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companera, 30 anni spritzina di pozzangherville CHE FACCIO? svangaminchia Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
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martedì 21 giugno 2011 - ore 21:39 << siamo noi due. E gli altri, in mezzo, non il contrario>> Lui dice che sono un po’come i gatti, quando arrivo al numero quattro. Le luci sono sempre più bianche. Ti tolgono il fiato. Sembra sempre di cadere. Sembra sempre che sia buio. Non faccio altro che pensare che non è finita, fino a quando non è finita. Ed ogni volta, ogni maledetta volta, penso che forse ci siamo. E non provo mai alcun sollievo. La notte non dormo più. come se fosse una novità, poi. mi addormento che il colore del cielo è di nuovo azzurro. E in qualche modo, mentre accendo l’ultima o forse la prima sigaretta della giornata, quel continuo tornare azzurro mi dà sicurezza. Guardo un sacco di telefilm. Li lascio scorrere di fronte ai miei occhi. Li lascio entrarmi nel cervello. A volte le parole mi si appiccicano addosso. A volte si perdono nella stanza, fanno un giro ed escono dalla finestra. Riperdo la patente. E passo un’ora a parlare con il carabiniere Leo. Che ha una suoneria disco e un umorismo sottilissssssimo. Ascolto le persone attorno a me. Chi dà voti sull’attrazione fisica e mentale. Chi sta male per qualcosa che non cambia da anni e che forse non cambierà mai. Chi non riesce più a vivere in questo modo. Chi semplicemente avrebbe voglia di innamorarsi. Un anno fa. Tu passavi la notte con me. Mentre io abbracciavo un wc. L’altra notte ci siamo ritrovati a pensarCi. Noi che viviamo nella malinconia e ci sguazziamo dentro fino a sporcarci. È stato bello riviverci per un momento. E tante volte, ultimamente, quando lo sfondo rosso prende il sopravvento. Ci penso. Penso a quei due. Che non sapevano assolutamente cosa stavano facendo. Che si sentivano come le calamite. Che non facevano altro che passare il tempo insieme. e ad ogni mese che passava, si stupivano di esserci ancora. Mi ha sempre fatto sorridere. Questo stupore nell’esserci ancora. Che hanno ancora oggi. Quei due lì sono cambiati. sono diventati l’uno la casa dell’altro. E a volte sono così fiera di loro, quando li guardo. Anche quando non riescono a parlarsi. Anche quando il dolore e la stanchezza intralciano la loro strada e ci provano davvero, a dividerli. Forse a volte perdo la fiducia. A volte penso sia la fine. A volte penso che non si possa sopportare ad oltranza. Ma ogni volta, quei due mi spiazzano. Riescono sempre a ritrovarsi. forse il segreto è prorio quello. non smettere mai. di stupirsi di cosa e di quanto si può essere. E loro. Non smettono mai. anche di aver paura di perdersi. Che la felicità non è riempire qualche buco, ma è stare bene insieme. sapendo anche stare male. E così sorrido a questi due. Che sono cresciuti. Che hanno il coraggio di guardarsi dentro. di soffrire. Che hanno avuto tanta sacrosanta ironia. Li guardo, li ascolto, li vivo. E penso che il loro è il concerto più bello a cui io abbia mai assistito. Che sai. “la cosa bella, è che tutte quelle emozioni, potremo ascoltarle fino a non stancarci mai.” COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 12 giugno 2011 - ore 23:47 life.is.for.living. Non riesco a filtrare i miei pensieri o le mie emozioni. Ho ancora troppe cose attaccate addosso. Troppo verde. Troppi odori inconfondibili. Troppi segni sulla pelle. Ho sempre pensato di stare bene con te. Ho sempre pensato di divertirmi. Di vivere. Di trovare in te la mia casa. Oggi mentre te ne andavi pensavo a come mi sono sentita quando sei arrivato, giovedì. Quando la faccia da ebete, questa volta, ce l’avevi tu. quando seduti sulle scale non riuscivi a smettere di abbracciarmi. Quando mi guardavi e a me non serviva nient altro. Ho sempre pensato che più di quello non poteva esserci. Che quello era il massimo. Che avevo trovato qualcosa di prezioso. Qualcosa di unico. Solo mio. E mi sentivo fortunata. Poi succede che messaggi inviati tanto tempo fa e contenenti