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E COSA RACCONTEREMO,AI FIGLI CHE NON AVREMO,DI QUESTI CAZZO DI ANNI ZERO



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domenica 31 agosto 2008 - ore 12:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ehi bambina,dimmi che cos’hai.





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sabato 30 agosto 2008 - ore 18:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e.mangiarsi.con.gli.sbadigli.gli.inetti.commentatori.virtuali.

alla prima occasione utile.
no?
quanto è facile sbagliare i toni e fraintendersi.
questa cosa del farsi male e non darlo mai a vedere.
questa cosa del pensare costantemente di non essere in grado di ferire le persone.
mi asciugo i capelli e mi arrivano messaggi che mi fanno partire istantaneamente mille paranoie sui perché.
che sia un obbligo.che sia piacere.che siano ascendenti.
perché per me è sempre difficile pensare,figuriamoci credere che sia solamente io.il motivo.
un anno che non ti aspettavo fuori casa.un minuto che non ti vedevo.che non è la parola esatta.ma il senso si trova cercando al di là delle parole giuste messe in caselle giuste contrassegnate con una x.mi sento in gabbia e mi bruciano gli occhi.non riesco a trovare me stessa immediatamente.forse era finita sotto il tavolo.
insieme a tutti i miei punti.ti dico di sfuggita di cose che dovrei fare ma che non faccio.e sposto gli occhi,ma mi sento rimproverata lo stesso.mi metti di fronte a tutti i miei errori,ed io non so mai bene cosa fare e cosa dire.sembrerebbero sempre giustificazioni.
bassano e cornici che quasi sembrano uguali all’ultima volta che.
persone nuove da vedere e quelle solite che si rivedono.
e sembriamo tutti un po’scemi.con le urla alla mo’di sedicenni ed abbracci da sono-tipo-cinquanta-anni-che-non-ti-vedo ma in realtà sono venti giorni.come se la quantità sia direttamente proporzionale alla mancanza e alla felicità di ritrovarsi.
i five in macchina e le componenti gay latenti che raffiorano.
le toghe e le tende.il cattivo gusto e gli arredamenti andati a male.
i mojiti che ritornano.le borse da gita.sedersi e spettegolare.
sedersi e guardare.sedersi e non parlare.fumare.
mi sento quasi in colpa per averti fatto fumare,sai.
i discorsi sui film trash.i ragazzi dal kimono d’oro e le facce di chuck norris.umorismo maschile che fa ridere solo voi.che avete il bagno personale e ci andate sempre tutti insieme.
se non dico niente,vai dritto.
io che non so distinguere le stelle.e tu che differenzi ritagli di cielo da qui,a casa tua.io che pongo divieti,e tu che ridi di fronte alla mia gelosia settoriale ma così genuina.io che blatero e blatero sulle mancanze,sulla fiducia,sullo stare male,sullo stare bene.e tu che scuoti la testa e non mi dai mai soddisfazione.mentre io mi sbottono la pelle e mi metto in imbarazzo da sola.che parliamo finché il cielo cambia colore e i galli iniziano a cantare.cambieremo tremila traiettorie,sbaglieremo ancora i modi di dire,e faremo uscire da noi altre cose ingestibili.
per poi finire con quelle parole che mi fanno sorridere già prima di dirtele.






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venerdì 29 agosto 2008 - ore 14:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


beneath the stains of time,
the feelings dissapear.

