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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 24 maggio 2006
ore 16:49
(categoria: "Vita Quotidiana")



E lo portaron al Camposanto
gonfio di birra
senza rimpianto
se lo portaron
seduto in trono
quattro becchini
al passo lento del perdono

due passi avanti
tre passi indietro
sotto la luna livida dello spineto
la cinciallegra
rimase affranta
il gallo dorme
e la civetta canta

nelle pannocchie
tra il frumentone
passò il bastone curvo della processione
la cornacchia
gracchia alla macchia
la gazza luccica
sul becco del trombone

e per la lagna
della malogna
che non portasse un’altra volta la scalogna
l’arciprete
non volle messe
e solo un tocco al sacrestano gli concesse

e la buonanima
del Materdomina
soffia nel mantice della fisarmonica
la marescialla
zoppa di guerra
balla la polka
della stampella

nel tabernacolo
del camposanto
la mammanonna lo depose come un guanto
dentro la cassa
porta il tesoro
e sopra gli occhi
due zecchini d’oro

e per la Grazia
del suo Mistero
e per la cantica e la tremola del cero
dalle stelle
sparate in cielo
la luna venne
col suo manto nero

gli tolse gli occhi
gli tolse il pianto
che non portasse l’amarezza dentro il campo
si prese in cambio
l’oro zecchino
e lo brillò nell’oro in bocca del mattino

e per la Grazia
dello zecchino
brillò più forte l’oro in bocca quel mattino




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mercoledì 24 maggio 2006
ore 16:44
(categoria: "Vita Quotidiana")


"Hai un amico che ti vuole bene"....
Berlusconi, lettera a Zapatero
"Vado via, ma ho la maggioranza"

"Come leader dell’opposizione rappresento comunque il 50,2 per cento del Paese e spero di tornare presto al governo dopo che saranno state verificate le oltre un milione e centomila schede annullate". E’ uno dei passaggi di una lettera che ha come mittente l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e come destinatario il premier spagnolo Zapatero. Una missiva inviata il 16 maggio (il giorno prima del giuramento del nuovo governo), su carta intestata "Il presidente del Consiglio dei ministri". Lo rivela il settimanale ’L’Espresso’, in edicola domani.

Nella lettera Berlusconi dice chiaramente di non accettare l’esito delle elezioni e continua a dire che il risultato "deve cambiare". Il settimanale spiega che lettere simili sono state mandate "ai capi di governo di mezzo mondo".

"Caro Josè Luis - inizia la missiva -, dopo cinque anni mi accingo a lasciare la guida del governo italiano". Nel testo, dopo aver definito il suo "un periodo di stabilità senza precedenti nella storia della Repubblica italiana, che mi ha consentito di varare 36 importanti riforme di ammodernamento del Paese", Berlusconi incolpa della sua uscita di scena il "particolare sistema elettorale italiano" che lo ha penalizzato "nonostante il mio personale successo (Forza Italia è di gran lunga il primo partito italiano)".

Per il leader socialista, l’ex premier ha parole di grande affetto e stima: "Ti ringrazio per il simpatico rapporto che abbiamo instaurato - scrive Berlusconi - e Ti assicuro che continuerò a seguire con grande interesse il Tuo impegno per la Spagna e per l’Europa, auguro a Te e al Tuo governo ogni successo e resto a Tua disposizione per lavorare insieme a favore delle relazioni italo-spagnole e di un avvenire dei popoli europei basato sugli ideali nei quali entrambi
crediamo. Ti ricordo che hai un amico che Ti vuole bene! Un forte abbraccio". Firmato: "Silvio".


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mercoledì 24 maggio 2006
ore 15:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



Corazzieri Trapanati!
All’armi in fila! Agli aerostati!
Dirigibili all’idrogeno
nell’aria si involano
e le ballerine in fila
danzano
danzano
leggere, leggere in tutù
leggere, leggere di più
della mia porcheria



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mercoledì 24 maggio 2006
ore 15:41
(categoria: "Vita Quotidiana")


la democrazia


Una scheda elettorale lunga 98 centrimetri per 40: è il "lenzuolo" che domenica e lunedì prossimo gli elettori milanesi troveranno nelle urne. Dovranno scegliere tra 34 liste che appoggiano 10 candidati sindaco.


