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martedì 11 gennaio 2011 - ore 19:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sarà.il.dolore.di.un.crescendo.sarà.come.vedersi.dentro.

Questo inizio anno è stato accolto di nuovo con medicine e diagnosi mediche.
È stato accolto anche con febbre altrui. Sono contagiosa, del resto.
È stato accolto con ricette di millefoglie e foto di dolci al cioccolato.
Con cene del trio e tante risate a causa di un maialino di ceramica che vomitava latte.
È stato accolto con tanti buoni propositi e con tante promesse. Cose che forse non ho mai fatto.
Cose che non ho mai ritenuto indispensabili fare.
visto che il più delle volte, il due gennaio si dimenticano tutte.
Questa volta la posta in gioco è un po’diversa ed io spero di essere in grado di mantenere fede soprattutto a una di quelle promesse.
Quella che tu mi ricordi ogni notte. Quella che tu mi ricordi ogni giorno.
Attraverso i bollettini, attraverso gli appuntamenti con il futuro e tutte le nostre organizzazioni di attimi.
Creiamo ogni volta cose nuove. Come guardare un concerto al telefono. Sceglierci il nuovo canale notturno.
Spronarci a vicenda per l’università.
Ricordarci quanto siamo belli. Quando diamo il meglio di noi a tavola o quando ripensiamo ai momenti che ci fanno tanta tenerezza, che riguardano autogrill e un deficiente che parlava di cochina.
Lo sento. Quanto ti fa stare bene sapere di avermi.
Ed io non so proprio come ringraziarti. Che non si ringrazia qualcuno perché ti vuole bene, ovviamente.
Ma come si fa non ringraziare qualcuno che ti dà incessantemente tutto di sé? Come si fa a non ringraziare qualcuno che condivide esattamente ogni cosa tua. Ogni pensiero. Ogni emozione.
Che sente come senti tu? E che ti fa sentire parte di qualcosa di speciale?
Forse si dovrebbe ringraziare anche quello che chiamano destino. Quella che chiamano chimica.
Non lo so. non ne ho idea. Ma sento che qualcuno e qualcosa devo ringraziare.
Perché in tutto questo mio vuoto che si apre sempre più, c’è chi fa di tutto per giocare a batterlo sul tempo e riempirlo.
Ed io mi auguro tanto, davvero tanto, che Luciano abbia ragione.
E che non si possa sempre perdere.






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sabato 8 gennaio 2011 - ore 18:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per.un.suo.abra.cadabra.cadabra.abra.


Voglio pensare che la nostra magia sia creatrice di altre magie.
Voglio pensare che la forza che esce dal bello che ci tiriamo fuori riesca a sconfiggere qualsiasi ostacolo.
Voglio credere che quello che siamo non avrà fine. Né ora. Né fra mesi. Né fra anni.
Voglio credere in un te cinquantenne con la pancia e le bretelle.
Voglio credere in foto con le rughe, capelli brizzolati, capelli bianchi.
Voglio continuare a non preoccuparmi, se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti.
Voglio che tu smetta di dirmi che la vita non è bella e voglio non finire mai di farti la lista delle cose per cui vale la pena viversela a godersela tutta fin quando si può.
Voglio che le tue reazioni al dolore non siano più accolte da asettiche ore di sonno.
Voglio continuare a scuoterti e a farti vedere che there is a light that never goes out.
E quando non avrò fiducia. Quando le cose inizieranno a scivolarmi dalle dita. Mi basterà solamente sdraiarmi lì.
Nel nostro campo delle lucciole.
O delle troie, perché quelli come noi, non badano alle formalità.







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martedì 4 gennaio 2011 - ore 19:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.2011.