desideri, finiscono per trasformarsi in realtà. I fuochi d’artificio che illuminano il cielo, i palloncini colorati, i coriandoli. E Chris. Che canta ricordandoci il nostro giallo. Che canta ricordandoci le mie lotte. Che canta. Ricordandoci le luci che ti portano sempre a casa e le lacrime, che nascondono intere cascate di instabilità o di sentimenti troppo difficili da spiegare. Poi succede che riesco a dormire. Che crolliamo in un sonno profondo e bellissimo. Senza tutte quelle paranoie delle 4 di mattina. Senza la sveglia tre ore dopo. E la mattina il risveglio è fatto di pan goccioli e abbracci. Vorrei aver potuto registrare. Giornate come quella di venerdì. Vorrei poterle rivedere e rivivere fino a quando non smetterebbero di sembrarmi bellissime. Di sembrarmi perfette. Che mentre le vivi, certe cose, non ti rendi conto di quanto ti stanno dando. O forse sì. E noi lo sapevamo. Litigando. Facendo pace. Bevendo vino. Accarezzando cani dall’aria sfatta. Invidiando ma anche no coppie anziane e promettendoci ma anche di no di essere così, tra 40 anni o giù di lì. L’alcol che ci scioglie i groppi in gola. Che ci libera dai pesi. Che ci fa essere così maledettamente coppietta. Le Nostre cene e i beni incondizionati. Il saperci bastare. La paura di non riuscirci. La paura di perderci. Tu che impari a vivere di nuovo. Grazie a me. Grazie a noi. Grazie a questa cosa che sarebbe più facile da far capire o da capire se fossimo altro. Ed io so solo che. Credevo fosse già tanto. Già troppo. Ma questi giorni. Forse solo per me. Forse per tutti e due. Io non lo so. ma mi hanno lasciato dentro talmente tanto. Che per una volta, anche descriverlo, anche le parole che amo e che so sempre trovare, non renderebbero l’idea. rovinerebbero tutto. Qualcosa da dire, però ce l’ho. È vero. Tu non mi basti. Ma questo non mi spingerà mai altrove. Mi spingerà sempre a volerne di più. Tu sai vivere. Sei sempre stato G. e lo sarai sempre. Anche quando io.. anche.quando.io. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 6 giugno 2011 - ore 20:49 .CyberKnife. l’appartenenza è quello che arriva se hai il coraggio di andare oltre all’amore.è vedere ogni singolo motivo di fuga.ogni singolo motivo di meraviglia e stupore dell’altro.e.restare.restare.restare. Due giorni fa qualcuno[ciao Norin] commentava quello che avevo scritto con queste parole. Ho pensato. Minchia. Qualcuno è riuscito a capire alla perfezione quello che siamo. O almeno andarci molto molto vicino. Succede che poi. Passo un sabato sera a contatto con tutti quei singoli motivi di fuga. Passo un sabato sera a sviscerare verità già capite. A spingere fuori macigni non custoditi poi così bene. Non mi sorprende nulla. non sono fulmini a ciel sereno. La rabbia mi arriva alle dita. Risento quel male per un attimo e penso che tra il 4 e il 5 giugno, di nuovo, mi riaccade qualcosa di sgradevole. Poi. Mi ritrovo a capire. Semplicemente. Non so cosa sia. Forse davvero è come dartil’ultima patatina rimasta e non provare fastidio. Forse non c’è bisogno di altro. Mi ritrovo meno fragile del previsto. Anche se le mie paranoie si fanno un giro. Anche se penso. Alla leggerezza altrove. Alla ricerca di qualcosa di diverso. Ma.capisco.ogni.singolo.motivo.di.fuga. E quando mi ritrovo a guardare la pioggia che cade e Chris che canta e balla e se ne frega del mondo, capisco ogni motivo di meraviglia e di stupore in te. Che è lo stesso in me. Allora sento che. No. Non c’è bisogno di altro. Per restare.restare.restare. Che poi. Questa vita non fa altro che prendermi a sberle. Non fa altro che colpirmi allo stomaco. Che prendersi pezzi di me e stropicciarli. Ma di nuovo. Mi riscopro meno fragile del previsto. Mentre mi faccio un caffè e Chris, ancora lui, mi ricorda di come non si è persi, solo perché si sta perdendo. E tutte le decisioni da prendere. tutto questo scegliere continuo. viene da sé. Io scelgo di restare.restare.restare. Perché ti amo troppo, vitadimerda. Sleep tight, Im not afraid The ones that we love are here with me Lay away a place for me Cause as soon as Im done Ill be on my