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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 6 settembre 2006
ore 16:07
(categoria: "Vita Quotidiana")



Calderoli a Bush: "Mandi un’atomica per il compleanno di Ahmadinejad"

ROMA - "Condivido completamente le valutazioni del presidente Bush su Ahmadinejad, perchè è evidente che il successore, ammesso che l’interessato non sia già morto, di Osama Bin Laden non può che essere lui. Ma comunque, se fossi Bush, tenterei l’ultima azioni diplomatica: non so quando Ahmadinejad compie gli anni ma se è così appassionato del nucleare perchè gli Stati Uniti non gli mandano un’atomica per il suo compleanno? Magari innescata per posta aerea?". Lo afferma il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli.

"Ho inoltre deciso - continua l’esponente della Lega - di mandare una delle mie magliette con le vignette (quelle satiriche contro l’Islam, ndr.) a Bush perchè è una delle poche persone serie che esistano al mondo, perchè ha capito il rischio che viene da chi, utilizzando la religione, vuole fare le crociate"



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mercoledì 6 settembre 2006
ore 14:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tutto pronto a Manila per l’elezione della reginetta delle transgender 2006. Il concorso di bellezza si terrà il 22 settembre. Il prossimo anno la vincitrice parteciperà in Thailandia all’incoronazione di Miss international queen.



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mercoledì 6 settembre 2006
ore 12:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vermont, manca una legge e i nudisti invadono una città

Sarà stata la fama di cittadina tollerante o più probabilmente l’assenza di leggi sull’argomento. Fatto sta che la cittadina di Brattleboro, nel Vermont, è assediata dai nudisti. E gli abitanti, stanchi di vedere girare nelle strade dei ragazzi completamente svestiti, hanno iniziato a chiedere alle autorità di prendere delle misure contro questa moda.

Tutto è iniziato qualche mese fa, quando una ragazza seduta su una panchina nel parco si è tolta tutti gli indumenti. Un’altra donna l’ha subito imitata restando in topless. Per Brattleboro, che non ha leggi contro il nudismo, è stato l’inizio di una vera e propria invasione.

Per tutta l’estate gruppi di ragazzi, di entrambi i sessi, si sono spogliati in un parcheggio del centro, circondato di negozi e da sempre punto di ritrovo della cittadina. Durante l’estate, è stato anche organizzato un festival dove giovani completamente nudi si sono esibiti in gare di hula hoop.

Brattleboro, che ha sempre avuto la fama di essere una comunità molto tollerante e negli anni ’90 ha ospitato una manifestazione con sfilate di ragazze in topless, inizialmente non ha dato peso alla vicenda. Di fronte all’assalto dei nudisti, però, gli abitanti hanno chiesto alle autorità di fare qualcosa.

Secondo molti cittadini, questa moda estiva rischia di danneggiare l’immagine di Brattleboro. "I ragazzi stanno chiaramente provocando la comunità - afferma il capo della polizia John Martin -. Questa è una cittadina molto aperta di idee ma tutto ha un limite".

I nudisti, invece, difendono il proprio stile di vita. "E’ solo un atto di libertà - spiega uno studente diciannovenne, Adhi Palar - non consideriamo l’essere nudi un atto di natura sessuale".

E’ comunque probabile che, almeno per qualche mese, la polemica si interromperà da sola. Con la fine dell’estate e l’arrivo del freddo, il problema dovrebbe risolversi da sé.



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martedì 5 settembre 2006
ore 17:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



Mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia

Sono giorni di finestre adornate
canti di stagione
anime salve in terra e in mare

Sono state giornate furibonde
senza atti d’amore
senza calma di vento

Solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo

Ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora

Cose svanite facce e poi il futuro

I futuri incontri di delle amanti scellerate
saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni

Mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia

Mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo

Ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo

Mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia
e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia


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martedì 5 settembre 2006
ore 17:47
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 5 settembre 2006
ore 14:00
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 5 settembre 2006
ore 13:41
(categoria: "Vita Quotidiana")



Matrimoni combinati e mutilazioni: le radici del male (anche in Occidente)
di Magdi Allam

Donne immigrate che vivono tra noi condannate a morte per aver voluto essere libere. Sentirsi italiane. Sperare che i loro figli crescano come cittadini italiani. E se il boia non è il padre, il marito o lo zio come nel caso di Hina, la disperazione le porta a togliersi la vita da sole, come ha fatto Kaur.