Ci sono giorni che ti restano conficcati sotto pelle. Ci sono giorni che passano troppo in fretta. Ci sono case che non sono come quelle in cui abiti. Ci sono case dentro a certi occhioni verdi. Ci sono case dentro a certi abbracci. Abbracci in cui stringi talmente forte che le ossa sembrano sgretolarsi contro altre ossa. Ci sono case dentro profumi, odori e pizzichi di barba sulle braccia. Ci sono case dentro risate alla mattina (mattina?) di un primo gennaio che ti aspettano dentro due fette di pandoro al cioccolato. Ci sono case dentro a lacrime che tu asciughi. Ci sono case dentro ad espressioni tenere, quelle che ti fanno storcere leggermente il labbro superiore, mentre mi accarezzi il viso, tra un lavaggio di piatto e un altro. Ed io che resto lì, appoggiata ad un termosifone. A guardarti guardarmi. Che mi controlli. Che se apro gli occhi, ci sei tu, lì, occhi sbarrati a vedere se dormo. Mentre ti rubo tutte le coperte e prendi freddo. Che lasciamo la tv accesa. Che ci addormentiamo parlando.
Ci sono case dentro a regali messi tutti insieme sopra un letto. Ci sono case dentro a fotografie scattate sei mesi dopo, stesso posto. Dentro una millefoglie. Dentro un litro di vino in due. Dentro a cene perfette.
Ci sono case dentro i tuoi record alla wii, dentro una cena con la mia famiglia. Che diventi l’addetto al panettone. Dentro alle provocazioni di mia sorella nel farti costruire una rosa col tovagliolo. Dentro i tentativi di mio padre nell’aprire il cel con un taaaaaac.
Ci sono case. Dentro a cenoni di capodanno in cui non ti lascio fare la torta salata. Dentro a risate con tutti i miei amici. Dentro ad havana cola bevute sbiascicando al bancone il nostro volerci bene. Dentro a canzoni urlate e semi-ballate. A colazioni al bar. A paste (paste?pastine) col tonno insieme a V.
Sì. Ci sono case.
E lì. Dentro tutto questo.
C’è la mia.
Sei tu la mia Casa, G.
E siccome il rocker di correggio a me non stanca mai, inizio l’anno con lui.
Che le nostre di notti sono state quattro.
Che ci fa sempre sentire al sicuro.
Che
grazie per il tempo pieno, grazie per IL te più verO, grazie per i denti stretti, i difetti, per le botte di allegria, per la nostra fantasia.
L’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi.
e forse qualche dio non ha finito con Noi.








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lunedì 27 dicembre 2010 - ore 20:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.2010.


È difficile. Provare a tirare le somme di un anno Davvero Disastroso.
Un anno iniziato abbracciando il wc e con la febbre a 39. Un anno iniziato con attese snervanti al telefono. Con litigi per le solite cose. La litania dei tuoi giuramenti. Tutte quelle volte che mi hai detto La lascerò. Tutte quelle volte che sei tornato da lei. Quel Ti amo detto guardandomi negli occhi. Quella mattina fatta di lacrime da coccodrillo in una stazione. Tu. Che mi hai rovinata davvero. Che hai fatto del mio corpo una mappa di insicurezze. la pioggia sui finestrini mentre malika ayane mi ricordava di ricominciare da me.
E così ho fatto. Un mese dopo. E lo ricordo. Il momento esatto in cui ho sentito il cuore riprendere il battito.
Ero a Milano. E c’erano i litfiba sul palco, ad aprile. Pensare che Milano fosse il mio punto di ri-partenza è un po’buffo, col senno di poi. E in qualche modo ho cercato di ripartire, ti ho lasciato andare. Ho rifiutato ogni tuo ritorno. Ho capito quanto una persona possa essere marcia dentro. Anche se pure in te, qualcosa di bello trovo. E qualcosa di bello hai lasciato, da qualche parte.
e ho provato a rimettermi in piedi. Anche se l’estate mi ha dato una salute di merda. Tante prescrizioni mediche. Tanti pezzi di me. Tante lacrime. Tante incomprensioni familiari. Tante angosce.
Ma qualcuno mi ha insegnato che c’è luce anche nelle notti più cattive.
E poco da fare, giriamoci intorno quanto vuoi.
Tu, G, sei stato la cosa migliore di questo anno. Che per citarmi da sola, avevamo tutto chiuso a chiave, ma ci siamo entrati dentro cmq. E quanto abbiamo ballato, dentro di noi. Quanto abbiamo mangiato, l’un dell’altro. Quanto ci siamo toccati, senza bisogno di scavare.
Non mi va di ripetere cosa sei diventato. Ce lo ripetiamo più o meno ogni volta che ci abbracciamo. Ogni volta che facciamo a gare a chi vuole più bene all’altro. Non ripeterò. La stranezza e le complicazioni di questa relazione. Di quanto abbiamo combattuto per tenerla in piedi. Di quanto abbiamo litigato. Di quanto ci siamo scannati. E di quanto, quanto, finiamo sempre col venirci incontro.
e tra gli ac/dc, fiorella mannoia, i litfiba, gli interpol, Ligabue, i kings of leon, i ministri, gli mgtm e sicuramente qualcun altro che non ricordo, questo anno è stato denso di musica. Forse meno concerti, rispetto ad altri. Ma tanta musica cmq. È stato l’anno dei viaggi in treno e delle stanze d’albergo.
L’anno del viviamoci il presente, ,ma con il calendario alla mano a segnare appuntamenti e progetti per il futuro.
L’anno in cui le cose cambiano ma non cambiano mai, i rapporti perdono consistenza, ma che ci sono quelle persone che restano sempre (dario, 11 anni e non mi fai il regalo di Natale, che merda)
L’anno in cui capisci che tutto è una fottuta guerra fredda.
Ma che non sei sola.





