempo fui ebanista
operaio in borgo d’Ognissanti
mia moglie lì faceva la modista
e in questo modo tiravamo avanti

Quando la domenica era bella
ci vestivamo a festa per andar
in via dell’Euchadé tanto per fare
contenti di veder decervellare

I nostri due marmocchi impiastricciati
brandendo lieti i miseri balocchi
salivan su con noi nella vettura
felici correvamo in via Euchadé

Strozzati tutti quanti allo steccato
menando colpi per meglio veder
cercando sotto i piedi un asse o un sasso
per non sporcar di sangue gli scarponi

Venite, vedete, la macchina girar
Dal ricco ammirate la testa via volar

Eccoci bianchicci di cervella
i pargoli ne mangiano e noi pure
il palotino affetta con livore
e le ferite e i piombi ci godiamo

Poi vedo sulla macchina spaurito
un brutto ceffo che mi torna poco
ti riconosco in faccia bel tomino
ci hai derubati e non mi fai pietà

A un tratto per la manica mi tira
La sposa mia che avanza con premura
Ma sbattigli sul muso un bel piastrone
Che il palotino si è girato in là

Sentendo il suo superbo ragionare
Mi gonfio di coraggio e da insolente
Di merdra al ricco tiro una gran piastra
Che in faccia al palotino si spatacca

Di colpo oltre il recinto son menato
Dalla folla inferocita strapazzato
E son caduto dritto a testa in giù
Nel vortice da cui non torni più

Venite, vedete, la macchina girar
Dal ricco ammirate la testa via volar

Ecco cosa capita a chi ignaro
Passeggia per veder decervellar
In via dell’euchadé da malaccorti
Si parte vivi e si ritorna morti.





















MA CHI HA DETTO CHE NON C’E’
G.Manfredi



Sta nel fondo dei tuoi occhi
sulla punta delle labbra
sta nel corpo risvegliato
nella fine del peccato
nella curva dei tuoi fianchi
nel calore del tuo seno
nel profondo del tuo ventre
nell’attendere il mattino

Sta nel sogno realizzato
sta nel mitra lucidato
nella gioia nella rabbia
nel distruggere la gabbia
nella morte della scuola
nel rifiuto del lavoro
nella fabbrica deserta
nella casa senza porta

Sta nell’immaginazione
nella musica sull’erba
sta nella provocazione
nel lavoro della talpa
nella storia del futuro
nel presente senza storia
nei momenti di ubriachezza
negli istanti di memoria

Sta nel nero della pelle
nella festa collettiva
sta nel prendersi la merce
sta nel prendersi la mano
nel tirare i sampietrini
nell’incendio di Milano
nelle spranghe sui fascisti
nelle pietre sui gipponi

Sta nel sogno dei teppisti
e nei giochi dei bambini
nel conoscersi del corpo
nell’orgasmo della mente
nella voglia più totale
nel discorso trasparente.

ma chi ha detto che non c’è
ma chi ha detto che non c’è

Sta nel fondo dei tuoi occhi
sulla punta delle labbra
sta nel mitra lucidato
nella fine dello Stato

c’è, c’è. sì che c’è.





















Madre Terra
Modena City Ramblers


Fermomès un mumèint e stam ad asculter
la Tèra c’la respira e che ormai l’an gà pio’ fièe
al vèint l’è drée a purter un cant ed dulòur
al sbraj disperèe ed ‘na tèra c’la sta mel
Al treno dal progrès al cor sèimper pio’ fort
a crèom e cunsumom sèinsa mai cunter i mort
ma i cunt a la fin i armagnèn da fer
èt po’ seimpèr scaper luntan, ma intant ì en da pagher
Madre Terra tieni duro
Madre Terra violentata
le ferite sono aperte
ma il tuo sangue nutre ancora il mondo
A’s zoga coi quatrèin, a’s zoga tott i dé
a’s còumpra la prosperitè sèinsa vulters indrée
adèss a sam di sgnòur, inzgner e lauree
ma quèll c’l’era ‘na volta a s’al sam bèle scurdèe
Al sembra cunvenìjnt al zogh dal progrès
pinser c’la vaga bèin e an guarder pio’ in là dal nes
s’a stam ad asculter, s’a tgnom i oc bèin avert
a psom sèinter luntan la vòus ed la Tèra c’la sta mel
Madre Terra tieni duro
Madre Terra tormentata
le ferite sono aperte
ma il tuo sangue nutre ancora il mondo




































