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venerdì 10 febbraio 2006 - ore 17:55


MI DISSOCIO CON DISPIACERE...E MI VERGOGNO!
(categoria: " Pensieri ")


"Mal di fede" l’ha intitolata Gianluca Versace la puntata di "Live" di questa settimana su Canale Italia. Col senno di poi... sarebbe stato più azzeccato il titolo "Mal di vivere" .
Una vergogna! Voluta, cercata, sostenuta.
Come prete che collabora in questa rete televisiva, prendo le distanze con dispiacere e rammarico nel vedere che, pur di fare ascolti, si "annacqua" la fede in maniera indegna e indecente.

La comunicazione e l’informazione vera non penso passino necessariamente per le oscenità volgari di ospiti inadatti nell’atteggiamento a parlare di temi così delicati.

Se quelli sono programmi "trash" (spazzatura), non coinvolgete, per favore, il mistero della fede cristiana.



Una cosa è Maurizia Paradiso , altra cosa, semmai, è Claudia Koll che della sua "conversione" ci parla in maniera elegante e discreta.
Nel caso servisse per qualche altra puntata di "Live" che volesse "ricucire" questo pesante gap... ci metto un pezzo di un’intervista fattale dal giornalista Mauro Harsch:

Dopo la conversione cos’è cambiato concretamente nelle tue scelte di vita, nel quotidiano?


La conversione è qualcosa di profondo e continuo: è aprire il cuore e cambiare, è vivere concretamente il Vangelo, è opera di rigenerazione basata su tante piccole morti e rinascite quotidiane . Nella mia vita cerco di ringraziare Dio con tanti piccoli gesti d’amore: occupandomi dei bambini, dei poveri, superando i miei egoismi… È vero che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. A volte, dimenticando noi stessi, si aprono nuovi orizzonti.


Tu sei testimone della fede cattolica vissuta nella pienezza e nella gioia. Che cosa vorresti dire ai giovani lontani dalla fede e a coloro che hanno abbandonato il cristianesimo e la Chiesa per abbracciare magari altre religioni o altre filosofie di vita?


Vorrei dire loro che l’uomo ha bisogno del Trascendente, della presenza di Gesù Risorto che è la nostra speranza. Rispetto ad altre religioni noi abbiamo un Dio che ha anche un volto; un Dio che ha sacrificato la vita per noi e che ci insegna a vivere in pienezza e a conoscerci. Fare esperienza di Dio significa anche entrare nel profondo del nostro cuore, conoscerci, e crescere quindi in umanità: questo è il grande mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Oggi, amando Gesù non posso non amare l’uomo, ho bisogno dell’uomo. Essere cristiani significa amare il fratello e ricevere il suo amore, significa sentire la presenza del Signore attraverso i nostri fratelli. L’amore per Gesù ci fa vedere il prossimo con occhi diversi.

Qual è secondo te il motivo per cui molti giovani abbandonano la Chiesa?

La nostra società non ci sostiene in un cammino spirituale, è una società molto materialista. L’anelito dell’anima tende verso l’alto, ma poi in realtà il mondo ci parla di tutt’altro e non ci sostiene in una ricerca autentica di Dio. Anche la Chiesa ha le sue difficoltà. Non dobbiamo in ogni caso dimenticare che Essa è il Corpo mistico di Cristo e va quindi appoggiata, dobbiamo rimanere nella Chiesa. Non bisogna identificare la persona con Dio: a volte le colpe di una persona diventano motivo per cui non si crede o si smette di credere... Questo è sbagliato e ingiusto .

Come potete ben capire, è sempre lo stile a fare la differenza!


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mercoledì 8 febbraio 2006 - ore 19:40


CARISSIMO/A RAGAZZO/A...
(categoria: " Riflessioni ")


Un boscaiolo si affannava a segare una montagna di tronchi. Passò di lì un escursionista che osservandolo suggerì: “Affila la tua sega! Non vedi che non ha più filo; così fai una gran fatica e il tuo lavoro non rende”. Tutto sudato, il boscaiolo sibilò tra i denti: “Affilare la sega, sì, come se avessi del tempo da perdere io…”.