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mercoledì 24 maggio 2006
ore 14:43
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 23 maggio 2006
ore 15:21
(categoria: "Vita Quotidiana")





Il rapporto annuale di Amnesty
"Dall’Occidente due pesi e due misure"

Sono nominate la Cina, il Darfur o la Cecenia, ma nel rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani di Amnesty International ricorre molto più spesso il nome di nazioni occidentali che si vantano di voler esportare democrazia e diritti civili. Come già lo scorso anno, l’organizzazione non governativa indipendente denuncia l’incapacità delle grandi potenze, Stati Uniti su tutte, di trasformare in azioni concrete gli impegni dichiarati. Più di questo: Amnesty parla chiaramente del pericoloso "uso di un doppio linguaggio e di doppi standard, da parte delle grandi potenze, che indebolisce la capacità della comunità internazionale di affrontare gravi crisi dei diritti umani".

E poi, secondo Amnesty, c’è l’alibi della guerra al terrorismo, che svia l’interesse verso problemi più gravi, che sta fallendo perché si basa su interessi di sicurezza nazionale e di corto respiro anziché sulla reale volontà di promuovere i diritti umani. Non mancano le bacchettate all’Italia, ancora una volta segnalata perché non garantisce i diritti ai migranti e nell’occhio del ciclone, insieme agli altri paesi europei, per le "operazioni coperte" utilizzate dalla Cia per arrestare, catturare, trasferire e detenere persone in segreto, o consegnarle ad altri paesi dove hanno subito torture.

L’agenda della sicurezza. E’ il punto centrale del rapporto, che denuncia come in nome della sicurezza nazionale, "promossa da chi ha potere e privilegio" si siano sviate "energie e attenzione del mondo dalle gravi crisi dei diritti umani in corso". "I governi, da soli e collettivamente, hanno paralizzato le istituzioni internazionali - si legge nel rapporto - dilapidato risorse pubbliche per perseguire obiettivi di sicurezza limitati e di corto respiro, sacrificato valori in nome della "guerra al terrore" e chiuso gli occhi di fronte a violazioni dei diritti umani su scala massiccia. La conseguenza è che il mondo ha pagato un prezzo elevato, in termini di erosione dei principi fondamentali e di enormi danni arrecati alla vita e al benessere della gente comune".

Le grandi potenze hanno insomma "remato contro" la reale soluzione dei problemi. "Nel 2005, coloro su cui, nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ricade la maggiore responsabilità di salvaguardare la sicurezza globale, sono stati i più attivi nel paralizzare questo organismo e impedirgli di svolgere un’azione efficace in difesa dei diritti umani".

I governi europei. In questa politica per la quale ciò che conta è solo l’interesse nazionale, nessuna delle potenze occidentali fa bella figura. Amnesty punta il dito sulle "connivenze" dell’Europa, che a livello di Consiglio dell’Ue apre inchieste sul coinvolgimento dei suoi membri nel programma Usa di trasferimenti illegali di prigionieri, ma a livello nazionale continua a essere complice degli abusi.

"Rivelazione dopo rivelazione, è emerso fino a che punto i governi europei sono stati complici degli Usa - scrive Amnesty - sfidando il divieto assoluto di tortura e di maltrattamenti e subappaltando queste pratiche mediante il trasferimento di prigionieri in paesi come Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Marocco e Siria, noti per praticare la tortura".

Spesso i governi nazionali, denuncia l’organizzazione, anziché apprezzare gli sforzi fatti dalle corti e dai parlamenti per ristabilire il rispetto dei diritti umani hanno trovato il modo per aggirare i pronunciamenti, in nome di "assicurazioni diplomatiche", che hanno comunque avvallato l’espulsione di prigionieri verso paesi dove la tortura è ammessa. E una menzione speciale merita in questo la Gran Bretagna, che secondo Amnesty ha la colpa di rimanere muta sul carcere americano di Guantanamo.

La crisi dell’Onu. Conseguente a questo atteggiamento è anche la crisi dell’organismo sovrannazionale che dovrebbe promuovere politiche di salvaguardia dei diritti, e secondo Amnesty ha avuto invece "attenzione flebile e discontinua" su crisi gravissime come quella del Darfur e ha attuato in prima persona quella politica della doppiezza che è al centro del rapporto. "In un anno in cui hanno speso gran parte del tempo a parlare di riforme e di composizione dei loro principali organismi, le Nazioni Unite non hanno prestato attenzione al comportamento di due membri-chiave come la Russia e la Cina, che hanno fatto prevalere i propri limitati interessi economici e politici nei confronti delle preoccupazioni sui diritti umani a livello nazionale e internazionale", è la conclusione.

Darfur, Iraq e Medioriente. Sono queste le tre aree nominate in modo più esplicito nel rapporto di Amnesty. Per quanto riguarda la regione del Sudan, oltre a sottolineare le iniziative inadeguate di Nazioni Unite e Unione Africana per una soluzione della crisi, il rapporto mette in luce ancora una volta come i crimini di guerra siano stati commessi da tutte le parti coinvolte, "in un conflitto che ha causato migliaia di morti e ha costretto alla fuga milioni di persone".