è lei la mia canzone 2010, anche se di molti anni fa.
è lei perché tutti quei AbraCadabra hanno dato vita a quella magia per cui vale la pena vivere.

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venerdì 24 dicembre 2010 - ore 13:58



(categoria: " Vita Quotidiana ")







Le immagini di google mi fanno perdere un sacco di tempo e mi ipnotizzano. Sto lì a guardarle, ad ingrandirle fino a dimenticarmi cosa stavo cercando.
Non ho finito di incartare i regali di Natale, non ho finito di prepararli. Eppure questo non mi causa nessuna ansia o nessuna forma di esaurimento. Stamattina con mia mamma commentavamo prendendo in giro la gente in preda al panico-regalo. Non lo capirò mai questo tipo di panico. Questa assurda sensazione che regalare qualcosa a qualcuno possa essere ansiogeno. Per me è così bello. E per me questo periodo resterà sempre magico. Resterà sempre pieno di calore. Anche con tutta la pioggia che sta scendendo. Anche se finisco un altro anno senza lavoro. Anche se finisco un anno con un sacco di ansie planetarie. Quelle che mi vengono a trovare soprattutto di notte. E non mi fanno dormire mai. Che ne avrei di motivi, per imprecare contro qualche dio e smettere di credere in tutto. Nel natale, nelle persone, nel futuro.
Giorni fa facevo la mia lista dei desideri a babbo natale. E pensavo a tutte le cose che mi piacerebbero e che vorrei, per tutti quelli a cui voglio bene e per me stessa.
Vorrei davvero che il Natale fosse vero per tutti. Che smettesse di essere una festa dovuta. che tutti riuscissero a sentirne il calore.
Vorrei che la mia famiglia trovasse tutta la serenità che si merita di avere, cosa che sembra non arrivare mai. Perché con tutti i suoi difetti e i suoi alti e bassi, è sempre stata una ottima famiglia ed io sono fortunata ad appartenerle.
Vorrei dire grazie a chi c’è. Sempre. Anche dopo anni.
Soprattutto a quei due soliti “ubriachi in equilibrio instabile”: V e dario.
E grazie, di cuore. A chi non c’è da sempre. Ma è come se ci fosse sempre stato. G. Che condividere tutta questa magia con te non fa altro che farmi sentire piena. Che farmi sentire fiduciosa.
Quanto bene riesci a tirarmi fuori, tu?
Che è una promessa, non una speranza.
Ne vedremo ancora tanti, insieme. Te lo prometto.

Buon Natale.

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lunedì 20 dicembre 2010 - ore 20:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")



.Together we could break this trap
We’ll run till we drop, baby we’ll never go back
Will you walk with me out on the wire?.


Non lo so cosa mi attende da qui a un paio di mesi. Dicono che il 2011 è una merda per il segno del cancro. E allora via di botte di fortuna, che qui sembra sempre un piovere sul bagnato e cose così.
Il we trascorso mi ha però regalato momenti di autentica serenità. A cena con le amiche. A mangiare, bere, chiacchierare e sentire qualcuno che blatera sui suoi reni a -2 gradi. Per finire a importunare dario per le sue pupille dilatate e ridere ancora mentre si vergogna a ordinare un(a) Baileys o mentre do il meglio di me con le imitazioni del pagliaccio Baraldi, che potrebbe benissimo fare il coro nel nuovo singolo di Zucchero.
E di notte guardo classifiche. E commento. E rido ancora. Che fa presto a diventare domenica, tra bruce che doveva essere più su e kurt cobain che ha fatto moda con il suo maglione verde. Mentre non riesco a dividere il giorno e la notte, che tu sei sempre con me. Che ci guardiamo Grey e manco farlo apposta tutto ruota attorno al solito aggettivo: incredibile. Che ti fotografi in versione natalizia per farmi sorridere e ci riesci. Che i nostri programmi serali, in qualche modo, vanno sempre all’aria perché ci infiliamo sempre in qualche discorso. Perché finisco a rifugiarmi da Luciano, quando qualcosa non va.
Quest’anno abbiamo due natali, Noi. Mi piace dirtelo. Mi piace bisbigliartelo mentre tu pensi al cinese dei black eyed peas. Mi piace ricordarmi che la mia magia personale durerà qualche giorno in più.
Mi piace che ci sia tu.
E ribadisco. Non ho idea. Di quello che mi, ti, ci accadrà. Che ero lì. Sotto le stelle illuminate. Col freddo che mi pulsava sulle tempie. Con mia mamma che prendeva cose new age per mia sorella ed un ragazzo che non riusciva a fare un pacchetto. Con le persone che camminavano veloci, borse piene. Tantissimi visi imbronciati ed esauriti. I bambini sempre con gli occhi spalancati, tranne una bimba dai capelli lunghi, che piangeva. Perché voleva una caramella in più.
Ed io respiravo il mio periodo dell’anno preferito. la mia settimana preferita. E cercavo con tutto il calore che questi giorni mi danno, di respingere tutto quel freddo. Quel freddo che non so mai se mi parte da dentro o se arriva da fuori.
Perché nonostante tutto, è una fottuta guerra fredda.