Carissimo/a ragazzo/a,
quando scende la sera e il sonno comincia ad avvolgere nel suo mantello i mille pensieri della mia giornata, m’immergo nei miei amati libri di letteratura e, passeggiando nell’immensità delle loro pagine, mi diverto ad incrociare i volti di scrittori e poeti che poi mi tengono compagnia fino a che le lancette dell’orologio e le stelle in cielo non mi dicono che è meglio andare a coccolare il cuscino del mio letto. Te ne racconto una. Si narra che il grande scrittore e critico inglese Gilbert Chesterton abbia pensato di convertirsi al cattolicesimo il giorno in cui sentì raccontare dalla sua nonna questo aneddoto:“Quando Iddio creò il rospo, questi, zampettandogli tra le mani, esclamò tutto commosso: Grazie, mio Dio: come ballo bene!” . Il significato mi è parso semplice e chiaro da subito: anche quello che noi diciamo brutto è bello.



E così, tra un pensiero e l’altro, ho deciso di scriverti due righe con il sogno di trasmetterti una convinzione! Non mi è stato facile perché le cose più belle e più affascinati s’impoveriscono nella nuda povertà delle parole e smarriscono il loro fascino. Tuttavia ci provo lo stesso.
Quello che cercherò di dirti, lo voglio fare come lo farebbe un amico che ha a cuore il sorriso delle persone a cui vuol bene.
Spero di riuscirci!
Certo è che da qualche tempo penso a quello che sta succedendo nella mia giovane vita di prete: passeggiando tra i sentieri della vita incrocio persone che, senza nessuna pretesa, mi aprono quello che è il libro della loro storia, mi danno la possibilità di camminare tra i mille segnali che indicano la rotta di chi sta cercando di navigare nell’immenso mare della vita. E ciò che mi commuove è che io non ho la minima pretesa di ottenere tutto questo, ma mi ritrovo tra le mani un inestimabile vaso di cristallo. E, come tu ben sai, più il cristallo è lavorato e ricamato, più è fragile. Ma è nella sua fragile bellezza che incanta gli occhi di chi l’osserva. Ecco l’immagine che mi porto dentro e che da un po’ di tempo, come ti ho detto, mi sta facendo compagnia. E’ la storia di persone che, traboccanti di mille tesori e di altrettante ricchezze, faticano a credere che siano germogli di pura felicità solo perché il mondo che ci attornia non sembra più dar valore alle cose semplici e genuine. E, allora, al posto dei fiori sbocciano i problemi, le insicurezze, le paure che fanno parte della vita di tutte le persone, soprattutto di noi giovani. Ma siccome dei nostri problemi ci vergogniamo a parlarne agli altri, allora li teniamo dentro di noi, stretti stretti, finchè un giorno non ce la facciamo e… scoppiamo.

E’ ovvio che non possiamo avere l’assurda pretesa di andare bene a tutti: ci sarà sempre qualcuno pronto a distruggere i sogni che ognuno coltiva, pronto a profanare quei germogli di convinzione che tu, come me e tanti altri, serbiamo gelosamente nel nostro cuore. Ma il bello è che sarà la vita stessa a rendere la giusta ricompensa. E che la gente sbagli nel giudicare ce lo insegna la storia.




Chi può interpretare un uomo? Thomas Edison (il più prolifico inventore di tutti i tempi: mise la sua firma su oltre 1200 scoperte!!!) fu allontanato da scuola all’età di sette anni perchè giudicato un “ritardato”. Anche Leonardo da Vinci e Albert Einstein furono considerati dei buoni a nulla dai loro maestri… Chi può capire un uomo? Chi può riconoscerlo? In psicologia non esistono regole, esistono solo eccezioni. Prendiamo, ad esempio, il caso di alcuni musicisti. Haendel realizzava le sue migliori composizioni solo se teneva vicino una vecchia bottiglia di vino, Mozart aveva le idee più belle in viaggio, Cimarosa si ispirava in mezzo ai rumori più tumultuosi. Beethoven doveva, prima di scrivere, bagnare le sue mani nell’acqua gelida… E, allora, se non ci sono regole, canta la vita!





