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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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lunedì 25 settembre 2006
ore 22:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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I COMMENTI (3)
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lunedì 25 settembre 2006
ore 17:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Paris Hilton in costume tipico bavarese. Divisa dordinanza per una visita allOktoberfest, anche se lereditiera americana è a Monaco per promuovere un prosecco in lattina
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I COMMENTI (5)
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lunedì 25 settembre 2006
ore 16:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tanti costi, pochi risultati: l’Ocse boccia la scuola italiana di SALVO INTRAVAIA
L’Ocse boccia la scuola italiana. Stando ai numerosi dati contenuti nel rapporto dal titolo Education at a glance 2006 (uno sguardo sull’Istruzione 2006) il sistema di istruzione nazionale risulta troppo costoso se paragonato agli scarsi risultati che riesce a produrre. Un sistema nella sostanza inefficiente che richiede un approfondito restyling. Scuola, istruzione post-secondaria e università arrancano, sfornano studenti che non riescono reggere il confronto con i compagni degli altri 30 paesi aderenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e laureati che spesso restano disoccupati. Ma il ponderoso volume di 465 pagine ricche di tabelle, grafici e numeri pubblicato qualche giorno fa (con dati aggiornati al 2004), attraverso il confronto fra i diversi sistemi di istruzione dei vari paesi, consente di individuare alcuni dei possibili mali che affliggono la scuola italiana e anche una possibile via d’uscita.
Il grado di istruzione del popolo italiano. Secondo l’Ocse, l’Italia è al penultimo posto per numero di laureati: appena 11 su cento persone di età compresa fra 25 e 64 anni. Solo la Turchia è sotto di noi, ma veniamo sopravanzati perfino dal Cile e dal Messico. I paesi asiatici (Giappone e Corea) ci surclassano (37 e 30 rispettivamente), così come Stati Uniti e Australia. Situazione non cambia prendendo in considerazione i giovani laureati di età compresa fra i 25 e i 34 anni. E il divario fra l’Italia e la media dei paesi dell’Unione europea (a 19 stati) si amplia per numero di laureati nelle facoltà scientifiche: 1.227 ogni 100 mila giovani fra i 25 e i 34 anni contro i 2.128 della media Ocse. Le cose non cambiano molto se si passa ai ’semplicì diplomati: siamo in fondo alla classifica (appena 48 su 100) con una media Ocse che si attesta sui 67 ogni 100 abitanti di età compresa fra i 25 e i 64 anni.
Le performance degli studenti. Per testare l’efficacia dell’azione educativa dei paesi membri l’Ocse confronta i risultati ottenuti dagli alunni quindicenni nei test Pisa-Ocse (Programme for International Student Assessment: programma per la valutazione internazionale dell’allievo). Le performance dei ragazzi italiani in Matematica e Lettura sono decisamente scarsi. I nostri alunni rimediano una figuraccia anche rispetto ai loro coetanei irlandesi, neozelandesi e polacchi.
Alunni, docenti e classi. Eppure, in Italia, le condizioni per fare funzionare la ’macchina scolasticà sembrano esserci tutte: le classi sono mediamente meno affollate rispetto alle altre realtà europee e non (18 alunni per classe in Italia contro i 21,5 della media Ocse), il numero medio di ore di lezione rivolte agli alunni è più alto che negli altri paesi membri e il rapporto alunni insegnanti è favorevole: 11 alunni per insegnante nelle scuole superiori, contro i 13,3 della media Ocse.
I costi. Sono probabilmente questi fattori più favorevoli in Italia (rapporto alunni docenti e alunni classi) che fanno lievitare i costi dell’istruzione italiana. Prendendo, infatti, in considerazione i 13 anni del percorso scolastico dalle elementari al superiore, si arriva ai 100 mila dollari per alunno, 23 mila in più della media (pari a 77 mila dollari).
Gli investimenti. Fino al 2004 gli investimenti indirizzati verso la scuola e l’università - sia in termini di percentuale sulla spesa pubblica totale e in rapporto al Pil - ci vedono al di sotto della maggior parte dei paesi, superati anche da Islanda, Canada, Messico e Portogallo. E gli investimenti nella scuola dell’infanzia (l’ex scuola materna), vera leva strategica secondo la Commissione europea, in base al rapporto Ocse dal titolo Starting strong II sono irrisori: appena lo 0,4 per cento del Pil.
