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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
lunedì 23 ottobre 2006 - ore 22:06
Odio-Amore
(categoria: " Riflessioni ")
In realta’...
il contrario dell’odio non e’ amore
il contrario dell’amore non e’ l’odio;
e’ cosi chiaro, chi potrebbe sbagliarsi?
In realta’...
l’opposto dell’amore
e’
il falso amore
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lunedì 23 ottobre 2006 - ore 21:49
Inno a Dio router
(categoria: " Pensieri ")
Dio Router
tu che interconnetti gli angoli piu nascosti di questa terra
Dio Router
tu che permetti la comunicazione
Dio Router
mi fai vedere sta caz*o di pagina?...
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venerdì 20 ottobre 2006 - ore 19:49
(categoria: " Vita Quotidiana ")

questa sera si vive!!!
le varie debilitazioni causate dal lavoro...
sono infuse nel mio dna
oscurano una luce...
molto forte...
energia...allo stato puro...
tutta racchiusa in un piccolo guscio
statico...
dentro
pervade la dinamicita’...
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martedì 17 ottobre 2006 - ore 23:43
Video cell sano
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Video car(wmv) Video car (mp4)Per leggere gli MP4 consiglio
VLC
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martedì 17 ottobre 2006 - ore 21:25
formiche parastatali
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Apriamo gli occhi...
e montiamo in giostra..
ci muoviamo come formiche parastatali...
indirizzate da stimoli esterni...
Schizziamo...
interagiamo...
ci scontriamo...
... e nessuno sa dirmi il perchè!!!
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lunedì 16 ottobre 2006 - ore 00:09
Teoria dei linguaggi formali
(categoria: " Informatica ")
La teoria dei linguaggi formali studia gli insiemi di stringhe, cioè i linguaggi formali, e le loro proprietà seguendo vari approcci.
Approccio generativo: un linguaggio viene definito come l’insieme di tutte e sole le stringhe che vengono prodotte da una grammatica generativa, da un sistema di Lyndenmayer o da qulche altro sistema di riscrittura.
Approccio riconoscitivo: un linguaggio viene definito come l’insieme di tutte e sole le stringhe che vengono accettate da un automa.
Approccio denotazionale: un linguaggio viene definito mediante espressioni simboliche compatte, come le espressioni regolari, che ne denotano (tutte e sole) le stringhe in forma concisa.
Approccio algebrico: un linguaggio viene definito attraverso sue proprietà algebriche, in particolare proprietà riconducibili alla teoria dei semigruppi e alle algebre di Kleene.
Approccio trasformazionale: un linguaggio viene definito come ottenuto sottoponendo a una data trasformazione un altro linguaggio, tendenzialmente più semplice.
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lunedì 16 ottobre 2006 - ore 00:06
Intelligenza artificiale
(categoria: " Informatica ")
Con il termine intelligenza artificiale (spesso abbreviato in AI, dall’inglese Artificial Intelligence), si intende generalmente l’abilità di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana.
L’intelligenza artificiale è una disciplina dibattuta tra scienziati e filosofi, la quale manifesta aspetti sia teorici che pratici.
Nel suo aspetto puramente informatico, essa comprende la teoria e le tecniche per lo sviluppo di algoritmi che consentano alle macchine (tipicamente ai calcolatori) di mostrare un’abilità e/o attività intelligente, almeno in domini specifici.
La formulazione attuale L’IA come viene studiata oggigiorno tratta dell’individuazione dei modelli (cosa si vuole risolvere?) e degli algoritmi (come risolvere il modello).
Questa formulazione viene studiata con differenti sapori e con approcci differenti. Ognuno dei due aspetti (modelizzazione o algoritmico) ha via via maggiore o minore importanza e varia lungo uno spettro abbastanza ampio.
Creare un computer pensanteLe attività e le capacità dell’Intelligenza Artificiale comprendono:
l’apprendimento automatico (machine learning), utile in contesti quale il gioco degli scacchi
la rappresentazione della conoscenza e il ragionamento automatico in maniera simile a quanto fatto dalla mente umana
la pianificazione (planning)
la cooperazione tra agenti intelligenti, sia software che hardware (robot)
l’elaborazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing)
la simulazione della visione e dell’interpretazione di immagini, come nel caso dell’OCR.