sono seduta con la birra in mano.
non faccio in tempo a sentire lara che tenta di avvertirmi.
mi capiti davanti,semplicemente.
incontrare per caso qualcuno,qualcuno che non vedi da veramente tanto fa sempre un effetto particolare.
come quando trovi una canzone che ti ricorda qualcosa e in una frazione di secondo una successione di suoni ti imprime nella testa immagini.o nomi.o odori.
cose così.è come un proiettile sparato al centro.
come nella scena di bigFish in cui tutto quello che si muove,improvvisamente,si ferma.
ecco,tutti sti giri di parole per dire che inizialmente mi è preso un colpo.
mai quanto è preso a te.che mi saluti,mi metti una mano in testa e poi corri letteralmente su per le scale.
mentre io rimango a parlare con un tuo amico.chiedendomi se gli occhi a fessura possano diventare tratto caratteristico fisico e non solo manifestazione di alterazioni alcoliche o affini.
dopo un po’eccoti di nuovo.questa volta ti siedi.mi viene da ridere da sola mentre penso che hai preso tempo e hai tentato di placare il panico che ti si era letto in viso.
comincio a sfotterti come faccio sempre.chiedendomi anche cosa avessi trovato di tanto speciale in te.che sei l’insicurezza in persona.
ti dico dove vai con quei capelli e tu dici che potrei tenere la predica al posto del prete,visto che parlo per cinquecento.
canti ora.non suoni più la batteria.ed io non riesco ad immaginarti staccato dalle bacchette e senza quell’espressione.ti nascondi con parrucche e occhialoni perché ti imbarazzano le persone.
non sai le parole in inglese e mi dici le date delle prossime volte in cui suonerai,per finire poi a supplicarmi di non venire perché ti metto l’ansia.mentre io mi diverto a dirti che verrò con un cartello e che sarò in prima fila.ti si legge nuovamente il panico in faccia.e il tuo amico dice che andrai avanti per una settimana a chiedergli se secondo lui scherzavo oppure se veramente apparirò al tuo "concerto".chi lo sa.intanto ci gioco e intanto ti prendo in giro dicendo che a carnevale mi vestirò da cantante dei rocksteady.
sono contento di averti vista,dici.ci guardiamo e scoppiamo a ridere.
sappiamo perfettamente che non è così.
ritagli una parentesi per giustificare tutto quello che sei.
ti ascolto.per poi ripeterti le stesse cose di un tempo.
ora non mi interessa più.
e sempre di più mi rendo conto dei miei capitoli chiusi.
e sempre di più mi rendo conto che la mia è una calamita.
la calamita per le stranezze.
per i comportamenti assurdi.
per le persone che non sanno cosa vogliono.
ed io ogni volta mi credo più forte.
ma abbiamo finito con tutti i quasi in linea e i magari sparsi.





Some things should be simple
Even an end has a start


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giovedì 28 agosto 2008 - ore 19:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questo è per noi. Per noi che siamo un branco di conservatori. Che un paio di calze a righe o le scarpe da skate ci fanno anticonformisti e addirittura creativi. Per noi ragazzi che tra le birre e le sigarette scegliamo sempre la marca, ma non le sapremmo distinguere l’una dall’altra, e per noi ragazze che d’estate mettiamo la gonna ma d’inverno mai, e anche con il freddo beviamo mojiti e capiroske. Per noi che a guardarci in faccia siamo belle, brillanti e abbiamo visto e fatto tutto e poi non sappiamo neanche fare un pompino. Per noi che “seguo dei progetti” è un modo per dire che non facciamo niente mai. Per noi che un giorno decidiamo così dal nulla che d’ora in poi ci vestiremo con giacchette strette e magliette vintage, e per noi che senza felpa nera e cane al fianco dovremmo toglierci pure i piercing. Per noi che casa nostra è “casa dei miei”, che paghiamo sei euro una birra e sette un grammo di fumo senza batter ciglio e poi diciamo “ladro!” al cantante che ne vuole sedici per il suo concerto. Per noi che quando abbiamo la fidanzata non ci vedi più. Per noi che scegliamo un uomo in base al suo ruolo, sì, anche il suo ruolo rispetto a una discoteca di provincia il venerdì sera, e per noi che le ragazze belle le portiamo ovunque e quelle brutte le incontriamo solo a casa. Per noi che alla fine ci si affeziona a quelle brutte, e per noi che non riusciamo mai a staccarci del tutto dal nostro primo ragazzo. Per noi che quando sentiamo i trent’anni smettiamo di prendere la pillola, ci mettiamo la camicetta e diciamo che abbiamo smesso di fumare anche se il nostro odore dice che non è vero. Per noi che cianciamo di sostanze con aria competente e poi mangiamo pasticche che lo sa Dio cosa c’è dentro, e per noi che ci facciamo una canna alle undici di mattina e buttiamo nel cesso la giornata. Per noi che quando ci lascia il fidanzato andiamo a yoga, a teatro, a tango, e per noi che quando ci lascia la fidanzata andiamo a puttane, o ricominciamo con la coca, o tutti e due. Per noi che siamo contro l’alcol ma poi siamo sbronzi una sera sì e l’altra pure; per noi che “il dramma del popolo saharawi” e “che schifo di facce al Toy stasera”. Per noi che poi a ballare al Toy ci siamo sempre, e nel Sahara mai. Per noi che ci finiamo di lampade e a inizio aprile siamo indecisi se dire che siamo stati al mare o in montagna, e per noi che le sigarette ci hanno fatto le dita gialle. Per noi che siamo grassi, bianchicci, e ci puzza il fiato, e ci chiediamo perché non scopiamo mai, per noi che siamo belli, lustri e in tiro e ci chiediamo perché non scopiamo mai con chi vorremmo noi. Per noi che la cosa più importante è l’amore, e poi l’amicizia, e la politica non ci interessa ma siamo di sinistra, per noi che la politica ci fa schifo ed è tutto un magna magna, ma votiamo zitti zitti a destra. Per noi che abbiamo sempre paura di farci male, e per noi che iniziamo a dare il culo per ridar linfa a un rapporto. Per noi che ci accontentiamo, e lasciamo che qualcuno ci rovini la vita per sempre, e per noi che non ci accontentiamo e ci finiamo di seghe. Per noi che abbiamo paura dei cani, dei ragni, dei piccioni, della folla; per noi che abbiamo le vertigini – e lo diciamo – e per noi che abbiamo le crisi di panico – e non lo diciamo. Per noi che siamo dieci milioni di scienziati della comunicazione e non sappiamo usare un cacciavite, e per noi che quando compriamo un cappellino ne sfilacciamo subito la tesa. Per noi che abbiamo il MySpace, anzi, no: il Facebook, che è meglio. Per le nostre camerette che grondano retorica pacifista, e per quelle che grondano retorica cinefila, sportiva, culturale. Per noi che non facciamo vedere foto di noi stesse quando eravamo grasse, e per noi che dopo il tatuaggio mettiamo sempre magliette smanicate (per noi che il nostro tatuaggio è un piccolo, patetico trasferello). Per le nostre macchine, che se non sono tirate a lucido allora sono luride, tutte cassette e flyer in mezzo, e per i nostri sorrisi, che sanno essere lucidi, ma veri quasi mai. Per noi che se ha le canne è un ganzo se beve è un ganzo se ha le paste è un ganzo se ha la coca è un ganzo, ma se ha la roba, ah, be’, quello è un tossico. Per noi che pensiamo di poter fare gli artisti senza esserci mai fatti i viaggi, e per noi che siccome ci siamo fatti i viaggi c’illudiamo d’essere artisti.