Un terribile gesto probabilmente per non subire, qui in Italia, l’onta della sua riduzione a schiava di un anziano settantenne impostole come marito dai suoi familiari. Forse per salvaguardare agli occhi dei figlioletti, per la gran parte simili ai loro coetanei autoctoni, l’immagine di una madre orgogliosa della propria autonomia. Certamente il suicidio di Kaur attesta in modo inequivocabile che le tragedie femminili legate ai matrimoni combinati, ai matrimoni poligamici, alle mutilazioni genitali femminili, all’imposizione del velo e, più in generale, all’assoluto rifiuto della loro integrazione in seno alla società italiana, riconducono a tradizioni culturali arcaiche che, all’insegna del maschilismo e della misoginia, discriminano, violentano e uccidono le donne in modo trasversale rispetto alla loro appartenenza confessionale, etnica e nazionale. Dobbiamo quindi liberarci del pregiudizio e dello stereotipo che individua nell’islam come religione la causa di un insieme di comportamenti disumani ma che in realtà sono preesistenti all’islam e sono diffusi tra popolazioni non musulmane.

Comprese ormai anche quelle occidentali al cui interno, come frutto della globalizzazione, convivono comunità immigrate con seri problemi di rigetto dei valori fondamentali condivisi e della comune identità collettiva.

Anche se è un dato di fatto che taluni ambiti islamici, quali le società sottoposte a regimi teocratici o le moschee monopolizzate dagli estremisti in Occidente, si connotano per una più sistematica e codificata discriminazione della donna. Non è un mistero che anche nelle moschee d’Italia si arrangiano matrimoni combinati, con liste di aspiranti mariti e mogli che l’imam gestisce e unisce a sua discrezione, così come si celebrano matrimoni poligamici che, non avendo alcun valore per lo stato civile, vengono sostanzialmente tollerati. Fregandosene del fatto che la donna viene relegata a organo sessuale, oggetto per la riproduzione, merce di scambio al servizio di interessi familiari e di clan. Le vittime predilette sono ovviamente le più giovani. Secondo il Centro internazionale di ricerca sulle donne (www.icrw.org) nel 2003 oltre 51 milioni di minorenni, al di sotto dei 18 anni, sono state costrette a sposarsi e si prevede che la cifra salirà a 100 milioni entro dieci anni. Citiamo alcuni dati: nello stato indiano del Rajastan, il 56% delle donne è stata costretta a sposarsi quando non aveva ancora 15 anni; una percentuale che è del 50% in Etiopia, Uganda e Mali, del 40% nel Nepal, del 74% nella Repubblica democratica del Congo, del 70% nel Niger, del 28% in Iraq, del 25% in Siria e del 24% nello Yemen.

Ma questa drammatica realtà ormai ci appartiene. Secondo il Gruppo femminile per l’abolizione delle mutilazioni genitali (Gams), nei 14 dipartimenti di Francia più interessati a questa barbara violazione dell’integrità fisica della donna, circa 70 mila minorenni sono state costrette al matrimonio combinato. Tra loro spiccano ragazze originarie del Mali, Mauritania, Senegal, Marocco, Tunisia, Algeria e Turchia. Da rilevare che la pratica dei matrimoni combinati s’impone e opprime anche gli uomini. In Olanda il 70% dei marocchini e dei turchi, al momento del matrimonio, tornano nel loro villaggio d’origine e sposano un partner appartenente alla ristretta cerchia familiare, tornando a vivere nei quartieri ghetto alle periferie di Amsterdam e di Rotterdam, senza condividere i valori e aderire alla comune identità collettiva olandese.

In Italia la tragiche fini di Hina e di Kaur ci insegnano che la situazione delle donne immigrate non è sostanzialmente dissimile. Forse cambieranno le percentuali, ma la radice del male, la cultura maschilista e misogina che si annida nei ghetti etnici-confessionali- identitari, è la stessa. Per ora solo la Norvegia ha messo fuorilegge il matrimonio combinato. In Belgio e in Gran Bretagna se ne discute in parlamento. In Italia vogliamo almeno prendere atto di questa realtà?


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lunedì 4 settembre 2006
ore 15:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



Esami, crediti, concorsi, precari: l’Università che vuole l’Ulivo
di MASSIMILIANO PAPASSO

Il limite di 20 esami da sostenere per chi vuole conseguire una laurea triennale, l’attuazione della riforma "ad Y" entro il 2011, la possibilità per gli studenti che cambiano percorso di studio di veder riconosciuti almeno la metà dei crediti conquistati. A tre mesi dal suo insediamento comincia a prendere corpo la nuova università targata Fabio Mussi.
Il ministro diessino, infatti, ha inoltrato a tutti gli organismi competenti uno schema di decreto sulle nuove classi di laurea. Un provvedimento in verità varato dall’ex ministro Moratti sul finire della scorsa legislatura e che Mussi aveva deciso di "congelare" per limarne alcune parti subito dopo la sua nomina. Così, dopo un’attenta rilettura di quanto scritto dalla maggioranza di centrodestra, Mussi adesso ha dato il via libera al provvedimento non prima però di aver provveduto a modificarne i punti più controversi.