way To live eternally LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 3 giugno 2011 - ore 21:34 But.my.heart.is.beating.and.my.pulses.start.cathedrals.in.my.heart. Chris Martin è un fottuto genio. Penso. E lo so che questo pensiero mi rende mainstream e per nulla indie snob. Ma oggi mi ritrovavo come una bambina di fronte a un giocattolo nuovo. Mentre aspettavo le 13 in punto per gustarmi il nuovo singolo. Ho indossato le cuffie. Ho alzato il volume. Ed ho fatto esattamente quello che la canzone mi diceva di fare. ho chiuso il mondo fuori. ho sentito quanto una canzone riesca a spiegare quello che sono più di quanto io stessa sia in grado di fare. Ho sentito che in certi momenti. Le cose arrivano. E ti parlano. Di quello che sei. Ti mettono di fronte a te stessa in modo nudo. Ti violentano. Ho lasciato che la musica facesse il suo dovere. L’ho lasciata venirmi dentro. Senza pudore. Senza esitazione. Poi sei arrivato tu. A dirmi quello che provavi. A farmi sentire tutto quello che sentivo io. Allora ho pensato di nuovo alle simbiosi e alle loro formazioni. Alle cene e ai brindisi sulle prime soddisfazioni. Alle squadre che ti piacciono e alla tua genuina prima felicità. Ai discorsi mattutini in cucina con la mary, fariciti di biscotti e confidenze. Alla sicurezza e al conforto negli occhi di max. all’amore per rex. All’odio per pluto. Al mio parco giochi personale, lì alla fnac. A quel cofanetto di Ian Curtis solo per me. Un po’ come la coppa. Ai nostri momenti leggeri mentre fotografo nemo su un palazzo e indovino canzoni rimproverandoti sulle distanze di sicurezza non rispettate. Alle versioni estive di foto invernali. A quanto sei verto, soprattutto in metropolitana. A quanto sto bene lì. A quanto mi piaccia. Tutta questa appartenenza. Un anno fa dicevo. Sei entrato portandoti dietro tutto il giallo che hai. che io te l’ho detto, che mi sono fermata perché ho visto la luce. e anche se rispondi che non ce n’è poi così tanta, io nella borsa ho delle candele. Che certe luci non puoi spegnerle, penso. Mentre Walter arriva prima del solito e noi rimaniamo lì. A prendere in giro Davide De Marinis. A ridere sulle nostre E diverse. A farmi chiamare Cretina. Come solo tu sai fare. E mentre rileggo quelle parole. Penso al nostro tour estivo alle porte. Penso a quanto sia bello. Averti. Anche ora. come allora. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 18 maggio 2011 - ore 18:53 there.is.a.light.that.never.goes.out. “…e mentre gran parte della gente –come questa tizia- non capirà mai perché queste cose sono tanto preziose e hanno tanto valore, tu lo capisci. Ed è bello sapere che non sono l’unico. La stessa cosa mi è successa lo scorso weekend quando ho messo She’s lost control dei Joy Division nel jukebox di questo bar. L’istante in cui l’ho sentita, la voce di Ian Curtis mi ha tolto il fiato. La qualità nella voce di Nick era anche nella sua e mi ha semplicemente ricordato che la tizia della scopata non ha la più pallida idea di cosa significhi avere cervello abbastanza da abbracciare l’orrore di essere vivi, ma al tempo stesso –lo dico perché so che puoi capirlo- la vera bellezza racchiusa in qualcosa come i Joy Division. Può suonare arrogante, ma cazzo, è vero. Mi ci sono voluti cinque minuti per riguadagnare la mia compostezza. Mai mettere su i Joi Division in un bar se sei con qualcuno che non è una stella. È così che tu ci hai chiamati un anno fa. Ed avevi ragione.” 31 anni fa moriva Ian Curtis. Rip Ian. Un anno fa ad un orario imprecisato qualcuno decideva che forse non era il caso di portare avanti un rapporto che non avrebbe condotto da nessuna parte. Un anno e un giorno fa. Qualcuno decise deliberatamente di mandare a fanculo quella constatazione razionale. Così. un anno e un giorno fa. Mi ritrovavo a inviare pezzi di me via telefono. Mentre gli ac/dc cantavano e gli squilli andavano a vuoto. Verso qualcuno che dormiva sul divano. Per fortuna esistono le segreterie. E forse è la prima volta che mi ritrovo a benedire qualcosa di vagamente tecnologico. Anche se forse, a rigor di logica, dovrei