[V.S.]

ancora libri.
e oggi non faccio altro che ascoltare la stessa canzone.
la voce di johnny cash mi scava dentro.
le lenzuola nuove.
inviare sms sbagliando destinatario.
le ghiandole infiammate.
dawson era inequivocabilmente troppo noioso.
ti faccio sempre compagnia.
perché,io no?
le facce arionizzate.
le preoccupazioni silenti,e quelle meno silenti.
il mio modo di essere gelosa.in più circostanze.con persone diverse.
la mia gelosia che fa ridere.
johnny cash.un’altra volta.


Per noi che ci accontentiamo, e lasciamo che qualcuno ci rovini la vita per sempre, e per noi che non ci accontentiamo e ci finiamo di seghe.

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giovedì 28 agosto 2008 - ore 00:01



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando.i.pneumatici.scoppiano.e.letteralmente.non.sai.più.dove.corri.

Arriva quest’ora.
In cui tutto è completamente silenzioso.e in cui tutto quello che di giorno mi opprime.di notte si spegne.e mi lascio lo spazio per respirare.lascio le finestre aperte.e le porte chiuse a chiave.
Ritardo gli arti a x.i miei discorsi sono continenti.i miei discorsi sono incontinenti.
Il past tense e il present simple e gli esami di riparazione.
I colori a matita e non scegliere sempre il nero.
Il libro delle vacanze ormai alla fine.l’astuccio nuovo e le penne appena comprate,con il cappuccio perfetto,non ancora masticato.il diario.l’odore delle cose nuove.ed io che domani mattina mi sveglio presto per comprare lampade,per comprare lenzuola,per comprare libri.per svendere nuvole.
Quando si decide di non cavalcare più l’onda in tempesta.
Quando la tempesta è una condizione stabile e involontaria.quasi necessaria.
Quando ogni cosa necessaria è..[continua la frase.]
Quando provi odio alternato a fastidio e vorresti tanto capirne i motivi.
Quando qualcuno resta in silenzio,oggi.
Quando parlare delle luci della centrale e delle luci dello stabilimento petrolchimico mi fa sorridere.
Quando gli acdc hanno un suono troppo vecchio.
Quando il prurito è una cosa di testa.
Quando le cose che ti capitano ti fanno stare semplicemente di merda.
Quando le cose che ti capitano,certe volte però,ti fanno sentire totalmente viva.
Ancora,viva.
[quando grazie per i pensieri superficiali.grazie tra parentesi che non si sa mai.]

ed io mi sfilo le scarpe,e i pensieri neri metalizzati.