E la vita non è spensieratezza ma anche preoccupazione, è gioia ma anche dolore, è serenità ma anche confusione, allegria e paura… A navigare nel mare della vita ci si perde! Nella Bibbia stessa trovi dipinta la fantasia: leggendo le pagine della Sacra Scrittura riesci a scrutare orizzonti infiniti e percorrere paesaggi accattivanti, rischi di ammirare nei mille volti dei personaggi biblici distese ebbre d’entusiasmo e vallate intrise di malinconia, di attraversare deserti di solitudine e assaporare l’immensità di “terre promesse”, di udire l’eco di antiche benedizioni e il rombo di altrettanti tradimenti.

Ma oltre l’orizzonte potrai sempre indovinarci la poetica misericordia di un Dio che, seduto agli incroci della vita, attende che l’uomo ritorni alle sorgenti dell’eternità. Nel refettorio dell’antica abbazia benedettina di Praglia, sta scritto: “Fortior e latebris”! (l’acqua sgorga con più forza quando viene dalle profondità!)

Un assistente sociale invitava tutti quelli che si lamentavano dei propri fallimenti a leggere un poster che teneva appeso nel suo ufficio:

“ Fallito in commercio nel 1832 e nel 1833.
Sconfitto per la Camera dei deputati nel 1832.
Eletto all’assemblea nel 1834.
Morta la fidanzata nel 1835. Esaurimento nervoso nel 1836.
Sconfitto come Presidente della Camera dei deputati nel 1838. Sconfitto come membro dell’assemblea elettorale nel 1840.
Sconfitto per il Congresso nel 1843, nel 1846 e poi ancora nel 1848.
Sconfitto per il Senato nel 1855. Sconfitto come vicepresidente nel 1856. Sconfitto per il Senato nel 1858.

Eletto Presidente degli Stati Uniti d’America nel 1860.”
Questi era Abramo Lincoln.





Ecco perché mi fanno innamorare le storie delle persone: perché oltre l’apparente malinconia, c’indovino una grande nostalgia di felicità, un immenso bisogno di gente che sappia stare accanto, ascoltare, voler bene. Son i consigli di queste persone ai quali dobbiamo dar ascolto, non quelli di chi ci vorrebbe alla loro portata! Il vero amico è quello che ci apprezza e ci vuol bene per quello che siamo, per la ricchezza che abbiamo e per la bellezza interiore che traspare dalle nostre parole. Tutti gli altri son amici “passeggeri”: oggi ci sono, domani ci abbandonano. E lo dico io che per anni – e non mi vergogno di riconoscerlo - sono stato un nevrotico, un insoddisfatto, un irragionevole, uno che quando parlava con le persone si sentiva giudicato. Ma un motivo c’era. Tutti dicevano che mi avrebbero voluto bene: bastava che migliorassi quest’aspetto, perfezionassi quest’altro, abbandonassi un sogno… E io era sempre più solo. Un giorno ho incontrato una Persona che m’ha rubato il cuore: “Tu non devi cambiare: io ti voglio un mondo di bene per come sei” . Ne son passati di anni da quel momento, ma quella Persona me la tengo ancora stretta, davanti al nome di quella persona ci ho scritto “Amico” perché mi ha fatto ritrovare il sorriso che altri mi avevano fatto perdere! E’ bastato quella semplice frase per farmi capire che io non potevo “svendere” quello che ero per far contenti gli altri perché, a lungo andare, mi sarei tradito.
E ti assicuro che non me lo sarei mai perdonato!
Ma son pochi gli amici veri. Nella vita a volte smarriamo lo stupore perché viviamo tra persone che sognano di approfittare degli altri, che esigono una felicità immediata, che vogliono sogni a portata di mano, trofei senza la dovuta fatica, successo senza applicazione…
Ma questo è vivere?