I mali della scuola italiana. Ma se costa tanto, perché allora ’l’elefante italianò non va? Le migliaia di numeri messi a disposizione dal Rapporto consentono di azzardare qualche ipotesi. Gli insegnanti italiani percepiscono salari decisamente bassi rispetto ai loro colleghi stranierie per arrivare al massimo dello stipendio devono stare in cattedra ben 35 anni, contro i 25 della media Ue. In Italia il tempo dedicato alle elezioni con gli alunni, 33 settimane o 674 ore l’anno (per la scuola media), sembrano poca cosa se confrontati con le organizzazioni scolastiche degli altri paesi. Solo a titolo di esempio, nell’Unione europea, le settimane che i ragazzini trascorrono a scuola sono 37 e le ore di lezione 1.019. Tutte considerazioni che rilanciano la proposta del vice premier, Francesco Rutelli, di spalmare le vacanze degli insegnanti italiani nell’intero anno solare, anziché mantenerle concentrate in estate. E ancora, i docenti nostrani sono tra i più anziani in assoluto: solo 1 su mille ha meno di 30 anni. Nelle altre realtà si supera agevolmente in tutti i segmenti scolastici il 10 per cento. E, a sorpresa, nelle scuole scarseggiano anche computer (77 per scuola, contro i 115 dei paesi Ocse) e i collegamenti a internet.
La speranza. Ma una delle novità contenute nella versione 2006 del Rapporto può rappresentare una occasione da non perdere. Entro il 2015, secondo l’Ocse, l’Italia, subirà un calo della popolazione scolastica (tra il 10 per cento della materna e il 4 delle superiori) che avrà un impatto positivo sulla spesa per l’istruzione. La sola diminuzione degli alunni dovrebbe, secondo l’Ocse, consentire un risparmio del 6 per cento che, in tempi di magra, non è poca cosa.
Il monito. La scuola italiana deve essere più efficiente per reggere il confronto con le altre economie mondiali. Ma il Commissario europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo, Ján Figel’, avverte: "Sistemi d’istruzione e di formazione efficienti possono avere un notevole impatto positivo sulla nostra economia e società ma le disuguaglianze nell’istruzione e nella formazione hanno consistenti costi occulti che raramente appaiono nei sistemi di contabilità pubblica. Se dimentichiamo la dimensione sociale dell’istruzione e della formazione, rischiamo di incorrere in seguito in notevoli spese riparative".
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lunedì 25 settembre 2006
ore 10:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Festa di compleanno per linvestigatore dellincubo. Dylan Dog, il personaggio creato da Tiziano Sclavi, celebra il ventennale. Per loccasione leditore Bonelli ha realizzato un numero speciale che sarà in edicola ad ottobre.
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domenica 24 settembre 2006
ore 20:34 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Genova e larte della meridiana: una giornata con gli orologi del sole di MICHELA BOMPANI
Il capitano Enrico Alberto DAlbertis, a metà Ottocento, girava il mondo con un baule: dalla Libia allEgitto, da Venezia a Genova, tirava fuori gli strumenti, delicati, necessari, per costruire le sue amatissime meridiane. Ne realizzò 106, sparse un po ovunque e De Amicis lo ribattezzò "girovago pintor di meridiane".
Il capitano fece collocare undici orologi solari nella sua dimora, lo scenografico castello eclettico (firmato da Alfredo DAndrade) e circondato dal parco che sorge sulle alture genovesi immediatamente alle spalle del porto antico. Oggi, equinozio dautunno, e prima delle due giornate europee del Patrimonio, dalle 14.30, il segreto di inseguire il sole e segnarne il tempo, sarà svelata da alcuni laboratori per ragazzi (6-12 anni) e per adulti, organizzati la direttrice del museo del Castello DAlbertis, Maria Camilla De Palma, con lassociazione Horologium.
