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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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giovedì 14 settembre 2006
ore 10:14 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Nuova rivoluzione francese: i sex-toys al supermercato
I tempi cambiano e cambia il comune senso del pudore. Il Sessantotto è lontanissimo ma la rivoluzione in Francia va avanti. E ormai si trovano ovunque, persino sugli scaffali dei supermercati, quelli che vengono definiti sex-toys. Sono colorati e hanno le forme più strane, di paperella o di pinguino. Per capire la portata del fenomeno basta pensare che alla fine del 2004 solo il 14% dei francesi dichiarava di utilizzare un vibromassaggiatore, contro il 45% di inglesi, americani ed australiani. Ora la tendenza è decisamente cambiata.
"I nostri studi sui consumatori mostrano che il 70% dei francesi si dice pronto a sperimentare nuove forme di sessualità, mentre il 60% dichiara di parlare apertamente dei propri desideri in ambito sessuale", dice al quotidiano Liberation il responsabile marketing della catena di farmacie Parashop, Emmanuel Bidault. Da Parashop i vibromassaggiatori Durex sono in vendita da giugno, disponibili in tre modelli. E nei supermercati si possono trovare anelli stimolanti, che si vendono insieme alle classiche confezioni di preservativi Durex e Manix.
Il pudore dei clienti è salvaguardato grazie a confezioni opache e poi, come sottolinea Liberation, si tratta di oggetti che solo "gli iniziati" conoscono e che quindi la gran parte della gente non nota nemmeno.
Anche i grandi magazzini parigini Printemps hanno deciso di aprire le porte ai nuovi sex-toys, con un reparto dedicato ai giochi erotici. La responsabile delle vendite Elodie Bruno, spiega che "quando è stata aperta la prima boutique specializzata a Parigi la clientela era composta da un target piuttosto libertino, ora da Printemps la clientela si è diversificata e mescola persone di ogni età e classe sociale".
Soprattutto perché nei grandi magazzini le cose sono fatte con stile: i sex-toys sono chic ed eleganti, "totalmente sdrammatizzanti" secondo Elodie Bruno grazie alle loro forme buffe (paperelle, delfini) e ai colori confortanti (il rosa la fa da padrone). Bandita la pornografia, si tratta di oggetti che evocano "erotismo e femminilità " sottolinea la Bruno.
Nel Marais, quartiere parigino sede della comunità gay, sono ancora poche le boutique che espongono sex-toys in vetrina. Il negozio Dollhouse, aperto da Caroline Boitiaux, mette in mostra completini intimi lasciando i giochi erotici nascosti nel piano sotterraneo: secondo la donna "queste cose sono confidenziali".
Se i francesi vogliono comprare sex-toys, infatti, spesso lo fanno "attraverso internet e le vendite per corrispondenza" spiegano alla Durex. Il catalogo di vendite per corrispondenza francese Camif, infatti, tra jeans, magliette e set di coltelli da cucina propone anche diversi modelli di vibromassaggiatori e sex-toys e uno speciale cofanetto only for men.
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mercoledì 13 settembre 2006
ore 12:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Allarme abusivismo e incuria" lUnesco boccia i siti italiani di MARIA NOVELLA DE LUCA
ROMA - "Sapete quale è lultima beffa? Case costruite su terreni vincolati, in aree definite patrimonio dellumanità, e poi vendute con il marchio Unesco come valore aggiunto. Senza vergogna...". Scherza amaro il professor Giovanni Puglisi, presidente della commissione italiana per lUnesco, riferendosi alle nuove speculazioni edilizie della Val DOrcia, alla fine di unestate dove gli allarmi sul degrado dei siti inseriti nelle liste del world heritage, sono diventati una vera e propria emergenza.