Venti esami per una laurea. Se infatti il nuovo testo lascia pressoché invariate la definizione delle nuove classi di laurea, il Ministero ha ritenuto opportuno concentrarsi su altri particolari. Una delle novità del nuovo decreto prevede, per le lauree triennali e per quelle a ciclo unico, un limite massimo di esami da sostenere: 20 per quelle di primo livello, 12 per quelle magistrali. Inoltre tutte le università dovranno assicurare all’interno di eventuali nuovi corsi di laurea che almeno la metà dei docenti sia di ruolo. Provvedimenti che vogliono essere soprattutto un invito rivolto agli atenei a mettere un freno alla eccessiva frammentazione didattica degli ultimi anni. Un invito ad una maggiore attenzione che tocca anche le cosiddette convenzioni, cioè gli accordi tra atenei e ordini professionali che garantivano a studenti "particolari" fino a 2/3 di una laurea senza aver sostenuto nemmeno un esame. Adesso le università non potranno riconoscere a giornalisti, dipendenti dei ministeri, consulenti del lavoro e poliziotti più di 60 crediti per le lauree triennali e 40 per quelle magistrali.

Crediti e riforma ad Y. Altra importante modifica riguarda invece il sistema dei crediti che caratterizzano ogni esame. Su questo tema il precedente governo aveva introdotto una norma che aveva mandato su tutte le furie i rettori: qualora uno studente decidesse di cambiare università o corso di laurea, i crediti acquisiti durante gli studi dovevano "obbligatoriamente" essere riconosciuti dalle altre università. Un diktat che i rettori rispedirono al mittente minacciando di ricorrere alla giustizia amministrativa e che adesso Mussi ha provveduto a limare. Spetterà ad ogni singolo ateneo decidere quanti e quali crediti riconoscere agli studenti. Con un unico vincolo: quello di assicurare almeno la metà dei crediti conseguiti nel corso degli studi.
Si dilatano inoltre anche i tempi di attuazione del nuovo ordinamento ad "Y" che, secondo quanto teorizzato dal governo Moratti, avrebbe dovuto mandare in pensione il "3+2" già a partire dall’anno accademico che è alle porte. Il precedente testo, infatti, prevedeva che la nuova riforma dovesse essere adottata dagli atenei dal 2006/2007 e in ogni caso non oltre il 2008. Adesso, invece, le università avranno più tempo per adeguarsi (tre anni).

Il "New deal" di Mussi. Inizia così a prendere forma la nuova università pensata da Fabio Mussi che, come ha più volte ripetuto a studenti, docenti e rettori incontrati durante il lungo tour negli atenei italiani, "non può essere realizzata buttando nel cestino le precedenti leggi, quanto piuttosto intervenire per modificarle". Una politica inaugurata pochi giorni dopo l’insediamento nella sede di piazzale Kennedy prima con il blocco del decreto che istituiva la chiacchierata università "Francesco Ranieri" di Villa San Giovanni e poi proprio con il congelamento di tre decreti che riguardavano la programmazione degli atenei e, appunto, la determinazione delle nuove classi di laurea.
Tra le priorità in agenda per i prossimi mesi restano una nuova disciplina dei concorsi universitari per dare spazio ai giovani ricercatori, la creazione di un’agenzia indipendente per la valutazione su cui basare poi la ripartizione dei fondi alle università, e la convocazione di una Conferenza nazionale sulla condizione studentesca, peraltro chiesta anche dagli stessi studenti che in questi giorni non hanno gradito il via libera di Mussi alla riforma a "Y".
"Nonostante le numerose mobilitazioni studentesche - ha sottolineato l’Udu - il ministro Mussi ha deciso di dare attuazione alla riforma firmata da Letizia Moratti che siamo sicuri getterà nel caos le università. Serve al più presto un tavolo di confronto".

La soddisfazione dei rettori. Ma se gli studenti storcono il naso, per i rettori il New deal di Mussi sembra essere cominciato con il piede giusto. "Anche se non siamo di fronte al testo definitivo, in linea di massima sono abbastanza soddisfatto delle modifiche apportate al decreto dal ministro Mussi - afferma Guido Trombetti, rettore dell’Università Federico II di Napoli e presidente della Conferenza dei Rettori - In particolare è da apprezzare la volontà di bloccare la proliferazione dei corsi di laurea e la frammentazione degli esami. Il ’3+2’ sotto questo aspetto ha sicuramente generato degli effetti negativi all’interno del sistema universitario che adesso è giusto contrastare con dei paletti. Sono dei correttivi che noi rettori attendevamo da tempo". Quindi un ministro promosso a pieni voti? "Diciamo che Mussi per il momento ha mostrato grande attenzione alle richieste della Crui - continua Trombetti - Resta però la spina nel fianco dei tagli agli atenei previsti dal decreto Bersani che potrebbero creare degli enormi problemi alle università italiane. Stiamo dialogando e resto ottimista sul fatto che si possa trovare la più presto una soluzione".