benedire di più la tecnologia. Visto quello che mi ha dato. Un anno fa mi ero promessa di essere felice. Di essere sempre fedele a quello che sono. Di non dirmi mai è tardi, oppure peccato. E così ho fatto. Non ho lasciato la presa. Non sono scappata. Non ho usato stupidi trucchi o comportamenti strategici. Non ho forzato le cose. Né da una parte né dall’altra. Le ho lasciate fare. ho lasciato che le vie per entrarci dentro si trovassero da sole. ho capito che è proprio inutile cercare di tenere una persona fuori dalla tua vita quando tutto intorno non fa che urlarti che quella persona è vita. Ho capito che ci si riconosce subito. Che la chimica esiste e non è un’invenzione. E che per qualche ragione ci si sceglie. Io l’ho sempre saputo. Anche quando tu dicevi che avrei potuto non esserci più. io l’ho sempre saputo. E non mi pento di nulla. di tutti gli sbagli fatti per trovare la nostra dimensione. Di tutto il dolore. Di tutto il sale ingoiato. Il sangue sputato e il fegato andato (cit.). Rifarei tutto. Ogni singolo momento. Ogni singolo sorriso. Ogni lacrima al bordo degli occhi per il troppo ridere. Ogni dito che sentiva male. Ogni incomprensione sviscerata. Ogni canzone ascoltata. Ogni abbraccio dato e ricevuto. Ogni gesto. Ogni voglia di fare quello che ci andava di fare. Ogni goccia di pioggia su quei finestrini a novembre mentre kim carnes cantava degli occhi di bette davis. Quella pioggia che ci ha permesso di vivere momenti alla kids. Quella pioggia che ci ha fatti diventare migliori di prima. Che ci fa cenare con bottiglie di vino e ci fa dire in faccia senza scrupolo delle cose fatte per dispetto. Di quello che pensiamo della gente che ci circonda. Che ci rende tanto coppia agli occhi di tanti, tanto amichetti agli occhi di altri ancora. Tanto Noi. Ai nostri. Come faccio a non voler bene e a non voler essere felice in un mese come maggio? anche se sono stanca. Stanca di lottare. Stanca anche di investire sul futuro. Su tutto quello che dovrà arrivare prima o poi. stanca di pensare che l’unica soluzione che abbiamo sia quella di investire sul domani con tirocini, qualche lavoro part time, lauree, lauree specialistiche, master. mentre il mondo va avanti e noi rimaniamo imprigionati in una sorta di presente proiettato in un periodo troppo ipotetico. se non ci fosse domani? Ma non mi importa. Non mi importa ora. In questo momento in cui seduta qui e con le dita che digitano vengo a celebrare questo anno. Questo anno bastardo. Ma meraviglioso. Grazie. Per le botte di allegria. Per la nostra fantasia. I denti stretti. I difetti. Per il giallo e la magia. Per le camomille alle 7 del mattino mentre il termometro segna la mia temperatura a 38e4. E per tutte quelle cose che ti dico ogni giorno e che non mi stancherò mai di ripeterti. sei speciale, G. anche se il mio giudizio, ovviamente, vale zero ![]() LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 8 maggio 2011 - ore 20:54 C’è.qualcosa.tra.te.e.la.vita.chissà.quanto.vi.conoscete. Caro Luciano, io ti amo di un amore infantile e puro. Sei stato il primo a conoscermi e a farsi conoscere. Il primo che ho stretto tra le mani e che mi ha fatto sanguinare le orecchie. Alla mattina mi svegli dicendomi che c’è chi vince, c’è chi perde, noi balliamo casomai. E io ti sorrido. Penso che sai sempre dirmi la cosa giusta. Ma Luciano. Sono giorni che mi ripeti che il meglio deve ancora venire. Basta adesso. Fallo arrivare, porca merda. io credo in te e sono sicura che non mi deluderai. Nel frattempo. F. dice che è in Perù. Fa uno stage lì. Cosette da poco. che volete che sia. Sei mesi tra Ecuador, bolivia, colombia. Poi penso che. L. abita sola da un mesetto ormai. M è sposata da due anni a giugno. F da un anno in luglio. F e D mica sono sposati, eppure hanno un bambino meraviglioso e stanno insieme dai tempi in cui io andavo a scuola con un quaderno nello zaino. A è in Australia. B torna dall’Inghilterra ma dice che non si fermerà qui tanto. Il futuro non perde tempo e sotto i piedi lui macina possibilità e nuovi paesi da scoprire. Per non parlare del