Ciascuno tornerà a casa con una meridiana costruita con le proprie mani. Lappuntamento è nel parco del castello DAlbertis (corso Dogali, 18): ci si trasformerà in "gnomoni", gli aghi che indicano lora con la loro ombra. Si scopriranno le meridiane di cotone. E il segreto dell"horihomo", la misurazione dellombra umana. Poi la musica del tempo, con gli strumenti etnici del museo delle culture del mondo, che proprio nel castello ha sede, diretto da Echo Art.
Si giocherà ad inventare motti e disegni: perché la meridiana non è soltanto frutto di calcoli matematici ed astronomici, ma anche sfogo per ambizioni letterarie (ciascuna porta un motto) e pittoriche (la più suggestiva del Capitano, di cui rimane un acquerello, è quella "delle fate").
E nella collezione del Capitano, spicca anche un orologio solare cui pose il suo motto Gabriele DAnnunzio. "Hora belli", scrisse il Vate, allinizio della prima guerra mondiale. "Hora pacis", cambiò il Capitano, a dicembre del 1918.
Dalle 17.30, poi, per tutto il pubblico, sarà presentato il restauro del "bacino equinoziale maggiore", un orologio solare tridimensionale, a forma di catino semisferico, installato nel parco.
Conoscere da vicino le meridiane sbriciola lenorme convenzione del tempo in cui viviamo: il tempo vero (indicato dagli orologi solari) e quello fittizio (segnato dagli orologi convenzionali) coincidono solo quattro volte lanno. Altrimenti ci sono circa quindici minuti di sfasamento. La manifestazione, "Ritrovare il tempo del sole", è gratuita. Chi volesse visitare il Castello, oggi e domani, ha uno sconto speciale (biglietto 4,50 euro). Per arrivare in corso Dogali, si consiglia lavveniristico ascensore che da via Balbi (adiacente a Stazione Principe) sale fino al cancello del complesso.
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domenica 24 settembre 2006
ore 11:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Arriva Cocaine, la bibita che eccita LONDRA - Di cocaina, ovviamente, non ne contiene nemmeno una particella. Ma neanche estratti di coca, come (così si dice) la ben più famosa Coca-Cola. A prima vista potrebbe sembrare una delle tante bibite energetiche, ma il suo nome e gli effetti che produce sono molto diversi da un classico drink analcolico: si chiama «Cocaine» la bibita che sarà venduta il prossimo mese nei pub e nei club inglesi e che ha già diviso lopinione pubblica del Regno Unito. Cè chi la considera solamente una bevanda «un po più energetica» e chi, come le associazioni antidroga, attaccano direttamente i suoi produttori anche perché per vendere la bibita non hanno esitato a chiamarla cocaina. Il suo logo recita: «Instant Rush. NO Crash!»: ovvero «Istantanea euforia. Nessuno schianto».
CAFFEINA - Il drink contiene un tasso di caffeina tre volte e mezzo superiore a quello della più famosa bevanda energetica, la «Red Bull», ma sebbene non contenga cocaina, in essa è stato inserito un ingrediente che rende insensibili la gola e i denti, proprio come accade quando si assume cocaina. La bevanda promette «sensazioni di euforia, energia estrema e una capacità di rimanere allegri e pimpanti per circa cinque ore», ma per i critici essa non fa altro che avvicinare i giovane alluso delle droghe.
MERCATO - Cocaine è già sul mercato americano e, affermano i curatori del sito web della bevanda, che questo riceve più di quattro milioni di contatti al giorno. James Kirby, lideatore e inventore della bevanda, afferma che essa è «350 volte più forte della Red Bull» ed è come «una palla di fuoco atomica che dà una sensazione molto simile alla cocaina», ma che a differenza di questa non fa male. «Penso che non ci sia altro prodotto, eccetto la cocaina vera, che produce effetti così duraturi e così entusismanti nelle persone». Ma non tutti sono daccordo: «I bambini, amanti delle bibite energetiche, berranno Cocaine e quando saranno più grandi saranno attirati dalla droga vera», afferma David Raynes, membro dellassociazione inglese per la prevenzione alle droghe. «Inoltre non bisogna dimenticare il messaggio subliminale che si cela nel prodotto. Limmagine della droga è presentato come qualcosa di attraente, e cosa non è più bello per i giovane se non le cose alternative e attraenti?». Attualmente la bibita è bevuta solo in America, soprattutto a New York dove è amata particolarmente dai giovani.
