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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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lunedì 29 maggio 2006
ore 14:08
(categoria: "Vita Quotidiana")



"La riforma Moratti? La miglioreremo
Basta alle iniziative senza qualità"
di DANIELE SEMERARO

ROMA - A meno di dieci giorni dall’insediamento del nuovo governo, il nuovo ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Fabio Mussi, ha già iniziato a lavorare per "mettere una toppa" alla difficile situazione lasciata dal ministro uscente Letizia Moratti.

"Ho giurato sette giorni fa, per la precisione - racconta il nuovo sottosegretario all’Università e alla Ricerca, Luciano Modica - e in questa fase iniziale ci stiamo occupando principalmente di bilancio, servizi tecnici e tutte le faccende burocratiche. In ogni caso, però, abbiamo già iniziato a lavorare, dando dei ’segni’ che indicano che non siamo più disposti a tollerare iniziative senza qualità". Modica, senatore Ds, docente alla "Normale" di Pisa ed ex presidente della Crui, la Conferenza dei Rettori, racconta i primi passi del nuovo Ministero.

Innanzitutto come prima cosa avrete dovuto fare dei trasferimenti di sede...
"Dobbiamo ricordare che con la gestione Moratti, istruzione, università e ricerca erano accorpati in un unico ministero. Ora, invece, siamo ritornati come prima, con l’Istruzione da una parte, a viale Trastevere, e l’Università e la Ricerca all’Eur, dov’era la sede, per intenderci, dei ministri Berlinguer e Zecchino".

È vero che siete ancora in una fase di assestamento, ma siete già intervenuti su tre decreti Moratti.
"Il ministro Mussi ha scelto d’intervenire in una maniera esemplare su alcuni temi particolarmente caldi, per dare il senso di indirizzo politico. Per prima cosa infatti abbiamo revocato il decreto d’istituzione della famosa università ’Ranieri’ di Villa San Giovanni. In questo comune calabrese il signor Ranieri, infatti, già da tempo aveva chiesto di poter fondare un’università privata. In Italia, però, non esistono università private, ma esistono le ’libere’, cioè in parte finanziate dallo Stato e autorizzate. La Moratti con un atto finale della legislatura, dopo le elezioni e quindi dopo il cambio di orientamento politico, aveva dato l’ok. Noi invece abbiamo bloccato questo decreto e quest’università non avrà mai luce".

E invece, per quanto riguarda i decreti più "tecnici"?
"Ne abbiamo ’messi in attesa’ due. C’è quello che dava attuazione alla riforma Moratti della didattica, quella della ’Y’ che andava a modificare il 3+2, per intenderci. Su questo la nostra posizione è un po’ diversa dal governo precedente: il decreto è stato fermato perché conteneva alcuni punti dubbi, che erano stati segnalati anche dai rettori, dal Consiglio universitario nazionale e dal Comitato nazionale degli studenti unviersitari, e il ministro Moratti non ne aveva per niente tenuto conto. Non vogliamo cancellarlo, sarà però rivisto dai tecnici del Ministero e nell’arco di due o tre mesi sarà emanato. In questo decreto, tra l’altro, c’era anche una norma che permetteva la concorrenza sleale tra le università, dando la possibilità di iniziare i nuovi corsi di laurea già da settembre scorso. Il ministro Mussi, invece, ha comiunicato che quando il decreto partirà, dovrà partire lo stesso giorno per tutti".

Per quanto riguarda il decreto sul piano triennale di spesa, invece?
"Il ministro Moratti con un altro atto di fine legislatura aveva dato il via al decreto che assegnava i fondi per lo sviluppo delle università per il triennio 2007-2009. Noi abbiamo trovato questo atto come sgarbato e ’di guerra’, perché si sono voluti decidere i finanziamenti anche per gli anni futuri, quando invece siamo noi che dobbiamo stabilirli. Questi finanziamenti, inoltre, erano ripartiti in modo indistinto e automatico con formule e parametri che non descrivono perfettamente la realtà e avrebbe potuto causare quelli che il ministro Mussi ha definito "effetti collaterali indesiderati": se si ripartiscono i finanziamenti e si ottengono risultati anormali, infatti, entra in crisi l’intero settore. C’era poi un’altra norma, molto ’strana’, che attribuiva il 75% delle risorse al Nord lasciando il Centro e il Sud praticamente a bocca asciutta, e non si capisce il perché visto che al Sud ci sono molte situazioni di eccellenza. Anche in questo caso ci riserviamo tre mesi per ripensare bene il decreto".