Dai centri storici snaturati dal turismo di massa come San Gimignano, che ad agosto ha registrato un tale incremento di presenze "mordi e fuggi"da far temere per la sopravvivenza del borgo stesso, alle 42 villette con piscina pronte ad essere edificate a Corniglia, nelle Cinque Terre, in quel fragile lembo di Liguria ancora immune (quasi) dagli sfregi del cemento, lintera lista italiana dei 41 siti che vantano il marchio di patrimonio dellumanità gode di cattiva salute. Lultima notizia, in ordine di tempo, arriva da Matera, dove Legambiente ha denunciato la costruzione di un parcheggio sotto i Sassi, inseriti nella lista Unesco nel 1993, recuperati, restaurati, ora di nuovo in pericolo.
Ma questi sono solo gli ultimi esempi, perché ricorda Giovanni Puglisi, "ci sono luoghi non soltanto a rischio ma che potrebbero essere espulsi dalle liste del patrimonio mondiale, come Lipari, dove tuttora non è risolta lannosa questione delle cave di pomice, o larea delle Ville Palladiane, se verrà approvato il progetto di unautostrada che dovrebbe tagliare in due tutta la zona, e quindi distruggere giardini e paesaggi". E perdere il "marchio" Unesco non è cosa da poco se si pensa che poter scrivere su un depliant che quel borgo, quel castello, quel centro storico, quellisola fanno parte del world heritage, fa aumentare del 30% i flussi turistici. E invece è proprio a ridosso di quei siti che si concentra la corsa al mattone, si continua a costruire attorno, vicino, a ridosso allopera darte, per riuscire a portare il turismo dei pullman e dei grandi numeri proprio sul luogo, quasi dentro larea archeologica, incuranti di vincoli e bellezza, come è avvenuto nella Valle dei Templi ad Agrigento.
Ma che cosa può fare lUnesco? Puglisi è realista: "Io sono sommerso da un martellamento costante di segnalazioni di abusi e violazioni, che possono portare anche allespulsione dalle liste. Eppure questo non sembra essere un deterrente abbastanza forte, perché in realtà si continua a costruire dappertutto, ad ogni condono edilizio cè un pezzo di Italia che scompare. Attenzione, non è giusto museificare i luoghi artistici e storici, ma so deve fare una tutela vera, a cominciare da un turismo di flussi programmati, quella che io chiamo versione omeopatica del numero chiuso".
In realtà quello che sta succedendo è che si cominciano a vedere gli effetti del condono approvato dal governo Berlusconi, ledilizia sembra avere un nuovo boom, una valanga di cemento che non risparmia neppure, appunto, i siti patrimonio dellumanità. Ma lattacco al Belpaese non è appannaggio soltanto del centrodestra. A Monticchiello è un sindaco Ds a difendere il nuovo insediamento abitativo di 95 villette già in costruzione alle porte del minuscolo borgo di 150 abitanti, affermando che si tratta di case per le giovani coppie del paese, altrimenti costrette ad emigrare. E forse era questo il progetto iniziale, eppure le vendite sul mercato locale sono state pochissime, e le abitazioni vengono invece cedute a stranieri e forestieri anche, come raccontava Giovanni Puglisi, con la segnalazione che si tratta di appartamenti che "sorgono in una zona definita patrimonio dellumanità". A Corniglia la battaglia sui seimilacinquecento metri quadrati di villaggio turistico che dovrebbe essere costruito su un pezzo di costa a ridosso di una collina franosa, è tutta interna alla sinistra, che difende il progetto, e gli ambientalisti che, in parte, cercano di impedirne lattuazione.
Sono soltanto alcuni casi. Perché si dovrebbe parlare di Ercolano, del Cilento, della Costiera Amalfitana... "Il marchio dellUnesco - conclude Puglisi - ha una forte valenza culturale e simbolica, e la commissione può decidere di espellere dalla lista i siti non adeguatamente tutelati, ma sugli abusi devono intervenire le soprintendenze e le procure della Repubblica, e ci vogliono sanzioni forti". Chissà. Per adesso tra le "vestigia" dellumanità spuntano residence, alberghi, casette a schiera e campi da tennis.