mondo FB e di come sia popolato da persone in giro per il mondo a fare cose sicuramente fighissime. Ogni volta che li guardo mi sembrano quasi tutti felici. Chi più, chi meno. Chi con le sue nevrosi. Ma in qualche modo tutti con uno scopo prefissato raggiunto. Esclusione fatta per quelli del popolo FB che vedo, leggo, ma non conosco davvero. Non so se la faccia sia uguale al libro. E così. è inevitabile non fare scattare i paragoni. Non sentirsi inutili. Quando la vita che hai davanti non è altro che un tirocinio in una scuola primaria, ripetizioni pomeridiane a preadolescenti e tante persone che non fanno altro che deluderti e deluderti ancora. Mettendoti in discussione come persona. Mettendo in discussione il tuo modo di essere. Il tuo modo di vivere. Il tuo essere quello che sei. Quello che non basta mai a chi ti ha fatto nascere. Quello che ultimamente basta poco anche a te. Farcisci venerdì sera con tutto il sale che hai in corpo. Mentre qualcuno ti ascolta e ti dimostra di volerti bene, tra un cazziatone e un altro ancora. Farcisci giornate intere di sale e paure. Mentre c’è chi vive in simbiosi con te. Che i cazziatoni te li fa spesso. Ma che in questi giorni anche quelli vengono meno. Perché in entrambi prevale la stanchezza. Perché in entrambi prevale il desiderio di vittoria. Perché va bene che importa come si perde o come affronti il viaggio. Ma a volte vorresti una stracazzo di medaglia o anche goderti un arrivo per bene, visitartelo tutto. Allora sai che c’è, G? Costruiamoci i nostri piccoli arrivi. Mettiamoli dentro una telefonata di chi ci rivuole a lavorare con lui. Di chi ci dimostra che tutto sommato siamo bravi, se ci riscelgono. Mettiamoli dentro a piccoli respiri profondi. Uno dietro l’altro. Mettiamoli dentro a quel sapere capire Ian Curtis. A quell’appartenere a Nerdolandia. A quel ridere per il pathos di una bambina in un video dei temper trap. A quell’esultare per un gol di couty a fine campionato. A quel modo di vivere le cose che fanno di te G e di me C. Io mi accorgo che so respirare. E per stasera, non mi sembra niente male. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 27 aprile 2011 - ore 16:45 Più.o.meno.su.per.giù.più.su.più.giù.più.su.più.giù.[bastaaaaaaaaaaaa.] Luciano direbbe che è dura essere al sicuro ed avere tutto questo bisogno di futuro. Io non so fare altro che volerti bene. Che volerci bene. Non so fare altro che esserci. Perché credo in te. E perché credo davvero che tu sia una persona che non si incontra facilmente. Che tu sia raro. Che quel mondo che tieni così dentro e così stretto, sia davvero meraviglioso. Vorrei riuscire a renderti più forte di quello che sei. Vorrei darti ancora più speranza, ancora più tenacia. Vorrei che tu non fossi spaventato. Dal futuro. Da quelle che sembrano perdite di tempo. Che tu non fossi preoccupato. Dalle boccate d’aria o pseudo tali di cui infondo tutti abbiamo bisogno. Vorrei che fosse più semplice. Non aver timore o scrupolo. Di sciogliermi dentro quello che sei. Senza pensare che sia troppo per me. Senza pensare che non sarebbe giusto. Perché in fin dei conti a me non importa di vedere sempre il sole. io adoro le nostre nuvole e la nostra pioggia. Non mi importa. Se non sei abbastanza sorridente. Se non ti senti abbastanza grato. Se ti viene voglia solo di aggrottare la fronte, di nasconderti sotto i cuscini, di dormire. non mi importa. Che tu sia quel fottuto pagliaccio che cmq tanto amo. A me importa solo che tu non sia solo. E questo ricordatelo bene, ché io non vado da nessuna parte. Che non penserò mai che tu sia sbagliato, solo perché sei confuso, deluso, demotivato. Che io ci sarò. Con la mia faccia da ebete, la mia bottiglia di vino e tutti gli abbracci, le parole, le orecchie di cui avrai bisogno. Che io ci sarò. A ricordarti ogni volta quanto può essere bello. svegliarsi la domenica di Pasqua e fare a pugni per gioco. Ridere tra un pizzicotto e una sberla. Sentirsi in colpa per gli ematomi. Sentire il bene in modo esponenziale. Non avere mai voglia di alzarsi dal letto. Non sapersi più ubriacare o ubriacarsi