"Nel 2005, l’Iraq è affondato in un vortice di violenza settaria - affermano da Amnesty - È questa la dimostrazione che quando le grandi potenze sono troppo arroganti per rivedere e mutare le proprie strategie, il prezzo più alto viene pagato dai poveri e da chi non ha potere: in questo caso donne, uomini e bambini iracheni". Infine la crisi in Medioriente, che è scomparsa dall’agenda internazionale, cosa che "ha acuito l’angoscia e la disperazione della popolazione palestinese, da un lato, e le paure di quella israeliana dall’altro.

L’Italia. Il rapporto sottolinea il ruolo dell’Italia nella "guerra al terrore", che giudica sbagliata nei modi e nelle premesse. Le istanze presentate da Amnesty rivelano poi come la passata legislatura non abbia fatto nulla per risolvere le situazioni che già il rapporto del 2005 indicava come lesive dei diritti umani. In più si è aggiunta la violazione delle norme internazionali delle "operazioni coperte" della Cia, della quale l’Italia è stata complice.

Il fatto che gli aeroporti di Pisa e Roma Ciampino siano stati utilizzati per il trasferimento di persone detenute in segreto e la loro consegna a paesi dove hanno subito maltrattamenti e torture è una violazione grave delle norme internazionali, sulle quali, secondo Amnesty, l’Italia ha l’obbligo di svolgere indagini approfondite.

L’attenzione dell’organizzazione internazionale si concentra anche sulla legge antiterrorismo del 2005, che ha modificato le norme italiane sull’espulsione "per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato". Una legge, secondo Amnesty, che consente l’allontanamento di cittadini stranieri anche solo sulla base dei primi elementi acquisiti a loro carico, senza che questi siano accusati formalmente di un reato e che pregiudica perciò il rispetto dei loro diritti.

Amnesty indica ancora come il disegno di legge sulla prevenzione della tortura sia rimasto all’attenzione della presidenza della Camera, ma non abbia proseguito il suo iter e così l’Italia non ha allineato la sua legislazione alla Convenzione delle Nazioni Unite.

Infine, come già era accaduto lo scorso anno, l’Italia non si è ancora data una legge organica sull’asilo ai migranti, "lasciando così intatte le lacune in cui proliferano le possibilità di abusi dei diritti umani a danno di richiedenti asilo e rifugiati". Quello dei migranti e della loro accoglienza nel nostro paese è un tema che trova ampio spazio nel rapporto di Amnesty, che reitera le accuse fatte nel 2005 a proposito di persone rinviate da Lampedusa in Libia "in spregio delle norme di diritto internazionale e senza alcuna base legale nel diritto interno". Amnesty chiede di fare luce sugli accordi siglati tra il governo Berlusconi e la Libia, entrati in vigore nel 2002 senza alcuna ratifica da parte del Parlamento.

Nella tragedia dei migranti Amnesty sottolinea soprattutto quella degli "invisibili", i minori che arrivano alla frontiera marittima e in spregio alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia vengono avviati ai centri di accoglienza temporanea, in pratica detenuti. La Convenzione considera la detenzione di un minore un provvedimento eccezionale, da adottare solo in casi estremi, mentre secondo Amnesty le cifre rilasciate dal ministero dell’Interno lasciano intendere che è la prassi comune.

Passi avanti e richieste per il futuro. "Nel 2005 si è assistito a un mutamento dello stato d’animo dell’opinione pubblica", si dice nel rapporto, e questo è un fatto positivo. "La pressione popolare che sta emergendo va usata in modo efficace per trasformare l’attuale irresponsabilità internazionale in azione concreta in favore dei diritti umani", auspica Amnesty, che individua alcune priorità per l’agenda internazionale.

Amnesty International chiude il rapporto con richieste precise agli organismi internazionali ma anche alle singole nazioni. Nazioni Unite e Unione Africana devono impegnarsi per affrontare il conflitto e gli abusi dei diritti umani nel Darfur; ancora l’Onu deve avviare i negoziati per un Trattato internazionale che regolamenti il commercio delle armi, in modo che queste non possano essere usate per commettere abusi dei diritti umani.

L’amministrazione Usa è chiamata in prima persona a chiudere il carcere di Guantánamo Bay e rendere noti i nomi e i luoghi di detenzione di tutti i prigionieri della "guerra al terrore". Infine il nuovo Consiglio Onu dei diritti umani, deve, per Amnesty, insistere nel pretendere i medesimi standard di rispetto dei diritti umani da parte di tutti i governi, che si tratti del Darfur o di Guantánamo, della Cecenia o della Cina.