Per quanto riguarda, invece, la riforma Moratti della docenza universitaria, che ha fatto tanto discutere negli ultimi mesi, cosa farete?
"Non mi piace dire che l’abrogheremo: al suo interno infatti ci sono delle norme che vanno benissimo. Per quanto riguarda l’università la riforma è molto meno profonda di quello che si è voluto far credere, e quindi gli interventi non saranno distruttivi. Quello che vogliamo cambiare è la filosofia della riforma: vogliamo persone più giovani a fare i professori ed una carriera fatta in base al merito. Il problema infatti è quello di andare modificare le norme che noi riteniamo non essere adatte al corretto funzionamento dell’università. Posso fare due esempi: riteniamo che l’aumento delle posizioni dei ricercatori a tempo determinato non sia una buona norma, perché li minaccia sulla lunga distanza. Stessa situazione per i concorsi nazionali: non ci convincono. Li abbiamo sperimentati per 18 anni e non hanno mai funzionato bene. Non dico che quelli introdotti da Berlinguer sono migliori, perché non funzionano nemmeno quelli... però le cose che non vanno crediamo che vadano immediatamente cancellate. In ogni caso tengo a ribadire che i decreti sono ministeriali, ma per tutto il resto è il Parlamento, e non il singolo Ministero, che deve decidere".

E per il settore della ricerca quali sono le priorità?
"Dobbiamo ridare dignità alla ricerca pubblica, che è stata un po’ abbandonata in questi anni. Abbandonata nei finanziamenti, abbandonata in blocco delle assunzioni, abbandonata in una gestione centralistica del potere. I ricercatori pubblici hanno diritto di poter disporre del loro tempo per le ricerche che ritengono utili al Paese. I giovani di talento scappano dall’Italia perché non trovano delle strutture, denaro per fare le ricerche e la possibilità di governare le strutture"


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lunedì 29 maggio 2006
ore 13:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ecco le priorità del ministero Mussi
"Ricerca e atenei, servono più fondi"
di DANIELE SEMERARO

ROMA - A circa dieci giorni dall’insediamento del nuovo governo Prodi, Fabio Mussi, nuovo ministro della Ricerca e dell’Università (il dicastero è stato diviso da quello dell’Istruzione, dov’è andato Giuseppe Fioroni) è già a lavoro. Con una priorità: "Occorre subito incrementare le risorse, perché siamo alla metà o a un terzo di quello che spendono paesi a noi equivalenti". L’Italia, prosegue "perde colpi e non riesce a valorizzare l’enorme potenzialità che ha". Sottosegretari all’Università e alla Ricerca sono stati nominati Luciano Modica (senatore Ds ed ex-presidente della Conferenza dei Rettori) e Nando Dalla Chiesa (ex-senatore della Margherita e docente di Sociologia economica).

Tra gli obiettivi principali del nuovo ministero, quello di portare al 2% la percentuale del Pil destinata alla ricerca e all’università, che oggi è la metà: i fondi che vengono elargiti per il settore dell’istruzione "oggi sono troppo bassi - ha ribadito Mussi nel suo primo incontro pubblico all’università di Palermo - e bisogna spendere di più e soprattutto spendere bene. La spesa non può rimanere invariata".

E che fare, poi, della tanto discussa legge Moratti? Il nuovo ministro per prima cosa ha deciso di ritirare tre tra gli ultimi decreti emessi. Il primo è quello che riguarda l’istituzione dell’Università di Studi Europei legalmente riconosciuta (non statale) "Franco Ranieri", di Villa San Giovanni (RC) in attesa di "ulteriori valutazioni". Il decreto era stato emesso il 16 maggio scorso dall’ex-ministro Moratti.