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mercoledì 13 settembre 2006
ore 11:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Profitti privati e perdite pubbliche di MASSIMO GIANNINI
LO "SPEZZATINO" di Tronchetti Provera non va giù a nessuno. È pesante per i mercati. Insapore per gli analisti finanziari. Addirittura indigesto per la politica. Di fronte allannunciata "scissione" societaria tra Telecom e Tim, la reazione di Romano Prodi è sorprendentemente severa. Quella di Piero Fassino particolarmente stizzita. Quella dellala radicale della maggioranza, da Pecoraro Scanio a Ferrero e a Diliberto, addirittura esagerata. Questa levata di scudi dellattuale centrosinistra, di fronte a unoperazione finanziaria di un grande gruppo privato, può rinverdire ricordi di un passato nientaffatto edificante. I diktat delle vecchie Partecipazioni Statali degli anni 80, che non a caso proprio il Professore rammenta come il suo Vietnam.
O addirittura la vecchia pretesa dirigistica del centrosinistra dei primi anni 60. Quando Amintore Fanfani rivendicava allo Stato, nel convegno della Dc di San Pellegrino, "il controllo sociale delleconomia", e Riccardo Lombardi al congresso del Psi inneggiava alla "pianificazione collettiva controllata dai pubblici poteri come unico modo di opporsi al neo-capitalismo".
Ma dopo quello che è successo, sarebbe sbagliato e anche pretestuoso leggere le parole del presidente del Consiglio come un goffo tentativo della solita politica di imbrigliare le "mani invisibili" del libero mercato sognato da Adam Smith. Gli ultimi sviluppi della vicenda Telecom lasciano sul campo troppe questioni irrisolte. E le poche notizie fornite dal gruppo in questi giorni non bastano certo a fare chiarezza.
1) Cè un problema di trasparenza dei rapporti, che chiama in causa la politica e dunque lo Stato. Il gruppo Telecom è stato privatizzato (male) ormai quasi dieci anni fa. Oggi non ha bisogno di ottenere via libera dal governo, per varare le riorganizzazioni finanziarie che gli azionisti ritengono necessarie. Ma la telefonia è e resta un business particolare. La rete telefonica equivale alla rete dellenergia elettrica o a quella del gas. Sulla rete telefonica transita un servizio pubblico essenziale che lo Stato affida in gestione a privati, attraverso un contratto di concessione. Sul piano giuridico-economico, le reti telefoniche equivalgono alle frequenze televisive.
Da questa peculiarità societaria derivano, o dovrebbero derivare, alcune conseguenze. Il gestore della telefonia ha qualche dovere di informazione in più, nei confronti dello Stato. E se è vero che dei dettagli della ristrutturazione del gruppo Telecom Tronchetti non aveva fatto alcun cenno al premier, pur avendo avuto con lui un lungo e cordiale colloquio appena una settimana fa, allora oggi lo "sconcerto" di Prodi appare del tutto legittimo. Ed è altrettanto legittimo che questo "sconcerto" venga manifestato pubblicamente. In caso contrario, il silenzio del governo potrebbe essere interpretato come assenso alloperazione. Se non si vuole guardare allaspetto sostanziale, ci si può fermare al galateo istituzionale.
Ad ogni passaggio cruciale della sua lunghissima epopea industriale, Gianni Agnelli ha sempre avvertito lesigenza di informare il governo di turno, prima di annunciare pubblicamente le più importanti svolte del gruppo Fiat, dallingresso dei libici allultimo intervento delle banche. Tronchetti, che dellAvvocato è stato giustamente considerato lerede naturale, in questa occasione non ha mostrato la stessa sensibilità.
