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PARANOIE
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MERAVIGLIE
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ô Mort, vieux capitaine, iI est temps! levons l'ancre! Ce pays nous ennuie, ô Mort! Appareillons!
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domenica 11 aprile 2004
ore 02:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il *TUO* pensiero
Senza abbandonare il pensiero al suo illimitato orizzonte, al selciato che allarga indefinitamente gli spazi, provo, timidamente, a dare uno sguardo al pallido volto che cerca di imporsi, occhi azzurri, sorpresi e pretenziosi, davanti a un paio d'ore fa... Ancora non era arrivato, ancora non era stata annegata dall'acqua della fabbrica fantasma, ancora era rimasta aggrappata alle radici di una pianta destinata a morire...
E non era lontanamente decisa a seguire quel destino ultimo, di un passato così debole, la vecchia cartiera e le infinite parole che ne erano uscite, inconsapevoli delle meraviglie di chi le avrebbe lette e amate e rinnegate... Poi tornano, torneranno, lasceranno l'impronta, ma il fiume a lato della strada continuerà a scorrere, l'acqua non ha bisogno di nessuno, chi non l'osserva perde qualcosa... Ritrovo, ho ritrovato questa notte, abbracci così forti e così disperati, e lo specchio era il fiume, ero io, eravate voi, erano i bagliori del sole, era solo lo scorrere maledettamente eterno che cerchiamo di ripetere, senza comprenderlo, senza afferrarlo, senza neppure crederci fino in fondo... il fiume, il nostro destino...
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sabato 10 aprile 2004
ore 22:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Soffochi?
Ritorno, tenue e poco convinto, poco deciso ad arrivare in fondo a queste parole, poco, molto molto poco cosciente, tra le figure false virtuali e il panico che monta sopra... Non ci sono decisioni, o almeno scelte tra diverse opportunità...solo un momento di apparerente lucidità che monta un palco, intimo, silenzioso e deciso... Senza troppa fortuna...la musica ingenua batte con molta + decisione, e il bicchiere sempre + pieno tende a distrarre. Lo rifiuto, mi sto quasi impegnando, vedete? Non cambia nulla, sta per arrivare il suo abbraccio, e il volerlo lo fa sembrare solo + vicino, + amato, + consolante. Ora esco, la domenica di pasqua avrà un lunghissimo interminabile riflesso nel fiume. Il fiume che inizierà nel fondo di questa notte... Finirà, nostro malgrado, quando crederemo di essere risorti in lui...
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sabato 10 aprile 2004
ore 16:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Holiday in the sun
Il destino ha deciso che quanto scritto dissolvesse, quindi, non ci vedremo, meglio così. Stasera. Un po' mi spiace, un po' per curiosità, un po' x l'istinto del disordine. La bellezza casuale è ancora + dura e feroce, splendida quindi...l'incapacità di regolarsi, di stabilire un limite, o un rimpianto, o anche solo un momento di distrazione... Con il sole fuori sembra molto surreale tutto il resto, le poche ore che mancano a quello che si era deciso, giorni prima, e sconfessato in seguito e ripreso poi come sabbia tra le dita... Intanto, la festa spinge alle spalle, poi di fronte, ti volti, scende la calma. Chiudi gli occhi e gli arabeschi si insinuano sotto la pelle. Volti, mescolare involontariamente le silenziose carezze e l'affondare delle labbra. Tornate stupende e uccidendo lentamente indimenticabili... No, decisamente, se entro due ore non mi ritrovo a riva, meglio abbandonare la memoria e il tempo...
Arriverà presto o tardi la disillusione, oppure, semplice e delicata, la leggera caduta dei germogli illusi da una stagione inesistente...l'abbandono crolla la spada e la lancia, e la coppa, e gli irrangiungibili sotterranei, poco importa. Poco oltre le luci che ritornano e illustrano i serpenti nascosti nei muri candidi, e i topi che danzano dietro di loro, abbattuto il muro scomparsi e destinati all'altrove...
Non esistono coerenti saggezze, esiste forse soltanto il dubbio, la curiosità della vera, totale, inconoscibile, precarietà di ciò che appare sul volto della presunta nota realtà...