Poi è toccato al decreto 216 del 10 aprile scorso, "Definizione delle linee generali d’indirizzo della programmazione delle università per il triennio 2007-2009", al cui interno, il punto riguardante le classi di laurea, rendeva totalmente autonome le università di sperimentare la nuova organizzazione delle classi. Infine è stato il turno di quello dell’11 aprile n. 217, "Individuazione dei parametri e dei criteri per il monitoraggio e la valutazione dei risultati dell’attuazione dei programmi nelle università". Su questi ultimi due punti è intervenuto anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, che nel documento inviato ai presidenti delle Camere per indicare le prime misure che il govenrno intende prendere in avvio di legislatura ha scritto che è necessario "correggere i decreti sulle nuove classi di laurea e sulla programmazione triennale 2007-2009".

"Ho ritirato" i decreti emessi "negli ultimi giorni della legislatura", spiega Mussi, per "riemetterli rapidamente, e tutte le classi di laurea partiranno dal 2007. Poi ho ritirato anche quello sulla programmazione triennale, perché avrebbe effetti collaterali indesiderati. Infatti, dei 175 milioni di euro previsti, una norma apparentemente inoffensiva attribuisce il 75% delle risorse al Nord, e specificatamente a Milano, e qui ci sono onde sospette, il 20% al centro Italia e solo il 5% da Roma in giù".

Mussi, inoltre, ha detto di aspettarsi che, in base al terzo punto programmatico del governo Prodi, che prevede maggiori stanziamenti per università e ricerca scientifica, ci sia "un incremento delle risorse e una loro equa redistribuzione". La situazione del finanziamento per la ricerca italiana secondo il ministero è "catastrofica": "Oggi - fanno sapere - c’è una situazione di precariato simmetrica nel lavoro e nell’università. Bisogna organizzare la società e bisogna che nelle università ci sia meno precariato perché niente è più contrario alla scienza che il precariato".

Tra le prime priorità anche quella di un viaggio nel mondo accademico per tastare con le proprie mani il malessere di professori, rettori e ricercatori e ascoltare la loro voce: "Ho sentito la necessità - spiega Mussi - di guardare a fondo nel mondo dell’università italiana" e da subito "inizia il mio viaggio tra ricercatori, docenti e studenti. E proprio agli studenti faccio un appello: dite la vostra e mettetevi in gioco, perché dall’università e dalla ricerca dipende il destino del nostro Paese e del Mezzogiorno. Visiterò tutte le università, non solo quelle più grandi. Non credo al riformismo dall’alto, occorre andare in giro, guardare le persone negli occhi, rettori, accademici, ricercatori. Entro qualche mese penso di poter presentare un piano più preciso di interventi legislativi e amministrativi ispirati al valore della libertà".


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lunedì 29 maggio 2006
ore 11:01
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Guzzanti: non tornerò in una Rai lottizzata dall’Unione

ROMA—«Non trovo dignitoso accettare di tornare alla Rai finché non si è riformato il sistema delle nomine e non la si fa finita per sempre con la lottizzazione». Parola di Sabina Guzzanti che manca dagli schermi Rai con un suo programma dal novembre 2003, ovvero da quando l’azienda di viale Mazzini congelò il suo «Raiot» su Raitre. «Per spiegarmi, non trovo proprio dignitoso lavorare o non lavorare a seconda del governo che c’è in quel momento... è chiaro che io sono, diciamo così, più "antipatica" al centrodestra che al centrosinistra. Ma questo sistema è professionalmente inaccettabile e lavorare in simili condizioni non sarebbe rispettoso di se stessi e della stessa democrazia, nel senso più profondo ed esteso del termine». Non le mancherà la tv? «Direi che ho mille altre cose da fare, per fortuna». Per esempio in questi giorni Sabina Guzzanti è attivissima sostenitrice della proposta di legge popolare per la riforma del sistematelevisivo.

Tra i primi firmatari c’è Tana De Zulueta, parlamentare verde. Entro il 25 luglio le firme dovranno essere 50 mila, sono già a quota 35 mila. Senso del tutto: abolizione della commissione parlamentare di Vigilanza, sganciamento della Rai dai partiti, nomina del Consiglio di amministrazione Rai affidato a un Consiglio per le comunicazioni audiovisive. Uno schema non lontano da quello ora applicato in Spagna e Gran Bretagna. Dice Guzzanti: «Quando i passanti mi riconoscono mentre raccolgo le firme mi dicono "ma tanto adesso che problema c’è, l’Unione è al governo, tu tornerai a fare tv". Proprio questo è per me assurdo. Cioè una logica servile, comunemente accettata, in base alla quale "puoi" lavorare in Rai se c’è un politico che ti protegge, oppure se finalmente il governo di turno te lo permette perché è più simpatico dell’altro. E poi bisogna capire quanto è simpatico davvero... » Ovvero, Guzzanti? Un sorriso. E silenzio sull’argomento. Non sul resto, sul cuore del problema: «Cioè se cade un governo, poi ne torna un altro e tu riappari in tv, alla fine diventa un segno chiaro di complicità con un sistema ».