If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way


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mercoledì 27 agosto 2008 - ore 00:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")


appoggiata.come.sono.contro.un.muro.che.crollerà.tra.un.anno.che. crollerà.tra.poco.

quando la stanza era il carcere. la cancrena. e tu a dibatterti. a non voler capitolare nel rendiconto tratteggiato dell’ultima luce. dell’ultima. quando sedevi alla scrivania. attorno colori di frutta e musica triste per sorreggere quel lusso miserabile - quell’umiliante necessità d’evadere, e nessuna uscita tranne quella che dava sulla via. la strada - con la sua vitalità al tramonto - quand’è sera e il mondo va a casa. a consegnarsi - in galera. e ti raggiungeva.[G.C]

esploderò prima o poi,ti dico.
tu annuisci e mi dici che qualcosa dovrò rompere.
un vaso?un piatto?lo stereo-già rotto?la stampante?una sedia?
una finestra?una porta?un dito?una mano?un braccio?
40giorni di prognosi?
stare sdraiata a X,o a stella marina,sostituisce il pensiero rovescio.
ora il pensiero è a x.e la prospettiva è cielo.che non finisce.con un particolare sistema d’allarme.mi sembra di essere un semaforo lampeggiante.non sono né rossa né verde.
resto sul ciglio del burrone delle cose da scrivere e da dire,perché non le dico e non le scrivo.non le lascio prendere forma.non le lascio diventare parole.non le lascio uscire.come quando obblighi qualcuno a fare qualcosa perché sei profondamente egoista.avrò altro da fare.tipo resistere.morire.resistere.stasera ho scritto cose formali,a te.che non ti vedo da un sacco di tempo.da quando avevi il vestito bianco.che non ti vedo realmente poi è da molto più tempo.anni.
persone della tua vita che vanno e vengono,entrano ed escono.
e voci.che hai bisogno di sentire.per stronzate,semplicemente.
che le domande che ci facciamo hanno la risposta incorporata.
ma noi le facciamo lo stesso,perché le risposte dette non sono come quelle pensate.
e litigare per gli mgmt.che non mi viene da ridere perché penso alla serietà del discorso.che poi però in circostanze diverse,avrei riso,eccome.mi manca sense of humor?l’ho lasciato in qualche corridoio asettico o in qualche luce al neon o nei marciapiedi a dormire con i gatti scappati dai condomini.
ti linciano.ti stimano.sono comunque dimostrazioni di qualcosa di forte.tutto questo forte è misterioso.
vuoti di memoria tra le doghe del mio letto.
e ascoltare benvegnù.che mi ricorda il freddo.le coperte fino al naso.
il fumo del fiato quando si parla.






perché dio non guarda
dio bestemmia


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lunedì 25 agosto 2008 - ore 21:20



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ogni.tanto.il.suolo.trema.per.l’inadeguatezza.delle.strutture.naturali.sottostanti.

la mia camera con un letto nuovo e più grande fa un effetto strano.
un letto al centro.non ho più il fedele muro vicino e non mi ero mai resa conto della prospettiva diversa che assumono le montagne,viste da quell’angolazione.Frammenti di cielo.soffitto e pavimento.oggi ho ascoltato e parlato tanto e messo in imbarazzo volontariamente.oggi ho mandato a cagare.oggi ho discusso di baci-con-la-lingua.oggi ho capito che sei semplicemente triste.se mi cerchi in un modo che non è mai stato il tuo.oggi ho capito ancora di più che a confondersi ci si consuma.oggi mi cadono pile di cd dalle mani e tra mille cd riconosco una data.sono fissata.sì.
con le date.con il muro.con la sedie verde in cucina.con le luci della centrale elettrica.con il ciba.con il fare il giro della cartiera quando porto a casa manu.con il nero.con i punti tra le parole.con i perché.con le spiegazioni.con le analisi.e con mille altre cose.
tu,che mi torturi il sonno camminandomi nella mente.
io,che divento sempre più friabile.


