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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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giovedì 28 settembre 2006
ore 15:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
In qualche modo, io sono straniero rispetto a qualcosa di me stesso; in qualche modo, sono “differente”, ma non differente dagli altri, differente dai “miei”
(Georges Perec, "Storie d’Ellis Island")
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giovedì 28 settembre 2006
ore 13:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Turleen e Jerwayne, due supercafoni Ragazzini in delirio per le bambole trash
IN PRINCIPIO furono le Bratz, le cattive ragazze tendenza Britney Spears, bambole palpitanti e irriverenti che tre anni fa fecero impazzire le ragazzine della Mtv generation. La Barbie fu vittima di una violenta crisi depressiva, nulla potè il suo più sfarzoso abito da sposa in candido tulle contro un guardaroba pazzesco fatto di abiti trendy, accessori cool e facce da schiaffi coperte di makeup. A distanza di tre anni, la stagione è matura per il passo successivo. La coppia felice di un tempo, Barbie e Ken, si è dissolta e trasfigurata secondo la sensibilità dei tempi. E dalle sue ceneri ne è nata un’altra, ben più realistica: Turleen e Jerwayne jr, molto politicamente scorretti.
A qualche genitore faranno impressione, ma non si può non provare simpatia per una bambola bionda che sembra la Olivia Newton-John di Grease, invecchiata: bigodini in testa, capelli platino, giubbino di pelle nero, pantaloni a vita bassa e - non fanno così anche le star? - pancione bene in vista. Sorpresa: premi l’ombelico e Turleen parla. Non perle di saggezza, non a caso il nome per esteso della bambola è Trash Talkin’ Turleen. Una in dolce attesa, pancia di fuori, sigaretta fra le labbra scarlatte di rossetto, occhio assassino truccato pesantemente, che cosa potrebbe dire se non "Povera me, sono incinta... Adesso dovrò bere per due". Dove per bere non s’intende, è chiaro, un litro d’acqua oligominerale al giorno per fare plin-plin.
Della figliola, si conoscono anche alcune note biografiche, ragazza madre con sette figli e uno in arrivo, fa la modella dopo alcuni imprecisati quanto sospetti mestieri. Ha anche un’amica - un’altra bambola della serie - "concepita in una stazione di benzina, nata nel retro di una station wagon". Questa qui indossa shorts, top a quadretti, stivali texani rossi. Anche lei gran fisico, trecce bionde e sigaretta in bocca.
A Turleen il destino ha offerto in sorte un debutto di prestigio: è stata "ospite" del Tonight Show di Jay Leno, trampolino che agli occhi delle ragazzine americane l’ha resa una star. "E’ nato tutto per scherzo, volevamo fare una parodia dello stereotipo americano - spiega il creatore, Daniel Gibby - poi ci siamo resi conto che poteva trasformarsi in un bell’affare. Siamo andati avanti".
Così, è arrivato il maschietto della serie. Jerwayne jr. Cafone doc. Capelli rossicci corti davanti e lunghi dietro, orecchino, jeans al ginocchio e canotta d’ordinanza, tatuaggio al braccio e lattina di birra sempre in pugno. Gli manca pure un dente. Chissà, col suo garbo, che cosa avrà detto Turleen quando l’ha visto la prima volta...
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I COMMENTI (3)
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giovedì 28 settembre 2006
ore 10:48 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Attivisti dellassociazione animalista Peta hanno fatto irruzione alla sfilata dello stilista Cavalli a Milano per protestare contro lutilizzo di pellicce
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mercoledì 27 settembre 2006
ore 10:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il cielo dell’ America son mille cieli sopra a un continente, il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste, ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.
E fuori c’è una strada all’ infinito, lunga come la speranza, e attorno c’è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole, paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole, ma attorno alla prigione c’è un deserto dove spesso il vento danza.
Son tanti gli anni fatti e tanti in più che sono ancora da passare, in giorni e giorni e giorni che fan mesi che fan anni ed anni amari; a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare l’ America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari...