Someday girl
I don’t know when
we’re gonna get to that place
Where we really want to go
and we’ll walk in the sun
But till then tramps like us
baby we were born to run






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giovedì 16 dicembre 2010 - ore 18:42



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stand.By.Me.Nobody.knows.the.way.it’s.gonna.be.

Ci sono giornate in cui tutto va un po’storto. Ricevi notizie non confortanti. Non trovi parcheggi. Non trovi neppure il tuo caro tramezzino al tonno al bar. Cose sciocche, le ultime, ma che appesantiscono l’umore dato dalle prime.
Poi però, ci sono capacità. Capacità di trovare sempre il bello in qualcosa. Ed io oggi ho sorriso trovando la mamma di una mia ex alunna al supermercato. Nel vederla salutarmi così calorosamente. Nel sentirmi dire che Alessia mi rimpiange ancora, nonostante siano passati due anni. Sapesse quanto rimpiango lei e tutti quei pestiferi, le rispondo io. che mi facevano diventare davvero matta, il venerdì pomeriggio. Quando tornavo a casa con l’autoradio spento e rimanevo imbambolata in un silenzio ottuso.
Inutile ribadire quanto mi manca Quel lavoro e Quella Me.
Ma in qualche modo riesco ad avere una specie di fuga, nei miei pomeriggi con Matteo Jr e l’italiano. E oggi a spiegargli Leopardi, ripensavo ad un mio professore del liceo. A quanto ho amato immediatamente quel suo modo di fare. quel suo preferire sentire quello che avevamo davvero nella testa, piuttosto che attenersi alle didascalie di un libro. Oggi ho pensato che sarebbe stato quasi fiero di me, a sentirmi parlare così.
Sono piccole cose, nell’arco di una giornata. Sono piccolissime cose, nell’arco di un anno intero.
Ma il destino ha la sua puntualità, direbbe qualcuno. E se lui decide che le cose siano sempre così difficoltose, sempre così minacciate e precarie, allora io cerco di ostacolarlo, trovando qualcosa che luccichi anche in tutta questa merda.
Perché sai G, io non sono proprio capace. Non sono capace a lasciare perdere così, senza provarci ancora e ancora. Non sono capace a finire. Non mi vedo, finita. Quindi basta con tutta questa rabbia verso il mondo. O il destino. Proviamo a decidere Noi qualcosa, finché siamo ancora in tempo.
E sai, è bello. Quando mi cade il cellulare sulle gambe, ché non lo sento e tu dici certe cose quando rispondo. È bello, fare la svampita e chiederti se è a causa del torcicollo se non ti togli mai il tubo. È bello. Quando le ore sembrano minuti. Quando mi dai i compiti per casa e ci ritroviamo le nostre speranze nero su bianco.
Però sai, non tutto quello che dice quella canzone è vero. Perché il tuo cuore è la mia casa. E viceversa.
e anche se so che non ti piace sentirlo, sarà così, anche quando non ci saremo più.





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lunedì 13 dicembre 2010 - ore 16:51



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vale.la.pena.vivere.ti.chiederai.sì.ma.perché.?.