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martedì 23 maggio 2006
ore 12:48
(categoria: "Vita Quotidiana")



Visco: "La gente paghi le tasse, non ci saranno più condoni"

Basta con i condoni: nei rapporti economici tra lo Stato e i cittadini va ripristinata la moralità. E, poichè i conti pubblici sono "un disastro", il governo sta già pensando alla tassazione delle rendite finanziarie e al ripristino della tassa di successione. Lo ha detto il viceministro dell’Economia conversando oggi con i giornalisti a Montecitorio.

"Non si tratta di fare una campagna di Russia contro gli evasori. Semplicemente la gente deve pagare le tasse. Non ci saranno più condoni", ha detto Visco. "Cercheremo di rimettere in sesto le cose per poi poter abbassare le tasse. Bisogna tornare alla normalità".

La lotta all’evasione fiscale, ha detto Visco, rispondendo ad una domanda, non coinvolgerà gli enti locali: "Mai visto un sindaco che perseguita i suoi elettori. E’ una bufala". "La lotta all’evasione - ha spiegato il viceministro dell’Economia - non è una caccia al contribuente. E noi non abbiamo intenzioni vessatorie.
Serve una buona amministrazione, un buon rapporto fisco-contribuente, buone leggi, un buon governo della macchina amministrativa".

Visco ha anche ribadito come "la situazione economica sia molto seria e lo stato dei conti sia un disastro". E per questo, ha annunciato il ripristino delle tasse di successione e la tassazione delle rendite finanziarie. "Le faremo tutte e due, chi prima chi dopo, non sappiamo ancora con quale strumento ma le faremo", ha detto, rispondendo ancora alle domande dei giornalisti. Successivamente ha pero sottolineato che per quanto riguarda i due interventi "non si tratta di cose prioritarie", lasciando intendere che la questione sarà affrontata, ma non nell’immediato.

Il governo sta già analizzando i dati economici, e non sono buoni, ha detto ancora il viceministro. "Ancora non ci sono dati ufficiali, ma si stanno confermando le stime che da mesi ci risultano: siamo ben oltre il 4,5 deficit-Pil. Si capisce quindi perché ci sia da parte della destra questa accelerazione politica. Noi stiamo facendo i signori, l’eredità è micidiale e ora il Polo cerca di distogliere l’opinione pubblica dalla realtà perchè veniamo da mesi in cui hanno raccontato un mondo che non esisteva".

Quanto alle prospettive future, ha aggiunto Visco, esistono "segnali modesti di una ripresa economica che l’Italia cercherà di raccogliere". "Non sarà facilissimo - sottolinea Visco - ma si può fare", a patto che "si cambi registro, si recuperi senso etico, onestà intellettuale".


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martedì 23 maggio 2006
ore 10:38
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 23 maggio 2006
ore 10:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



Le tre zapatere e la regia di Prodi
di Pierluigi Battista

Si capisce che la nascita di un governo porti con sé l’atmosfera concitata di un nuovo inizio, il senso di una frattura con il passato e l’irruzione di un lessico e di un’ideologia improntati alla novità. Si comprende anche che siano tre donne pur diverse per formazione culturale e identità religiosa, Rosy Bindi, Livia Turco e Emma Bonino, a interpretare con più determinazione una sensibilità diffusa sulle più controverse scelte etico-politiche in una società complicata e plurale come la nostra. Ma proprio per la delicatezza di questioni tanto complesse sarebbe meglio arginare l’estemporaneità delle singole proposte per offrire all’opinione pubblica un’immagine univoca del nuovo governo: lo spettacolo di una regia, quella del presidente del Consiglio, che sappia intervenire prima che divampi in Italia una devastante guerra di religione.

Comunque la si pensi, è degno di nota il tentativo di una cattolica militante come Rosy Bindi di intervenire senza preclusioni sul tema delle coppie di fatto e addirittura sulla revisione della legge sulla procreazione assistita, anche a costo di affrontare le reprimende dell’Osservatore Romano e gli inevitabili scontri politici all’interno di una coalizione tanto eterogenea. E anche la carta di identità politico-religiosa di Livia Turco, diessina e cattolica, non può consentire di liquidare con sbrigativi anatemi la sua dichiarata intenzione di non mettere ostacoli alla sperimentazione in Italia della pillola abortiva Ru486. Da Emma Bonino, poi, è davvero difficile pretendere la rinuncia a ricordare, come ha fatto in un’intervista a Repubblica dopo la cerimonia di Ventotene, che nel Manifesto di Altiero Spinelli non è contemplata l’obbligatoria menzione delle «radici cristiane » come fonte identitaria dell’Europa ed è semmai contenuta «l’abolizione del Concordato».