Già, l’ America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male, città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri, tecnologia avanzata e all’ orizzonte l’ orizzonte dei pionieri, ma a volte l’ orizzonte ha solamente una prigione federale.
L’ America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura, la libertà, e dall’ alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione, per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione perchè di questa piccola italiana ora l’ America ha paura.
Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare, paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera. Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare perchè non è possibile rinchiudere le idee in una galera...
Il cielo dell’ America son mille cieli sopra a un continente, ma il cielo là rinchiusi non esiste, è solo un dubbio o un’ intuizione; mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.
Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia o quando un acquazzone all’ improvviso spezza la monotonia, mi chiedo cosa faccia adesso Silvia mentre io qui piano la canto...
Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte che ancora lotta e spera perchè sa che adesso non sarà più sola. La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole "che sempre l’ ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte", "che sempre l’ ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte", "che sempre l’ ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte"...
(Francesco Guccini - Canzone per Silvia)
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mercoledì 27 settembre 2006
ore 10:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Indulto, libera Silvia Baraldini Gioia a sinistra, critiche dalla Cdl
Condannata a 43 anni di carcere negli Usa nel 1983, estradata in Italia nel 1999, oggi libera grazie allindulto. Silvia Baraldini, attivista comunista attualmente agli arresti domiciliari per reati di terrorismo, è tornata in libertà. "Sono finalmente una donna libera - ha detto agli amici - Sono felice. Stasera andrò a cena fuori come gli adulti". Alla gioia della Baraldini fa da contraltare la polemica politica: la notizia ha infatti riacceso lo scontro sullindulto. Il Dipartimento di Giustizia statunitense, per ora non fa commenti, ma si ripromette comunque di discutere la questione con le autorità italiane.
A rendere noto il ritorno in libertà della Baraldini è stato Giovanni Russo Spena, il capogruppo del Prc al Senato. "Provo una gioia enorme per la liberazione - ha commentato - Ho appreso la notizia da lei stessa, ancora incredula, grata al Parlamento per aver votato un provvedimento che finalmente, dopo anni di detenzione prima nelle carceri americane e poi, dopo che gli Usa hanno concesso lestradizione, in quelle italiane, le restituisce la libertà".
Felice anche Vladimir Luxuria, parlamentare di Rifondazione e una delle prime persone ad apprendere la notizia. "Ho ricevuto la telefonata di Silvia intorno alle 17.30 - racconta - Mi sono sentita liberata da un fardello, da uningiustizia, un accanimento nei confronti di una donna che non ha mai ammazzato nessuno e aveva gravi problemi di salute. Non mi vergogno di dire che ho pianto. Stasera ci vedremo e brinderemo insieme".
La liberazione della Baraldini ha subito scatenato reazioni polemiche nel centrodestra. Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, ha accolto negativamente la notizia. "Quando arrivò in Italia - ricorda - Silvia Baraldini trovò un ministro della Giustizia della Repubblica italiana che la passò a prendere allaeroporto con i fiori in mano. Oggi uscendo dal carcere, probabilmente non ha trovato nessun ministro ad attenderla e la notizia della sua scarcerazione è stata diffusa solo a cose fatte. Vogliono far dimenticare che con gli effetti dellindulto si stanno rimettendo in libertà il peggio della criminalità, del terrorismo e del paraterrorismo".
"Non è la prima terrorista ad essere uscita - gli fa eco il leghista Roberto Calderoli - Sono cose che si sono già verificate. Da noi i terroristi escono e quelli che li hanno arrestati vengono arrestati".
Più serena la reazione di Carlo Giovanardi, deputato dellUdc: "Stiamo parlando di una questione che riguarda il passato remoto. E poi, in ogni caso, cambia poco perché alla libertà sostanziale di cui godeva già si è aggiunta la libertà formale".