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venerdì 1 settembre 2006
ore 18:24
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Ti violentiamo perché sei lesbica"
Stupro nella pineta di Viareggio

VIAREGGIO - "Violentata perché gay". Paola ha 30 anni ed è stata stuprata tre giorni dopo Ferragosto. Due uomini giovani, alti, probabilmente viareggini, l’ hanno aspettata nella pineta della Marina di Torre del Lago, poco lontano da Viareggio, alle spalle di un noto locale gay e l’ hanno violentata.

"Ero andata a ballare e verso le due dovevo andare in bagno - racconta Paola -. Ma alle toilettes c’ era la fila così ho deciso di andare in pineta e mi sono fatta accompagnare da alcune mie amiche. Loro si sono fermate lontano e io mi sono messa dietro a un cespuglio". E’ stata afferrata alle spalle, la bocca chiusa da una mano: "Stai zitta che adesso tocca a te brutta lesbica". Ed è stata stuprata.

Paola è andata all’ospedale, ha aspettato due ore poi ha deciso di tornare a casa. Ha chiamato il suo ginecologo, che ha certificato la violenza. I due avevano il condom, è stato quindi un crimine programmato.

Torre del Lago, meta internazionale del turismo gay, è stato negli ultimi tempi teatro di episodi di intolleranza e violenza. Una settimana prima, proprio a Torre del Lago, una ragazza è stata aggredita nello stesso modo, ma è riuscita a scappare. Ha fatto denuncia anche lei. E prima di lei, le botte a un cuoco gay, le rapine alle coppie omosex, le violenze ai transessuali. "La campagna d’ odio - aggiunge Alessio De Giorgi, di Arcigay toscana - è stata avviata da tempo dalla destra estrema".

Dal giorno dello stupro di Paola, davanti al locale cult degli omosessuali, a pochi metri dal luogo dove si è consumata la violenza, un cartello ammonisce i ragazzi "E’ pericoloso andare in pineta".


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venerdì 1 settembre 2006
ore 14:53
(categoria: "Vita Quotidiana")


merda merda merda merda
Muore colpito dall’escavatore

(em) Diciannove anni fa, la morte aveva già sconvolto la famiglia (...). In molti a (...) ricordano quello che accadde nella primavera del 1987, quando (...), sorella di (...), fu vittima di un incidente a poche centinaia di metri da dove ieri il fratello è deceduto. La ragazza, allora 17enne, come hanno ricordato alcuni del posto, si stava recando a piedi dalla casa di via (...) alla celebrazione religiosa della domenica quando, nell’attraversare la strada provinciale 40, rimase coinvolta in un incidente stradale e morì per le ferite riportate.

Per (...) e per la moglie (...) il dolore fu terribile, così come per i fratelli di (...), (...) e (...). Nessuno avrebbe potuto immaginare che il destino avrebbe colpito di nuovo, a distanza di anni, quella famiglia, che in casa (...) si sarebbe dovuto provare di nuovo l’immenso dolore di perdere un figlio e, per (...), un fratello.

Sul luogo dell’incidente è giunto successivamente il sindaco di (...), (...), che ha espresso, a nome della cittadinanza, il cordoglio alla famiglia. «È il secondo lutto che coinvolge i (...), conosciuti in paese come un’ottima famiglia di gran lavoratori. È una disgrazia che colpisce tutti noi: in un momento come questo, il silenzio è la cosa migliore». In queste ore il primo cittadino convocherà un incontro con la Pro Loco per valutare, per rispetto della tragica fatalità, se sia eventualmente opportuno rimandare ad altra data la rievocazione storica che si sta tenendo a (...).

Sposato da tre anni, (...) è descritto da chi lo conosceva come una persona che si spendeva con dedizione sia per il suo lavoro che per la famiglia. A rimanere impressi nella gente accorsa sul luogo dell’incidente, la fatalità che ha contribuito alla dinamica, quel movimento accidentale e mortale della benna dell’escavatore, ma soprattutto il dolore del papà (...) e del figlio (...), che sono rimasti per tutto il tempo vicino al corpo del giovane.


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