I Giardini Di Kensington
Patty Pravo


Peter con le mani e vola via eri in auto uomo e adesso che non vuoi la tua casa lascia e poi scendi in un mondo di poesia sei tu peter tu che kensington vivi?peter..tu che kensington vivi?...TU...
trovi lili i fiori e le fate
in barca lungo la corrente vai con le canne un flauto fai suoni come il grande panfrit....
sei tu peter?tu che kensington giochi?tu peter,tu che kensington suoni? suona ancora cosi...
tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu

e laggiù un giorno chiederai che vuoi rivedere la tua casa le lunghe feste cosi gli addii le gite in barca
tu perdi tempo peter,tu che kensington resti?ooo peter tu che kensington resti??..tu.

dalla finestra chiusa guardi tu e al tuo posto un bambino adesso c’è,
troppo tardi peter pan
tu capisci tu lo sai se la pianti peter tu che a kensington torni?
o si peter tu che a kensington torni??
tu.

magica gioia tu dai,
dolce mio rimpianto dove sei,
nei giardini a kensington un bambino eterno c’è,sei tu peter?tu che kensington vivi?ooo tu Peter...tu ke kensington suoni?suona ancora cosi....
tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu























Michele O’ Pazzo E’ Pazzo Davvero
Rino Gaetano



Piace tanto ai grandi quanto ai bambini
prende tutto e in cambio offre palloncini
ha una macchina a tre ruote e un megafono potente
per poter parlare a se stesso o comunque con la gente
a volte è sporco a volte è nero
Michele o’ pazzo però è proprio vero
gli stracci li ammucchia dentro un cartone
mentre degli oggetti invecchiati ne fa collezione
parla al megafono di politica e di sesso
c’è chi lo ascolta ma per chi no fa lo stesso
crede in un mondo più giusto e più vero
michele o’ pazzo è pazzo davvero
state sereni tutto cambierà domani
avremo tutti una casa di quattro o cinque vani
palloncini nuovi belli e colorati
portatemi gli stracci le carte e i vostri peccati
venite venite è ritornato Michele
















LA CATTIVA STRADA
Fabrizio De Andrè



Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese "Perché "
lui gli rispose "Questo è niente
e adesso è ora che io vada"
e l’innocente lo seguì,
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Sui viali dietro la stazione
rubò l’incasso a una regina
e quando lei gli disse "Come "
lui le risposte "Forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada "
e la regina lo seguì
col suo dolore lo seguì
sulla sua cattiva strada.

E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l’aeroplano cadde
lui disse "È colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada "
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada.

A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse "Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada"
l’alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose "Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada "
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada,
sulla sua cattiva strada.

E quando poi sparì del tutto
a chi diceva "È stato un male"
a chi diceva "È stato un bene "
raccomandò "Non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c’è amore un po’ per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada.














TITANIC
Francesco De Gregori



La prima classe costa mille lire,
la seconda cento, la terza dolore e spavento.
E puzza di sudore dal boccaporto
e odore di mare morto.
Sior Capitano mi stia a sentire,
ho belle e pronte le mille lire,
in prima classe voglio viaggiare
su questo splendido mare.

Ci sta mia figlia che ha quindici anni ed a Parigi ha comprato un cappello,
se ci invitasse al suo tavolo a cena come sarebbe bello.
E con l’orchestra che ci accompagna con questi nuovi ritmi americani,
saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere tra le mani
e con il ghiaccio dentro al bicchiere faremo un brindisi tintinnante
a questo viaggio davvero mondiale, a questa luna gigante.

Ma chi l’ha detto che in terza classe,
che in terza classe si viaggia male,
questa cuccetta sembra un letto a due piazze,
ci si sta meglio che in ospedale.
A noi cafoni ci hanno sempre chiamato
ma qui ci trattano da signori,
che quando piove si può star dentro
ma col bel tempo veniamo fuori.