2) Cè un problema di mercato, che riguarda il Sistema-Paese. È chiaro che non spetta al governo decidere le soluzioni più adeguate per risolvere la crisi Telecom. Ma è altrettanto chiaro che di crisi, comunque, si tratta. Non può essere considerato in salute un gruppo che per la terza volta in cinque anni cambia radicalmente strategia, scorporando telefonia fissa e mobile dopo averla accorpata sulla promessa dellenorme cash flow generato dai cellulari. Non può essere considerato in salute un gruppo che, a dispetto dellandamento dei concorrenti esteri, denuncia utili semestrali in calo del 15,7% e soprattutto ha sulle spalle un debito colossale, pari a 41,3 miliardi di euro, che secondo alcuni analisti finanziari potrebbero essere anche molti di più. Non può essere considerato in salute un gruppo che, dopo uninfelice privatizzazione che ha visto avvicendarsi prima la famiglia Agnelli con pochi spiccioli e poi Roberto Colaninno travolto con la cordata dei "capitani coraggiosi", oggi si regge ancora sul fragile equilibrio di una poderosa "leva finanziaria", che consente a Tronchetti di controllare lintera Telecom possedendo poco meno dell1% del suo capitale.
Sono mali comuni a tanta parte del capitalismo italiano, sempre più asfittico e ripiegato su se stesso. Ma sono pur sempre mali. E allora, alla luce delle tristi esperienze del passato (dallo stesso caso Fiat al gruppo Ferruzzi) non è poi così improprio che il governo abbia qualche voce in capitolo, sui destini di questo importante asset delleconomia nazionale, che vale svariate decine di miliardi di euro e che dà lavoro a quasi 85 mila dipendenti.
3) Cè un problema di regole, che interroga insieme lo Stato e il mercato. A scanso di equivoci, non cè e non ci può essere spazio per chi da sinistra chiede a Palazzo Chigi di mettere un veto pregiudiziale alloperazione, e al Tesoro di applicare la golden share che tuttora detiene nellazionariato Telecom. Intanto, perché lepoca dello Stato Padrone e delle "azioni doro" è finita da tempo, come lUnione Europea ha più volte provato a spiegarci. E poi perché, sia pure nella difficoltà del momento, dalle scelte annunciate da Tronchetti non si profila quel "concreto pregiudizio agli interessi vitali dello Stato", unico presupposto giuridico che consentirebbe lutilizzo della golden share. Ma tra la tentazione di riesumare uno strumento di governance ormai inservibile e lillusione di poter assistere agli sviluppi del caso senza muovere un dito, la politica può utilmente studiare qualche passaggio intermedio.
Ha il diritto e forse anche il dovere di farlo. In attesa di avere chiarimenti in più sulle prossime tappe della ristrutturazione Telecom, si formulano solo ipotesi. Al di là delle smentite di rito, lipotesi della vendita di Tim resta altamente probabile. Lannunciata scissione della telefonia mobile sembra propedeutica ad una sua successiva cessione. Ma chi comprerebbe? Un gruppo straniero, dopo che abbiamo ceduto Vodafone, Wind e 3? Una cordata italiana? E se sì, quale acquirente potrebbe permettersi un impegno finanziario di quella portata (non meno di 40 miliardi di euro) a parte forse il Cavaliere di Arcore? Al di là delle rassicurazioni di prammatica, lipotesi della Media company che dovrebbe restare in pancia al gruppo resta estremamente aleatoria. Portare a casa degli italiani il telefono, internet veloce e la tv, facendo convergere la banda larga di Telecom insieme ai film e allo sport di Murdoch, è unidea seducente solo sulla carta. Se un gruppo industriale non dispone di contenuti in proprio, finisce per essere solo il "vettore" di chi quei contenuti li ha.
In questa gran confusione, circola persino unultima ipotesi, la più estrema e paradossale. Prevederebbe, presto o tardi, una richiesta di intervento della mano pubblica, magari attraverso la Cassa depositi e prestiti, per rilevare anche la telefonia fissa. Se questo è lo Zeitgeist che anima il nostro moderno capitalismo, il governo non ha tutti i torti ad esigere chiarezza, e ad essere preoccupato. Oltre al danno, per il Paese sarebbe una beffa se quel che resta del "Salotto buono" di un tempo ritentasse uno dei suoi colpi più audaci e, purtroppo, collaudati: pubblicizzare le perdite, dopo aver privatizzato i profitti.