Gaetano Pecorella, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia alla Camera, fa unobiezione di merito: "E assolutamente incomprensibile il provvedimento con cui Silvia Baraldini è stata scarcerata. E evidente che lindulto non poteva essere concesso in relazione a condanne inflitte da uno Stato straniero, anche se lesecuzione avviene in Italia, e che comunque tra i reati esclusi dal beneficio vi sono quelli di terrorismo per i quali la Baraldini è stata condannata".
Dagli Stati Uniti, per ora, non sono giunti commenti sulla vicenda. Il Dipartimento di Giustizia americano ha comunque annunciato che chiederà maggiori informazioni e discuterà la scarcerazione con le autorità del nostro Paese.
Attivista comunista, Silvia Baraldini ha operato negli anni 60, 70 e 80 negli Stati Uniti come membro di un partito eversivo (Black Panther Party), che combatteva per i diritti civili dei neri. Fu condannata nel 1983 a una pena cumulativa di 43 anni di carcere negli Usa per concorso in evasione, associazione sovversiva, due tentate rapine e ingiuria al tribunale. Nel 1999, grazie alle pressioni del governo italiano, fu estradata e rientrò in patria. Gravemente malata, nel 2000 ottenne il differimento della pena per potersi curare. Nellaprile 2001 arrivarano gli arresti domiciliari per motivi di salute. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2008. Per effetto dellindulto, la libertà è arrivata con un paio di anni di anticipo.
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mercoledì 27 settembre 2006
ore 09:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Bella in foto, brutta dal vivo: denunciata
SASSARI - Quellincontro damore lo aveva aspettato a lungo. Sognando, in cuor suo, di poter finalmente vedere dal vivo la ragazza delle foto: bionda, con gli occhi chiari e un corpo statuario. E invece, quando è arrivato sul luogo dellappuntamento, gli si è parata davanti una donna sovrappeso, alta un metro e mezzo. «Mi dispiace, ma il mio corpo è stato stravolto da una cura ormonale» si è giustificata lei. Deluso e arrabbiato, il giovane è scappato e ha denunciato la giovane per truffa: tra regali, soldi e viaggi aveva speso infatti 25 mila euro.
LA STORIA - Tutto era cominciato con una telefonata arrivata nel 2001 alla caserma della Folgore, a Livorno: la ragazza sosteneva di cercare un commilitone di Domenico Zumbo, 33anni, sergente calabrese di stanza in Toscana. Non avendolo trovato, aveva scambiato quattro chiacchiere con lui. Da quel giorno i due avevano iniziato a sentirsi spesso. Era nata una reciproca simpatia, tanto che la giovane aveva inviato alcune foto davanti alle quali il sergente si era follemente innamorato, tanto da progettare un futuro comune con la presunta modella, originaria di Chiaramonti, un centro in provincia di Sassari. Regali costosi e denaro per mettere in piedi un nido damore partivano periodicamente da Livorno per Sassari, dove la ragazza aveva detto di abitare. Per tre o quattro volte i due si erano anche dati degli appuntamenti, in un hotel di Alghero, che però saltavano allultimo momento, quando il giovane soldato era già nella cittadina. «Non mi sento ancora pronta», si giustificava lei.
LINCONTRO - Fino al giorno in cui, nel giugno 2002, davanti allesterrefatto sergente, si presenta la vera Elisa, che in realtà si chiama Annalisa e vive a Chiaramonti: niente di più lontano da una modella. Quando lui le chiede conto del suo aspetto, così spaventosamente diverso da quello delle immagini che conservava gelosamente nel portafogli, gli risponde che il suo fisico è stato stravolto da una cura ormonale. Lui prende laereo e scappa, non prima di aver fatto tappa in procura a Sassari per denunciare la donna per truffa. «Alludienza di oggi ho confermato tutto - ha raccontato il sergente - superando un difficile stato emotivo. Ho raccontato ciò che è successo, e il raggiro mi sembra evidente». Tesi non condivisa dallavvocato difensore di Annalisa, che ha contestato al giovane di aver volontariamente inviato alla sua presunta modella regali e denaro. Tra le carte processuali cè comunque anche un impegno formale scritto della donna a restituire allinnamorato deluso la somma che richiede. Dal dibattimento è emerso inoltre che i pacchi coi regali inviati in via Angioy 3 a Sassari venivano stranamente ritirati invece in via Angioy 3 a Chiaramonti, dove la donna risiede. Per questo è stata sentita dal giudice anche la direttrice della Sda di Sassari, azienda incaricata di recapitare i costosi doni, mentre un altro teste, un impiegato delle Poste, sarà interrogato nella prossima udienza, fissata per il 12 dicembre prossimo.