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domenica 24 settembre 2006
ore 09:34 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Usa, sventrata per sottrarle il feto scomparsi gli altri tre figli
WASHINGTON - Un delitto raccapricciante sta sconvolgendo la piccola comunità di East St.Louis, nellIllinois. Una donna di 23 anni, Jimella Tunstall, è stata sventrata per strapparle il feto con un rudimentale taglio cesareo e i suoi tre bambini (di sette, due e un anno) sono spariti. I dettagli sulla vicenda, accaduta in una delle zone più povere e degradate della contea di St.Clair, è ancora oscura: il corpo della vittima è stato trovato giovedì in un locale apparentemente disabitato e abbandonato della cittadina, ma il delitto risalirebbe almeno allinizio della settimana.
La polizia ha fermato una donna di 26 anni, Tiffany Hall, cugina della vittima, che è stata vista lunedì scorso con i tre bambini scomparsi, e la sta interrogando. Lautopsia ha rivelato che lassassino ha colpito la vittima alla testa, poi le ha inciso il ventre, probabilmente con un paio di forbici, trovate vicino al cadavere: la donna è morta dissanguata. La presunta omicida si è presentata in un pronto soccorso ospedaliero con un bambino nato morto e ha raccontato di essere stata violentata. Non ha voluto sottoporsi volontariamente a un esame medico e ha cercato di allontanarsi dallospedale, ma la polizia lha rintracciata. E stato però determinante quanto ha raccontato agli inquirenti il fidanzato della sospettata, al quale la presunta omicida aveva detto di aver ucciso una donna per sottrarle il bambino.
Dei tre figli della donna uccisa non si ha notizia e la polizia li sta cercando ovunque, vicino al luogo dove si è consumata la tragedia, in un parco e due laghetti. Ci sono state anche iniziative spontanee da parte dei residenti della zona dove è stato trovato il cadavere, che hanno organizzato battute per trovare i bambini scomparsi.
Gli inquirenti temono possa trattarsi di un caso simile a quello verificatosi nel dicembre 2003 in Oklahoma. Una donna di 21 anni venne uccisa con un colpo di pistola da unaltra giovane, che voleva il suo feto di sei mesi. Il bimbo non sopravvisse. Nel dicembre 2004 una donna, già madre di due figli, uccise nel Missouri una mamma incinta di otto mesi, la squartò e fuggì con il feto vitale di una bambina, che sopravvisse al trauma (lassassina fu arrestata e la piccina recuperata nel giro di poco più di 24 ore).
A febbraio dellanno scorso, nel Kentucky, una donna incinta al nono mese uccise una rivale che laveva aggredita con un coltello per portarle via il feto. E sempre lanno scorso, uninfermiera già madre di tre figli aveva finto per nove mesi una gravidanza parallela a quella di una vicina solo per cercare di ammazzarla e di portarle via il feto quando stava per partorire. Ma il piano andò a monte quando già la donna aveva iniziato a praticare alla sua vittima un rudimentale taglio cesareo.
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sabato 23 settembre 2006
ore 22:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")

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sabato 23 settembre 2006
ore 20:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
New York, monsignore finisce in galera "Ha rubato 800mila dollari alla parrocchia"
Monsignor John Woolsey, oltre ad essere pastore di anime della comunità, aveva il compito di gestire le risorse finanziarie per mantenere la sua parrocchia nella diocesi di New York. Ma il monsignore era decisamente più sensibile alla bella vita che alla redenzione delle anime. Il prelato finirà, infatti, in carcere per aver sottratto alla sua comunità oltre 800 mila dollari.
Nonostante si fosse dichiarato pentito delle sue azioni, e per la sua clemenza si fosse mobilitato addirittura il cardinale Edward Egan, il prete si è visto condannato ad una pena detentiva variabile tra uno e quattro anni. Vedendolo sconcertato, però, il giudice ci ha tenuto a sottolineare: "La gente comune va in carcere per reati molto minori".