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martedì 12 settembre 2006
ore 15:01 (categoria:
"Vita Quotidiana")

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martedì 12 settembre 2006
ore 13:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
per pippi
Benedetto sia l giorno, e l mese, et lanno1, et la stagione, e l tempo, et lora, e l punto, e l bel paese, e l loco ovio fui giunto da duo begli occhi che legato mànno;
et benedetto il primo dolce affanno chi ebbi ad esser con Amor congiunto, et larco, et le saette ondii fui punto, et le piaghe che nfin al cor mi vanno.
Benedette le voci tante chio chiamando il nome de mia donna ò sparte, e i sospiri, et le lagrime, e l desio;
et benedette sian tutte le carte ovio fama lacquisto, e l pensier mio, chè sol di lei, sì chaltra non và parte.
(Petrarca)
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martedì 12 settembre 2006
ore 10:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sempre con fe sincera, la mia preghiera ai santi tabernacoli salì. Sempre con fe sincera diedi fiori agli altar. Nellora del dolore perché, perché Signore, perché me ne rimuneri così? Diedi gioielli della Madonna al manto, e diedi il canto agli astri, al ciel, che ne ridean più belli. Nellora del dolore, perché, perché Signore, perché me ne rimuneri così?
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lunedì 11 settembre 2006
ore 17:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Savoia, si riapre il caso Hamer: "Se la cavarono grazie a Giscard" di LAURA LAURENZI
Bufera dopo le intercettazioni di Vittorio Emanuele di Savoia, quelle parole pronunciate nella cella di Potenza in cui il figlio dell’ultimo re d’Italia ha ammesso di avere sparato a Dirk Hamer e di avere "fregato i giudici". Insorge il Codacons: "Il Csm punisca severamente chi autorizza e diffonde intercettazioni inutili". E aggiunge: "Nello specifico, se Vittorio Emanuele ha gabbato a suo tempo i giudici francesi, questo vuol dire che egli ha esercitato bene il suo diritto etico e giuridico di difendersi, e che probabilmente quei giudici che hanno sbagliato erano o incapaci, o incorrotti". Per l’avvocato difensore Giulia Bongiorno le parole del principe "sono solo piccoli frammenti estrapolati da contesti molto più ampi".
Parole destinate a riaprire una ferita "che scotta ancora", commenta Niki Pende, il medico romano con la fama del playboy con il quale, quella maledetta notte del 17 agosto ’78 a Cavallo, Vittorio Emanuele ebbe una lite per l’uso di un canotto, degenerata in una sparatoria. "Dovevo morire io al posto di quel ragazzo, era me che voleva colpire quel vigliacco, voleva darmi una lezione", racconta.
Chiede che sia fatta giustizia, dopo un processo che non esita a definire "comprato, una barzelletta, una vergogna". Si domanda perché la magistratura francese, dopo avere assolto Vittorio Emanuele, "non abbia alzato un dito per cercare il vero colpevole". E chiede un po’ di giustizia anche per sé: "La nostra fu raccontata come una lite fra due gaudenti che conducevano una vita futile, mentre invece è esplosa perché quella notte c’era una persona che girava armata e non ha esitato a fare fuoco e a uccidere".
"La famiglia Hamer è stata perseguitata in tutti i modi dalla sventura, tartassata. Vittorio Emanuele ha ucciso il povero Dirk Hamer due volte: la prima quando gli ha sparato e la seconda quando grazie ai suoi mezzi avrebbe potuto salvargli la vita ma non lo ha fatto".
Invece di essere immediatamente trasportato in elicottero o in aereo o con un motoscafo veloce in un grande ospedale attrezzato, Hamer fu curato da un medico locale, in Corsica: "Dopo otto ore fu messo nelle mani di un chirurgo ottantenne che si limitò a suturargli la ferita, mentre avrebbe dovuto fargli un bypass". E così la gamba andò in cancrena e cominciò quell’atroce agonia che sarebbe durata 111 giorni. Pende torna a ripetere che si trattò di "un processo corrotto. E poiché lo sapevano tutti, quello che mi stupisce è che Vittorio Emanuele, una volta rientrato in Italia, sia stato ricevuto non solo dalle massime autorità dello Stato, ma anche dal Papa. E mi indigna anche che quel verme non si è mai pentito, non ha mai chiesto perdono".