La domanda al centro del dibattito sull’intelligenza artificiale è fondamentalmente una sola: "I computer possono pensare?".
Le risposte sono varie e discordi, ma perché abbiano un senso bisogna prima determinare cosa significhi pensare. Ironicamente, nonostante tutti siano d’accordo che gli esseri umani sono intelligenti, nessuno è ancora riuscito a dare una definizione soddisfacente di intelligenza; proprio a causa di ciò, lo studio dell’AI si divide in due correnti:
la prima, detta intelligenza artificiale forte, sostenuta dai funzionalisti, ritiene che un computer correttamente programmato possa essere veramente dotato di una intelligenza pura, non distinguibile in nessun senso importante dall’intelligenza umana. L’idea alla base di questa teoria è il concetto che risale al filosofo empirista inglese Thomas Hobbes, il quale sosteneva che ragionare non è nient’altro che calcolare: la mente umana sarebbe dunque il prodotto di un complesso insieme di calcoli eseguiti dal cervello;
la seconda, detta intelligenza artificiale debole, sostiene che un computer non sarà mai in grado di eguagliare la mente umana, ma potrà solo arrivare a simulare alcuni processi cognitivi umani senza riuscire a riprodurli nella loro totale complessità.
Rimanendo nel campo della programmazione "classica", basata su linguaggi simbolici e lineari, in cui la grande velocità di calcolo dei processori moderni supplisce alla carenza di parallelismo, sicuramente assume una posizione dominante l’AI debole, in quanto si può facilmente constatare come un computer elabori una serie di simboli che non comprende e che si limiti ad eseguire i suoi compiti meccanicamente.
Bisogna tuttavia riconoscere che, con la diffusione sempre maggiore di reti neurali, algoritmi genetici e sistemi per il calcolo parallelo, la situazione si sta evolvendo a favore dei sostenitori del connessionismo.
A detta di alcuni esperti del settore, però, è improbabile il raggiungimento, da parte di un computer, di una capacità di pensiero classificabile come "intelligenza", in quanto la macchina stessa è "isolata" dal mondo, o, al massimo, collegata con esso tramite una rete informatica, in grado di trasmettergli solo informazioni provenienti da altri computer. La vera "intelligenza artificiale", perciò, potrebbe essere raggiungibile solo da robot (non necessariamente di forma umanoide) in grado di muoversi (su ruote, gambe, cingoli o quant’altro) ed interagire con l’ambiente che li circonda grazie a sensori ed a bracci meccanici. Spesso, difatti, anche nell’uomo, l’applicazione dell’intelligenza deriva da qualche esigenza corporea, perciò è improbabile riuscire a svilupparne un’imitazione senza un corpo.
Inoltre, finora, nel tentativo di creare AI, si è spesso compiuto un errore che ha portato i computer all’incapacità di applicare il buonsenso e alla tendenza a "cacciarsi nei pasticci". L’errore consiste nel non considerare a sufficienza il fatto che il mondo reale è complesso e quindi una sua rappresentazione lo sarà altrettanto. Non solo sarà complessa, ma sarà anche incompleta, perché non potrà mai includere tutti i casi che il robot potrà incontrare. Perciò, o immettiamo nel cervello artificiale una quantità enorme di informazioni corredate da altrettante regole per correlarle (il che originerà, probabilmente, un vicolo cieco logico alla prima difficoltà incontrata), oppure lo mettiamo in condizione di imparare. La chiave dell’AI, sembra proprio essere questa: l’imitazione della sua analoga naturale, tenendo ben presente l’importanza dei processi evolutivi nello sviluppo delle caratteristiche morfologiche e comportamentali di un individuo e nella formazione di ciò che viene definito "senso comune".
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sabato 14 ottobre 2006 - ore 17:31
100
(categoria: " Vita Quotidiana ")
o tu ospite..
hai vinto uno spritz...
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sabato 14 ottobre 2006 - ore 16:53
al 100 ° visitatore uno spritz!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
al 100° visitatore..uno spritz...
corretto martini rosso!!!
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mercoledì 11 ottobre 2006 - ore 18:39
un demente raffereddato
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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