Vivere è trovare il tempo di abbracciare i propri figli, di stare accanto a persone amiche, di chiacchierare con mamma e papà (anche se è faticoso), di lasciarsi sorpassare in autostrada, vivere è abbandonarsi, è dire: “Questo sono io: mi piaccio. Complimenti!” , è bagnare i fiori in giardino, accarezzare un gattino, dipingere un sorriso coccolando un anziano. Vivere è continuare a piantare ulivi anche a ottant’anni con la speranza di vederli un giorno fiorire!!!
“Beati quelli che sanno ridere di se stessi: beati, perché non finiranno mai di divertirsi!” . Ecco la nostra benzina, ecco la forza della vita: che quello che gli altri disprezzano noi lo trasformiamo in grinta, in voglia di fare! Oggi è vietato essere catastrofici. D’altronde a che serve piangere? “Le lacrime ci impediscono di vedere le stelle!” (B. BRECHT) Ascoltiamo i consigli di chi ci è amico in maniera disinteressata, “coccoliamo” chi ci aiuta a tenere lo sguardo alto nella vita, non accontentiamoci di volare basso solo perché tutti fanno così.


“Una volta un’aquila domandò al corvo: Dimmi, corvo, perché tu vivi a questo mondo trecento anni e noi viviamo in tutto solo trentatre?”.
“Perché – rispose il corvo – tu bevi il sangue vivo, mentre io mi nutro di carogne”.
L’aquila pensò: “Proviamo anche noi a nutrirci nello stesso modo”.
Dunque l’aquila e il corvo si lanciarono. Videro un cavallo morto e si calarono. Il corvo si mise a beccare di gusto. L’aquila beccò una volta, beccò un’altra volta, ma poi disse al corvo: “No, fratello corvo, piuttosto che nutrirsi trecento anni di carogne, meglio è bere una sola volta il sangue vivo, e poi sia quel che Dio vuole”. (A. PUSKIN)





A me non importa se nessuno più ci crede a queste cose, se son rimasto un “solitario”, un illuso, un deriso… nei miei pensieri. Non mi preoccupa minimamente perché il ciclismo mi ricorda sempre che per raggiungere la sommità di una salita bisogna faticare, sudare, lottare. Ma alla fine la montagna premia l’innamorato fedele, colui che per sedurla avrà lasciato per strada mille sicurezze “provvisorie”. E questo, scusa se è poco, contraccambia infinitamente lo sforzo!
Ecco perché non ti devono fare paura i momenti di crisi, di discussione. Chiedilo ai contadini: la terra ha bisogno di essere distrutta, frantumata con l’aratro per poi poter accogliere nel suo grembo il seme e dare frutti abbondanti. Sembra un fallimento all’inizio, invece è l’inizio di una vita! D’altronde “i fiori più belli non nascono dai diamanti, nascono dal letame” (FABRIZIO DE ANDRÈ) .





E qui che noi possiamo arrivare!!! Se non ci credessi non avrei nemmeno speso tempo per scriverti queste due righe. Se l’ho fatto è perché volevo solo dirti che ci son ancora persone, e sono più di quelli che pensi (credimi), che sono cercatori di vera felicità! Se non fanno rumore è perché hanno capito che l’ignoranza e la superficialità della gente si può vincere solo con la discrezione di chi, nel silenzio intimo della sua vita, sa costruire splendide risurrezioni. E’ su questa convinzione che dobbiamo giocarci la vita.
Ma non sono solo, credimi!!!
Come me tante altre persone faticano perché vogliono scoprire la potenza della vera(!) felicità. E qui ci vuole una grinta assassina, un coraggio illimitato e una volontà esplosiva: ma alla fine… tutto verrà contraccambiato!