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martedì 26 settembre 2006
ore 18:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ecco cosa succede nel cielo quando un aereo supera il muro del suono. In certe condizioni di umidità dell’aria, attorno al velivolo che abbatte la barriera dei 1.200 chilometri orari, si forma un anello di vapore determinato dall’aumento brusco della temperatura e della pressione; nell’aria si diffonde un fragore, il cosiddetto bang sonico, mentre l’aereo viene investito da un’onda di forti vibrazioni (dal sito warnet.ws)
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martedì 26 settembre 2006
ore 15:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La vera zona grigia di EZIO MAURO
Qualcosa finalmente si muove dentro locchio del ciclone che ha investito Telecom. Avevamo chiesto pochi giorni fa ai vertici responsabili (ieri e oggi) della società di fare unoperazione-trasparenza davanti al Paese ancor più che al mercato, senza lasciare alla sola magistratura il compito di porre fine ad unattività di spionaggio che configura un vero e proprio attentato alla democrazia, minando i diritti costituzionali dei cittadini. Guido Rossi, il nuovo presidente, si è mosso su questa strada come ha sempre fatto in passato, e ieri ha spiegato con chiarezza alla Consob la sua autonoma strategia aziendale (confermando che i problemi finanziari sono al piano superiore, nel controllo, non in Telecom), mentre venerdì aveva portato alla Procura della Repubblica i verbali degli ultimi consigli damministrazione della società nella bufera.
Ieri è sceso in campo Marco Tronchetti Provera, azionista di riferimento Telecom, e presidente allepoca dello scandalo-spie: e il tono è sembrato diverso. Tronchetti ha ribadito comè comprensibile la solidità di Pirelli ed Olimpia (dove sta il controllo Telecom), e ha difeso se stesso e i suoi più stretti collaboratori per la vicenda del conto svizzero, ricordando in proposito di essere stato vittima di un tentativo di estorsione, denunciato alla magistratura. Quanto alle dimissioni dalla presidenza, la causa non è nella doppia crisi Telecom, aziendale e giudiziaria, ma nella politica, perché dopo la polemica con Prodi "si rischiava un conflitto istituzionale".
Un impianto rigidamente difensivo, senza nemmeno una parola sulla gravità di uno scandalo scoppiato nel cuore dellazienda. "Noi siamo parte lesa e non abbiamo mai svolto intercettazioni", dice Tronchetti: ma non parla delle decine di migliaia di file illegali "commissionati - secondo il Gip - per la stragrande maggioranza da uomini Telecom e Pirelli" e pagati "con denaro proveniente da tali società", poi "utilizzati a propri fini" da "qualcuno posto al di sopra di Tavaroli", luomo della security al centro della ragnatela spionistica. Tronchetti su questo tace: e non spiega perché quattro mesi dopo essere stato allontanato dallazienda Tavaroli ebbe nuovamente una delega speciale per operazioni di intelligence.
In compenso, Tronchetti Provera denuncia una "zona grigia" nel Paese, che sfrutta la debolezza della politica e delletica, ma che prima o poi - avverte - dovrà venire a galla. È interesse di tutti che ciò avvenga, per eliminare ogni opacità nella vita pubblica. Ma intanto, il primo imprenditore italiano può cominciare dalla "zona grigia" di casa sua, così estesa da pesare direttamente non solo sulla politica e sulletica, ma anche - secondo i magistrati - "sui principi costituzionali fondanti di questo Paese".