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venerdì 9 aprile 2004
ore 04:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Freiburg
"when the doors of perception are cleansed, men can see things as they truly are: infinite"
William Blake
Quei quadri dentro al vecchio municipio, piuttosto vicino alle pietre della cattedrale. E quello strano rosso si muoveva, sussurrando alle spalle tra uno spostamento e il repentino successivo. Introvabile la direzione, per un momento, tra il tentativo di fuga dei pupazzi nel negozio di giocattoli e il presentimento dello sguardo che il coccodrillo di pietra mi avrebbe di lì a poco fissato negli occhi. Il quadro riprendeva il cuore del rito, tra l'incenso e la risalita del Lungo Sorprendente Delirio. Un palazzo immerso nel crepuscolo percorreva un interminabile deserto, fuggendolo e affondandovi. Le voci affollate dalla notte prima, dal leggero scorrere e inarcarsi dell'acqua, specchiate dal cielo basso le gocce a risalire. La notte era rimasta imprigionata in una gabbia di vetro, mentre legioni di noi muovevano lungo parole ripetute fino a morirne. Il ritrovarsi lame a squarciare il tempo e poi squarciati dalla lama del tempo. La divinità osservava la discesa dal colle, la smisurata folla di crocifissi, l'infinito cimitero, gli eserciti tremuli. Lo specchio e l'iride che ne abbandona la superficie cristallina fino poi a svanire in un punto. Il palazzo del crepuscolo, alle luci e ai colori senza sosta e termine, dissolve il senso fino a farne sapienza. La condizione dolorosa della cecità resta nel lieve abbandono alla stupefacente, intangibile presenza.
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domenica 4 aprile 2004
ore 03:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Franziska
Domani parto, via per qualche giorno, gli spettri mi seguiranno, mio malgrado, ma senza di loro forse riuscirei ad arrivare in fondo...e del tutto senza luce potrei farmi davvero del male... I colori rimangono, anche se l'autunno è lontano, e la silenziosa e infedele carezza fa sua il delicato vento delle sere di primavera... Mi sento a mio agio dove il sole scorda di salutare, dove tutto sfuma, senza una ragione, dove te ne freghi del giorno dopo, e ti dispiace solo che è così vicino...
Deiezione, aggiunta postuma.
Citazione: lo stoicismo è una religione con un unico sacramento: il suicidio La soluzione spesso anticipa il problema, altre volte lo ignora, ignorando sé stessa...
scoprirò i vostri nascondigli.
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sabato 3 aprile 2004
ore 04:54 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Decompressione appassita
Non c'è un bagliore...la città sembrava così invitante e la bottiglia così dolcemente arrendevole che tutto si è trascinato, deciso, consapevole e incosciente, ebbro, disgregato giustamente...il frigo vuoto accettabile, ma il cofano degli alcolici è una regina e il suo dolore, se non è abitato... La notte vista la nebbia, è senza luna, e il cane ci abbaiava, alla luna, e io non sapevo fare altro che carezzarlo e immaginarla, la luna, dietro le nubi. Non era un cane andaluso, non era forse un cane, sembrava + un ragazzo invecchiato troppo in fretta...che le idee erano fantasmi e giovinezza...ora non ci sono fantasmi per lui, e la giovinezza è un tale delicato rimpianto che se non gli tremasse così la mano... La strada non è così dritta per tutti, e allora si alza lo sguardo stringendo gli occhi, su per le montagne, o si guarda verso il mare...soprattutto il fine settimana, quando la sveglia poco importa e il brindisi nelle sue forme, sociali o intime, consola senza pensieri... Sono stati bravi, davvero, brividi e tener duro perché un uomo non piange per una canzone, nemmeno per una città...nemmeno per una vita... Sembra che questa sera non ci sia verso di tirarla un poco + in là...sembra che ci si debba accontentare...sonnifero, accontentami...
ska! che cazzo, si deve arrivare bene alti per farsi male veramente quando si cade... ska! non cercate connessioni improbabili, non cercate altro che un luogo che vi commuova per andarci a morire...
no, non mi riesce di sognare con loro...