Provaci! Tanti per non provare, per non tentare, decidono che le cose sono impossibili. Bel modo di ragionare! Altri, per non faticare, abbassano le vette. E così finiscono per vivere nella palude: molli come budini, segatura invece che sangue nelle vene, grinta da pesce bollito. Che pietà… Quando il primo concerto di Brahms fu accolto male, il compositore scrisse alla sua donna amata: “Penso onestamente che sia la cosa migliore che poteva capitarmi. Mi costringe a darmi da fare e rafforzare il mio coraggio” . Ecco una tra le tante prove che la personalità viene ridestata più da un pungiglione che da una carezza. A “muso duro”… contro le ingiustizie e le violenze. Smettiamola di guardarci l’ombelico o di contemplarci allo specchio! C’è tutto un mondo che va avanti là fuori. Anche se ci fa paura per le sue contraddizioni, sta aspettando il nostro contributo.
Usciamo dal nostro guscio e prendiamo posizione!!!




Come fare, mi dirai! Parti da poco. Alzati al mattino e regalati un sorriso, dì a te stesso/a ogni tanto che ti vuoi bene, accetta che ci siano persone che te ne vogliono ancora di più,tira fuori quella splendida ricchezza che porti dentro, non vergognarti dei tesori che custodisci, apprezza le cose più piccole, insignificanti… perché è li’ che se ne sta nascosta la bellezza della vita. “La bellezza sta nell’erba che abbiamo sotto i piedi: basta chinarsi, vederla e raccoglierla” (B. PASTERNAK) . E’ la bellezza che salverà il mondo: l’entusiasmo e la grinta sono la miglior cura contro la noia!




Ma soprattutto – e te lo dico col sorriso scavato in volto - torna ad abbeverarti alla sorgente cristallina e zampillante della fede. “Chi spera cammina, non fugge. Si incarna nella storia. Costruisce il futuro, non lo attende soltanto. Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma. Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce” (TONINO BELLO) Tu mi chiederai: “A che cosa serve la fede,don Marco?” . A niente! La fede non dà da mangiare, non fornisce automaticamente una pagella con dieci in tutte le materie, non fa trovare il partner giusto… Però è l’unica cosa utile al mondo! Perché? Perché la fede caccia via tutte le paure, la fede porta all’amore e chi ama ha un motivo per vivere che lo aiuta a superare tutte le angosce, le difficoltà, i contrattempi, le amarezze… le paure, appunto! Non potendo evitare le difficoltà e le paure abbiamo rimosso la fatica di ricercare la bellezza e ci siamo buttati a capofitto sulle cose, sull’apparenza esteriore, sul voler sembrare giovani anche quando siamo decrepiti.



La fiducia nel Signore non toglie la fatica, ma le dà un senso. Se uno ha un perché, affronta ogni cosa. Se uno invece non è motivato, gli costerà fare qualsiasi cosa… anche riposare! La fede è il miglior salvavita perché fa sperimentare un Dio sempre vicino. E’ il miglior sistema “antifurto” per non farsi scassinare il cuore. E pensa: è gratuita (!), non costa niente: solo lo sforzo di aprire la porta per far entrare il Signore! E’ libera perché ognuno deve decidere se vuole impegnarsi giorno per giorno. Ma noi tante volte abbiamo paura anche di Dio…! Pensa che assurdità! E lui lo sa così bene che in tutta la Bibbia non finisce mai di ripetere: “Non avere paura!... Non temere!... Coraggio, Io ci sono” . Gli studiosi della Bibbia dicono che queste frasi sono in tutto 365! E’ come se ogni giorno Dio ce le ripetesse! E’ che purtroppo noi “crediamo che Dio non ascolti le nostre domande. In realtà siamo noi che non ascoltiamo le sue risposte” (FRANCOIS MAURIAC) .
Certo, la fede è anche un rischio: ma il rischio peggiore nella vita è non rischiare mai! “Alcuni vivono con una tale cautela, che muoiono quasi nuovi di zecca” (MICHAEL RICHTER) .
Che schifezza…