In effetti, il monsignore aveva addirittura truccato i libri contabili per coprire la mancanza dei fondi sottratti. E aveva speso i soldi rubati per il proprio costoso piacere personale: viaggi, iscrizioni a club esclusivi, orologi preziosi. Gli inquirenti non sono ancora riusciti a capire dove siano finiti 300 degli 800mila dollari rubati.
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venerdì 22 settembre 2006
ore 18:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Parma, lUniversità ci ripensa: "Da noi niente numero chiuso" di SALVO INTRAVAIA
Salta il numero chiuso alluniversità di Parma. Ad annunciarlo è lUdu, Lunione degli universitari che ha incontrato, nella sala stampa della Camera dei Deputati, un gruppo di parlamentari del Centro-sinistra. Allincontro hanno partecipato, oltre ai rappresentanti dellUdu, Titti De Simone (Rifondazione Comunista), Vito Li Causi (Popolari - Udeur), Arturo Scotto (LUlivo), Fulvio Tessitore (LUlivo).
"Importante per noi - dichiara Valerio Angelini, dellUdu - è la volontà ribadita durante lincontro con i parlamentari di sostenere in sede legislativa la nostra battaglia per labolizione del numero chiuso". Gli studenti sono contro i corsi di studio ad accesso programmato: i cosiddetti corsi universitari a numero chiuso, che alimentano un enorme business per la preparazione ai test di ammissione e tagliano le speranze di migliaia di studenti freschi di maturità. Per questo lUnione degli studenti universitari sta conducendo una battaglia che si articola su tre fronti: raccolta di firme su tutto il territorio nazionale, ricorso collettivo al Tar Lazio e incontri con parlamentari perché si facciano promotori di una proposta di legge che abolisca il numero chiuso nelle università italiane.
Intanto, il primo risultato, quelli dellUdu, lo hanno ottenuto. Lo scorso 13 settembre il Senato accademico dellateneo di Parma ha deliberato labolizione del numero programmato in 24 corsi (relativi alle facoltà di Architettura, Economia, Farmacia, Giurisprudenza, Lettere e Filosofia e Scienze matematiche, Fisiche e Naturali). Motivo? Lo hanno chiesto gli stessi studenti, appellandosi ad una sentenza del Tar Lazio del maggio 2005 - che per il corso di laurea breve in Scienze e tecniche psicologiche ha dato ragione agli studenti condannando luniversità La Sapienza di Roma - e a una legge del 1999 che ha previsto il numero chiuso, ma solo per un ristretto numero di corsi di laurea programmato a livello nazionale. Una norma che si prestava ad interpretazioni.
"Interpretazioni che negli ultimi cinque anni hanno fatto sì che, in Italia, i corsi che prevedono un test selettivo prima delliscrizione siano cresciuti del 330 per cento, passando dai 242 del 2001 ai 1060 del 2006. Su un totale di 3100 corsi di laurea in tutte le università italiane, quelli a numero programmato hanno toccato quota 1060", spiegano gli studenti che aggiungono: "Quello che doveva essere un accesso programmato nellinteresse dello studente e da realizzarsi con i più svariati metodi (ad esempio monitorando la domanda di formazione presso le scuole superiore ed organizzando nuove strutture) è divenuto un "numero chiuso" basato su criteri di selezione assai opinabili e non omogenei su tutto il territorio nazionale".
Lateneo di Parma, retto da Gino Ferretti, si è svincolato dal numero chiuso in 24 corsi ricercando la scappatoia nelle pieghe della legge. In particolare - il Senato accademico - rimarca il sostanziale contrasto fra quanto indicato dal ministero dellUniversità e la complessiva normativa che disciplina lautonomia didattica che attribuisce alle università lesclusiva competenza a disciplinare i criteri di accesso per tutti i corsi di studio non soggetti a programmazione nazionale. Vengono così autorizzate un numero di immatricolazioni anche in eccesso rispetto ai numeri indicati, nel Manifesto dello Studente, come potenziale dellofferta erogabile. Tradotto dal gelido burocratese, niente numero chiuso.
A Parma erano previsti test di ammissione fino al 22 settembre. "Non si fanno più e stiamo concordando col rettore le modalità di rimborso della quota, circa 25 euro, già versata dagli studenti per partecipare ai test", dice Angelini che , a questo punto spera che altri atenei italiani seguano quello di Parma.
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