Poi noi che parliamo dentro in una sorta di silenzioso vocalizzo del pensiero che percorre di continuo la veglia a confermare la necessità irrinunciabile a comunicare. E in parte, quando parliamo agli altri lo facciamo per provare che non siamo ologrammi, né il sogno sognato da altro. Ma non basta, e così spargiamo attorno comunicazioni silenti del corpo e come lo vestiamo, della casa e come l’arrediamo, del movimento e del mezzo col quale lo facciamo. Tale è la produzione di segnali che non facciamo quasi altro che urlare la nostra identità o la sua appartenenza a tribù status e faide. E’ qui che tradiamo una incertezza che fatalmente si rovescia nella certezza di sé, ovvero la convinzione che ad esserci siamo soprattutto Noi. Ma a centomila miliardi di anni-luce esistiamo perchè lo pensiamo così il ritratto che lanciamo in quanto "genere umano", se decodificato non è altro che un unico raccapricciante grido di istanze personali. Sedotti dall’Ordine, ci adeguiamo soltanto alla suddivisione per tipologie, scuole di pensiero, holding, sette, partiti, chiese e piccoli paesi del Villaggio, nella Metropoli Globale Multimediale

ci fosse qualcosa più triste delle nebbie-delle parole d’addio - della nostalgia di-una canzone da spezzare il cuore.[G.C.]





Come tutte le fiabe famose,La piccola fiammiferaia è spesso oggi utilizzata per esprimere concetti ironici o parodistici;
in particolar modo le parodie tendono a ironizzare sull’estrema sfortuna della protagonista.



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lunedì 25 agosto 2008 - ore 02:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.trecentosessantacinque+trecentosessantacinque.

verrebbe fuori l’ennesimo post mirato.
io che mi ricordo le date,sempre e cmq.che è una cosa meccanica.
non faccio apposta.ogni numero mi ricorda qualcosa.
dovrei sommare tutte le parole già dette e tutte le frasi già composte.
dovrei trovare la formula del non-sense.
perché è quello che siamo sempre stati.
del tuo essere ho già parlato ieri a cena.alternando vino rosso e stima distillata in gocce e ancora gocce.
non ci vedo più complicati come un tempo.
la mia libertà d’essere,con ogni mio spigolo e assurdo limite ne è la prova.
io l’avevo detto che non lascio andare da nessuna parte.
sembrava quasi una minaccia,e lo era veramente.

ed in macchina,quella sera,qualcuno mi fece scoprire questa cosa qui.
mi ha sempre fatto pensare a te,dopo.






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domenica 24 agosto 2008 - ore 18:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e indelebili, noi saremo indelebili.

sorrido appena sveglia,stamattina.
essere destinatario di polemiche sportive presonno,all’alba,ha il suo perché.grazie per aver incassato tutti i miei deliri notturni.
non te lo meriti quasi mai,ma questa volta sì.
ormai ti sei guadagnato un posto,sul mio dito medio.potevi avere solo quello.il pollice e l’indice sono riservati.l’anulare lo lasciamo stare,
e il mignolo,beh,il mignolo è un po’poco.
la mia teoria delle dita potrebbe sposarsi con quella del pene e della vagina,no?
hai pure un posto perenne nei miei post.mentre io mi lamento delle collocazioni recenti tra le tue parole.non mi accontento eh?
sposto mobili,smonto mensole,creo vuoto.creo spazio.
non ho mai visto la mia stanza così vuota.
da domani basta chiodi a colazione.





fuori dai finestrini per fotografare le braccia
e le lamiere storcersi e poi dirmi
guarda come siamo friabili
e guarda come siamo friabili
dai
guarda
come
siamo
friabili
.

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domenica 24 agosto 2008 - ore 02:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


seba&stella.

clicco sulla pagina del blog di vasco brondi.e ci trovo un post nuovo.
scritto esattamente poche ore fa.ci trovo una gigante scritta bianca su di uno sfondo nero che dice CHISSENEFREGA.
mi parli vasco brondi?
fuori di qui una tempesta elettrica.
pioggia che cade.
non ho mai visto un cielo come quello di stasera.
non ho mai visto tante cose come quelle di stasera.
certe cose non sono mai come sembrano.
o forse sono esattamente come sembrano,e noi pensiamo che per forza devono essere qualcos altro.
è una luna o una lampadina appesa storta al soffitto?
io vedo sempre troppe lune.
mi dimentico che la luna è una sola.
e che le lampadine sono a milioni.
il fatto è che ci fregano sempre,no?




semplice ed essenziale.come noi non siamo.




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