Oggi mi chiedevi di spiegarti cosa c’è stato di così forte in quelle canzoni, ieri. Mentre ti dicevo che è stato un concerto strano. Pieno di suoni che a volte reputo noiosi, troppo lenti, dilatati. Ma in mezzo a quelli ci sono state pure emozioni uniche. Che ho davvero provato rarissime volte. Che in mezzo a tutto quel caldo sono riuscita a sentire i brividi sulla schiena. La pelle d’oca. Le lacrime ai bordi degli occhi. Il cuore che mi si allargava. Ecco. Più o meno è per questo. Perché avere accanto a me le persone a cui tengo di più, nel contesto che amo più di ogni altra cosa, la musica, non ha davvero alcun prezzo. E l’immagine di me te e V abbracciati, di dario con gli occhi di un bambino al parco giochi, e sì, anche di Ricky che non capisce neppure dov’è, è un’immagine di quelle che ti fa pensare che esistono momenti in cui devi per forza ringraziare qualcuno. Chi ci ha reso così. Con le gambe e il fiato che non mancano mai. Con la voglia di ridere. Di ballare. Di cantare. Di divertirsi e sentirsi vibrare dentro. Nonostante tutto. Nonostante le pareti domestiche che sembrano soffocarci. Nonostante i futuri incerti. Che sembrano sgretolarci. Nonostante tutte quelle minacce. Che sembrano sempre avere la meglio su di noi. Che ci paralizzano di paure. Che ci cristallizzano la mente. Nonostante le relazioni complicate. Quelle che non sai mai dove ti porteranno e quanto male o bene ti faranno. Ci sono momenti in cui tutto questo si annulla per un istante. Un istante che è durato cinque minuti e poco più. incastrato in quella frase. Urlato in quella frase.

No time to think of consequences.
Control yourself.
Take only what you need from it.


E mentre torno a casa, e riempio la nostra scatola, penso che tutta questa Vita è la sola cosa di cui abbiamo veramente bisogno.
Grazie.






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sabato 11 dicembre 2010 - ore 23:09



(categoria: " Vita Quotidiana ")




A volte è Troppo.
Davvero.
Troppo.
E la sensazione che continuo ad avere è che non sia ancora finita.
Ma pure io, che ho problemi con i finali, ne vorrei uno.
unico.
definitivo.
irreversibile.





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venerdì 10 dicembre 2010 - ore 16:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e.accompagnami.a.raccogliere.i.petardi.che.non.sono.esplosi.


Ci facciamo dei concerti in solitaria, noi due.
Andiamo a vedere i ministri in una serata di pioggia incessante. Ci chiediamo se saremo troppo vecchie, ci diciamo che saremo sempre così. Anche quando scherzando dico che ormai siamo destinate solo ai concerti nei palazzetti. Ci ridiamo su. I ministri hanno la stessa energia di sempre, ma le canzoni no. Le canzoni non sono quelle di sempre. Perdono impatto. Perdono contatto. Perdono consistenza. E mi chiedo quanta similitudine ci sia con i giorni nostri, in fin dei conti. Che il futuro dovrebbe essere un nucleo denso di energie, di aspirazioni, di voglie. Invece tutto sembra già essere nostalgico, passato, malinconico. E si porta addosso l’amarezza del non vissuto pienamente.
Sarà che dicembre è un po’il mese dei conti da tirare, delle rivalutazioni su di sé, degli esami di coscienza e delle promesse per il futuro. I famosi compromessi storici per non ferirci, direbbe il mio caro vasco brondi.
Non credo sia ancora il momento di fare una top five dei miei best moments 2010. Anche se ieri sera con te guardavo tutte le classifiche musicali. Che poi, più che uno sguardo all’anno andato, è stato uno sguardo a gruppi mai sentiti. Indie rock e il suo essere così spocchiosamente nicchia.
Riesco a ridere, con te. Ancora. Non lo dimentico il nostro yellow bird. Né mai credo potrei dimenticarlo. È solo che il percorso che porta all’accettazione delle cose è difficile. È solo che è complicato. Accettarsi diversi da quello che si era prima. Imparare a convivere con altre immagini di te. E tiro fuori tutta la sincerità possibile, nello spiegarti i miei timori, le mie rabbie, le mie delusioni, le mie invidie.
vogliamo spesso essere qualcosa che non siamo.
Ed io forse ora più che mai. Vorrei essere quello che non posso essere.
Sai, G. vorrei prometterti davvero. Che il tuo sorriso (mi) toglierà il fiato ancora tante volte, che i tuoi occhioni risplenderanno in modo inaudito (inaudito!) su di me. Ma il fatto è che non posso promettertelo.
Non voglio fare la fine delle tartarughe, che continuano a credere che quello non sia vetro, ma sia libera uscita. E non fanno che sbatterci addosso.
Ma tu continua con il pathos dei tuoi discorsi. Continua a perdere il filo mentre li fai. E continua a dire “sì vabbè, tanto il succo è sempre lo stesso, cioè che ti voglio bene”.
Tanto continueremo a litigare per Puttanate. Continueremo a scannarci. A sentirci imperfetti, inadatti, a chiederci scusa.
Continueremo ad esserCi. Io lo so. Anche quando non ci saremo più.





It’s not that I don’t want this,
It’s not that I don’t care
I’ll be honest with you though,
I don’t want you to go anywhere



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