Su questo mare nero come il petrolio ad ammirare questa luna metallo
e quando suonano le sirene ci sembra quasi che canti il gallo.
Ci sembra quasi che il ghiaccio che abbiamo nel cuore piano piano
si vada a squagliare in mezzo al fumo di questo vapore di questa vacanza in alto mare.
E gira gira gira gira l’elica e gira gira che piove e nevica,
per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America.

E il marconista sulla sua torre,
le lunghe dita celesti nell’aria,
riceveva messaggi d’auguri
per questa crociera straordinaria.
E trasmetteva saluti e speranze
in quasi tutte le lingue del mondo,
comunicava tra Vienna e Chicago
in poco meno di un secondo.

E la ragazza di prima classe, innamorata del proprio cappello,
quando la sera lo vide ballare lo trovò subito molto bello.
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio così difficili da evitare,
pensò "Magari con un pò di coraggio, prima dell’arrivo mi farò baciare".
E com’è bella la vita stasera, tra l’amore che tira e un padre che predica,
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America,
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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LILAC WINE
Jeff Buckley

I lost myself on a cool damp night
I Gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree
I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see
and be what I want to be
When I think more than I want to think
I do things I never should do
I drink much more than I ought to drink
Because it brings me back you...

Lilac wine is sweet and heady
like my love
Lilac wine
I feel unsteady like my love
Listen to me... I cannot see clearly
Isn’t that she coming to me nearly here?
Lilac wine is sweet and heady
where’s my love?
Lilac wine
I feel unsteady where’s my love?
Listen to me
why is everything so hazy?
Isn’t that she
or am I just going crazy dear?
Lilac Wine
I feel unready for my love
feel unready for my love.















PREGHIERA di GENNAIO
Fabrizio De Andrè

Lascia che sia fiorito
Signore
il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

Quando attraverserà
l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch’io
perché non c’è l’inferno
nel mondo del buon Dio.

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo
in mezzo ai Santi
Dio
fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai
sarai contento.

Dio di misericordia
vedrai
sarai contento.




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IN QUESTO BLOG NON SI GUARDANO I SIMBOLI MA I PENSIERI!






"Aza ataonao fitia ranon-tambo:
be fihavy, ka mora ritra.
Fa ataovy tahaka ny rano am-pasika:
tsy nampizina hisy, ka nahazoana."

(ohabolana malagasy)


"Che il vostro amore
non sia come l’acqua di un torrente:
scende in grande abbondanza
ma ben presto sparisce.
Sia invece come l’acqua
nascosta nella sabbia:
non ti aspetti ci sia,
ma se ne può sempre attingere."

PROVERBIO MALGASCIO





Non voglio girare il mondo....
VOGLIO SOGNARE DI FARLO!!




IL MONDO non lo abbiamo ereditato ma ...
LO ABBIAMO PRESO IN PRESTITO AI NOSTRI FIGLI!






" Il camminare condiziona la vista e la vista condiziona il camminare a tal punto che sembra che solo i piedi possano vedere " Robert Smithson

"Caminante, no hay Camino, se hace al andar el Camino..." Antonio Machado
("viandante non c’è sentiero, il sentiero si apre camminando....")


http://www.youtube.com/watch?v=1uzn7S7Uuns


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venerdì 7 agosto 2009 - ore 17:51


c’era una volta....
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’era una volta una margherita che assopita dal gran caldo si lasciava cullare dal vento.
Molte erano le api, le farfalle, le vespe, formiche e perfino nasoni giganteschi che andavano a farle visita e lei ogni volta prendeva da loro ciò che le raccontavano.
Sognava. Sognava margherita. Sognava e cresceva.

Cresceva sempre più forte e anche quando era buio osservava la luna e si chiedeva se mai la luna avesse qualcosa da raccontarle.
La osservava ogni notte e come ogni notte la luna cambiava e le faceva vedere un pò del mondo accanto a lei.

Margherita non voleva molto. Voleva crescere forte per poter dare al mondo ciò che il mondo le aveva donato.

Un giorno passò da lei un’ape.
Una curiosa ape. Silenziosa le si avvicinò. Le accarezzò un petalo e poi volò via.
Il tempo passava e margherita pensava a quell’ape che non l’andò più a trovare.

Di tanto in tanto il profumo del nettare raccolto dalle altre api gliela faceva ricordare. Ma erano solo ricordi.
Margherita voleva conoscere. Voleva capire.