Un venditore d’acqua, ogni mattina si recava al fiume, riempiva i suoi due otri e ritornava in città per distribuire l’acqua ai suoi clienti.
Uno dei due otri perdeva un po’ d’acqua; l’altro, nuovissimo, faceva guadagnare più soldi. Il povero otre rotto si sentiva inferiore. Così, un mattino, si confidò con il suo padrone: “Tu sai – gli disse – che io sono cosciente dei miei limiti. Tu perdi soldi a causa mia perché, quando arriviamo in città, sono pieno solo a metà. Perdona la mia debolezza”.
L’indomani, sulla strada verso il fiume, il padrone disse all’otre: “Guarda ai bordi della strada”. “E’ carino, è pieno di fiori”, rispose questo. Replicò il padrone: “E’ grazie a te. Sei tu che ogni mattina innaffi il lato della strada! Ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada e tu, senza saperlo, li hai innaffiati ogni giorno… Non dimenticarlo mai: siamo tutti un po’ feriti, ma Dio, se noi glielo chiediamo, sa far meraviglie delle nostre debolezze” (LUC LAFLEUR).


Forse ti ho solo fatto perdere tempo. Se così fosse, perdonami e getta via queste quattro righe che ho tentato di scarabocchiare. Non era mia intenzione. Volevo solo dirti che se un giorno ti renderai conto che tutto questo è vero e vorrai alzare lo sguardo e volare in alto, sappi che non sarai un solitario/a. Ti unirai a tante persone che sognano di abbracciare la felicità non prendendo scorciatoie nella vita, ma “coccolando” anche le proprie debolezze! Incredibile!

E se hai bisogno e posso aiutarti, sappi che io ci sono sempre… perché tu per primo puoi aiutare me!
Perchè se a 26 anni son prete non è certamente per merito mio, ma per una scommessa azzardata che Dio stesso ha architettato …giocato … e vinto!


Nell’attesa di poter incontrarci…
ti assicuro la mia preghiera!

Don Marco Pozza
luperino@hotmail.com
c/o Parrocchia di Sacra Famiglia in Padova
Via Aosta, 6
35122 PADOVA


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martedì 7 febbraio 2006 - ore 17:46


IL PENNARELLO:LA VOCE DELLA DEMOCRAZIA
(categoria: " Riflessioni ")


"In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, si recò in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”.
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni"

(Dal Vangelo di Marco, cap. 1 vv. 29-39)




Non puoi dirmi che non era bello a dicembre contemplare sui manifesti le mirabolanti imprese sull’economia, sull’inglese, su internet nelle scuole, sulle Grandi Opere, sul Patto con gli Italiani stramantenuto. Che divertimento andando in ufficio, a scuola o passeggiando con il cane leggere sui cartelloni dell’Operazione Verità le risposte degli italiani scritte con il pennarello. Commenti pacati, un dialogo aperto, vera democrazia. Il naso da clown con un cerchio rosso su un volto fiducioso, sorridente. Il volto di chi ha raggiunto tutti gli obiettivi che, per pudore però, non ha riportato sui manifesti. Un affetto che lo ha fatto riflettere, fare un passo in dietro, ripartire da uno slogan nuovo: “Italia, forza” . Accompagnato da un sottotitolo doveroso: “Niente paura, hai letto bene” .

Non puoi dirmi che non è bello vedere il suo avversario che, travestito da podista, stabilisce record da primato del mondo nella maratona (facendosi trainare dalle motociclette) e, sotto sforzo, partorisce uno slogan geniale: “Ieri contratto con gli italiani, oggi italiani con il contratto” . Troppa fatica, caro professore, non partorisce genialità. E anche per lui i pennarelli degli italiani in questi giorni si sfogano per “correggere alla veneta” i concetti.

C’è che si prende gioco delle persone… c’è che si prende cura delle persone!