Ci sarà un nuovo processo? Pende tende ad escluderlo: "Penso che succederà ben poco. Se la magistratura di uno Stato assolve, non credo che la magistratura di un altro Stato, grazie a delle intercettazioni, possa far riaprire il caso per un fatto che è accaduto fuori dai suoi confini. Ma la giusta punizione per Vittorio Emanuele è la pubblica gogna. Che tutti sappiano chi è e che cosa ha fatto, visto che è stato lui stesso a raccontarlo. Uno che, prima di mettersi a sparare quella notte a Cavallo - lo sapevano tutti - faceva il venditore d’armi per Giscard d’Estaing, che poi lo ha salvato. Vendeva armi all’Iran e a piccoli dittatori sanguinari".
Da lunghi anni ormai Birgit Hamer, già Miss Germania nel 1976, anche lei presente sulla barca la notte della sparatoria, è tornata a vivere in Germania, da dove segue a distanza le vicende giudiziarie del principe di Savoia. "Ci siamo sentiti molto spesso, l’ultima volta a giugno, dopo l’arresto di Potenza, mi chiedeva se si sarebbero aperti spiragli per una revisione del processo", racconta Pende. Dieci anni fa la Corte per i diritti dell’uomo di Strasburgo respinse una richiesta per risarcimento danni dell’equivalente di circa tre miliardi di lire che la sorella di Dirk Hamer avanzò nei confronti dello stato francese. Il ricorso era basato sull’eccessivo dilatarsi dei tempi - 13 anni - prima della conclusione del processo. Nel respingerlo, ribaltando la sentenza di primo grado, la Corte stabilì che Birgit Hamer non era "parte direttamente interessata".
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venerdì 8 settembre 2006
ore 17:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Prima e dopo: ecco come è cambiato in pochi mesi il look di Michele Santoro. A sinistra, il conduttore nella puntata di Rockpolitik, andata in onda lo scorso ottobre. A destra, al lancio del suo nuovo programma "L’anno Zero" presentato giovedì alla stampa. Il colore dei capelli da nero si è fatto improvvisamente color biondo.
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venerdì 8 settembre 2006
ore 11:50 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Picchiati perché omosessuali" Bologna, sassi contro due studenti di PAOLA CASCELLA
Luca e Vincenzo che camminano abbracciati, uno circonda le spalle dellaltro, lui lo tiene per la vita. Vanno verso la Salara, la sede del Cassero, il circolo Arcigay bolognese. Sono quasi le due di notte, ma cè ancora gente che balla, che ascolta musica. È una delle tradizionali serate danzanti offerte dal circolo a uomini e donne. La coppia si ferma fra i cespugli ai bordi del viale di circonvallazione. Si accosta una macchina, scatta la punizione: volano sassi, qualcuno urla linsulto più classico "finocchi di m...".
Sono in tre, dallaccento si direbbero slavi, uno tira fuori una spranga. Botte da orbi. Luca G., 23 anni, finisce a terra col naso rotto. È un attivista di Antagonismogay. Laltro, Vincenzo M., 26 anni, se la cava con qualche contusione. Sono studenti universitari fuorisede, Bologna la conoscono come una città civile e tollerante. Ora si sono chiusi in casa, il cellulare è spento. Dopo lambulanza del 118 e le cure al pronto soccorso dellospedale Maggiore, Luca non riesce a muoversi dal letto. E non solo per i lividi e la frattura al naso.