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martedì 26 settembre 2006
ore 10:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Giornalista Usa si fa analizzare il sangue "Ecco tutti i veleni che abbiamo in corpo" di ANTONIO CIANCIULLO
ROMA - Permettono di ricostruire la mappa dei ricordi remoti e delle abitudini presenti, ma immergersi in questo flusso di memoria porta a scoperte poco piacevoli. Sono i veleni immagazzinati nel nostro corpo, accumulati in milioni di piccoli atti dallapparenza innocua, a costituire un archivio del nostro passato che proietta unombra preoccupante sul futuro: quale prezzo pagheremo per il contatto troppo ravvicinato con la nuvola chimica che ci avvolge?
Se lo è chiesto David Ewing Duncan, il giornalista che, facendosi prelevare 14 fiale di sangue per un campionario completo di analisi, ha fatto da cavia volontaria, pubblicando il risultato del viaggio allinterno di se stesso sul numero del National Geographic che uscirà sabato. Un percorso che lo ha portato a rintracciare il primo momento di contaminazione nellassunzione, attraverso la placenta e il cordone ombelicale, di una parte della zavorra chimica contenuta nel corpo della madre. Altre molecole indesiderate, come i pesticidi, sono arrivate attraverso il latte materno. E anche il momento dei primi giochi si è rivelato a rischio: il David bambino, alla fine degli Sessanta, ingannava lafa estiva con i suoi amici su un campetto vicino a casa, nel Kansas. Questo campetto era però una discarica che in seguito sarebbe stata inserita nellelenco dei siti considerati pericolosi dallEpa, lAgenzia per lambiente degli Stati Uniti.
Nemmeno lingresso nelletà adulta, e nellera di una coscienza ecologica diffusa, è servito a evitare il bombardamento di molecole indesiderate. La delicatezza del profumo di lavanda del suo shampoo era inquinata dalla presenza degli ftalati che fanno parte dei cosiddetti pops, le sostanze organiche e persistenti che possono causare perdita della fertilità e caduta del numero degli spermatozoi, danni al sistema riproduttivo, possibile cancro dei testicoli, delle ovaie o del seno. E un bel pranzetto a base di pesce poteva nascondere un involontario pieno di mercurio, un metallo pesante da cui è bene tenersi alla larga. Più difficile invece identificare il cavallo di Troia attraverso cui sono passati i ritardanti di fiamma, sostanze che allesterno del nostro corpo svolgono un utile lavoro di prevenzione, ma allinterno si trasformano in minaccia. I ritardanti di fiamma sono nascosti nei tappeti, nella plastica attorno ai televisori, nei materassi, nelle automobili, negli aerei. Introdotte una trentina di anni fa, queste sostanze hanno prodotto uno spray sottilissimo che è arrivato a contaminare i luoghi più lontani e inaccessibili: hanno sconvolto il ciclo vitale degli orsi polari e quello delle orche del Pacifico.
Ma cosa si può fare per ridurre il rischio chimico senza rinunciare ai vantaggi e alle sicurezze che la tecnologia offre? "Bisogna intervenire con rapidità perché per l86 per cento dei 2.500 agenti chimici utilizzati in grande quantità non abbiamo sufficienti informazioni sugli effetti sanitari", risponde Maria Grazia Midulla, responsabile della campagna del Wwf. "Tra pochi giorni la Commissione Ambiente del Parlamento europeo avrà la possibilità di farlo: si dovrà pronunciare sullobbligo di sostituzione delle sostanze più pericolose nei casi in cui già esistono dei sostituti, un passaggio della direttiva Reach sulla regolamentazione dei prodotti chimici. Sarà quella loccasione per fare un passo in direzione di una sicurezza senza sacrifici".
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lunedì 25 settembre 2006
ore 23:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
rilancio questo consiglio di lettura:
Renato Stella (attualmente direttore del dip. di sociologia di padova), Lettera a una studentessa, Nuova Dimensione, Portogruaro, 2006
Ottimo per chi vuole capirci qualcosa sui mali delluniversità. Che poi sarebbero i professori!
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