Entra ne Il Confessionale di don Spritz e lascia la tua riflessione sul vangelo della domenica. Sarà un arricchimento per coloro che passeranno dopo di te!
Buona settimana


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sabato 4 febbraio 2006 - ore 09:34


E SE NEL BRUTTO CI FOSSE LA BELLEZZA?
(categoria: " Pensieri ")




"Non stia li’ a perdere del tempo con me. Sono una poco di buono, faccio schifo a tutti, e faccio schifo anche a me!".

Era una giovane arrabbiata. Incrociò il parroco che l’aveva invitata a frequentare il gruppo dei giovani e con astio e amarezza snocciolò tutte le cose che non le piacevano di se stessa: "Sono piatta e insignificante, ho un carattere insopportabile, ci provo con tutti ma nessuno mi vuole veramente, sono invidiosa delle mie amiche e in famiglia do sui nervi a tutti. Che ci sto a fare in questo mondo?".
Il parroco la guardò e, dopo un momento di silenzio, le disse: "Lo sai che hai due stupendi occhi verdi?".
La ragazza tacque interdetta.
Il primo passo era fatto.


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giovedì 26 gennaio 2006 - ore 08:45


"IL PARROCO DELLA STRADA"
(categoria: " Pensieri ")


Una signora sta parlando con un’amica in una piazza e, vedendo che sto discutendo con un gruppo di ragazzi, commenta: "Vuol far carriera quel pretino..."
Gentilissima signora, le presento il mio "sogno" (che lei chiama "carriera") di prete.



“Lei ha paura?” – gli chiede un giornalista. “A volte – risponde il sacerdote – Da alcuni segnali mi sto rendendo conto che il momento più difficile è questo. Ma io sono scanzonato e spregiudicato.”

Il 1 luglio 1998 il mondo accademico s’inchina di fronte all’intelligenza di quest’uomo.
L’Università di Bologna gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione.
Ma seppur rivestito della toga e del mantello, non si dimentica della "sua"strada:
“La strada che da 33 anni percorriamo, attraversiamo, abitiamo – ci tiene a sottolineare - ci ha educato ad incontrare la persona e poi affrontare i problemi, e non viceversa. Le persone si incontrano, i problemi si affrontano e per affrontare i problemi bisogna conoscerli”.

“Un prete scomodo” – lo provocò un giornalista. “Mi disturba questa definizione – hai risposto -. Chiunque faccia bene la sua parte diventa scomodo. Il Vangelo è un pugno nello stomaco. Un prete se vuole incarnare la Parola di Dio non può essere comodo”

Se "abitare" la strada significa far carriera... ha azzeccato! Se era solo una battuta, ritenti!

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mercoledì 25 gennaio 2006 - ore 13:51


"L’ORATORIO DEI FAMOSI"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Anche se non saremo nell’ Isola di Samanà ...
Anche se al posto del relax ci sarà la nsotra quotidianità...
Anche se non ci sarà Simona Ventura a condurre il tutto...
Anche si di "talpe" alla fine non ne usciranno...

torna



"L’Oratorio dei Famosi"
in onda per ragazzi delle superiori
dal 19 al 26 febbraio 2006
nel Centro Parrocchiale di Sacra Famiglia
(Padova)




Occasione splendida per condividere una settimana normale...
Opportunità per riflettere, pregare, divertirsi...
al posto della banalità...la spiritualità
!


60 ragazzi hanno accettato la proposta!



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lunedì 23 gennaio 2006 - ore 23:00


GESU’ DI NAZARETH... COMPLIMENTI!
(categoria: " Riflessioni ")


Ci pensavo stamattina mentre correvo...




Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.
Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai una famiglia nè una casa.
Non frequentò mai l’università.
Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato.
Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.
Aveva solo trentatrè anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato ad una croce, in mezzo a due ladri.
Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l’unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.

Sono trascorsi venti secoli e oggi Egli è la figura centrale nella storia dell’umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato,le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi assieme... hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita solitaria.