Le altre api le dissero di lasciar stare, quell’ape mai le avrebbe più fatto visita.
Mai si sarebbe avvicinata... almeno quanto la luna.

Un giorno la piggia scendeva e margherita, piacevolmente rinfrescata dalle giganti gocce, pensò.
Pensò che forse quell’acqua in un modo o in un altro avrebbe toccato il fugace insetto che, all’apparenza, poco da lei aveva preso e poco aveva dato.

Pensò che forse questo era il senso. Il senso del suo stare.


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mercoledì 5 agosto 2009 - ore 14:41


che malinconia!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


....e quest’aria che mi opprime è tutto ciò che ho
fino a quando l’altro lato dei miei sogni perderò....

.....qui non è successo niente e non credo cambierà
come quest’acqua tra le sponde
non si ferma ma in realtà
non ha mai cambiato il senso
e del resto come può
a quel mare io ci penso
ma mi fa paura un pò....


Fiorella Mannoia

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lunedì 3 agosto 2009 - ore 14:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


se devo mettere in scala di gradimento i mesi dell’anno penso proprio che agosto si guadagna l’ultimo posto.
è un mese che non sa di niente.. e già la taesta vola a settembre e all’autunno...

se in più si aggiungono diverse situazioni tanto meglio non considerarlo proprio come mese.

una sera..non ricordo quando non ricordo con chi.. ho parlato con una persona riguardo alla percezione di se stessi e al dolore (inteso non come emozione assoluta ma come gradazione di stati d’animo che vanno dall’ inquietudine alla sofferenza)..

bhè appunto parlavo di questo... e consideravo il fatto che pur esistendo come esseri viventi, la nostra esistenza non è assoluta come percezione ma si ariticola in una varietà infinita (a mio avviso) di forme che solo attraverso la stimolazione vengono alla luce.

mi spiego meglio con un esempio...

tutti quanti noi siamo consapevoli del nostro braccio sinistro.. no?
bene sappiamo di avrelo, sappiamo che il nostro braccio può produrre una serie di movimenti e acquisire diversi tipi di sensazioni.

se con uno spillo ci pungiamo il braccio in un determinato punto, percepiamo la sensazione fastidiosa che, pur essendo prevedibile, non ci rende consapevoli di tal sensazione o tal punto nel braccio fino a quando non la proviamo.
ci siamo?
altro esempio.
tutti quanti noi sappiamo di avere un collo.
tutti quanti noi sappiamo cosa il nostro collo fa e cosa potrebbe percepire.
bene.
se non abbiamo mai provato una carezza di una persona esterna a noi, la percezione della carezza sul collo rimane un’idea indefinita che non è delimitata dalla situazione specifica.
la carezza ci da la sensazione.
il nostro collo è predisposto a percepire la carezza ma fino a quel momento rimane inattivo.

natuarlamente esiste una variabilità di carezze, una variabilità di spilli talmente ampia che provare tutta la sfera delle possibilità risulta pressochè impossibile.

avete colto il paragone?
bene vi lascio alla riflessione se ne avete voglia.

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mercoledì 29 luglio 2009 - ore 18:41


ultima camminata...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ultima camminata con i bambini delle elementari...
e ultimi canti dei bambini.. ancora i canti di quand’ero bambina.. quelli del maestro Marino...
che nostalgia quando li ho sentiti la prima volta...li avevo cancellati..o quasi..

Vento fu
vento fu
spingi di più
il mulino fai girar
devo macinar

Vola uccellino
vola uccellino
nuota pesciolino
acque chiare
cieli azzurri
ci sediamo qui

fringuellino tu
fringellino tu
canti come un re
non temere su
vieni giù da me
noci ti darò
quante ne vorrai
o le spacherò
poi le mangerai

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domenica 26 luglio 2009 - ore 14:27


ho chiuso una porta in faccia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


mi chiedo veramente cosa voglio.. e se veramente ciò che credo di volere lo voglio sul serio.

ho appena chiuso una porta in faccia a ciò che tanto blatero di volere.
forse è voglia di esser insoddisfatta a sto punto.
ma no.
non è neanche così...