Tutti e due sono "letteralmente sotto choc per questa chiara aggressione a sfondo omofobico", spiega Cathy Latorre, dello staff legale subito messo a disposizione dal Cassero. Intanto, dal Comitato provinciale Arcigay arriva lappello "a non sottovalutare lennesimo episodio di violenza" contro gli omosessuali. Ci tengono pure i ragazzi, "vogliono che si sappia - dice lavvocato - sono stati pestati perché camminavano abbracciati senza nascondere la loro omosessualità".
Mercoledì notte non hanno reagito allassalto scappando. Quando è cominciata la sassaiola hanno affrontato gli aggressori che erano ancora in macchina. "Che state facendo, che volete?". Quello che impugnava la spranga è stato anche disarmato mentre urlava i suoi insulti. Oggi si presenteranno davanti ai poliziotti della questura per firmare la denuncia. Latorre è convinta che debba essere riconosciuta "laggravante delle lesioni personali per motivi abietti".
Le aggressioni di queste settimane, non solo a Bologna, e non solo nei confronti degli omosessuali, impensieriscono il Comitato provinciale Arcigay. Molto preoccupato si dice il presidente Matteo Cavalieri: "Lultimo caso omofobico si inserisce in un clima di generale violenza che sembra contraddistinguere questi ultimi mesi. Chiediamo che tali episodi non vengano sottovalutati, da anni i vertici di Arcigay si battono per un provvedimento legislativo che equipari i crimini contro gli omosessuali a quelli dettati da odio razziale, etnico, nazionale o religioso".
Per il parlamentare Ds Franco Grillini bisognerebbe "estendere la legge Mancino contro il razzismo anche ai delitti e alle violenze nei confronti delle persone omosessuali". Questa di Bologna "è solo lultima di una catena di delitti, violenze e intimidazioni ai danni degli omosessuali che fa dellItalia un Paese fortemente a rischio per la vita, la sicurezza e la libertà della comunità Glbt (gay, lesbiche, bisex e transessuali). Purtroppo lomofobia è coltivata con cura da organizzazioni politiche e clericali che non esitano ad usare un linguaggio violentissimo e razzista persino nelle campagne elettorali. Gruppi come Forza Nuova, per esempio, ma non solo loro evidentemente, fanno dellomofobia e dellodio antigay il loro principale cavallo di battaglia. Le conseguenze dellomofobia politica si traducono poi facilmente in licenzà alla violenza".
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giovedì 7 settembre 2006
ore 15:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Come in un reality, per tornare in vita di Aldo Grasso
Ieri sera la tv austriaca ha trasmesso l’intervista a Natascha Kampusch, la ragazza rinchiusa per otto anni in una cella senza finestre. A scandalizzare i benpensanti non sono state le drammatiche parole di Natascha (l’intervistatore Christoph Feurstein ha detto di aver provato momenti di brivido) ma il fatto che la ragazza, che non vuol vedere i genitori e, per ora, non desidera avere contatti con il mondo, abbia scelto la tv per confessarsi, come in un reality.
Tutta colpa della tv, come sempre: anche una povera sequestrata crede che la tv sia l’unica carta d’identità valida per ritornare in vita e, ancora una volta, la nuova frontiera della postrealtà televisiva non fa che ribaltare i piani logici: all’affetto si sostituisce l’effetto. Povera Natascha, la sua scelta merita rispetto. Non tanto perché tutti siamo nella sua condizione, costretti spesso a misurarci con l’apparenza come unica realtà, quanto piuttosto perché, in quella cella senza finestre, la tv è forse stata la sua unica finestra aperta sul mondo, il cordone ombelicale che l’ha tenuta in vita.
Un po’ ingenuamente, come Chance il giardiniere che aveva conosciuto il mondo solo attraverso le immagini tv, Natascha cerca ora di dominare i primi giorni di vita con la tv. Il video è ormai una vera e propria sindrome di Stoccolma su scala collettiva (l’ostaggio diventa complice di colui che l’ha preso in ostaggio), tale da condizionare il nostro stare al mondo. Al disagio si resiste solo se lo si affronta: perciò anche frammenti di un Truman show possono essere utili per ripartire da sé, a viso aperto.
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