sempre. Tagliare colombe con chi ti prende in giro. Le carbonare di mia mamma. I ventilatori salva vita di gerry. Le discussioni politiche. Gli sfoghi al pugilato della wii. Le enoteche cool di padova. La mia totale incapacità di far da guida turistica. I calzini che si intrappolano dentro le scarpe. Il bianco che mi dona. Il tuo pallore cadaverico. I nostri brindisi. Le scarpe da cagna. L’importanza del look. La tua preoccupazione per il finto scioglimento dei bbt. Le insolazioni. I ciuffi d’erba. i kg di dario sulla tua schiena per il mio Tom. I dj gnocchi ma grezzi che vogliono barattare un Johnny Cash rubato per te. Ecco. Anche il nonno che ha trovato il suo monolocale in brianza ci sarà. A ricordarti che. Io sarò sempre e nonostante tutto, il tuo Bridge over Troubled Water. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 18 aprile 2011 - ore 19:22 Padiglione.tre.bi.qualcosa. I we che iniziano con i treni presi in corsa. Scalini. Fiatone. Polmoni che non fanno circolare ossigeno. Ossigeno che ritrovo piano piano. Quando ti abbraccio senza fare da ebete, così per darmi un tono. Quando non c’è la tata a salutarmi, ma posso scegliere la musica che voglio. Persi o no, siamo ancora in piedi. Eccome, se lo siamo. È bello ritrovare la mia casa lombarda, dopo un bel po’di tempo. È meno bello dover fare tutte quelle scale ogni volta. È bellissimo sentirsi coccolati e viziati. Forse addirittura troppo. È familiare. Tornare al geco’s. cercare di rincuorare quei musi lunghi e quel broncio. Che un po’alla volta spariscono. Come i chili di troppo finiti nelle pance di chi non gode più del fior fiore degli anni! È divertente. Vederti lottare con l’ilona, imprecare mentre io scopro canzoni nuovi e mi godo Monza. È decisamente quello che siamo: un tavolo, un fritto misto di porzioni gigantesche, bicchieri che si riempiono di vino, giri dolci tanto attesi. discorsi complicati e discorsi superficiali. di quelli che rendono la pelle splendida. Conditi da pio bernando, tavoli di squinzie emergenti, vecchi scapoli d’oro, bimbi che vengono a rubarti le patatine fritte e fine serata a scopo scientifico, non solo per quanto riguarda il ghepardo e le sue lacrime. È meraviglioso. Camminare per le vie di Como. Il lago. Il rumore dell’acqua. Il sole. Le persone bizzarre che si lavano di fronte a tutti. Le cagne in tinta lilla. Le pose non pose da fotomodello (cit.). le tue rughe. Le mie calvizie. Le scene che mi fanno ridere con le lacrime agli occhi. La delusione per l’assenza di negozi di dischi. Una libreria eccezionale e il sale tra le dita. Il primo caffè shakerato della stagione. I ragazzini che parlano di politica e i parcheggi che mettono ansia. I vini market che spariscono nella via di casa e un ritorno al supermercato d’infanzia. Non so dire. Quale siano le cose che più mi fanno sentire benvoluta. se sono i tuoi abbracci. i tuoi occhi quando mi guardi. i menu della mary. i riti di max nonostante la mia presenza. Il tuo farmi sempre sentire la cosa più bella che c’è. E mentre sento tutto questo, cerco di farti sentire a mia volta che anche per me è così. E che sono fiera di te. Dentro quel salone del mobile che tanto ci ha fatto penare. Che sono orgogliosa di vedere realizzati tutti quei disegni. Che ci hanno tenuti svegli di notte. Quando ancora il pc aveva le righe. Che non potevo non esserci. Perché questa cosa è bella. Questa cosa deve renderti felice. Anche se le soddisfazioni non arrivano. Anche se c’è qualcuno che non ci fa sentire bene come vorremmo. Ricordati quello che ti ho sempre detto: è stato sicuramente più tuo che di qualunque altro nome comparso negli articoli dei giornali. Sì, anche quando perdi i tuoi derby personali, io sono fiera di te, G. Di te. E di tutta la Vita che diamo alla vita. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 6 aprile 2011 - ore 22:45 Ma.la.tua.sigaretta.