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giovedì 1 aprile 2004
ore 16:43 (categoria:
"Cinema")
Un chien andalou
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mercoledì 31 marzo 2004
ore 10:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Una storia
"L'assoluzione non potrà salvare dagli incubi, dalle cremisi persecuzioni tra squarci insonni. Cos'è il peccato? Un debito in realtà inestinguibile? Una scusa per un'improbabile resurrezione? O la colpevolezza di avere distolto lo sguardo dall'orrore della condizione umana..." S. si lasciava oscillare pigramente sulla piccola altalena, mentre scorticava con cura i pensieri. Era da giorni desideroso di fuggire, ma paralizzato. Quel giorno era uscito a camminare un po', senza alzare lo sguardo dall'asfalto che si asciugava schiarendo al sole. Era diventato credente pochi giorni dopo la sentenza, si era ricordato di quel sacramento per il quale, con modica spesa, venivano rimessi i peccati. Il giudizio dell'uomo non gli era bastato. Quello di Dio, il perdono accordatogli, lo aveva risollevato per molto, molto tempo. Poi erano ricominciate le notti. Quelle in cui non sentiva più i rumori dalla strada, né vedeva finestre illuminate, né la quiete morbida delle coltri lo accompagnava in un delizioso preludio alla dissoluzione. Qualcosa aveva smesso di funzionare...la messa ogni domenica mattina alle 6:30, la confessione ogni venerdì pomeriggio, le preghiere puntuali e le elemosine generose...no, non era mai venuto meno al suo tacito accordo con Dio. Don L. lo aveva benedetto e invitato a pregare, a pregare e a pregare. A cercare in sé la risposta, come diceva S. Agostino. Erano ormai 3 settimane che non si coricava, rimanendo seduto al tavolino versandosi un bicchiere dopo l'altro. Poi crollava in un sonno cieco e informe. La mattina il cuore lo richiamava e ritrovandosi dove si era lasciato, ritrovava la sua antica compagna, quell'angoscia sorda, che come un cane dai denti smussati gli cercava la verità nei visceri. Si alzò dall'altalena e si allontanò verso Campaneto. Camminò per una mezz'ora e si fermò sul ponte a prendere fiato, appoggiato al parapetto. Il sole sorto da un paio d'ore illuminava la giornata fresca, il cielo azzurro si rifletteva nel fiume scarno che serpeggiava tra i ciotoli levigati. Lì davanti, inseguendo con lo sguardo il termine dell'acqua che brillava, S. si sentì ancora, per un momento, sereno. Quella sera ricominciò a piovere e andò avanti per tre giorni. S. lo trovò un pescatore, sbiancato e sdraiato sul greto, venerdì poco dopo l'alba.
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martedì 30 marzo 2004
ore 16:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Assedio
Sono sotto assedio, ma gli assedianti sono dentro me e vogliono uscire, così da potermi rinchiudere in un pomeriggio di cristallo. Gli argini stanno per cedere e presto stramazzarò con un sorriso accompagnato da immagini riflesse malamente. C'è qualcosa di perverso in questo motore che cerco di pilotare secondo incerte esigenze. Sono cosciente che la busta stracciata e ingiallita non potrà dare responsi. Nessuno dal bunker alza un grido d'aiuto. Il muro pulsa attraverso le impercettibili crepe che si stendono come fiumi verticali e i loro estuari solcano la mia fronte, corrucciata al di sopra delle lenti verdi. Verdi e ferite dal tempo, come gli occhi che coprono. Nuvole insidiose strisciano sul ventre del cielo cercando di affondare il colpo, celando la limpida voce del tuono. Sono solamente momenti, momenti che pesano lasciando filtrare l'odore dell'abbandono mescolato ai fiori secchi.
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lunedì 29 marzo 2004
ore 08:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sonno ristoratore
Questa mattina, il canto dei grilli mi ha svegliato delicatamente e un rospo saltellando sul comodino ha fatto cadere la sveglia, che è andata in frantumi. In fondo, a che serve una sveglia quando si hanno i grilli? L'erba a fianco al letto è cresciuta durante la lunghissima notte. Del resto "realms of bliss, realms of light, some are born to sweet delight, some are born to the endless night..."...l'autostrada mi ha degnamente condotto al termine della notte. Ho persorso scale al contrario, visitato templi trasformati in avamposti della follia. Ho incontrato qui me stesso, molti me stesso, alcuni che conoscevo, altri no. Un pullulare di immagini, dalla tranquillità di un tavolo all'irrequieta angoscia di una porta sempre socchiusa. Poi sono passato sulla strada, finalmente, la luce era il crepuscolo e tutto sembrava desertificarsi, tutto si ritirava mentre i passi avanzavano incerti e spaventati. Indossare la maschera è stato doloroso, all'inizio è sembrato di soffocare, poi, semplicemente, tutto aveva un profumo diverso. I colori rassicuranti, e un piacevole tepore ha preso il posto del rumore ritmico del selciato percosso. L'ultimo tempio iniziò a cadere a pezzi, meglio, si scopriva, come stesse cambiando pelle, un enorme serpente avvinghiato alle profondità del suolo, la testa alta e fremente iniziava la muta. Dopo un sonno ristoratore tutto assume contorni più decifrabili e confortanti, ma sento di non essere ancora sazio. Non del tutto, non definitivamente.
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