Fanno bene, la Bindi, la Turco e la Bonino, a rendere esplicite le loro posizioni. Purché siano consapevoli che, in contrasto con esse, c’è un’Italia destinata ad allarmarsi, a vedere stravolta una parte essenziale dell’identità nazionale, a sentire la coscienza cristiana offesa o addirittura sfigurata. Si tratta di preoccupazioni se non giustificate, certamente legittime e comunque condivise da una parte non minoritaria del popolo italiano. E se l’esempio spagnolo di Zapatero (non è il caso di Rosy Bindi e Livia Turco, ma di Emma Bonino sì) per una parte della sinistra laica costituisce un modello, per il mondo cattolico rappresenta invece un incubo. L’idea che nella sfera della morale corrente e dei comportamenti sessuali si possa imprimere una scossa radicale che invece è vietata o sconsigliata nella sfera più strettamente economico-sociale riflette l’essenza stessa del fascino esercitato dallo «zapaterismo». Ma la paura dello zapaterismo ha radici altrettanto solide e non pretestuose. Si alimenta di convinzioni e credenze che non vogliono sentirsi umiliate.
Fa tutt’uno con la percezione diffusa che si voglia «punire» il cristianesimo, scatenare uno scontro frontale e prendersi una rivincita con Joseph Ratzinger proprio sui temi etico-civili e di morale sessual-familiare oggetto della predicazione papale. Per questo la proliferazione episodica di dichiarazioni di intenti dei ministri può generare dubbi e timori. Lasciare al premier Prodi il compito di una guida e di una sintesi su temi così eticamente sensibili appare, più che necessario, doveroso.


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lunedì 22 maggio 2006
ore 19:34
(categoria: "Vita Quotidiana")


FORZA ROSY!!!
Pacs, l’Osservatore romano contro il neoministro Bindi

Attacco della Santa Sede al neoministro della Famiglia, la cattolica Rosy Bindi, su uno dei temi più controversi del momento: quello dei Pacs. Le critiche all’esponente della Margherita sono scritte sull’organo ufficiale vaticano, l’Osservatore romano, che liquida le recenti dichiarazioni della Bindi sul tema come "acrobazie dialettiche": "Ciò che colpisce è il suo sforzo sovrumano di cercare argomenti per difendere posizioni indifendibili, almeno dal punto di vista cattolico".

Il riferimento è a un’intervista rilasciata dalla Bindi al Corriere della Sera. L’Osservatore Romano ironizza in
particolare su un passaggio: "Guai - scrive - a parlare di riconoscimento pubblico alle coppie di fatto, perchè altrimenti il ministro apparirebbe come il ministro dei Pacs e questo, dice il ministro, non è vero". "Non meraviglia - continua la nota - il fatto di dover leggere l’ennesima evoluzione acrobatica sul tema delle coppie di fatto. Semmai qualche briciolo di meraviglia la si prova nel constatare che a fronte dei tanti problemi che nel Paese ci sono da affrontare, e in special modo quelli riguardanti le molte difficoltà che le famiglie italiane devono affrontare quotidianamente, ci si affretti con grande zelo ad occuparsi di questioni che evidentemente invece stanno molto a cuore a chi si occupa della cosa pubblica".

Ma il quotidiano vaticano non si limita a rispondere con ironia e severità al ministro: "Sulla questione dei Pacs, delle unioni civili, delle coppie di fatto, in qualsiasi modo le si vogliano chiamare, l’Osservatore Romano è intervenuto già da tempo, e vale la pena richiamare almeno il chiarissimo intervento di Francesco D’Agostino il 14 gennaio scorso, che ha il merito, fra gli altri, di sfrondare il campo dalla pesante pellicola di ipocrisia che si posa inesorabilmente sui tanti dibattiti che si tengono sul tema. Due considerazioni vanno comunque riproposte: è necessario, nel dibattito, distinguere fra coppie eterosessuali e omosessuali. E’ una distinzione importante perchè la convivenza fra persone eterosessuali è già regolata nel diritto civile attraverso il matrimonio (per il quale, va evidentemente ricordato, c’è bisogno delle cosiddette pubblicazioni) e non si spiega perchè lo Stato debba intervenire sulla sfera privata per dare tutela pubblica a chi invece si è già rifiutato di averla".

"A meno - continua la nota vaticana - di non voler elaborare un ’matrimonio light’ che francamente finisce per contraddire le stesse sventolate esigenze dei conviventi".


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