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sabato 21 gennaio 2006 - ore 10:04


IL MESSICANO E LA STELLA DI MARE
(categoria: " Pensieri ")


Contestato, criticato, bersagliato, da qualcuno magari deriso... perchè racconto la bellezza di un Uomo esigente, Gesù di Nazareth. Avete ragione: Dio non può andar bene per tutti! Perchè è vero, non ti chiede poco. Tutto sommato... non ti chiede nemmeno tanto. Il problema è che ti chiede tutto!
Anche di accettare che, apparentemente, ti sia costruita attorno terra bruciata! "Solo sii forte e molto coraggioso" (Gs 1,7).
Poi, lungo il sentiero, ti assicura la sua Presenza. Magari con una storia inviata dall’ultimo spritzino che pensavi.
Per dirti che non tutto è inutile...




Su una spiaggia deserta, al tramonto del sole, un messicano raccoglieva stelle di mare una alla volta e poi le rigettava in acqua. Un signore, avvicinandosi, gli disse: “Buona sera, amico. Mi chiedevo cosa stessi facendo” . “Ributto in acqua queste stelle di mare. Vedi, adesso c’è la bassa marea e tutte queste stelle sono state depositate sulla riva. Se non le ributto in acqua, muoiono per mancanza d’ossigeno” .
“Capisco – riprese il signore – ma devono essercene migliaia su questa spiaggia. Non puoi trovarle tutte. Non capisci che questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa? Non vedi che non puoi cambiare le cose?”.
Il messicano sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: “Ho cambiato le cose per questa qui!”.


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mercoledì 18 gennaio 2006 - ore 14:07


E’ ABITUATO AGLI INSULTI.
(categoria: " Riflessioni ")




“Si, Dio ci segue passo passo. Tu magari non te ne accorgi. Ci sono delle volte in cui bisogna dirgli che se ne vada, come se fosse un mendicante, perché si allontani un momento, ma poi ritorna di nuovo… “Andate via, Signore, lasciate che io mi diverta. Voi mi date noia. Signore, lasciatemi”. Ma non va via. E’ abituato agli insulti”. (J. Green)

L’uomo che bestemmia è un dio mancato! Vorrebbe poter contenere in un abbraccio la grandezza del Creatore, ma di fronte alla sua fantasia si trova incapace di tutto ciò.
Tu cosa ne pensi?

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martedì 17 gennaio 2006 - ore 22:48


IN UNA PIAZZA DI PADOVA
(categoria: " Riflessioni ")



Ghetto ebraico, nove e mezza. Al mio invito tutti si nascondono,tranne uno. Ho pensato: "E’ il capo" . Mi son rivolto a lui e gli ho detto: "Vieni qua!" Il capo è il capo, non può tiarsi indietro. E’ venuto vicino a me. "Perchè porti gli orecchini?" gli ho chiesto. E lui: "Così..."
"Non ci credo - gli ho ribattuto - Uno intelligente come te non agisce per nulla. Ti dico io il perchè: tu non ti piaci, ti senti un tappo, corto e grosso. Non riesci con le ragazze. E allora fai il birro. Fai il duro! Dentro di te, invece, c’è voglia di tenerezza. Fai il bullo per farti credere chissà chi! Ma dentro tremi come una foglia, sei condizionato dalla testa ai piedi. Fai l’ateo, ma vorresti confessarti e chiedere perdono. Per tutti questi motivi porti gli orecchini. Li porti perchè vuoi che gli altri s’accorgano che ci sei. E’ la richiesta di un gesto di tenerezza!" . Poi gli ho detto: "Dammeli! . E lui ha svitato gli orecchini e me li ha dati. E’ rimasto in piedi e, scappati tutti gli altri, impalato, mi dice: "E adesso cosa faccio?" . Poi ha aggiunto: "Prete, dove dici messa domenica?" .

Un incontro come mille altri incontri per cercare di raccontare lo "strano percorso" di due discepoli "incastrati" da Gesù di Nazareth. Passa per "Il confessionale di don Spritz" e lascia il tuo commento al vangelo di domenica. Arrichirà chi si fermerà a riflettere dopo di te!

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