è.immobile.così.graziosamente.che.improvvisamente.poi.non.accade.NIENTE. Manuel agnelli mi accompagna sotto la doccia. Mentre divento una specie di minestrone di stralci di canzoni. Mi vengono in mente talmente tanti pezzi di me sparsi in pensieri scritti da altri, che quasi fatico, a starci dietro. Così moltheni mi ricorda che il pesce del suo acquario nuota in fretta, visto che l’acqua che gli aggiunge arriva piano piano. Ed è un po’ quello che sono io. zitta e nuoto. Nuoto e nuoto più in fretta che posso. Per non rischiare di rimanere senza acqua e non respirare più. anche se mi sembra di giocare a perdere. Di perdere tutte le partite del mio campionato cinque a due. Eppure l’impegno lo metto, eccome. Lo metto quando la mattina alle 7e15 la sveglia mi dice che arriveranno mattinate non pagate. Mattinate in cui verrò usata come una tappabuchi. Mattinate in cui non mi si dirà quasi mai –grazie-, figurarsi perfavore. Lo metto nei pomeriggi a riempire mancanze. Nel ripetere le cose fino allo sfinimento. Nel semplificare dentro menti perse chissà dove. Lo metto in queste giornate. Queste giornate in cui sembra che tutto questo impegno. Tutto questo dare. Tutto questo lottare. Non porti mai a nulla. non serva a nulla. perché non accade N-I-E-N-T-E. perché i giorni rimangono appesi. Perché voglio vincere una stracazzo di battaglia. Una sola. Invece tutto quel neon non porta mai nessuna luce con sé. Allora non mi resta altro che cercare. In mezzo a tutto quell’asettico. E se mi impegno un altro po’, riesco ancora a sorridere. Che il merito è sempre dei sorrisi sdentati. Delle dita piccole. Del gesso. Dei banchi verdi. Di parole troppo grandi in bocche innocenti. Delle risate trattenute e dei miei eqqquindi. Della vocabolariezza. Del sole che mi scalda la pelle fuori dal finestrino della macchina. Dei progetti per il futuro. Di te. Che mi ricordi l’ave maria. Che non ti tiri indietro quando propongo giochi idioti. Che saresti disposto a farmi litigare fino a svuotare questo nervoso che mi opprime le vene, le arterie e non fa circolare l’ossigeno. Che se riesco ad essere forte. Ad avere le spalle larghe. Ci riesco anche per te. Per te che sei stanco quanto me. Per te che hai bisogno di qualche vittoria, quanto me. Per te che te la meriteresti tutta. Perché sei semplicemente il migliore della squadra. Che tutto il verde che vedo quando ti guardo dritto in faccia è tutta la speranza che hai. Tutta la speranza che ho. E da quel verde esce sempre il nostro giallo. La nostra luce. Quella luce che cazzo, se spacca il culo a quel fottuto neon. [tié-tié-tié.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 28 marzo 2011 - ore 17:43 tell.me.what.you.kill.to.save.your.life.?.tell.me.what.you.kill.to.prove.your.right.?. “Credo che tu, che tu mi renda migliore. Tu mi fai venire voglia di imparare, mi fai venire voglia di essere brava e credo di poterci riuscire, con te credo di poterlo fare. Quindi non andrò da nessuna parte e tu smettila di nasconderti e se vuoi avere paura va bene ma abbi paura insieme a me.” È il nostro primo we di primavera. È la nostra prima ultima stagione da vivere insieme. Penso, quando ti vedo. Ci abbracciamo che è ancora giorno. Ci interrompono e tu dai più attenzione al grande fratello. Mentre metto uno smalto dai colori che si confondono. Come rimanerci male e diventare cagne in due secondi. Cambi le luci e ti fotografo il culo. Che è già ora dell’aperitivo e che andiamo a bere i nostri calici di rosso nei soliti posti. Come se anche quello fosse un po’rito, ormai. Il vino sviscera le nostre paure, i nostri desideri, i nostri programmi per il futuro, il nostro essere noi. E la cena porta con sé tanto di quel cibo e altrettanto grado alcolico che rido con le lacrime agli occhi e cerco di non badare alla mia allergia al formaggio. Mentre tu tormenti un cucchiaio e lo incolpi di non riuscire a rimanere fermo sul tuo naso. Mangiamo senza interruzioni per colpa della tua curiosità. E fai brutta figura quando il pezzo da cinquanta lo tiro fuori io, mica tu. volevamo la parità dei sessi? Finiamo a lamentarci del nostro senso di “sgionferia”che ci fa sbottonare jeans anticipatamente. Perdo il filo temporale e non ricordo. Quando ho smesso di ridere. Quando ho smesso di abbracciarti. Quando abbiamo smesso