Ma quando ha maturato questa decisione? «La decisione è arrivata dopo quest’ultimo periodo. Alla Rai sono avvenute tante e tali cose, così pesanti e incisive al punto da minacciare la stessa democrazia, che è diventato impossibile far finta di niente». Lei pensa che l’Unione procederà a una nuova lottizzazione della Rai? Guzzanti ride: «Non lo so... certo, sarebbe bello se questo governo avviasse una autentica riforma del servizio pubblico. Sarebbe il segnale che l’Unione avrebbe elaborato una vera analisi di quanto è accaduto intorno alla tv italiana in questi ultimi anni ». Vede segnali? «Ho visto qualche dichiarazione del ministro Paolo Gentiloni che sembra andare in questo senso. Non so quanto sentita. Vedremo. Per ora aspettiamo».


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domenica 28 maggio 2006
ore 13:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Riforma Moratti, il primo stop
Slitta la sperimentazione nei licei

ROMA - Inizia con uno slittamento della sperimentazione dei nuovi licei, che sarebbe dovuta partire a settembre secondo il disegno della riforma Moratti, l’attività del nuovo ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. Poi, forse, seguirà il resto.

Una decisione prudente, ragionata e ragionevole, dato il clima di incertezza che si respira nei licei - ancora impreparati alle novità del nuovo ordinamento - e nelle famiglie degli studenti che attendono di frequentare il primo anno di scuola superiore. Il primo passo verso lo smantellamento della contestatissima riforma Moratti? Per il momento, il ministro non si sbilancia, anche se lascia intravvedere un orientamento ben preciso.

Il blocco della sperimentazione, comunque, era nell’aria: davanti a Tar e Corte Costituzionale molti sono i ricorsi pendenti, e lo stesso ministero ha il dovere di verificare si tratta di un’attuazione legittima del provvedimento. Non solo: contro la sperimentazione si è pronunciato anche il 90% delle regioni, gli organi competenti in materia di istruzione secondo il nuovo Titolo V della Costituzione.

Insomma, l’attuazione della riforma non convince nessuno. Le scuole, innanzitutto: pochissime, nel corso dell’anno, avevano aderito alla sperimentazione; soltanto una parte degli istituti tecnici avevano risposto, anche se proprio le incertezze sulla riforma avevano provocato un salasso nelle iscrizioni.

La sperimentazione dei nuovi licei, stabilita dal decreto del 31 gennaio scorso, doveva entrare in vigore nel settembre prossimo: avrebbe fatto da preludio all’attuazione vera e propria della riforma del secondo ciclo, che dovrebbe debuttare a partire dall’anno scolastico 2007/2008. La riorganizzazione prevede due percorsi paralleli, il sistema dei licei e quello di istruzione professionale. Otto i licei: artistico, classico, linguistico, scientifico, musicale e coreutico, economico, tecnologico e delle scienze umane; quanto alla formazione, si potrà scegliere tra percorsi specifici - triennali e quadriennali - fino al conseguimento di un diploma professionale. Ma - dicono dal ministero - c’è ancora troppa confusione sugli indirizzi e, di conseguenza, sulla validità dei titoli di studio. E’ necessario quindi muoversi nell’ambito di un’attenta analisi e valutazione dei contenuti della riforma.