è sfiducia forse?

non lo so.
ho chiuso una porta in faccia ad una persona e non so nemmeno perchè l’ho fatto.

e mi son sentita dare una delle più belle risposte che si potrebbero avere... "ti rispetto francesca"

e questa risposta ha un valore perchè è stato mediato da entrambi scontrandoci più volte...
ha un valore che però ti spazza via ogni possibilità di appiglio....e lascia la deisione completamente a te.

ho chiuso una porta in faccia.


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mercoledì 22 luglio 2009 - ore 22:05


20 luglio 2001....8 anni e 2 giorni dopo...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


8 anni fa e’ morto un ragazzo. il suo nome non e’ cosi’ importante per me... ma serve per ricordare. ricordare che un ragazzo e’morto. ricordare cio’ che e’stato fatto e cio’ che l’informazione ha riportato.
ricordare.
ricordare cio’ che il G8 di Genova e’stato. ricordare che possiamo ancora pensare.
Ricordare che un ragazzo e’ morto.
il suo nome era Carlo Giuliani.

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lunedì 20 luglio 2009 - ore 01:39


SPLENDIDO!!!!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


sono rimasta incollata....
tra 5 ore mi devo alzare....
ma ne è valsa la pena, non lo ricordavo così bello!



personale e sociale.

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sabato 18 luglio 2009 - ore 12:14


tutto in una mattina....
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando mi ricapita?
Non lo so… quel che e’ certo e’ che tornando al discorso della sera precedente un giro in rotatoria non fa mai male…..

questa mattina....

Quando mi ricapitera’di….. sentirmi il monologo di Gaber sul suicidio in farmacia?

Quando mi ricapitera’di…

Vedo una nonna sotto la piggia –quasi tempesta che spinge la carrozzina…
Mi ritrovo pochi minuti dopo da sola in macchina con Sofia tra le braccia che mi sorride e muove le sue mani come fossero i suoi grandi occhi azzurri….
la tempesta che batte sulla macchina e la nonna che cerca un posto dove lasciare la carrozzina…



“Bella serata, proprio una bella serata.
E poi gli amici ti tirano su, eh! Si parla, si canta, si ride… che risate si fa quando si ride!
Va be’ spogliamoci va.
Tu guarda che faccia. Spalle curve, le gambe magre e ’ste mutande, color pervinca.
Non importa. Questa volta va a finire che lo faccio sul serio, ma sì basta, bisogna farla finita. Magari davanti allo specchio, sì nudo, via anche le mutande. Ecco: questo sono io. Gli specchi non servono a niente, non so neanche che faccia avrò con gli occhi chiusi. Non riesco a fregarlo, non importa.
Questa volta va a finire che lo faccio per davvero.
Mi ricordo che una volta volevo ammazzarmi per amore, mi aveva detto che non mi amava più… un attimo prima che glielo dicessi io, quel tanto che basta per farti impazzire, ti senti escluso, abbandonato e lei non si accorge neanche dell’ingiustizia che ti ha fatto, e tu t’ammazzi… così impara. E dopo ti amerà per tutta la vita! La sua. Suicidio troppo emotivo, a caldo.
Ma tu guarda che faccia che c’ho io, non c’ho mica la faccia di uno che soffre, è il mondo!
Suicidio a freddo, di controinformaz…, PUM, e tutto cambia e il mondo fino a un attimo prima tremendo e ostile, contro di te viene subito a rotolarsi ai tuoi piedi come una palla docile, sorniona, scodinzolante, affettuosa… un cocker. Peccato che poi non c’hai la soddisfazione di vederlo… il cocker.
Quasi quasi mi rivesto e vado da Giuseppe. Giuseppe è sensibile, so già cosa mi dice: “Ci sono mille modi di rinteressarsi alla vita”, lui ci crede ciecamente alle passioni, “mille modi! C’è gente che fotografa i rapaci nei loro nidi e fa dei corsi meravigliosi per impadronirsi di queste tecniche speciali.”… ci sono davvero questi corsi. C’è tutto!
No, non devo andare da Giuseppe, non posso distrarmi con la fotografia. Siamo così futili che le distrazioni ci possono impedire di ammazzarci.
No, meglio Athos allora, ma sì Athos è più obiettivo, non sta mica a tirarmi su di morale con i soliti discorsi sulla vita è troppo intelligente. Vado lì, gli racconto tutto, tutto-tutto fino alla fine e: “…ecco Athos lo vedi anche tu, sono un fallito!”, e lui: “Sì” e mi indica la scogliera, ‘sto deficiente, insensibile, ma che si ammazzi lui, la scogliera. Casomai il modo melo scelgo io, un modo che sia mio, un modo che sia giusto per… bisogna essere prudenti quando ci si ammazza, se no si fanno delle figure!
La scogliera! La scogliera, la scogliera va bene per Bergman, nordico, religioso eh.
Già, come si ammazzerà la gente importante, eh? No, dico quelli famosi, per dire… Barbato? Andrea Barbato… con calma, scrive l’ultima cartolina e si svena. Due gocce di sangue!
E la Dellera? Francesca, tutta nuda, uno spillettino ZACK, SHHHH.
E Lucio Battisti? A fari spenti nella notte, questa era facile.
E Craxi? Craxi sì, me lo vedo: una sfilata, macchina scoperta, lui in piedi sorride alla folla, paga un sicario… Martelli. PUM, come un presidente!
Occhetto… Lapidato, dai suoi!
E Cossiga? Cossiga, in diretta tre reti unificate, esterna due parole, quattro, venti cazzate, tanto il Quirinale smentisce, arriva Galloni con il calice: SHHH, la cicuta. E sulla sua tomba solo GLADIOLI!
E io, no, dico io, con questa faccia, questa cameretta, queste mutande… potrei buttarmi sotto… troppo vitale.
Oppure potrei… no, non va bene. Ma possibile che oggi non si riesca a trovare un modo che non sia vecchio, superato, inadeguato, ridicolo.
Forse oggi, esteticamente, mi rimetto gli slip pervinca, mi rivesto, esco, e vedremo come va a finire. C’è una fine per tutto e non è detto che sia sempre la morte”