di ascoltare cd fatti con tanta dedizione. Tra una spruzzata o due di profumo ed esperimenti scientifici che durano ore e ore e riprendono la mattina seguente. Che ci metto sempre tanto tempo per svegliarti. E ci scattiamo foto bucoliche con occhi gonfi. I Blue alla tv mi intrappolano la mente e continuo a cantare. Tra caffè, the, gocciole al cioccolato. Tu che accarezzi una sangry un po’troia e perplessa e mia mamma che adora Noemi ma che pensa che sia Marco Mengoni, il migliore prodotto da reality. Ti faccio indossare scarpe a cui trovi sempre difetti. Anche se sono interessata di più ai borselli. Del resto è quello che faccio sempre. Mi fisso, ti sfinisco e così mi accontenti. e non posso fare a meno di fermare il tempo e registrarlo, quando canzoni che ci fanno cagare diventano semplicemente canzoni a cui voglio davvero tanto bene. Ed è bello. Rivederci in situazioni simili a distanza di tempo. Ritrovarci migliori. Anche se mi rispondi di merda perché non ricordo i tuoi acquisti musicali. Che finiamo per comprare ancora, un’altra volta, gli stessi cd. Che tutto vola. Troppo veloce. I tramezzini, il pallone dell’inter, le promesse sulle partite che mi porterai a vedere, gli aperitivi con V che non si stacca dal cellulare, le dita da fotografare, le foto da mostra contemporanea. Le cene farcite di discorsi complicati. Di aspetti ruvidi. Di frivolezza racchiusa in una bocca da pompini. Il vinile e le sue musiche di merda. i teen che sentono la primavera. I wof wof che scandiscono i passi di qualche ragazza giusto un tantino sfacciata. I tuoi desideri di carbonara alle quattro del mattino. E di nuovo. Riperdere il filo temporale. Non capire quando finisce la notte e inizia il giorno. Ma sentire tutto quello che siamo. In quelle parole dette tenendoci vicini. In quell’abbracciarsi talmente forte da sentire davvero, lo scardinarsi della gabbia toracica. E mentre guardo tutto quel verde. Penso solo a quello che riesco anche a dirti. La vita è Bella, G. tanto bella. Anche quando non ne possiamo più. anche quando ci fanno sentire sbagliati. Anche quando l’immagine di noi non rispecchia l’immagine che hanno gli altri. Anche quando siamo in stand-by. Lo siamo perché ne vogliamo ancora. Ne vogliamo sempre di più. Di quel bello. È bella. Ed io. L’ho sempre adorata. Ma tu. Tu l’hai fatta diventare non solo bella. Tu hai reso la mia meravigliosa. Che con te, sembra iniziare una Vita ogni giorno. E tutto questo. Non ce lo porterà mai via nessuno. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
BLOG che SEGUO: SEMPLICEMENTE VA.IN.FIGA.: marcoalb SENZA BLOG MA SENZA DI LEI CHE FAREI???? diobon CI SIAMO: apina DISARMATAMENTE CASO ECCEZIONALE-L.-: Roth INEQUIVOCABILMENTE SEMO. E NICHILISTA.: il_ciak VECCHIAMENTE: Mirò FICA: Luce.. SALVA IL GIOVANE DALLO STRESS E DALL’AZIONE CATTOLICA: violante IL SACCENTONE: Hellblazer NO BOLLE-NO MAGIA: incazzosa TU CHE ABITI IL SILENZIO DEL TUO RUMORE: paroxysm IL MIO COMMENTATORE MUSICALE PREFERITO: Pogues! NOI ABBIAMO VISTO I RAGE!!!: Dr.Dido Jackie UNA SERA DALLE LUCI: daisychain SEMPLICEMENTE GOOSE!!!: marco85 L’OBIETTIVITà è BORGHESIA: cielonero THE BLOWERS DAUGHTER: siriasun PER NOI CHE NON CI CONOSCIAMO MA CHE CI STRAPPIAMO SORRISI LEGGENDOCI E CI INCURIOSIAMO: uèuè ALLA FINE ABBIAMO TUTTI UN LAVORO-ARREDATORI DI INTERNI ALTRUI: dramaqueen COME UNA CONTAMINAZIONE: superbeing COME CUCIRSI ADDOSSO: laAlice L’ATTIMO PRIMA DI RIVEDERTI: m.organ NUOVI NOMI.E NUOVI MODI PER PERDERLI.ANCORA. : Rimini NOI SIAMO LE CORISTE: PESMA FOLLOW THE WHITE RABBIT BUT WHO IS THE REAL WHITE RABBIT? Ferio SIMILMENTE: misia PREZZOLATO: JohnTrent POSSIBLY MAYBE PROBABLY LOVE: Norin QUELLE COME NOI.. : Swamy PRENSENZE SILENZIOSE: biankaneve Squalonoir Grezzo *hide* harlok caravita Darkmind .sidhe. Saltatempo Sampy malasangre TANIST Blink Aurin nacho82 sanguez Panocia ice scream crusca DrBenWay mobbasta prottola Nico AGORAFOBIC sporzia hailie DAMA21 momo tarzi Yavanna catg Miknesiac Queen .TU. BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
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