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sabato 27 maggio 2006
ore 23:01
(categoria: "Vita Quotidiana")




tutto per voi mi piego ai salassi e ai pastoi
e seguo la polvere amara
lo scherno, la giara
e il belato del re
torno da me
mi sveglio e so già quel che c’è
e l’ultimo sonno si squaglia
lo Zampanò sguaia
e si vuota il pitale


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sabato 27 maggio 2006
ore 22:34
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 26 maggio 2006
ore 15:27
(categoria: "Vita Quotidiana")



Maturità, mancano 45 milioni di euro
i prof rischiano di non essere pagati
di SALVO INTRAVAIA

Il governo Berlusconi ha dimenticato di mettere in bilancio i soldi per la maturità. Così, circa 140 mila insegnanti della scuola superiore italiana e 10 mila presidenti di commissione impegnati nei prossimi esami di Stato rischiano di dovere ricorrere al giudice per ottenere gli ’spiccioli’ previsti come compenso per l’esame di giugno.
Tra gli addetti ai lavori la voce girava da qualche giorno. Ora è arrivata la conferma dallo stesso ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, che in un comizio a Campobasso ha anche citato i numeri. "Si sono dimenticati - ha detto Fioroni riferendosi al precedente esecutivo - di prevedere 436 milioni di euro per l’adeguamento di quello che già il personale ha avuto". Ma cosa ancora più importante per chi dovrà valutare a partire dal prossimo 21 giugno i 450 mila maturandi delle scuole pubbliche e private "non hanno previsto neanche i soldi per gli esami di maturità dove, su 90 milioni di euro, ne mancano 45".

Sulla questione è già intervenuta qualche giorno fa la Flc Cgil. "Non ci sono i fondi per pagare gli esami di Stato. E in questo modo lo Stato si indebita", dichiara il segretario nazionale, Enrico Panini, che aggiunge: "Per il pregresso, da alcune settimane abbiamo dato mandato ai nostri avvocati per avviare tutte le pratiche che consentano il recupero delle spettanze degli insegnanti".
Il problema, secondo i sindacati, nasce dagli ultimi tagli previsti dalla Finanziaria sulle cosiddette somme per il funzionamento delle scuola che comprendono anche i compensi di commissari e presidenti d’esame. Anche negli anni scorsi le risorse sono state centellinate e centinaia di insegnanti sono ancora in attesa di percepire le somme (circa 560 euro lordi) della scorsa maturità. Parecchie scuole hanno pagato con fondi propri, ma chi è in difficoltà col bilancio non ha liquidato i prof.

"Se negli anni scorsi il problema si è presentato, quest’anno sarà peggio - spiega Panini - Le scuole riceveranno decine di migliaia di ricorsi e saranno costrette a pagare lo stesso". Si tratterà di aspettare, magari anche un anno per i docenti che non potranno andare in vacanza prima del 5/10 luglio. "Per gli insegnanti - dice Massimo Di Menna, segretario nazionale della Uil scuola - gli esami di stato sono un obbligo. Per fortuna la Finanziaria 2006 non ha messo in discussione il diritto al pagamento".

Ma cosa occorre fare per farsi pagare, si chiedono i prof? "Abbiamo già avviato e lo faremo anche per il futuro le ingiunzioni di pagamento che potrebbero concludersi con pignoramento dei beni della scuola", risponde Di Menna che vede anche una via d’uscita: "Ho notizia che il ministero sta pensando a una variazione di bilancio per sistemare la questione". Uno sforzo da 45 milioni di euro che farebbero iniziare gli esami senza troppi malcontenti.


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venerdì 26 maggio 2006
ore 12:13
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 26 maggio 2006
ore 10:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Siamo tutte lesbiche». Da cento donne magistrato solidarietà alla Bindi

ROMA - «Siamo tutte lesbiche»: si intitola così un documento di solidarietà a Rosy Bindi, firmato da 100 donne magistrato. «Ci sta a cuore esprimere la nostra vicinanza all’onorevole Bindi e a tutte le donne che - scrivono le donne giudice -, nell’offrire il loro impegno alla politica, finiscono per essere attaccate per l’appartenenza al genere femminile, che già basta a renderle "diverse"».


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giovedì 25 maggio 2006
ore 12:47
(categoria: "Vita Quotidiana")





Questa immagine, pubblicata dal quotidiano inglese "Daily Mail" riapre la polemica sull’uso degli animali nel campo della ricerca. I ricercatori dell’università di Zhongshan in Cina, stanno utilizzando le due piccole scimmiette per "testare" un nuovo tipo di lenti per occhiali in grado di studiare gli effetti della miopia che colpisce in Cina circa il 70 per cento della popolazione dei teenagers.


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