Grazie Filippo


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giovedì 16 luglio 2009 - ore 20:10


ed ecco che ricomincio a scrivere...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non ho mai aspirato alla perfezione.
mai...neanche da piccola...
forse perchè, più di altre mie compagne, riconoscevo su di me il difetto...
la particolarità..il fuori "dallo stereotipo comune" (pur essendo una bambina normale..però a volte la testa gira in molti modi...)... e questo (fortuna mia) mi ha aiutato a concepire e accogliere tutti i pensieri che non tendessero alla perfezione...

tendere ad un utopia può esser interessante ma bisogna sempre vedere a cosa quest’utopia è associata...

nel senso.. se vogliamo parlare di ideali...ideali sociali.. l’utopia può starci con un saldo senso critico che ogni tanto ti fa scendere...

se invece dobbiamo considerare stili di vita... già la cosa cambia...
uno stile personale ed individuale, egocentrico, assoltuamente non può portar niente di positivo.. implode su se stesso..in un narcisismo problematico che tende all’estermo opposto per compensare sè stesso..
espressione sono la tendenza verso corpi perfetti, vestiti sempre impeccabili.. situazioni sempre calcolate...ambienti ultra sterili and so on...

altro esempio di utopia può esser l’idealizzazione di una sitazione che al meglio possa rappresenatre un momento emozionale.. situazione o momento di partenza......

diaciamo che per quanto riguarada quest’ultimo caso.. non posso dire di condividere appieno la scelta.... penso più ad un atto di timore o ansia...
nel senso.. si cerca sempre di poter ricreare tempo e spazio emotivo e qundo non c’è non si può inventare... però....
non si può evitare... evitare è una componente essenziale della bestia che teme....

si vorrebbe sempre che le cose andassero nel modo migliore ma è l’imprevedibile sorpresa di qualcosa che non va che le rende meravigliose.....


però.....
però.........
avrei molti stabili però da confutare.. mi manca l’interlocutore in questo momento....

che sia a caccia di utopie?

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mercoledì 15 luglio 2009 - ore 21:46


eh si...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


diciamo che sembrava dovessi abbasare le difese.. in realtà....

mi ritrovo nuovamente in un periodo di scelte.
scelte alla cieca...
ottimo!

guardate non desideravo altro in questo momento!

ma come ho ben scritto .... il cammino si aprira sotto i miei piedi solo camminando...

scelte ...nada... non scelgo.
continuo.

ejgfwvw yiurgtv oiurgv wob iugoiu!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


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